Araldica calcistica: tutti i colori e le insegne del calcio
È con piacere che segnalo ai Lettori del forum il nuovo volume di Alessandro Savorelli, dedicato alle contaminazioni araldiche e vessillologiche che gli ignari tifosi si ritrovano a piene mani nel variopinto mondo delle insegne e dei vessilli dei loro clubs.
Riporto di seguito una recensione apparsa al seguente link corredata da un ampio apparato iconografico che attesta, ad esempio, la diffusa derivazione dall'araldica civica delle maglie delle principali società calcistiche, o il vero e proprio bestiario simbolico di quelle squadre.
FJVT
http://sdz.aiap.it/notizie/10710
Sergio Salvi, Alessandro Savorelli,
Tutti i colori del calcio. Storia e araldica di una magnifica ossessione, Le Lettere, Firenze, euro 19.
«I colori del calcio
Perché la maglia della Juventus è bianconera, quella del Chelsea azzurra, quella del Real Madrid bianca, quella del Barcellona blu-granata, quella del Milan rossonera, quella della Fiorentina viola?
Nel rispondere a queste domande gli autori di Tutti i colori del calcio, Sergio Salvi e Alessandro Savorelli, evidenziano come l’origine dei rituali del calcio stia nelle forme del gioco collettivo medievale, dal torneo cavalleresco ai giochi popolari “di piazza”.
Il calcio è una “guerra finta” che imita lo scontro fisico tra due eserciti armati e “colorati”. “Colorati” perché a differenza delle guerre moderne, in quelle dal medioevo all’Ottocento non si usarono divise mimetiche e colori neutri, ma toni e abbinamenti di colori sgargianti. Dagli usi cavallereschi della guerra e dei tornei, che ne sono una forma giocosa, il calcio ha mutuato questo aspetto che è intrinseco alla sua natura, di “spettacolo a colori”, sia nelle forme arcaiche (il calcio storico) sia in quelle moderne nate nella seconda metà dell’Ottocento. Anche la scelta dei colori delle maglie, le “regole” che le governano, non scritte ma statisticamente omogenee, affondano la loro origine nel linguaggio semantico che regolava la guerra cavalleresca: quello dell’“araldica”, della quale, sorprendentemente, il calcio è la manifestazione più recente, ora che i “cavalieri” si vedono solo nel film.
Le pagine del libro, attraverso una storia del calcio come gioco e istituzione, che è insieme una storia sociologica dei club più famosi, tracciano una mappa dei “colori del calcio”, analizzando i colori sociali, le maglie e i simboli di centinaia di squadre europee, italiane e sudamericane e rintracciandone la diversa origine e significato. I motivi della scelta dei colori delle squadre di calcio sono disparati e assai poco conosciuti o mescolati a leggende: talora è il caso o il gusto, spesso la contrapposizione a una squadra rivale, altre volte la scelta è condizionata dalla storia, dalla politica, dai colori cittadini o regionali, ma anche dalla religione e dall’economia. E non manca nemmeno un rapido excursus sul trend, sugli interventi, spesso bizzarri se non strampalati, di stilisti improvvisati e tipografi inavvertiti, che ridisegnano in modo improbabile, seguendo la moda del momento, le maglie di "quest'anno", sempre in accordo con le ragioni dello sponsor e spesso cadendo nel ridicolo o nel rumore semantico, quasi sempre dimenticando le ragioni storiche del ricorso a un colore o a un simbolo precisi.
Ci si sofferma anche, naturalmente, sull’“araldica calcistica” dei “marchi” dei club: il sistema di segni oggi probabilmente più noto universalmente al mondo, che sfata l’opinione comune secondo la quale l’araldica è un passatempo per iniziati, incomprensibile e misterioso. I tifosi di calcio sono oggi a livello planetario – anche se probabilmente non lo sanno ! - gli autentici cultori di un codice di riconoscimento simbolico e cromatico noto a milioni di persone e decisivo per il gusto, la moda e la percezione psicologica del colore nella società moderna.»
Riporto di seguito una recensione apparsa al seguente link corredata da un ampio apparato iconografico che attesta, ad esempio, la diffusa derivazione dall'araldica civica delle maglie delle principali società calcistiche, o il vero e proprio bestiario simbolico di quelle squadre.
FJVT
http://sdz.aiap.it/notizie/10710
Sergio Salvi, Alessandro Savorelli,
Tutti i colori del calcio. Storia e araldica di una magnifica ossessione, Le Lettere, Firenze, euro 19.
«I colori del calcio
Perché la maglia della Juventus è bianconera, quella del Chelsea azzurra, quella del Real Madrid bianca, quella del Barcellona blu-granata, quella del Milan rossonera, quella della Fiorentina viola?
Nel rispondere a queste domande gli autori di Tutti i colori del calcio, Sergio Salvi e Alessandro Savorelli, evidenziano come l’origine dei rituali del calcio stia nelle forme del gioco collettivo medievale, dal torneo cavalleresco ai giochi popolari “di piazza”.
Il calcio è una “guerra finta” che imita lo scontro fisico tra due eserciti armati e “colorati”. “Colorati” perché a differenza delle guerre moderne, in quelle dal medioevo all’Ottocento non si usarono divise mimetiche e colori neutri, ma toni e abbinamenti di colori sgargianti. Dagli usi cavallereschi della guerra e dei tornei, che ne sono una forma giocosa, il calcio ha mutuato questo aspetto che è intrinseco alla sua natura, di “spettacolo a colori”, sia nelle forme arcaiche (il calcio storico) sia in quelle moderne nate nella seconda metà dell’Ottocento. Anche la scelta dei colori delle maglie, le “regole” che le governano, non scritte ma statisticamente omogenee, affondano la loro origine nel linguaggio semantico che regolava la guerra cavalleresca: quello dell’“araldica”, della quale, sorprendentemente, il calcio è la manifestazione più recente, ora che i “cavalieri” si vedono solo nel film.
Le pagine del libro, attraverso una storia del calcio come gioco e istituzione, che è insieme una storia sociologica dei club più famosi, tracciano una mappa dei “colori del calcio”, analizzando i colori sociali, le maglie e i simboli di centinaia di squadre europee, italiane e sudamericane e rintracciandone la diversa origine e significato. I motivi della scelta dei colori delle squadre di calcio sono disparati e assai poco conosciuti o mescolati a leggende: talora è il caso o il gusto, spesso la contrapposizione a una squadra rivale, altre volte la scelta è condizionata dalla storia, dalla politica, dai colori cittadini o regionali, ma anche dalla religione e dall’economia. E non manca nemmeno un rapido excursus sul trend, sugli interventi, spesso bizzarri se non strampalati, di stilisti improvvisati e tipografi inavvertiti, che ridisegnano in modo improbabile, seguendo la moda del momento, le maglie di "quest'anno", sempre in accordo con le ragioni dello sponsor e spesso cadendo nel ridicolo o nel rumore semantico, quasi sempre dimenticando le ragioni storiche del ricorso a un colore o a un simbolo precisi.
Ci si sofferma anche, naturalmente, sull’“araldica calcistica” dei “marchi” dei club: il sistema di segni oggi probabilmente più noto universalmente al mondo, che sfata l’opinione comune secondo la quale l’araldica è un passatempo per iniziati, incomprensibile e misterioso. I tifosi di calcio sono oggi a livello planetario – anche se probabilmente non lo sanno ! - gli autentici cultori di un codice di riconoscimento simbolico e cromatico noto a milioni di persone e decisivo per il gusto, la moda e la percezione psicologica del colore nella società moderna.»