Famiglie della piccola nobiltà sarda

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Sui Pilo di Sardegna

Messaggioda Destavara » domenica 3 ottobre 2010, 20:17

Buonasera,
sempre molto chiaro e convincente il nostro lernor!
Infatti (dalla stessa tua fonte credo) risulta che i Pilo sono presenti in Sardegna già dal 1100, come stirpe importante in ambito del giudicato di Torres; sin da allora gravitavano, con i loro grandi possedimenti, attorno a Sassari ed Osilo e figurano, sempre nel periodo in questione, con i cognomi Pilo, Pili, Pilìu, Pilu; quindi credo tu possa avere ragione anche relativamente al ragionamento etimologico differenziato.
E' anche vero che le loro genealogie certe risalgono a fine '400 o primo '500, e che quindi non è possibile (per ora) chiarire gli antichi legami genealogici nemmeno fra tutti i Pilo sardi.
Un saluto a tutti, D.

PS: mi piacerebe in ogni caso poter sapere quale stemma di Pilo sardi è il più antico, se quello (Pilo) col braccio che stringe la ciocca di capelli (in sardo capello si dice pilu), oppure quello (Pilo Boyl) che nell'ultimo quarto ripropone lo stemma dei Pilo siciliani...Già questo sarebbe un buon indizio ai fini della questione, ma nulla di più.
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Sui Pilo di Sardegna

Messaggioda Salvennor » domenica 3 ottobre 2010, 21:24

Addirittura esistono testimonianze del cognome Pilo per il periodo vicino al 1100 nel sassarese? Interessante, di questo particolare non ne ero al corrente.
Cmq molto interessanti anche le considerazioni di Furio e di Lernor relative ai riconoscimenti nobiliari per periodi anteriori al 600.
Saluti
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Perdita tracce di alcune famiglie nobili

Messaggioda Salvennor » sabato 23 ottobre 2010, 18:24

Destavara, oggi commento i due post più recenti.
Intanto c'è da dire che tali osservazioni sono ancor più interessanti e significative se si considera che sono legate a letture dirette di documenti originali, e seguendo rami ben precisi e una zona ben determinata.
In pratica ciò conferma ciò che avevo notato, anche se in modo frammentario e generale, dalle mie letture di documenti, sia originali che versioni online, specie per la zona di CA.
A mio avviso è improbabile che rami titolati o cmq appellati con titoli, esistenti tra il XVI e il XVII sec. si siano improvvisamente estinti x es a fine 700.
Ci ricordiamo dei tantissimi nominativi Satta e Carta documentati alle Cortes verso fine 600?
Erano dell'ordine dell'ottantina o anche più di centoventi persone, e probabilmente non erano neanche tutti quelli che ne avevano diritto; eppure anche in tale situazione si nota che subito dopo l'inizio 700 i vari rami diventano "evanescenti", perlomeno dal punto di vista dei titoli e forse anche dello status sociale. Non tutti i rami ovviamente, ma una forte percentuale sembrerebbe di si.
Io nei registri ottocenteschi di CA ho notato che rami di famiglie come Amat, Aymerich, Sanjust, Asquer, e rami feudali di altre famiglie, avevano sempre il DON e il DONNA e il nobilis davanti ai nomi. Ma occorre tenere presente che tali famiglie erano formate da pochi rami e tutti concentrati a CA, dove era notoria la loro condizione.
E lo stesso per altre famiglie titolate ben radicate a CA o presenti solo a CA. E lo stesso discorso vale per molti rami borghesi che erano radicati a CA già da tempo (da inizi 700 o 600) e che cmq avevano esponenti che ricoprivano importanti cariche o che erano affermati professionisti.
Ma ho anche notato che il discorso non vale per i numerosi rami di famiglie che si sono stabiliti a CA tra seconda metà 700 e seconda metà 800.
È possibile che tutti i capostipiti Satta, Carta, Serra, Pinna, Manca, Sotgiu, ma anche Tola, Marcello e tanti altri cognomi, che arrivavano a CA dalle Ville, specie del centro e nord Sardegna, fossero tutti borghesi e tutti senza titoli di studio elevati? E venivano da Ville dove è certo che esistevano anche rami titolati, e in varie situazioni solo rami titolati.
Qualcuno che veniva dalle Ville con l'appellativo DON e nobilis, o con l'appellativo DOTTORE o NOTAIO, l'ho notato, ma cmq abbastanza pochi.
Ovviamente mi riferisco a titoli ereditari, e non a discendenti di avi appellati con MOSSEN o DONNO.
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Perdita tracce di alcune famiglie nobili

Messaggioda Salvennor » sabato 23 ottobre 2010, 18:51

Per quanto riguarda i motivi e le modalità precise di tale fenomeno, credo che la risposta non sia facile, e che cmq occorra esaminare i vari contesti e ciascun ramo a parte.
Probabilmente per vari rami tale fenomeno sarà stato legato a decadenza economica anche improvvisa, anche per rami sempre residenti nello stesso centro per secoli.
Per altri vari rami si sarà trattato di diramazioni successive in altri centri, dove magari la loro condizione non era notoria o cmq lo status sociale diverso, e così più o meno rapidamente sono decaduti dallo status nobiliare o di cavaliere.
In altre situazioni non escludo che il fenomeno sia dovuto al fatto che gli esponenti stessi di tali rami fossero poco attaccati ai loro titoli, tanto da non nominarli quasi mai nei documenti, a prescindere dalla loro condizione economica e dalla istruzione.
È ovvio che le condizioni appena descritte rendono probabile proprio una perdita della memoria della condizione nobiliare ereditaria dei rami più antichi, specie se i titoli sono molto antichi (svariati secoli) e specie se le stirpi sono molto prolifiche e diramate.
Anzi questa ultima condizione non è affatto da trascurare.
Cmq pare che anche a CA esistano stirpi, presenti solo in zona, non molto prolifiche (60-130 nuclei famil.) ma con un numero consistente di rami decaduti.
In almeno una situazione in apparenza i rami titolati si sono estinti già a metà 800, mentre pare che in realtà esistano vari rami in teoria titolati, ma decaduti giuridicamente.
Poi esistono situazioni come quelle dei Dedoni, già menzionati, ma per loro occorrono considerazioni a parte.
Saluti
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Perdita tracce di rami di alcune famiglie nobili

Messaggioda Destavara » sabato 23 ottobre 2010, 20:15

Egregio Salvennor e utenti interessati,
in questi ultimi post sono implicitamente contenute le motivazioni che mi spinsero mesi e mesi fà ad aprire questo argomento sulle famiglie della "piccola" nobiltà isolana: intendevo in sostanza le numerosissime famiglie dei "piccoli" centri, quasi tutte composte di cavalieri e/o nobili oserei dire rurali, di molte delle quali si sa davvero troppo poco a livello storico-genealogico. E' pure vero quindi che molte di esse sono tutt'altro che "piccole"; anzi forse nella maggior parte dei casi sono famiglie estremamente antiche, con una storia, se non proprio fastosa e "pubblica" come quella delle famiglie cittadine e feudali, comunque lunga, interessante, dignitosa e valida...ma soprattutto ancora da raccontare.

In merito alla questione del trattamento da nobili nei documenti d'archivio:
vista l'importanza delle famiglie feudali e cittadine, nonchè i loro modi di vivere, sarebbe stato il massimo del paradosso trovare i loro esponenti menzionai come "chicchessìa"...anche perchè in città i curati non erano gli stessi che nelle parrocchie semirurali.
Nei piccoli centri invece spesso le condizioni di vita dei cavalieri locali non erano molto diverse da quelle degli altri compaesani anche mediamente benestanti, e questo portava forse a considerare un pò tutti allo stesso modo...anche se a me sembra strano come fenomeno.
Sull'imborghesimento effettivo poi le ragioni specifiche "imputabili" alla famiglia potrebbero essere:
1) DISINTERESSE per motivi economici: alcuni per esempio ritenevano di non dover nulla dare per mantenere una condizione di nascita, o comunque uno satus che DI FATTO nessuno toglieva loro nel microcosmo del paesino;
2) IMPOSSIBLITA' per motivi economici: ovvero un impoverimento tale da non permettere di mantenere lo status nonostante "la buona volontà dell'interessato".
3) Il fatto di appartenere ad un ramo secondario, ovvero collaterale di quello principale.

Le ragioni vere e purtroppo più incisive stanno comunque a monte, vengono dall'alto: e consistono nelle scelte politiche dei Savoia volutamente orientate al mantenimento delle sole famiglie "che se lo potevano permettere" in termini di censo più che di nobiltà con la N maiuscola. Descrive questo aspetto (inquadrato anche nell'ottica da parte dei sovrani di voler distribuire cariche e funzioni pubbliche a chi le meritava e non a chi le ereditava) in modo più dettagliato F. Floris nella sua opera.
Insomma, come l'affermarsi della politica aragonese e spagnola determinò la decadenza politica (e quindi giuridica e a volte anche economica di fatto) delle famiglie giudicali, così anche certa politica dei Savoia portò a sacrificare molte delle "piccole" famiglie in questione, alcune delle quali continuarono comunque a esistere semplicemente uscendo di scena...e a quanto pare dalle formalità dei registri parrocchiali...
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trasmissione cognome materno, Satta

Messaggioda Destavara » sabato 23 ottobre 2010, 20:35

Ah, un altro fattore che secondo me non è da trascurare è la discendenza in linea femminile:
nei registri in cui sono incappato il discorso della trasmissione del cognome della mamma è tutt'altro che raro e circoscritto ed episodico: mi sono imbattuto in pastrocchi, confusione, sbagli, alternanze, cognomi doppi tripli e quadrupli in totale disordine, da urlare di disperazione!!
Nel senso: un certo ramo dei nobili Satta (a titolo di esempio) ad un certo punto potrebbe smettere di essere nobile perchè discendente da UNA Satta, e non da UN Satta, anche se trasmette il cognome nobiliare.
E' un fenomeno "antipatico" perchè genera difficoltà nella ricerca individuale reale, ma comunque è reale e diffuso senza distinzione di classi. In alcuni casi poi bastano delle lacune nei documenti e non si riesce ad andare all'origine del fenomeno.
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Notizie sui Satta e Pinna a Buddusò

Messaggioda Destavara » domenica 24 ottobre 2010, 19:42

Cari lettori,
in miei precedenti post credo di essermi espresso male a proposito dei nobili Satta presenti a Buddusò, quando affermavo che in realtà sembravano identificarsi più come Pinna che come Satta. E' vero che in molti casi sono presenti inversioni e alternanze dei cognomi, ma è pure evidente che le famiglie, seppur molto legate, sono comunque entrambe presenti (non sono molto numerose però mi pare), ed è quindi più che lecito ipotizzare che esistessero sia la famiglia Pinna Satta che Satta Pinna, come ho potuto verificare la presenza dei Satta Murgia e dei Murgia Satta, Pinna Stara e Stara Pinna, Ledda Satta e forse Satta Ledda, Tola Satta e forse Satta Tola...ed altre... Sono nuclei familiari distinti ma parenti, poichè si tratta per lo più di matrimoni fra consanguinei piuttosto stretti (credo fosse molto diffusa l'attitudine di sposarsi tra parenti in generale, non solo tra nobili).
Quindi volendo fare una sorta di riepilogo:
nel secolo XVII i Satta erano presenti sicuramente, e sono perlomenocitati nella bibliografia di settore.
nel sec. XVIII esistono i Satta "autoctoni" (li definisco tali in quanto non ci sono documenti secenteschi in quella parrocchia che possano far dedurre il contrario); compaiono dei Satta di Ozieri ed altri del nuorese; ci sono i Pinna.
nel sec. XIX continuano ad essere presenti delle famiglie Satta e Pinna di possidenti, molto presenti negli atti assieme ad altre. Verso metà del secolo giunge un'altra famiglia Satta dal nuorese (mi risulta nobile), i cui discendenti non ci sono più (vanno via tra la fine del secolo ed la pima metà del XX); questa è una famiglia che non esiste però negli elenchi ufficiali.

Stesso discorso dicasi dei nobili Pinna: non ho mai trovato notizie concrete su questa famiglia prima di "scoprirla" in archivio, eppure è presente per tutto il settecento... Non saprei a quale ramo (fra i tanti Pinna) ricollegarla. Anche l'ultima dei Quesada di Buddusò visse nella seconda metà del '700, quindi non è vero che essi lasciarono tutti il paese nella prima metà del '600 per "andare ad estinguersi" :? a Sassari.
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Quesada e Minutili

Messaggioda Salvennor » domenica 24 ottobre 2010, 20:05

Destavara, Grazie per le interessanti precisazioni odierne e per la sintesi espressa ieri sera, relativamente al fenomeno della decadenza di molti rami titolati di stirpi sarde (ma anche di origine esterna).
Non c'è dubbio che uno dei punti salienti sia legato al cambiamento politico-amministr. dei primi decenni del 700, ma cmq sempre legato anche ai motivi che avevamo citato nei post più recenti (ma in parte anche nelle pagine precedenti).
A proposito dei Quesada, mi stavo chiedendo se quelli che risiedono attualmente a CA e anche in altri centri isolani, che sembrerebbero assenti da elenchi nob. del 900, sono in realtà rami titolati decaduti.
Poi un'altro quesito che mi è sorto spontaneo è il seguente:

I Minutili sardi, ramo dei Minutili campani (inizi XVI sec.), sarebbero da considerare di "alta nobiltà"?
Anche dato che erano un ramo di una stirpe illustre del sud Italia.
O invece possiamo includerli tra le famiglie di "nobiltà medio-bassa"?
Tra l'altro sembrerebbe che essi non si siano mai legati a famiglie feudali tipo Amat o Sanjust. E i Minutili sardi non ebbero mai feudi.
Saluti
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Quesada e Minutili

Messaggioda Destavara » domenica 24 ottobre 2010, 21:13

Ciao,
per quanto riguarda i Quesada di Cagliari: non so di mio, non li conosco, ma almeno sul cognome Quesada credo non ci siano dubbi,troppo peculiare per pensare ad omonimie secondo me. Inoltre credo che anche dei Quesada ci siano stati rami meno imprtanti di altri, quindi...
Per quanto riguarda i Minutili sardi poi, nel caso specifico non ha senso (secondo me) discuterne perchè purtroppo si sono estinti (ma ne avevamo già accennato?!). Inoltre la questione dipende da che accezione si vuol dare ai concetti di alta, media e bassa nobiltà. Sono concetti che io non vedo di buon grado, specie al giorno d'oggi! Penso che la nobiltà sia una e basta, i titoli sono diversi ma non sono una sorta di "classifica". Non mi risulta che una famiglia sia "più nobile" di un'altra (magari pure più antica!) solo perchè ebbe feudi.
Ribadisco poi che dipende da cosa si vuol intendere per alta: se si intende di famiglia di antichissima tradizione nobiliare, allora i Minutili lo sono stati sicuramente in quanto solo in Sardegna hanno prosperato per circa 500 anni proveniendo da casato già nobile di terraferma; se per alta si vuole intendere la grande feudalità, la corte, i lussi e la potenza, le famiglie regnanti (cosa che mi sembra alquanto banale) direi proprio di no.
Ribadisco: io stesso nell'aprire il presente argomento ho parlato di "piccola" nobiltà, magari in modo improprio secondo alcuni, senza volere di certo intendere "bassa" (che per me non significa proprio nulla): anzi mi risulta che quasi sempre ci riferiamo a famiglie estremamente antiche con una lunga storia.
Ciao. D.
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Definizioni di nobiltà: piccola, grande, alta, bassa

Messaggioda Salvennor » domenica 24 ottobre 2010, 22:23

In effetti volevo usare i termini "piccola" e "grande" nobiltà, ma poi ho usato i termini "bassa" e "alta".
Secondo me un criterio di classificazione, proprio volendone creare uno, potrebbe essere quello di considerare "grande nobiltà" quella conferita in epoche remote per meriti non fiscali. Per esempio anche quella scaturita da Capitani militari vissuti nel 300 o nel 400.
Un criterio aggiuntivo potrebbe essere quello di considerare anche il numero dei singoli personaggi di una stirpe che hanno ricoperto cariche molto importanti. Ma quest'ultimo è un pò generale come criterio, dato che in una stirpe ovviamente solo una percentuale minoritaria giunge a certe cariche.
Oggi ho trovato il seguente estratto documentale:

ANNO 1543

Antonio Satta scrive a don Salvatore Aymerich informandolo di aver eseguito l'ordine di tener pronti i cavalli bardati in Mamoiada e di aver fatto la rassegna di tutti gli uomini armati delle contrade.

Era già noto tale documento?
Cmq ciò dimostra che i Satta erano attestati nella zona di Mamoiada - Orani già nel 1543, dove ricoprivano anche cariche nell'amministrazione del territorio (come abbiamo già notato).
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Grafie dei cognomi e letture dei documenti

Messaggioda Salvennor » domenica 31 ottobre 2010, 20:56

Salve. Nel link GOOGLE BOOKS di cui sopra si nota, nei frammenti di anteprima, il nome di un Giovanni Gavino Porqueddu di Pattada, marito di una Ambrogia Mameli forse di Bono (ma x lei nel sito si dice che non era il suo nome esatto).
Interessanti le osservazioni relative alle varie combinazioni di cognomi, anche in relazione alle stesse persone. Cmq credo che sia essenzialmente un problema di grafie, e non di ignoranza. Anche io nei registri e documenti ho notato cognomi che a leggerli sembravano differenti mentre invece addirittura si riferivano alla stessa persona o allo stesso ramo. Poi si nota gente che a volte compare con due nomi contemporaneamente, tipo Giovanni Antonio o tipo Elena Francesca ecc.., ma poi in altri atti figurano con uno solo dei nomi. In certe situazioni per ora non sono riuscito a capire il cognome x es di padrini e madrine, e anche per mogli di parenti di miei avi (rami collaterali).
E poi mi è anche capitato di un cognome legato al mio ramo, e alcuni discendenti dicono che i loro avi sono arrivati a CA forse da Malta dopo il 1855, e che esiste un ritratto del loro capostipite con data un pò successiva, mentre invece a me risulta che quelli esistevano almeno da fine 700, e pure con varianti del cognome. E dunque ancora non ci ho capito nulla della loro origine, finché non riprendo le ricerche.
Saluti
Ultima modifica di Salvennor il domenica 26 febbraio 2012, 15:03, modificato 1 volta in totale.
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Re: Famiglie della piccola nobiltà sarda

Messaggioda Destavara » martedì 2 novembre 2010, 18:53

Ciao Salvennor,
mi ero connesso ma "nascosto" perchè volevo postare qui delle immagini di atti per farti vedere alcuni problemi di grafia e cognomi alterni, di cui abbiamo parlato nei post qua sopra, poi però ho visto la risposta nel topic sulle parentele, e ho perso tempo: se riesco preparo il post per stasera, così se vuoi mi dici cosa ne pensi! A presto, D.
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Definizioni e calcolo gradi di parentela

Messaggioda Salvennor » martedì 2 novembre 2010, 19:09

Destavara, quando prima hai detto che due cugini con un nonno in comune vengono definiti anche parenti di quarto grado, hai detto una cosa giusta.
Ma in realtà sarebbe giusto un computo anche con altri sistemi (e infatti adj
ieri ha fatto degli esempi con il sistema romano e il sistema germanico).
Sono sistemi convenzionali.
Nel codice civile x es per le parentele collaterali si computa il numero di generazioni e si toglie il capostipite, e infatti con un nonno in comune si è parenti di quarto grado.
Nel sito AAGNdS hanno definito per un trisnonno in comune un grado pari a quattro con un sistema che prevede la divisione x 2 di ciò che si sarebbe ottenuto con il sistema del codice civile, cioè si sarebbe ottenuto 8, ma in quel sito hanno diviso x 2 ottenendo 4. Evidentemente esiste anche tale sistema di computo, se l'hanno scritto quelli di araldica sardegna vuol dire che esiste anche tale modo, mi fido.
Quello che vorrei capire con precisione è:

Ma quel parroco del 1805 quale sistema ha usato?
Ultima modifica di Salvennor il domenica 26 febbraio 2012, 15:04, modificato 1 volta in totale.
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Re: Famiglie della piccola nobiltà sarda

Messaggioda Destavara » martedì 2 novembre 2010, 20:56

Egregio, ri-ciao!
Ho risposto anche sul topic parentela, ma qua ti dico che il problema è proprio capire quale fosse il criterio seguito in quel periodo per determinare i gradi: a saperlo!!!! Purtroppo io non saprei come documentarmi.
Dopo cena ti posto le immagini che ti dicevo.
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"Modi" di scrivere e confondere cognomi (sec. XVIII)

Messaggioda Destavara » martedì 2 novembre 2010, 21:57

Eccomi a postare i link sulle immagini a proposito della non facile compensione di alcuni cognomi:
1°) 1769: fa da testimone di nozze Joanne Casu Pateri: : http://img809.imageshack.us/i/testcasupateri.jpg/
2°) 1756: si sposano senor Juan Cossu Pattery e senora Teresa Addis Sotgia: http://img517.imageshack.us/i/matrsenor ... ttery.jpg/
Mi sembra evidente che si tratta dello stesso individuo.
3°) 1739: si battezza Salvadore Antoni, di Juan Maria Cossu Stara e di Maria Casu: http://img203.imageshack.us/i/matrcossustaracasu.jpg/
Il padrino è Andria Cossu, probabilmente un parente, che in altro atto compare come mossen Andria Cossu.
4°) 1766: si sposa Theresia Cossu, di Joannis Mariae Cossu e di Mariae Casu (è la sorella del bimbo del precedente atto): http://img243.imageshack.us/i/matteresacossucasu.jpg/
Mi sembra chiaro che Giovanni Maria e Teresa siano scritti come Cossu, e che Maria sia scritta come Casu, ma il cognome di Teresa è scritto non come quello di suo padre, ma quasi come un ibrido tra Cossu e Casu (ma questa è solo una puntualizzazione in più...giusto per capire come i due cognomi venivano scritti a seconda degli atti, e per vedere che sono comunque chiari nei vari casi).

Da altri atti invece (non posso postare mezzo registro!):
a) 1738: si sposano Giovanni Maria Cossu e Maria Elisay; prime nozze per entrambi; tra i loro figli:
b) 1777: si sposa Pietro Cossu Lisay, di Giovanni Maria Cossu e di Maria Lisai; in altro atto (si risposa nel 1804) è Pietro Stara Lisay, di Giovanni Maria Stara e di Maria Lisay;
c) 1773 : si sposa (con un Sanciu) Maria Anna Casu, di Giovanni Maria Casu e di Maria Lisai; ma in altro atto (1801): si sposa un Sanciu Stara, figlio di Maria Anna Stara Lisay.

Che te ne pare? E questi sono solo alcuni esempi! saluti, D.
Ultima modifica di Destavara il sabato 25 febbraio 2012, 21:53, modificato 5 volte in totale.
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