Definizione di Nobiltà Civica

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Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda LeSaboteur » giovedì 29 dicembre 2011, 13:46

Buongiorno a tutti ,
Vi presento nuovamente un quesito piuttosto banale, ma ai miei occhi poco chiaro.
Esattamente, come si può definire la nobiltà civica?
Corrisponde al patriziato o sono due istituti differenti?
"Nobilita" una famiglia a tal punto da rendere "N.H." i suoi discendenti od è solamente "ad personam" visto che (da quel che so) vi si accedeva tramite cariche civiche?
Coloro che godono della suddetta, possono non avere uno stemma?

Ringrazio Voi tutti ed auguro buone feste.

Cordialmente,
Giancarlo
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda M.Brivio » giovedì 29 dicembre 2011, 15:17

N.H., come più volte ribadito, è (era) esclusivo appannaggio delle famiglie patrizie venete (= nobiltà civica di Venezia, se così vogliamo chiamarla).
Ogni tipo di nobiltà civica è una storia a sè. Posso parlare di quella di Milano, che è la situazione che conosco meglio.
Per quanto riguarda Milano, il patriziato era la chiave di accesso per particolari cariche comunali, quali il decurionato e il collegio dei giureconsulti, il Senato Milanese e altre. Non tutte le famiglie che si dicono nobili milanesi (nel senso di famiglie nobili abitanti a Milano o dintorni) erano patrizie, ovviamente. L'elenco più antico di famiglie nobili milanesi è la Matricula Nobilium di Ottone Visconti (1277) e designava le famiglie tra le quali potevano essere eletti i canonici della metropolitana. Importante è ribadire che le famiglie citate qui erano già considerate "patrizie", l'atto di Ottone non fu certo un diploma di concessione, non so se mi spiego. I membri del patriziato milanese non godevano degli appellativi di N.H. o N.D. ma egualmente comparivano negli atti come "nobilis vir" "egregius vir" "nobilis vir dominus" e affini e, inutile dirlo, a Milano erano il ceto più importante, ovviamente abbastanza chiuso (si preferiva far sposare le proprie figlie e i propri figli ad altri patrizi milanesi, piuttosto che a conti o altri titolati stranieri, magari bergamaschi, l'esempio più vicino). La qualità era trasmissibile a tutti i maschi. Non mi risulta alcun esempio di famiglia patrizia milanese sprovvista di stemma, ma non si sa mai.
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 29 dicembre 2011, 15:28

Come ha accennato M.Brivio il discorso non è semplice , sull'argomento si potrebbero scrivere trattati .

Ogni epoca ed ogni luogo ha dato i natali alle nobiltà civiche ma poiché spesso legata all'Italia dei Comuni è stata appannaggio quasi esclusivamente delle città , cittadine e borghi medioevali da Udine a Viterbo.

Famiglie che ricoprivano cariche e magistrature , vennero a ritrovarsi a gestire il potere generazione dopo generazione e vivendo “more nobilium”, pur non appartenendo alla nobiltà feudale e titolata , formarono un gruppo omogeneo, un ceto che di fatto maturò e si evolse vera nobiltà , con l'avvallo o meno del principe o monarca.

In certi luoghi furono chiamati nobili in altri patrizi, in ogni caso parliamo sempre di famiglie mai di singoli: la nobiltà civica è nobiltà familiare, con discendenza maschile oppure maschile e femminile.

Lo stemma esisteva quasi sempre, ma non era affatto prerogativa nobiliare, talvolta però non è giunto fino a noi, per incuria o sfortuna.

Saluti toto corde :D
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda RFVS » giovedì 29 dicembre 2011, 19:51

GENS VALERIA ha scritto:In certi luoghi furono chiamati nobili in altri patrizi, in ogni caso parliamo sempre di famiglie mai di singoli: la nobiltà civica è nobiltà familiare, con discendenza maschile oppure maschile e femminile.


In certi luoghi esistevano sia i Nobili sia i Patrizi. Semplificando molto potremmo dire che i più importanti ed antichi erano appellati Patrizi e quelli meno importanti e recenti erano appellati Nobili.
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda contegufo » giovedì 29 dicembre 2011, 20:02

GENS VALERIA ha scritto:In certi luoghi furono chiamati nobili in altri patrizi, in ogni caso parliamo sempre di famiglie mai di singoli: la nobiltà civica è nobiltà familiare, con discendenza maschile oppure maschile e femminile.


In area lucchese era la classe dei Nobili che serviva la Repubblica ovvero fornendo le cariche alla sua conduzione essendo appunto Lucca Repubblica oligarchica (1370-1799) interrotta soltanto dalla Signoria di Paolo Guinigi (1400-1430).

Col riordinamento di tutta la materia ad opera del Duca Carlo Ludovico di Borbone fu creato il Libro d'Oro datato 1826 in cui compaiono:

64 Famiglie appartenenti alla classe dei Patrizi potendo queste provare le richieste insite nelle specifiche imposte dalla Deputazione della Nobiltà.

"Questo fu l'atto conclusivo col quale venne creata la classe dei PATRIZI stabilendosi che tutte le famiglie che avevano goduto per almeno quattro generazioni continue, sino alla caduta della Repubblica (1799), del distinto onore della medesima, cioè dell'Anzianato e potevano provare altresì la continuazione della loro nobiltà per duecento anni, potevano esser iscritti fra i PATRIZI DI LUCCA."

74 Famiglie Nobili ereditarie che pur essendo antiche e nobili ma non potendo rispondere in toto ai requisiti di cui sopra erano inserite nella classe dei Nobili.

51 Famiglie con Nobiltà Personale che si estingueva alla dipartita dell'insignito anche se pare esistesse un caso di nobiltà personale trasmissibile per n°3 generazioni.

Sia nel primo che nel secondo caso molte famiglie potevano esibire anche Titoli di natura feudale ottenuti prima della Repubblica, durante ma da regnanti esteri, e nel corso del Ducato.

Per ulteriori info "Nobili e Patrizi a Lucca" : viewtopic.php?f=6&t=12902&p=153593&hilit=patrizi+di+lucca#p153593

Cordialmente
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda M.Brivio » giovedì 29 dicembre 2011, 20:09

Leggendo i commenti degli altri utenti mi sono ricordato che avrei dovuto specificare altre cose. Nobiltà civica è, come dice Gens Valeria, nobiltà familiare. A volte le cariche ricoperte nel comune erano ereditarie (penso alla famiglia milanese dei Panigarola, che tenne gli uffici dell'amministrazione della giustizia penale fino all'estinzione della stessa, e infatti il fondo dell'archivio di stato dove consultare le condanne penali è chiamato Archivio Panigarola), altre volte non lo erano di diritto, ma di fatto. A Milano dal '300 in avanti troviamo anche 10-15 esponenti per casato essere nel Consiglio della città contemporaneamente, questo per far capire quanto fosse il peso delle famiglie.

Per quanto riguarda lo stemma, è opportuno ricordare che anche molte famiglie notabili del contado o della città avevano stemmi.
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda contegufo » giovedì 29 dicembre 2011, 20:30

Salve

Tanto per far capire come sia articolato e denso l'argomento posto qui sotto l'indice di un noto trattato di DIRITTO NOBILIARE, Mistruzzi Di Frisinga. Milano 1961 - Giuffrè.

Capitolo I
TOSCANA
SEZIONE 1: Il Granducato.
.
Cenno storico - Le investiture feudali medicee e la loro
trasmissibilita' Le concessioni nobiliari lorenesi - Il
riconoscimento dei titoli nobiliari - La legge 22 giugno
1747 sui fedecommessi e le primogeniture - Le concessioni
nobiliari durante il Regno d'Etruria - La restaurazione
della Dinastia Lorenese e sua decadenza - Successive
concessioni nobiliari degli Arciduchi d'Austria - Toscana 1
SEZIONE II: Lucca.
Cenno storico - Costituzione della Repubblica - Il Principato
dei Baciocchi - Il Ducato dei Borboni - Il Regolamento sulla
nobilta' del Duca Carlo Ludovico d.d. 27 aprile 1826 e il
Regolamento sul patriziato lucchese d.d. 9 agosto successivo
del medesimo Sovrano - Le concessioni nobiliari del Duca di
Lucca 22
SEZIONE III: Massa e Carrara.
Cenno storico - Le concessioni nobiliari dei Sovrani di Massa
e Carrara 26
Principato di Piombino 27
Stato dell'Elba 28

Capitolo II
STATI DELLA CHIESA
Cenno storico - Il feudallesimo di origine pontificia sue
speciali caratteristiche - Formule cancelleresche di
trasmissibilita' e loro interpretazione - Divieti di
alienazione - Le bolle papali: "Inter cetera" (1321),
"Etsi solertem" (1346), "Abitiosae cupiditati"
(1467), "Decet Romanum Pontificem" (1492). "Iniunctum
nobis desuper" (1555), "Apostolicae Servitutis
officium" (1565), "Admonet nos" (1567), "Inter
coeteras" (1572), "Sollicitudo paternusque affectus"
(1585), "Quanta Catholicae Sedis" (1586), "Romanus
Pontifex" (1590), "Ecclesiae Catholicae et Apostalicae
cura" (1591), "Quae ad haec Sedis Apostolicae" (1591),
"Iustitiae ratio" (1596), "Romanum Decet Pontificem"
(1606), "Pastorale munus" (1617), "Romanum Decet
Pontificem" (1631), "O1im felicis recordationis"
(1637), "Cum rationi minus" (1639), il Chirografo
pontificio "Essendo pervenuto" (1670) - La
successione femminile - La bolla "Pastorali officii
debitum" (1680) - I motu proprii "Quando per
ammirabile disposizione" (1816) e "Levati appena"
(1834) - Il fedecommesso - La surrogazione - Giurisprudenza
italiana al riguardo - L'Editto 5 luglio 1815 della
Segreteria di Stato Il Motu proprio "Reformatio
Tribunalium Status Ecclesiastici, Codicis judiciarii et
Praxeos" (1824) - Trasmissibilita' dei titoli nobiliari
Competenza della Rev. Camera Apostolica - Giurisprudenza
italiana al riguardo - Ostilita' fra il baronaggio e la
nobilta' civica - Il chirografo pontificio "Il Nostro
Predecessore" (1853) - Il ceto dei principi e duchi romani
e relativo trattamento - I marchesi di baldacchino - Titoli
concessi dai Papi - I conti palatini lateranensi
Concessioni pontificie posteriori al 1870 - Atteggiamento
del governo italiano in ordine al riconoscimento - Lo Stato
della Citta' del Vaticano e i Patti Lateranensi - I titoli
nobiliari pontifici e la Costituzione italiana del 1948
Dichiarazioni del Pontefice (1949) - Carattere italiano dei
titoli nobiliari pontifici - Il riconoscimento in Italia dei
titoli nobiliari pontifici - Dottrina e giurisprudenza
Requisiti per ottenere concessioni nobiliari pontificie
Divieto pontificio agli ordinari diocesani di usare titoli
Nobiliari 129
Principati di Rimini, Fano, Pesaro, Camerino, Urbino
Investiture feudali concesse nei medesimi - Diplomi
malatestiani e loro interpretazione dalla magistratura
italiana 153
Repubblica di San Marino - Cenno storico - I titoli nobiliari
della Repubblica - Riconoscimenti in Francia e in Italia
Ordinamenti dello Stato nobiliare di San Marino (1931) 159

Capitolo III
CORSICA
Cenno storico - Gli "Statuti dell'Isola di Corsica"
(1451) - La "Costituzione della Serenissima Repubblica
di Corsica" (1735) - Lo "Statuto costituzionale del
Regno di Corsica" (1736) - La legislazione nobiliare
francese in Corsica (1768) - Le norme successorie dei titoli
nobiliari - La successione femminile nei feudi di grande
dignita' - I titoli nobiliari dei primo Impero - La
costituzione del 4 giugno 1814 e i titoli nobiliari
L'Ordinanza Reale 25 agosto 1817 sulla paria - Il
maggiorasco - I titoli nobiliari del secondo Impero
Riconoscimento dei titoli nobiliari 167

Capitolo IV
SARDEGNA
Cenno storico - Il feudalesimo sardo - Successione nel
feudo - Alienabilita' - Trasmissione "mortis causa"
Feudi "more Sardiniae" e feudi "more Cathaloniae"
Successione femminile - Le "ampliazioni" -Il "maioratus
agnaticius" - Successione primogenitale - Il fede-commesso
in Sardegna - Feudi ereditari - Il Capitolo di Re Alfonso
d'Aragona (1481) - Il capitolo di Re Ferdinando (1511)
.. Il Capitolo di Re Filippo IV (1623) - La "Raccolta
di Leggi e Prammatiche" approvata dal Re Filippo IV
(1633) - Leggi del Re Carlo Felice (1827) Concessioni
nobiliari sabaude - Il Cavalierato - La nobilta' - Il
"don" Concessioni del cavalierato a femmine - La
registrazione dei diplomi e l' "exequatur" - Le
patenti dei Vicere' Chacon (1720) - I "privilegia
generositatis" - I donzelli o domicelli - La
"hidalguia" in Italia - Massime della Consulta
araldica 179

Capitolo V
NAPOLI
Cenno storico - Diritto e consuetudini longobarde nel
Napoletano - La Costituzione "Puritatem de praestando
sacramento" di Federico II - Applicabilita' del Regno
di Napoli delle Costituzioni "Scire volumus" ,
"Divae memoriae" , "Hac edictali" , "In aliquibus" ,
"Ut de successionibus" - La successione femminile:
legge salica e legge ripuaria - Ammissibilita' delle femmine
nella successione feudale - La clausola "ex corpore
legitime descendentibus" di Carlo I d'Angio' - Il Capitolo
"Considerantes" di Carlo II - I Capitoli di Papa Onorio
La Prammatica "Fiiangeria" della Regina Giovanna - Il
dominio aragonese - La prammatica VI (1532) di Carlo V - Il
Capitolo II (1570) di Filippo II - La Prammatica 33 "De
feudis" (1595) di Filippo II Le Prammatiche XII (1609) di
Filippo III, XII (1621) di Filippo IV e 34 "De Feudis"
(1655) di Filippo IV - La Prammatica 38 "De Feudis" (1720)
di Carlo VI - La refuta e le sue formalita' - La legge 2
agosto 1806 del Re Giuseppe Bonaparte sulla conservazione
della nobilta' ereditaria - La legge 21 dicembre 1809 del Re
Gioacchino Murat sui maggioraschi - La restaurazione e il
proclama 20 gennaio 1815 di Re Ferdinando di Borbone sulla
conferma della nobilta' - Il Regio Rescritto 24 settembre 1827
di Re Francesco I sull'anticipata successione - Il Rescritto
4 marzo 1828 sull'uso dei titoli "maritali nomine" - I
Reali Rescritti posteriori - Le concessioni nobiliari di Re
Francesco II a Gaeta - Considerazioni sui titoli feudali
napoletani - Lo specioso titolo di barone - I titoli
principeschi e ducali e loro privilegi - I vari registri
I tribunali e gli uffici custodi della nobilta' - La
giurisprudenza italiana e la legislazione nobiliare
napoletana 221

Capitolo VI
SICILIA
Cenno storico - Il feudalesimo in Sicilia - Feudi di diritto
longobardo e feudi di diritto franco - Suffeudi - Le clausole
successorie - Classificazione dei feudi siciliani - PERIODO
NORMANNO - La Costituzione "Scire volumus" (1139) di Re
Ruggero - I Defetari - I Longobardi in Sicilia - PERIODO
SVEVO - I "Libri augustali" - Le Costituzioni "Divae
memoriae" e "Hac edictali" pubblicate alle Assise di
Melfi (1231) - La Costituzione "Puritatem" sulla
graduazione dei diritti, pubblicata alle Assise di Capua - Le
Costituzioni "Ut de successionibus" e "In aliquibus"
di Federico II sulla successione femminile - La successione
femminile - La successione dei figli legittimati "per
subsequens" - I matrimoni di coscienza - Successione dei
collaterali - PERIODO ANGI0IN0 - Formula successoria di
Carlo I - PERIODO ARAGONESE Il Capitolo 33 "Si aliquem"
di Re Giacomo I - Il Capitolo 30 "Constitutionem" di Re
Federico II - Dottrina e Giurisprudenza in merito - Il
Capitolo 28 "Volentes" di Re Federico II, sulla
alienazione dei feudi - PERIODO SPAGNOLO - Capitoli 390
(1446) e 454 (1452) di Re Alfonso - PERIODO AUSTRO-SPAGNOLO
I Capitoli 118 (1530), 204 (1543), 246 (1550), 258 (1555)
di Carlo V - Il Capitolo 18 (1563) di Filippo II - Dottrina
e giurisprudenza circa i capitoli del periodo asburgico
PERIODO BORBONICO - Le prammatiche 3 ottobre 1786 e 14
novembre 1788 di Re Ferdinando - Lo statuto costituzionale
25 marzo 1812 - La legge 10 agosto 1812 sulla conservazione
della nobilta' - La legge 2 agosto 1818 abolitiva dei
fedecommessi - La trasmissibilita' dei titoli nella
giurisprudenza - Rescritti e Dispacci dell'ultimo periodo
del Reame delle due Sicilie - Le fonti archivistiche - Vari
titoli nobiliari in Sicilia e qualifiche annesse ai
medesimi - REGNO D'ITALIA - La successione retrograda in
dottrina e giurisprudenza - Massime della Consulta Araldica
La successione fedecommissaria dei titoli nobiliari
siciliani in dottrina e giurisprudenza 285

Capitolo VII
MALTA
SEZIONE I: Il Principato di Malta.
Cenno storico - Concessioni nobiliari dei Gran Maestri
Le Commende dei S.M.O. di Malta - Giurisprudenza 393
SEZIONE II: L'Ordine Sovrano di Malta.
Il S.M.O. di Malta quale Ente di Diritto pubblico
internazionale - Giurisprudenza e dottrina - Gli
Statuti dell'Ordine e la ammissione dei cavalieri con
prove nobiliari 397

CAPITOLO VIII
NOBILTA' CIVICA E PATRIZIALE
Cenno storico - Il corpo dei nobili cittadini - Corpo chiuso
e corpo aperto - Nobilta' antica e nobilta' magnatizia - La
civica nobilta' nel Nord e nel Sud - Le norme degli statuti
civici per l'aggregazione al ceto nobile - Le formule di
aggregazione - Accertamenti della qualita' di Consiglio
nobile - La separazione dei ceti e i "libri d'oro"
Patriziato e nobilta' civica in Toscana - La legge 31
luglio 1750 (Granduca Francesco II) - La notificazione
14 giugno 1796 (Granduca Ferdinando III) - Risoluzione 24
marzo 1803 del Re di Etruria - Diversita' della Nobilta'
civica in Lombardia - L'Editto 20 novembre 1769 (Imperatrice
Maria Teresa) - Il successivo Editto 29 aprile 1771
(Imp. Maria Teresa) - Il patriziato milanese e i suoi
ordinamenti e quello di Pavia gia' capitale dei Regno
d'Italia - Il patriziato ticinese - La nobilta' di Genova
e delle "Citta' subalterne dello Stato di Terraferma"
La civica nobilta' nei Ducati della Val Padana: Parma,
Piacenza, Modena, Reggio - Le Costituzioni dei Duchi
estensi: 29 novembre 1769 (Francesco III) e 27 marzo 1785
(Ercole II) - Gli Editti Ducali del Periodo austriaco: 21
marzo 1815 e 2 gennaio 1816 - La nobilta' civica nelle Citta'
di Terraferma della Repubblica Veneta - I patriziati di
Trieste, di Fiume e dell'Istria Veneta - La nobilta'
cittadina in Sicilia e le "Mastre nobili" - Napoli e i
suoi sedili - Le piazze chiuse e le piazze aperte delle
citta' del Regno di Napoli - Patrizi e Nobili - Il Reale
Dispaccio del 25 gennaio 1756 - Il Reale Editto del 25 aprile
1800 - Il Reale Editto del 20 maggio 1851 - Determinazioni del
Tribunale conservatore della Nobilta' dei Reame
Determinazioni della Consulta Araldica del Regno d'Italia - La
civica nobilta' romana - La "Costituzione Urbem Romam" del
Sommo Pontefice Benedetto XIV (12 gennaio 1746) - L'ordine dei
Cittadini Nobili Romani - Il ceto dei Nobili Romani Coscritti
I chirografi di S.S. Pio IX 1 ottobre 1847 e 2 maggio 1853
Nobili Coscritti o Patrizi Coscritti? - Deliberazione 17
gennaio 1854 della Congregazione araldica capitolina - Massime
della Consulta Araldica sulla nobilta' romana - Le citta'
degli Stati della Chiesa aventi separazione di ceto - I
Motupropri 5 dicembre 1824 e 21 dicembre 1827 di Papa Leone
XII - Determinazioni dello Stato Italiano sul riconoscimento
dei patriziati e delle nobilta' cittadine 413


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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda LeSaboteur » giovedì 29 dicembre 2011, 22:44

Contribuisco alla discussione da me stesso aperta con delle informazioni ,riguardanti la città di Ragusa, che ho reperito su un testo, :

"Oltre le famiglie titolate per possesso di feudi [...] vi erano altre famiglie [...]che debbono annoverarsi tra le nobili del paese perché ascritte nel Registro di Primo Ceto , o Mastra Nobile del Comune, dove si veniva iscritti in seguito a date specifiche formalità, e che venivano a far parte della nobiltà civile o legale del Regno[Nota 1].
I Registri dei ceti, o Mastre, per varie disposizioni governative fanno diritto di nobiltà, come dalla circolare (R. Dispaccio) 27 Aprile 1771 , che richiamandone altre due del 13 Marzo 1759 e del 30 marzo 1756, stabiliva quantunque i Consulenti (consiglieri comunali) nelle terre demaniali dovevano essere, non meno di quarantré né più di sessanta ; e nelle terre baronali non meno di trenta né più di quaranta, da scegliersi in parti uguali nei tre Ceti del Comune, per i quali dava norme nella composizione aggiungendo che nel primo Ceto dei nobili si debbono annoverare tutti coloro che agli uffici publici sono abilitati, ed includervi perciò Giurati, Capitani, Sindaci , Secreti, Proconservatori.

Nota 1: Per legge del 25 Gennaio 1756 si stabiliva nell'ex reame delle Due Sicilie che la Nobiltà era divisa in tre differenti classi : generosa, di privilegio , e legale o civile. "

Nobiliario di Ragusa 1923, E. Sortino Trono.

Ringrazio Voi tutti per i preziosi interventi.

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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda Franco Benucci » venerdì 30 dicembre 2011, 1:48

Senza contare che c'è stato un momento (a Padova verso il 1570) in cui alcune nobiltà civiche cercarono di darsi una stratificazione interna in 2 o anche 3 strati (a Padova nobili assolutamente, nobili semplicemente, civili), forse ricalcando e amplificando quanto di fatto (e su basi diverse) esisteva a Venezia tra patrizi (, patrizi poveri=barnabotti) e cittadini. La cosa non ebbe seguito e il ceto 'de Consejo' rimase formalmente unico continuando a cooptare nuove famiglie e a depennare quelle che via via si estinguevano, ma le beghe e faide del 600 tra medaglini e medaglioni (anche qui, versione locale dei longhi e curti lagunari) ne furono forse il frutto non codificato (e forse peggiore della distinzione interna)
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 30 dicembre 2011, 18:31

RFVS ha scritto:
GENS VALERIA ha scritto:In certi luoghi furono chiamati nobili in altri patrizi, in ogni caso parliamo sempre di famiglie mai di singoli: la nobiltà civica è nobiltà familiare, con discendenza maschile oppure maschile e femminile.


In certi luoghi esistevano sia i Nobili sia i Patrizi. Semplificando molto potremmo dire che i più importanti ed antichi erano appellati Patrizi e quelli meno importanti e recenti erano appellati Nobili.


E' mia opinione che , ragionando in generale, le qualità di Patrizio e Nobile Civico siano equivalenti, e che la differenza ( sancita dalla Consulta Araldica del Regno ) sia determinata piuttosto dal nome diverso adoperato nelle varie Città, e dal fatto che, mentre il Patriziato costituiva storicamente un Collegio o un Corpo avente il diritto di autodecisione e di poter aggregare a sé altri membri, la Nobiltà Civica, pur costituendo un Ceto separato dalla borghesia, non aveva tali potestà , l'antichità nobiliare ha una valenza solo per Venezia , città può vantare la nobiltà civica più longeva ( XI° Sec. ).

Secondo l' Arnone :
Quale sia la differenza fra il Patriziato e la Nobiltà Civica non è possibile stabilire con esattezza, data la
diversità delle legislazioni nei vari Comuni e nei tempi differenti.

Una prova di ciò si ha nelle stesse disposizioni sulla Consulta Araldica del 1888, del 1896, nell’Ordinamento del 1929, e nei criteri non uniformi adottatidalle varie Commissioni Araldiche Regionali nella formazione degli elenchi dei Patrizi per la iscrizione
d’ufficio. Di dette Commissioni alcune hanno dato valore prevalente al principio gentilizio, stabilendo
essere spettanza della Famiglia il privilegio di governare anche politicamente un Municipio, e di conseguenza
trasmettersi alla Famiglia il privilegio stesso; altre hanno considerato il privilegio gentilizio in quanto
si concreta negli individui, ed hanno riconosciuta la spettanza di esso a tutti i membri maschi e femmine;
altre infine hanno tenuto conto soltanto dell’esercizio attivo del privilegio ed hanno ristretto la trasmissione
di esso ai soli maschi. Di tal che sono risultate anomalie nelle attribuzioni del Patriziato, aggravate dalle richieste
avanzate dalle varie Città per avere riconosciuto il Patriziato, ciò che ha condotto ad una graduale
restrizione nelle norme sul riconoscimento di esso”.


Rivera, L’opera della Consulta Araldica; Rivera,
“La successibilità Nobiliare per surrogazione”, Rivista Araldica, giugno-luglio 1926. Arnone, Diritto Nobiliare
Italiano, Hoepli, 1935."
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda Franco Benucci » venerdì 30 dicembre 2011, 23:42

GENS VALERIA ha scritto: E' mia opinione che , ragionando in generale, le qualità di Patrizio e Nobile Civico siano equivalenti, e che la differenza ( sancita dalla Consulta Araldica del Regno ) sia determinata piuttosto dal nome diverso adoperato nelle varie Città, e dal fatto che, mentre il Patriziato costituiva storicamente un Collegio o un Corpo avente il diritto di autodecisione e di poter aggregare a sé altri membri, la Nobiltà Civica, pur costituendo un Ceto separato dalla borghesia, non aveva tali potestà , l'antichità nobiliare ha una valenza solo per Venezia , città può vantare la nobiltà civica più longeva ( XI° Sec. ).

Non è proprio così: tralasciando i vaneggiamenti regnicoli, da qualche parte (VE) c'erano solo i patrizi, da altre solo i nobili (T.F.), con pari potestà (almeno fino al 1405, poi le cose sono cambiate, ma per motivi politico-militari generali, non per la diversa denominazione); da altre ancora (Toscana restaurata) c'erano sia nobili che patrizi, distinzione certo operata dall'alto (Granduca) e non dal corpo stesso della nobiltà civica, ma esattamente lungo le linee indicate da
RFVS ha scritto:In certi luoghi esistevano sia i Nobili sia i Patrizi. Semplificando molto potremmo dire che i più importanti ed antichi erano appellati Patrizi e quelli meno importanti e recenti erano appellati Nobili.
, che però in sostanza corrispondevano a quelle dei tentativi di differenziazione interna già messi in atto (e abortiti) per esempio a Padova verso il 1570 (v. mio precedente post) e a quelli che rivendicherà (invano) in epoca austriaca il ceto cittadinesco veneziano, quindi non del tutto una novità e non del tutto una forzatura (e magari qualche nobile 'lungo' che la gradiva e l'aveva suggerita c'era anche... solo che lì ha avuto successo perché sanzionata dall'alto, altrove invece no)
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda RFVS » sabato 31 dicembre 2011, 10:24

@GENS VALERIA

Posso assicurare che, nei centri abitati dove esisteva tale distinzione, tra Patrizi e Nobili correvano notevoli differenze. Quantomeno nello Stato Pontificio, a cui io faccio sempre riferimento sia per questioni di maggior conoscenza sia per l'estrema ramificazione del fenomeno. C'erano luoghi dove le differenze erano poche, mentre in altri erano abissali. Dipende. Non in tutti i luoghi era uguale.

@Franco Benucci
Non ho capito il suo commento. A prescindere da ciò ho voluto fornire una distinzione molto semplificata (ridotta all'osso, direi, e tra l'altro semplicistica) proprio perchè il richiedente non è addentro alla materia, che come ben sa è forse la più ostica - nonchè la meno studiata - di tutto il panorama nobiliare italiano.
Sulla "distinzione certo operata dall'alto (Granduca)" poi ci sarebbe da discuterne in quanto in moltissimi (forse la maggior parte) dei centri abitati pontifici la distinzione tra le famiglie nobili avenne in seno agli organi governativi locali (amministrazione comunale) e fu solo ratificata in seguito dalla sede centrale (Pontefice).

Come sempre ribadisco: è una materia talmente particolare e con sviluppi talmente diversi da luogo a luogo (e con luogo intendo anche comuni a pochi chilometri di distanza) dove non è possibile generalizzare. Facendolo si sbaglia, sempre. [thumb_yello.gif]
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda Franco Benucci » sabato 31 dicembre 2011, 10:53

Certo, ogni semplificazione taglia via interi rami e dettagli significativi, inevitabilmente e per definizione.
Il mio era appunto un invito a consierare la complessità delle cose e appunto parlavo di Veneto e di Toscana restaurata, non di Stato pontificio (che non conosco), e di "suggerimenti" nati presumibilmente da dentro al corpo delle nobiltà civiche. Il movimento (socio)culturale era quello, partito già da oltre 2 secoli e con esiti diversi a seconda delle zone, delle epoche, dei regimi, delle specifiche condizioni locali, ecc.
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda GENS VALERIA » sabato 31 dicembre 2011, 11:05

Avrai notato , Riccardo, che anch'io ho semplificato un bel po'.

In molte città Toscane ( soprattutto sette ) e nello Stato Pontificio tale differenza esisteva, ma è pur vero che il Pontefice Leone XII Motu Proprio di Leone XII del 1827 riformò l’amministrazione dello Stato per le importanti implicazioni in campo nobiliare nei quali era prevista, oltre alla trasformazione della gestione delle Città con reggenza trasformata in due soli Ceti ( Nobile e Civico, rimanendo abolita la distinzione fra Patrizio e Nobile), anche la prerogativa di nuove ammissioni, nonché di aggregazioni, riservata direttamente alla Sovrana Santità.
Ciò spiega perché eventuali elenchi dell’epoca compilati nelle varie Delegazioni e Legazioni pontificie non fanno menzione del titolo di Patrizio.
Dal 1827 , spesso i membri delle famiglie già patrizie presero a farsi chiamare Conti in quanto il "titolo" di nobile andava loro un pochino "stretto".
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda contegufo » sabato 31 dicembre 2011, 19:39

La Nobiltà Civica e Patriziale.

" Tale fenomeno si pose al di fuori del contesto feudale, ed ha come postulato, per il suo sorgere, la nascita di un altro fenomeno giuridico sociale, vale a dire l'instaurarsi del Comune.
Sotto il profilo, storico sociologico, nel Comune è ravvisabile già fin dall'origine e poi in forma sempre più netta, quel tipico fenomeno di affermazione dei ceti elitari e della loro appropriazione della cosa pubblica, con la formale individuazione di un gruppo di cittadini tesi a godere del diritto esclusivo di compartecipazione al governo cittadino.*(42)

Questo gruppo sociale e politico, che venne autoqualificandosi come nobile e come tale fu riconosciuto e regolamentato negli ordinamenti dei vari Comuni, non era composto da soggetti individuati dall'Autorità Sovrana (come già appartenenti alla nobiltà feudale o comunque di derivazione regia), ma cooptati nei diversi organismi titolari del potere nel Comune, in base a criteri diversi, nei quali veniva ad avere parte sempre più essenziale la considerazione della vita more nobilium, anche se, va ricordato che, mediante le qualifiche vicariali, che almeno dal XIII secolo, i reggitori del Comune vennero a rivestire, questo ceto venne ad esercitare per via ereditaria (o comunque autorappresentò come tale), una porzione infinitesima o addirittura ideale di poteri regi, ossia statuali." *(43)

* Genta, Zenobi, Mistruzzi, opere citate

Cfr. Il diritto nobiliare italiano fra Regno e Repubblica, Prof. Avv. Raffaele Cecchetti,
Luigi Mansi Ed. Lucca, Dicembre 2005.

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