da marcoluca » martedì 4 gennaio 2005, 11:12
Gentili colleghi,
buon dì, ben ritrovati e soprattutto buon anno!
A riguardo di questa discussione ho trovato un articolo che avevo conservato in quanto ricco di spunti di riflessioni. Soprattutto sulla diversità dei ruoli dei due sessi che oggigiorno sembra essere quasi del tutto sovvertita; sul ruolo del genitore nei confronti del proprio figlio; sul significato genealogico della trasmissibilità del cognome paterno; il senso di responsabilità... ce ne sono insomma diversi sui quali si potrebbe discutere e riflettere...
L'articolo è tratto dal BS di settembre 2004.
Il cognome … scelta personale?
<< Caro dottor J., lei ha parlato di legislazioni diversificate in materia di attribuzione del cognome a un bambino. Le legislazioni, come la nostra, che impongono il cognome del padre sono frutto di cultura non universale, come lei ben sa. Esistono altre logiche…E le dirò di più: ho l’impressione che la nostra logica sia incompatibile con il principio dell’uguaglianza dei sessi. Allora, questa nostra legislazione non è forse un vestigio di una società patriarcale? E ancora, lei è proprio sicuro che non sia discriminante?>>
Alfredo, Bari.
Caro Alfredo,
si confondono con troppa facilità i termini uguaglianza con indifferenziazione. La querelle della parità è spesso mal definita come se “uguale” significasse “medesimo”, o “identico”, cioè “intercambiabile”. Ora, la questione è piuttosto questa: come stabilire una uguaglianza tra esseri o ruoli differenti; come essere uguali pur restando diversi. Nel caso specifico del nome di famiglia, o cognome, si rischia, in nome di un’uguaglianza mal compresa, di privare i ragazzi della funzione che struttura la differenza. Il legame tra la madre e il figlio è di ordine del tutto differente da quello che lega il padre e il figlio per quest’ultimo non è né naturale né automatico.
Il nome di famiglia, infatti, non pone unicamente un problema tecnico, biologico o sociologico. La sua componente psicologica non va sottovalutata. Essa aiuta a definire l’identità di un individuo a partire dalla sua origine. In un’epoca dove tutto è basato sull’immediato, tutto è a breve termine, assume un’importanza radicale poter fare riferimento a coloro che ci hanno preceduto, ai nostri ascendenti. La scelta aleatoria del cognome a ogni generazione romperebbe questo riferimento al passato e ridurrebbe ancora di più la cellula familiare, sopprimendo ogni nozione di parentela al di fuori della filiazione diretta tra persone viventi. Si comprende sempre maggiormente l’importanza dei legami genealogici nelle terapie e si fa sempre più ricorso alla “psicogenealogia”. Perciò, non complichiamo ulteriormente le cose creando problemi là dove non ce ne sono.
L’uguaglianza dei sessi non è un soggetto da trattare alla leggera, magari attraverso una decisione politica che annienterebbe una regola che ha impiegato secoli per definirsi ed imporsi. Con questo, non voglio dire che va tutto bene così e nulla deve cambiare, voglio solo ribadire che è necessario mettere in ordine tutti quegli elementi che permetteranno ai padri di prendere il loro posto tra la madre e il figlio. Del resto,quello che oggi va sotto il nome di diritto “ diritto di scelta del cognome” rischia di non essere utile a nessuno.
Gli uomini possono risultare perdenti. Non sono pochi quelli che confessano: “ Quando è nato mio figlio, non sapevo quali valori trasmettergli”. Ebbene, se c’è una cosa fuori discussione è che essi trasmettono il loro cognome che assume il valore di un messaggio di responsabilità nei confronti del figlio. Per un padre dare il proprio cognome è già un punto di partenza. Se alcuni papà di oggi sono più… “materni” che paterni, essi restano tuttavia in prima linea come rappresentanti simbolici della legge. Anche le donne possono a loro volta risultare perdenti, quando, ad esempio, i loro mariti sono “assenti”, o perché totalmente assorbiti dal lavoro o perché si sono ricostruiti la vita con un’altra donna, e hanno perciò un’altra famiglia… Il cognome dato ai figli serve quanto meno a ricordare la loro responsabilità. Altrimenti che cosa li legherà ai figli se essi non portano nemmeno più il cognome paterno? Già all’interno della coppia si possono creare situazioni di contrasto tra i due: la donna prova il desiderio di avere un figlio, l’uomo spesso esita a riguardo. Se un figlio non desiderato dal marito nasce lo stesso, l’uomo non può decidere di far ricadere tutta la responsabilità sulla mamma. Lasciare alla valutazione dei genitori la scelta del patronimico rischia di creare delle situazioni paradossali.
Soprattutto non dobbiamo dimenticare i ragazzi. Troppo spesso i padri si tirano indietro quando il loro figlio adolescente va in crisi: non c’è modo di avere un confronto, di sperare in un aiuto. Invece, come si sa bene, il colloquio franco, il confronto o magari anche lo scontro sono utili per trovare una soluzione. Tutte le pratiche riguardanti la delinquenza dei giovani descrivono la sofferenza e lo smarrimento di chi non ha chiara la sua appartenenza familiare e/o culturale. Il sistema di scelta libera, à la carte come dicono i francesi, può creare delle disparità tra i ragazzi: alcuni possono avere due casati di riferimento, altri uno solo. In nome di che cosa una discendenza viene eliminata? Perché scegliere di non rendere il padre presente? E l’assenza del nome della madre diventerà una questione che prima non si poneva? Rendere ai sessi la loro particolarità e la loro differenza non è forse un buon modo di vidimare la loro uguaglianza? La donna dà la vita, l’uomo dà il suo nome, questo principio trova la sua origine nella tradizione e si rivela un patto assai equilibrato che invita ciascuno ad assumere la sua parte di responsabilità. Non è poco, ci pare.
Jean-François Meurs
Spero possa interessarvi!
A voi tutti un cordiale saluto
marcoluca
Nessuno dice la verità su di sé, perciò ciò che conta davvero è quello che le persone mostrano con le proprie azioni. (Sherry Argov)