Nome di famiglia: la nuova legge francese

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Nome di famiglia: la nuova legge francese

Messaggioda T.G.Cravarezza » domenica 2 gennaio 2005, 19:27

Gentili Signori,
ho letto qualche giorno fa che la Francia sta per approvare una nuova legge in merito alla cognomizzazione dei figli. Infatti, con l'approvaizone di questa legge, al momento dlela nascita di un bambino, i gentiori dovranno decidere il "nome di famiglia" che il bambino dovrà usare. Ci sono tre varianti:
1) Cognome del padre: es. "Bianchi"
2) Cognome della madre: es. "Rossi"
3) Entrambi i cognomi divisi da una linea: es. "Bianchi - Rossi" o "Rossi - Bianchi" (dovranno anche decidere quale mettere per primo).
Nel caso non si scelga nulla, in automatico verrà utilizzato il cognome del padre.
Inoltre, una volta scelto il "nome di famiglia" per il primo figlio, tutti i seguenti figli dovranno usare il "nome di famiglia" scelto pe ril primo, senza possibilità di cambiamenti.
Si elimina dai testi il termine "patronimico" e si userà il termine "nome di famiglia".
Non ho letto nulla a riguardo della famiglia che i figli andranno a formare. Cioè, quando il figlio "Giovanni Rossi - Bianchi" si sposerà con "Maria Gentile - Casa" e avrà a sua volta un bambino, si userà solo il primo cognome di entrambi i genitori, oppure tutti i cognomi? Perchè in questo caso, si rischiano delle esagerazioni.
Cosa ne pensate di questa legge? Io, come già scritto in altre discussioni, sono contrario a queste riforme. Preferirei venisse mantenuta la legislazione "classica" con l'utilizzo del cognome del padre (uguale dicasi per l'utilizzo da parte della moglie del cognome del marito).
Cordialmente
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Messaggioda MMT » domenica 2 gennaio 2005, 22:39

Caro Tomaso,
condivido quanto scritto sopra. Certe leggi, che si sono affermate da lunghissimo tempo, prima per consuetudine poi regolate da norme andrebbero lasciate come sono senza cercare di alterarle o modificarle in alcun modo.
Ma questa è solo una mia opinione: per esempio nei paesi "spagnoli" (anche quelli ex-colonie) si usa tutt'ora il nome paterno-materno... certo poi sarebbe abbastanza curioso per un genealogista decidere se inserire nell'albero dei Bianchi il sig. Caio Rossi Bianchi...

Sarei curioso di conoscere le opinioni degli altri amici e colleghi sulla questione.

Michele T.d.S.
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Messaggioda marcoluca » martedì 4 gennaio 2005, 11:12

Gentili colleghi,
buon dì, ben ritrovati e soprattutto buon anno!
A riguardo di questa discussione ho trovato un articolo che avevo conservato in quanto ricco di spunti di riflessioni. Soprattutto sulla diversità dei ruoli dei due sessi che oggigiorno sembra essere quasi del tutto sovvertita; sul ruolo del genitore nei confronti del proprio figlio; sul significato genealogico della trasmissibilità del cognome paterno; il senso di responsabilità... ce ne sono insomma diversi sui quali si potrebbe discutere e riflettere...
L'articolo è tratto dal BS di settembre 2004.

Il cognome … scelta personale?

<< Caro dottor J., lei ha parlato di legislazioni diversificate in materia di attribuzione del cognome a un bambino. Le legislazioni, come la nostra, che impongono il cognome del padre sono frutto di cultura non universale, come lei ben sa. Esistono altre logiche…E le dirò di più: ho l’impressione che la nostra logica sia incompatibile con il principio dell’uguaglianza dei sessi. Allora, questa nostra legislazione non è forse un vestigio di una società patriarcale? E ancora, lei è proprio sicuro che non sia discriminante?>>
Alfredo, Bari.

Caro Alfredo,
si confondono con troppa facilità i termini uguaglianza con indifferenziazione. La querelle della parità è spesso mal definita come se “uguale” significasse “medesimo”, o “identico”, cioè “intercambiabile”. Ora, la questione è piuttosto questa: come stabilire una uguaglianza tra esseri o ruoli differenti; come essere uguali pur restando diversi. Nel caso specifico del nome di famiglia, o cognome, si rischia, in nome di un’uguaglianza mal compresa, di privare i ragazzi della funzione che struttura la differenza. Il legame tra la madre e il figlio è di ordine del tutto differente da quello che lega il padre e il figlio per quest’ultimo non è né naturale né automatico.

Il nome di famiglia, infatti, non pone unicamente un problema tecnico, biologico o sociologico. La sua componente psicologica non va sottovalutata. Essa aiuta a definire l’identità di un individuo a partire dalla sua origine. In un’epoca dove tutto è basato sull’immediato, tutto è a breve termine, assume un’importanza radicale poter fare riferimento a coloro che ci hanno preceduto, ai nostri ascendenti. La scelta aleatoria del cognome a ogni generazione romperebbe questo riferimento al passato e ridurrebbe ancora di più la cellula familiare, sopprimendo ogni nozione di parentela al di fuori della filiazione diretta tra persone viventi. Si comprende sempre maggiormente l’importanza dei legami genealogici nelle terapie e si fa sempre più ricorso alla “psicogenealogia”. Perciò, non complichiamo ulteriormente le cose creando problemi là dove non ce ne sono.
L’uguaglianza dei sessi non è un soggetto da trattare alla leggera, magari attraverso una decisione politica che annienterebbe una regola che ha impiegato secoli per definirsi ed imporsi. Con questo, non voglio dire che va tutto bene così e nulla deve cambiare, voglio solo ribadire che è necessario mettere in ordine tutti quegli elementi che permetteranno ai padri di prendere il loro posto tra la madre e il figlio. Del resto,quello che oggi va sotto il nome di diritto “ diritto di scelta del cognome” rischia di non essere utile a nessuno.

Gli uomini possono risultare perdenti. Non sono pochi quelli che confessano: “ Quando è nato mio figlio, non sapevo quali valori trasmettergli”. Ebbene, se c’è una cosa fuori discussione è che essi trasmettono il loro cognome che assume il valore di un messaggio di responsabilità nei confronti del figlio. Per un padre dare il proprio cognome è già un punto di partenza. Se alcuni papà di oggi sono più… “materni” che paterni, essi restano tuttavia in prima linea come rappresentanti simbolici della legge. Anche le donne possono a loro volta risultare perdenti, quando, ad esempio, i loro mariti sono “assenti”, o perché totalmente assorbiti dal lavoro o perché si sono ricostruiti la vita con un’altra donna, e hanno perciò un’altra famiglia… Il cognome dato ai figli serve quanto meno a ricordare la loro responsabilità. Altrimenti che cosa li legherà ai figli se essi non portano nemmeno più il cognome paterno? Già all’interno della coppia si possono creare situazioni di contrasto tra i due: la donna prova il desiderio di avere un figlio, l’uomo spesso esita a riguardo. Se un figlio non desiderato dal marito nasce lo stesso, l’uomo non può decidere di far ricadere tutta la responsabilità sulla mamma. Lasciare alla valutazione dei genitori la scelta del patronimico rischia di creare delle situazioni paradossali.

Soprattutto non dobbiamo dimenticare i ragazzi. Troppo spesso i padri si tirano indietro quando il loro figlio adolescente va in crisi: non c’è modo di avere un confronto, di sperare in un aiuto. Invece, come si sa bene, il colloquio franco, il confronto o magari anche lo scontro sono utili per trovare una soluzione. Tutte le pratiche riguardanti la delinquenza dei giovani descrivono la sofferenza e lo smarrimento di chi non ha chiara la sua appartenenza familiare e/o culturale. Il sistema di scelta libera, à la carte come dicono i francesi, può creare delle disparità tra i ragazzi: alcuni possono avere due casati di riferimento, altri uno solo. In nome di che cosa una discendenza viene eliminata? Perché scegliere di non rendere il padre presente? E l’assenza del nome della madre diventerà una questione che prima non si poneva? Rendere ai sessi la loro particolarità e la loro differenza non è forse un buon modo di vidimare la loro uguaglianza? La donna dà la vita, l’uomo dà il suo nome, questo principio trova la sua origine nella tradizione e si rivela un patto assai equilibrato che invita ciascuno ad assumere la sua parte di responsabilità. Non è poco, ci pare.

Jean-François Meurs


Spero possa interessarvi!
A voi tutti un cordiale saluto

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Messaggioda Messanensis » martedì 4 gennaio 2005, 19:13

In un’epoca dove tutto è basato sull’immediato, tutto è a breve termine, assume un’importanza radicale poter fare riferimento a coloro che ci hanno preceduto, ai nostri ascendenti. La scelta aleatoria del cognome a ogni generazione romperebbe questo riferimento al passato e ridurrebbe ancora di più la cellula familiare, sopprimendo ogni nozione di parentela al di fuori della filiazione diretta tra persone viventi.


Questa legge é un'assurdità!
Rosario Basile

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Messaggioda marcoluca » mercoledì 5 gennaio 2005, 9:47

Condivido la sua opinione, signor Messanensis,
con troppa semplicità, sembra, si butti al vento secoli di tradizione senza porsi domande circa la sua origine ed il suo significato sociale.
Troppo spesso in nome di una certa parità di sessi, mal propagandata, forse perchè nemmeno ben capita, si cerca uguagliare ruoli che sono specifici per l'uomo e per la donna rispettivamente, depauperando quasi sempre l'uomo di quelle prerogative che gli sono proprie.

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Messaggioda antonio_conti » mercoledì 5 gennaio 2005, 11:17

Buongiorno,
la discussione proposta dal Signor Cravarezza è certamente importante, ma è una questione sulla quale mi sono interrogato solo saltuariamente e mai in modo approfondito. Sarà questa la sede per soffermarmi un po' di più sull'argomento.
Vi dirò, se io fossi IL legislatore in Italia credo che lascerei la normativa così com'è. Se non ricordo male il cognome si è formato in Italia attraverso l'uomo, il padre, e per la linea paterna si è sempre trasmesso salvo le rare, legittime, eccezioni.
Cambiare la normativa in materia, quale funzione avrebbe, a quale bisogno risponderebbe?
L'ulteriore equiparazione tra il padre e la madre! Già.
Il c.d. nuovo diritto di famiglia (che ormai compirà trent'anni) ha attuato alcuni principi espressi dalla Costituzione della Repubblica, principi sui quali si deve fondare l'ordinamento del nostro Stato.
Credo che quelle riforme siano state necessarie e doverose, ma francamente non saprei esprimermi con certezza sulla questione del cognome.
Credo che la confusione dei ruoli tra padre e madre nel rapporto con i figli debba essere "governato" dal sentire e dalle capacità di ciscuno dei due genitori e da tutti e due insieme allo stesso tempo; non deciso e predeterminato dalla Legge. Così non credo che al padre debba attribuirsi un ruolo "preconfezionato" ed etichettato con "l'etichetta" del cognome imposto automaticamente per legge.
Non ne farei, dunque, una questione d'ordine morale, ma di chiarezza d'ordine civile.
Potrà il principio di eguaglianza tra i cittadini "senza distinzioni di sesso, di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali", essere (per così dire) sacrificato su questo punto?
E' compito della Repubblica "rimuovere" questo ostacolo (se ostacolo è)?
E' questa una esigenza sentita dalla società? E' questo un bisogno di cambiamento necessario per governare nuove dinamiche sociali e culturali?
Vi dirò, queste domande rimangono in me senza risposta, per ora.
Forse grazie ai vostri interventi potrò trarre ulteriori elementi di giudizio.

Cordiali saluti

Antonio Conti

PS
Gentile Signor Marcoluca,
lei ha cortesemente riportato un significativo articolo tratto "dal BS di settembre 2004", scuserà la mia ingnoranza, ma BS che cosa è?
Libertà vo cercando
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Messaggioda marcoluca » mercoledì 5 gennaio 2005, 14:23

Signor Conti,
sono io che chiedo scusa a lei ed agli altri colleghi per la imprecisione con cui ho riportato l'articolo.
BS sta per Bollettino Salesiano.
E' una rivista di informazione religiosa e, come può ben capire, quindi il contenuto dell'articolo aderisce alla posizione della Chiesa riguardo alla famiglia.

Cordialmente,

marcoluca
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 7 gennaio 2005, 16:26

Messanensis ha scritto:Questa legge é un'assurdità!


...alzar polvere (e complicare facendo impicci) è sempre stato più facile e comodo che toglierla (e semplificare facendo chiarezza)! :evil:

Bene :?: vale
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Detestabile è la falsa umiltà
Chiedete a Icaro se con i copiaincolla Immagine si arriva in cielo
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » domenica 16 gennaio 2005, 20:26

In passato però spesso il figlio (se la madre proveniva da una famiglia particolarmente importante) ha aggiunto il cognome della madre al proprio paterno.

Personalmente ritengo legittima la richiesta delle donne moderne di poter aggiungere il proprio cognome a quello del padre del proprio figlio. Certo altra cosa è la completa esclusione del cognome paterno.
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