Architettura e committenza nella Napoli del Quattrocento
Venezia 2007 (Marsilio editori - http://www.marsilioeditori.it )
pp. 220, con 119 illustrazioni in bianco-nero nel testo
€ 23

È noto a tutti il rilievo internazionale di cui, nonostante le accentuate frammentazioni politiche, il nostro Paese godette durante quell'epoca aurea della cultura e dell'arte che è definita Rinascimento: un fermento vitale si estendeva sull'intera penisola, misto di curiosità e di erudizione nel quale l'una faceva a gara con l'altra, stimolate entrambe dalle scoperte letterarie e archeologiche che si andavano propagando per tutto il territorio, un fermento che oltrepassò i confini geografici della nazione e rilasciò al mondo le nozioni e gli stimoli destinati a costituire l'humus dei successivi progressi della civiltà umana. Tanti, profondi e complessi furono i fervori che nel XV secolo pervadevano le corti italiane, anche le più minuscole; di conseguenza, infiniti sono gli agganci culturali che si sono formati in quei decenni fra tutti i campi dello scibile, così come lo sono i ragionamenti e le deduzioni che gli studiosi di ogni epoca hanno condotto e conducono tuttora quando si occupano (anche di striscio) dell'argomento. Figuriamoci, quindi, quando invece il tema viene affrontato direttamente nell'approfondimento di una qualunque delle sue sfaccettature.
Quest'ultimo è il caso del presente libro che, come lo stesso autore precisa all'inizio dei suoi Ringraziamenti (p. 220), "…raccoglie e rielabora i risultati di una ricerca fatta per la tesi di dottorato, discussa nel marzo 2006 nell'ambito del programma di Storia dell'architettura e delle città, Scienza delle arti, Restauro, della Scuola di Studi avanzati di Venezia, XIX ciclo…": e si percepisce nettamente che queste pagine, pur ricche e complete, sono la punta dell'iceberg di uno studio accurato e complesso che ha esaminato tutti gli aspetti di un tema assai ramificato, qual è la vicenda sociale di una fra le principali famiglie d'una metropoli eminente in quel mondo occidentale: i Carafa nella Napoli del XV secolo.
Il Quattrocento fu fra l'altro un secolo di segni, e questo libro ha saputo immedesimarsi nel suo oggetto di studio anche in questo senso: non tanto per il rilievo che dà alla parte iconografica, non solo per l'attenzione con cui legge le fonti storiche scritte e iconografiche, ma anche per la copertina che evidenzia la meraviglia di un dettaglio araldico del 1470 della ex cappella del Battista (oggi di San Domenico Soriano) in San Domenico Maggiore. L'ingrandimento è tale da far apprezzare al meglio ogni particolare del bassorilievo: lo scudo a testa di cavallo con le tre fasce d'argento in campo rosso, le pieghe del nastro con cui è appeso a un anello, gli uncini e le altre minuzie di una delle stadere che l'accostano, i solchi rifiniti e perfetti con cui è incisa la data in lettere capitali romane. La foto completa del manufatto è la n° 103 a p. 151; la sua vicenda specifica è ovviamente delineata nelle pagine limitrofe. La sua vicenda globale, invece, rientra nelle attività sociali e politiche con cui i Carafa ribadivano il proprio status sociale nel tessuto della città e nel sistema del Regno di Napoli, al chiarimento delle quali è dedicato l'intero lavoro.
Dopo un'introduzione ove inquadra il capoluogo partenopeo nel panorama dei fermenti rinascimentali, l'autore esamina l'ascesa dei Carafa, l'ampliarsi del suo potere politico ed economico, il conseguente utilizzo di spazi urbani a scopi abitativi e religiosi. Per tutti questi motivi, il testo abbonda in citazioni da documenti d'epoca e da testi antichi. Il libro, basato sull'architettura e sulla sua storia, sottolinea poi che gli edifici (specialmente i cortili) erano intesi anche come raccoglitori e mostre d'arte, sia come gusci ove deporre oggetti, sia come strutture da arricchire col loro innesto (soprattutto nel caso di frammenti o di oggetti monumentali).
Nell'appendice finale, l'autore fra l'altro trascrive il cosiddetto "patto" tra i Carafa, un "accordo di famiglia" in virtù del quale la stirpe si organizzò per mantenere al meglio la grandezza e poter quindi "tranquillamente vivere e perpetuarsi". Secondo una tendenza odierna, la bibliografia (ampia e dettagliata, onde permettere agli interessati di allargare l'orizzonte su tempi e luoghi più vasti possibile) non è raggruppata a sé ma è contenuta nell'ampio apparato delle note al testo. Alcune delle fotografie pubblicate risalgono a qualche decennio fa, come mostrano taluni particolari quali le automobili parcheggiate o abbandonate nei cortili dei palazzi già nobiliari: il che è oltretutto sintomo di un'epoca irrimediabilmente scomparsa.
Bene

si arriva in cielo
!?)
