La Repubblica Russa "recupera" gli onori ex-URSS

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La Repubblica Russa "recupera" gli onori ex-URSS

Messaggioda Elmar Lang » sabato 27 gennaio 2007, 20:20

Salve,

due casi, avvenuti il primo a Londra nel 2006 ed il secondo martedì scorso a Basilea nel corso di aste specializzate di Ordini e Decorazioni, hanno creato un certo nervosismo tra i collezionisti di faleristica: in entrambe le occasioni, il Governo della Federazione Russa ha fatto pressioni tali che le Case d'Asta interessate hanno preferito ritirare tutti i lotti di Insegne risalenti al periodo dell'Unione Sovietica.

Secondo la legge sovietica in merito agli Ordini e Decorazioni, raccolta in "Сборник законодательных Актов о Государственных Наградах СССР" (Raccolta degli Atti Legislativi sulle Ricompense di Stato dell'URSS), Mosca, Izvestija, 1987 ed in successiva, recente legislazione, si considera tutt'ora valido il criterio secondo il quale i decorati non possono, ad alcun titolo, cedere o vendere le insegne di onorificenze loro conferite e che, alla morte del decorato, le insegne vanno restituite al Governo.

In conseguenza di ciò, il Governo Russo afferma che ogni insegna di Ordine o Decorazione Sovietica sia di proprietà dello Stato e che qualsiasi esemplare non in possesso dei legittimi insigniti (o della Cancelleria degli Ordini), sia da considerarsi o rubato o illegalmente venduto e/o esportato.

Trovo molto curioso che le Autorità Russe si siano rese conto di questo problema quasi vent'anni dopo che l'Occidente è stato "invaso" dalle onorificenze della prima "Repubblica degli Operai e dei Contadini"...

A presto,

Elmar Lang
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Messaggioda Mario Volpe » domenica 28 gennaio 2007, 21:03

Il tema introdotto da Elmar è molto interessante e mi sono soffermato anch’io talvolta a riflettere, sia a livello personale che nel mio contesto professionale, sulla validità e sulla “giustificabilità” della consuetudine, tradizionalmente in uso in molti Paesi, di chiedere agli eredi degli insigniti di un’importante onorificenza o di un prestigioso ordine cavalleresco la restituzione delle relative insegne dopo la morte del titolare.
Tale consuetudine può sembrare a prima vista poco elegante e poco sensata, in quanto l’importante investitura ricevuta da un individuo dovrebbe rappresentare una sorta di “continuità storica” sia per gli eredi di colui che la riceve che per la comunità a cui egli appartiene (per non parlare dell’ereditarietà che nel passato comportavano alcune di queste investiture anche a livello nobiliare). Mentre la richiesta di restituire le insegne dopo la sua morte – simbolo materiale dell’onore ricevuto - può sembrare un modo per interrompere tale continuità.
Eppure questa regola è piuttosto diffusa in Europa, e sono numerosi gli ordini dinastici che prevedono la restituzione delle insegne conferite. Tra questi, per ricordare un esempio di casa nostra, c’è anche l’Ordine Supremo della Santissima Annunziata, i cui limitatissimi conferimenti (venti Cavalieri), non possono aver luogo se non si libera – per decesso - uno dei posti disponibili…
Per farvi un esempio pratico della questione, vi riferisco come alcuni mesi or sono al mio Ufficio del MAE sia pervenuta da parte dell’Ambasciata di un Paese scandinavo, la richiesta di restituire le insegne di Cavaliere di Gran Croce del loro principale Ordine Cavalleresco nazionale, a suo tempo conferite ad un nostro Presidente della Repubblica, nel frattempo deceduto da alcuni anni.
Tale richiesta veniva giustificata dal fatto che gli statuti di quell’Ordine – per l’appunto – prescrivono che le insegne conferite debbano essere restituite alla Cancelleria dell’Ordine dopo la morte dell’insignito.
Inviata quindi alla famiglia dell’ex Presidente (di cui ometto il nome per ovvi motivi di riservatezza) una richiesta in tal senso, abbiamo ricevuto nel giro di alcune settimane le suddette insegne, ritrovate dai parenti dopo diversi giorni di ricerche nei cassetti e nei ripostigli di casa. Insegne che si è poi provveduto ad inviare con una comunicazione ufficiale alla suddetta Ambasciata.
Nella circostanza, devo confessare, nel restituire quella Gran Croce ho provato la sensazione che non solo la suddetta famiglia ma tutto il nostro Paese sia stato in qualche modo privato di un significativo “segno d’onore” ricevuto.

Nella discussione da me aperta alcuni giorni fa http://www.iagiforum.info/viewtopic.php?t=3668 - che peraltro non ha ricevuto molta attenzione da parte dei nostri utenti – avevo anche accennato alla questione “etica” della vendita all’asta delle onorificenze appartenute a soggetti in qualche modo “identificabili”, ed al significato che essa può comportare, da un lato, per il collezionista che la persegue per motivi storico-documentali, e, dall’altro, per il resto della comunità degli “addetti ai lavori” che ne avversano la pratica per motivi di privacy, e non solo.
Le alte onorificenze dell’ex Unione Sovietica, come anche quelle di diversi altri Paesi, sono facilmente identificabili in quanto sono singolarmente numerate e catalogate in appositi registri. Ciascuna di queste insegne infatti, reca inciso sul retro un numero progressivo di registrazione che, attraverso la consultazione dei suddetti registri (o del certificato di conferimento, quando disponibile), consente di risalire al nome dell’individuo a cui è stata conferita.
Eppure, come ricordato dallo stesso Elmar, dalla caduta del muro di Berlino diecine di migliaia di esemplari di queste onorificenze sono finite nelle raccolte dei collezionisti privati di tutto il mondo.
Questo si spiega col fatto che questo tipo di decorazione, che a livello collezionistico viene definito come una decorazione “nominale”, di cui è cioè possibile documentare l’appartenenza ad una determinata persona, per alcune categorie di collezionisti vale molto di più di una decorazione “anonima”.
E’ d’altra parte comprensibile l’atteggiamento di alcune delle Autorità che concedono onorificenze, che intendono rispettare e far rispettare il concetto di appartenenza e "proprietà" individuale di questi conferimenti. Il che spiega la normativa russa citata da Elmar che dovrebbe impedire – ma ormai in modo del tutto anacronistico - la vendita e l’esportazione di queste distinzioni.
Un’altro esempio singolare di questa filosofia, si è recentemente verificato anche in Canada dove un privato cittadino ha deciso di mettere in vendita uno dei primi esemplari conferiti in assoluto dell’Ordine del Canada, la più importante onorificenza nazionale canadese, istituita negli anni sessanta http://www.canada.com/topics/finance/st ... 08&k=76726.
Il famoso sito di aste online Ebay ha rifiutato di mettere in vendita la suddetta decorazione, in quanto la sua politica (in Canada) non prevede che possano essere messi all’asta oggetti in qualche modo appartenenti al Governo nazionale (come documenti di identità, certificati, licenze, oppure sigilli). Eppure sullo stesso sito Ebay canadese, sono numerose le decorazioni di altri Paesi che vengono quotidianamente messe in vendita…
Trovo pertanto assai strana (ed inutile) la decisione presa dalle case d’asta di Londra e Basilea di ritirare dalle loro aste i lotti di decorazioni sovietiche, mentre su numerosi cataloghi di altre case d'asta le stesse decorazioni continuano tranquillamente ad essere messe in vendita.

Cordialmente,

Mario Volpe
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Messaggioda pompiere » lunedì 29 gennaio 2007, 20:57

Colgo l'occasione per salutare Elmar Lang che ritrovo qui!
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Re:

Messaggioda Tilius » mercoledì 21 ottobre 2009, 10:32

Mario Volpe ha scritto:Per farvi un esempio pratico della questione, vi riferisco come alcuni mesi or sono al mio Ufficio del MAE sia pervenuta da parte dell’Ambasciata di un Paese scandinavo, la richiesta di restituire le insegne di Cavaliere di Gran Croce del loro principale Ordine Cavalleresco nazionale, a suo tempo conferite ad un nostro Presidente della Repubblica, nel frattempo deceduto da alcuni anni.
Tale richiesta veniva giustificata dal fatto che gli statuti di quell’Ordine – per l’appunto – prescrivono che le insegne conferite debbano essere restituite alla Cancelleria dell’Ordine dopo la morte dell’insignito.
Inviata quindi alla famiglia dell’ex Presidente (di cui ometto il nome per ovvi motivi di riservatezza) una richiesta in tal senso, abbiamo ricevuto nel giro di alcune settimane le suddette insegne, ritrovate dai parenti dopo diversi giorni di ricerche nei cassetti e nei ripostigli di casa. Insegne che si è poi provveduto ad inviare con una comunicazione ufficiale alla suddetta Ambasciata.
Nella circostanza, devo confessare, nel restituire quella Gran Croce ho provato la sensazione che non solo la suddetta famiglia ma tutto il nostro Paese sia stato in qualche modo privato di un significativo “segno d’onore” ricevuto.


Presumo (ipotizzo) che il Paese scandinavo in questione sia la Svezia (che so per certo prevedere la restituzione obbligatoria delle insegne alla morte degli insigniti, e questo dobrebbe valere per ogni ordine e grado).
Già questo implicitamente vuol dire che in quel Paese le insegne le caccia sempre lo Stato (non penso che si possa ragionevolmente pretendere da qualcuno la restituzione di qualcosa che questo qualcuno si é pagato di tasca propria).
Che sia norma di non facilissima applicazione, specie se il conferimento avviene all'estero, é cosa che va da sé.
Verso il mondo del collezionismo é ovvio che norme del genere risultino esiziali.
Se spesso una insegna, specie se di provenienza illustre, prende la via di una collezione adeguata magari con passaggio intermedio di un negoziante adeguato o d'una casa d'aste adeguata, altrettanto spesso cose di gran valore (storico e venale) prendono le vie molto meno nobili dei mercatini e dei rigattieri, con un ritorno economico per la famiglia originaria assolutamente inadeguato, e con uno svilimento notevole della memoria storica che questi oggetti recano con sé. Altre volte per trascuratezza o ignoranza questi oggetti vengono irrimediabilmente danneggiati o manomessi... proprio per rimanere in ambito svedese, tempo addietro ho visto una antica placca dell'Ordine della Stella Polare trasformata in un osceno oggetto di bigiotteria tramite la saldatura a casaccio di alcuni castoni di tolla contenenti degli strass che probabilmente eran fatti di plastica. Pretendere il rientro delle insegne penso che vada anche nella direzione di salvaguardare la dignità simbolica che l'insegna reca con sé.

Personalmente, ad una simile richiesta proveniente dalla Federazione Russa piuttosto che dal Regno di Svezia, avrei comunque risposto con un signorile gesto dell'ombrello... ma io sono un collezionista (ergo affetto da ipertricosi gastrica by definition)
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Re: La Repubblica Russa "recupera" gli onori ex-URSS

Messaggioda Tilius » mercoledì 21 ottobre 2009, 10:42

Sarebbe interessante sapere se negli ultimi 2 anni ci sono state altre uscite di questo genere.
Di aste eecenti incentrate anche o solo su roba sovietica ne ho viste parecchie.
Ergo il nervosisimo iniziale del mondo del collezionismo é presto scemato e/o si é capito che di concrete possibilità di ritorsione da parte di quelle autorità statali che minacciavano folgori & saette... non ce ne sono. (Ah! la potente valenza apotropaica del gesto dell'ombrello ;) )
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Re: La Repubblica Russa "recupera" gli onori ex-URSS

Messaggioda Elmar Lang » mercoledì 21 ottobre 2009, 13:03

Posso confermare che già nel 2008 si è attenuata da parte delle autorità della Federazione Russa la pretesa di restituzione degli ordini dell'ex-URSS, a parte quegli esemplari che, dalla numerazione incisa o impressa al retro risultassero asportati da pubbliche istituzioni e/o musei di stato.

Come noto, molte case d'asta, compresa la San Giorgio con la sua "Asta Rossa / The Red Auction" del 22 nov. 2008 hanno poi tranquillamente proposto una notevole messe di ordini sovietici, dando tutti i dettagli possibili, comprese accurate foto del retro.

Come sappiamo, nel corso del 2009 il mercato delle onorificenze ex-Unione Sovietica si è molto affievolito, pur mantenendo alte valutazioni per le rarità. Si è anche affievolito -per ora- l'interesse da parte delle autorità Russe per queste vestigia del passato.

A presto,

Elmar Lang
Non fidatevi mai delle statistiche, se non siete stati voi a falsificarle. (P. Kalpholz)
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Re: Re:

Messaggioda Mario Volpe » mercoledì 21 ottobre 2009, 17:08

Tilius ha scritto:Presumo (ipotizzo) che il Paese scandinavo in questione sia la Svezia (che so per certo prevedere la restituzione obbligatoria delle insegne alla morte degli insigniti, e questo dobrebbe valere per ogni ordine e grado).

No, si trattava della Danimarca.

Già questo implicitamente vuol dire che in quel Paese le insegne le caccia sempre lo Stato (non penso che si possa ragionevolmente pretendere da qualcuno la restituzione di qualcosa che questo qualcuno si é pagato di tasca propria).

Beh questo lo facciamo anche noi, i conferimenti ai cittadini stranieri prevedono sempre la consegna delle insegne da parte dello Stato (e la grande maggioranza è a carico del MAE).

Che sia norma di non facilissima applicazione, specie se il conferimento avviene all'estero, é cosa che va da sé.
Verso il mondo del collezionismo é ovvio che norme del genere risultino esiziali.
Se spesso una insegna, specie se di provenienza illustre, prende la via di una collezione adeguata magari con passaggio intermedio di un negoziante adeguato o d'una casa d'aste adeguata, altrettanto spesso cose di gran valore (storico e venale) prendono le vie molto meno nobili dei mercatini e dei rigattieri, con un ritorno economico per la famiglia originaria assolutamente inadeguato, e con uno svilimento notevole della memoria storica che questi oggetti recano con sé. Altre volte per trascuratezza o ignoranza questi oggetti vengono irrimediabilmente danneggiati o manomessi... proprio per rimanere in ambito svedese, tempo addietro ho visto una antica placca dell'Ordine della Stella Polare trasformata in un osceno oggetto di bigiotteria tramite la saldatura a casaccio di alcuni castoni di tolla contenenti degli strass che probabilmente eran fatti di plastica. Pretendere il rientro delle insegne penso che vada anche nella direzione di salvaguardare la dignità simbolica che l'insegna reca con sé.

Cose che capitano. Ricordo una discussione di qualche tempo fa nella quale citammo la messa all'asta (se non sbaglio si trattava di una nota casa tedesca) di un Collare del Cristo asseritamente appartenuto ad un nostro Presidente della Repubblica. Alto esempio di "patrimoni storici" che vanno a sparire in collezioni private...

Personalmente, ad una simile richiesta proveniente dalla Federazione Russa piuttosto che dal Regno di Svezia, avrei comunque risposto con un signorile gesto dell'ombrello... ma io sono un collezionista (ergo affetto da ipertricosi gastrica by definition)

Immagino che durante il Regno d'Italia sia più volte capitato al nostro Ministero degli Esteri di attivare i canali diplomatici per chiedere la restituzione di qualche Collare dell'Annunziata assegnato a Capi di Stato stranieri nel frattempo deceduti... Non credo che in quelle occasioni ci si facesse rispondere dalla controparte straniera con il gesto dell'ombrello ;) . E comunque meno male che oggi non si deve chiedere di restituire i Collari dell'OMRI... [sweatdrop.gif]
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Re: La Repubblica Russa "recupera" gli onori ex-URSS

Messaggioda Mario Volpe » mercoledì 21 ottobre 2009, 17:19

Elmar Lang ha scritto:Come sappiamo, nel corso del 2009 il mercato delle onorificenze ex-Unione Sovietica si è molto affievolito, pur mantenendo alte valutazioni per le rarità. Si è anche affievolito -per ora- l'interesse da parte delle autorità Russe per queste vestigia del passato.


Questo è probabilmente anche dovuto, caro Enzo, alla ormai sensibile diminuzione degli originali disponibili, ed alla comparsa anche in questo settore delle ormai onnipresenti riproduzioni [hmm.gif] ...
Quanto all'affievolimento dell'attenzione da parte delle Autorità russe, ritengo fosse inevitabile. A che serve chiudere la stalla quando tutti i buoi sono già fuggiti da tempo ? ;)
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Re: Re:

Messaggioda Tilius » mercoledì 21 ottobre 2009, 17:47

Mario Volpe ha scritto:
Immagino che durante il Regno d'Italia sia più volte capitato al nostro Ministero degli Esteri di attivare i canali diplomatici per chiedere la restituzione di qualche Collare dell'Annunziata assegnato a Capi di Stato stranieri nel frattempo deceduti... Non credo che in quelle occasioni ci si facesse rispondere dalla controparte straniera con il gesto dell'ombrello ;) . E comunque meno male che oggi non si deve chiedere di restituire i Collari dell'OMRI... [sweatdrop.gif]

Esempio non calzante: i piccoli collari dell'Annunziata rimanevano tranquillamente agli eredi, In Italia come all'estero. I grandi collari, anche in caso di prestigiose (coronate) concessioni a stranieri, credo che non lasciassero mai gli italici caveau in cui erano abitualmente conservati, limitandosi l'invio agli insigniti delle sole piccole insegne. Giusto? ;)

Sulla dispersione del patrimonio storico concordo... evidenziando comunque che esiste, volenti o nolenti, anche il diritto alla proprietà privata ed alla conseguente vendita della suddetta proprietà (fatti salvi i vincoli di Legge... che dubito fortemente fossero in essere in questo caso). Ergo il patrimonio storico si conserva anche cacciando i soldi (lo Stato o qualche benefattore) per acquistare il bene storico ed assicurarlo così alla pubblica fruizione nazionale. Ed é su questa ultima pratica che noi Italiani siamo stati sempre parecchio debolucci... specie se raffrontati con altre schiatte. ;)
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