Araldica Scledense
Ecco un nuovo interessante volume per gli studiosi o semplici appassionati di araldica del territorio della Serenissima.
Questa è la recensione pubblicata sul Giornale di Vicenza.
Libri. Gli "Elementi per un blasonario" nella ricerca araldica di Giovanni Grendene ed Ezio Maria Simini
NOBILI E NOTABILI A SCHIO
Una ricerca di nicchia ma profondamente radicata in sei secoli di storia di Schio e della provincia vicentina. Così si può inquadrare "Araldica scledense. Elementi per un blasonario" (Grafiche Marcolin, pagg. 208, euro 21), recente pubblicazione di Giovanni Grendene ed Ezio Maria Simini, quest’ultimo per una volta non impegnato nei suoi consueti campi di studio, ovvero la Resistenza e le lotte operaie.
Il volume, dopo una rapida panoramica dei vari poteri e dominazioni che dal XIII al XIX secolo ebbero influenza diretta sul territorio scledense - dalla Chiesa all’Impero, dalle Signorie medioevali alla Serenissima, da Napoleone agli Asburgo - passa ad analizzare in chiave araldica e secondo le precise regole che la contraddistinguono la variegata composizione delle famiglie nobili autoctone o importate in Schio e nelle terre limitrofe. Un capitolo specifico è invece dedicato a quelle dinastie foranee che godevano di determinati diritti feudali su terre, chiese, palazzi (tra i vari casati i Maltraverso, Nogarola, Boldù, Da Porto, Dal Ferro, Capra, Piovene, Tron, Erizzo, Muzan, Barbarigo).
Oggetto principale dell’indagine è tuttavia il quadro politico, economico e sociale che permise a diverse famiglie del Vicariato scledense di essere accolte nel Consiglio Nobile di Vicenza, un "cursus honorum" obbligato essendo mancante in città una tale istituzione. Alla base, naturalmente, doveva esserci una documentata agiatezza (derivante quasi sempre dal commercio della lana e della seta), il non aver mai esercitato lavori manuali o arti vili e l’aver sempre vissuto "more nobilium".
Nello studio di Grendene e Simini sono prese in esame comunque anche tutte quelle famiglie che, pur non arrivando ad ottenere l’agognata nobilitazione, riuscirono tuttavia a primeggiare economicamente e socialmente in Schio e nella Valleogra per secoli e secoli grazie ancora al commercio, ad incarichi nelle amministrazioni cittadine ed all’esercizio di professioni influenti (medici, avvocati, notai, letterati).
I nobili ed i notabili, insomma. Tutti dotati di uno stemma, che gli autori hanno personalmente illustrato anche in diverse varianti, accompagnandolo per ciascun lignaggio ad un "excursus" sulle rispettive origini e storia che attinge dalle cronache del tempo. Dai Baretta ai Bologna, dai Folco ai Da Schio, dai Clementi ai Fusinieri, dai Pasini ai Toaldi e a decine di altre famiglie blasonate, Grendene e Simini restituiscono dunque al volto di una comunità, attraverso la lente della scienza araldica, alcuni tratti fisionomici altrimenti misconosciuti che ne rafforzano, agli occhi dei contemporanei, l’identità culturale.
Questa è la recensione pubblicata sul Giornale di Vicenza.
Libri. Gli "Elementi per un blasonario" nella ricerca araldica di Giovanni Grendene ed Ezio Maria Simini
NOBILI E NOTABILI A SCHIO
Una ricerca di nicchia ma profondamente radicata in sei secoli di storia di Schio e della provincia vicentina. Così si può inquadrare "Araldica scledense. Elementi per un blasonario" (Grafiche Marcolin, pagg. 208, euro 21), recente pubblicazione di Giovanni Grendene ed Ezio Maria Simini, quest’ultimo per una volta non impegnato nei suoi consueti campi di studio, ovvero la Resistenza e le lotte operaie.
Il volume, dopo una rapida panoramica dei vari poteri e dominazioni che dal XIII al XIX secolo ebbero influenza diretta sul territorio scledense - dalla Chiesa all’Impero, dalle Signorie medioevali alla Serenissima, da Napoleone agli Asburgo - passa ad analizzare in chiave araldica e secondo le precise regole che la contraddistinguono la variegata composizione delle famiglie nobili autoctone o importate in Schio e nelle terre limitrofe. Un capitolo specifico è invece dedicato a quelle dinastie foranee che godevano di determinati diritti feudali su terre, chiese, palazzi (tra i vari casati i Maltraverso, Nogarola, Boldù, Da Porto, Dal Ferro, Capra, Piovene, Tron, Erizzo, Muzan, Barbarigo).
Oggetto principale dell’indagine è tuttavia il quadro politico, economico e sociale che permise a diverse famiglie del Vicariato scledense di essere accolte nel Consiglio Nobile di Vicenza, un "cursus honorum" obbligato essendo mancante in città una tale istituzione. Alla base, naturalmente, doveva esserci una documentata agiatezza (derivante quasi sempre dal commercio della lana e della seta), il non aver mai esercitato lavori manuali o arti vili e l’aver sempre vissuto "more nobilium".
Nello studio di Grendene e Simini sono prese in esame comunque anche tutte quelle famiglie che, pur non arrivando ad ottenere l’agognata nobilitazione, riuscirono tuttavia a primeggiare economicamente e socialmente in Schio e nella Valleogra per secoli e secoli grazie ancora al commercio, ad incarichi nelle amministrazioni cittadine ed all’esercizio di professioni influenti (medici, avvocati, notai, letterati).
I nobili ed i notabili, insomma. Tutti dotati di uno stemma, che gli autori hanno personalmente illustrato anche in diverse varianti, accompagnandolo per ciascun lignaggio ad un "excursus" sulle rispettive origini e storia che attinge dalle cronache del tempo. Dai Baretta ai Bologna, dai Folco ai Da Schio, dai Clementi ai Fusinieri, dai Pasini ai Toaldi e a decine di altre famiglie blasonate, Grendene e Simini restituiscono dunque al volto di una comunità, attraverso la lente della scienza araldica, alcuni tratti fisionomici altrimenti misconosciuti che ne rafforzano, agli occhi dei contemporanei, l’identità culturale.
