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Le origine simboliche del blasone

MessaggioInviato: domenica 28 settembre 2008, 18:25
da SINFOROSA
Scusate il disturbo ma mi serve la vostra competenza.

Sto cercando di rendere meno abissale la mia ignoranza in campo araldico anche se con grande fatica dal momento che devo fare i conti con un linguaggio ermetico ed astruso per chi è alle prime armi. :(
Confesso però che il mio interesse non è rivolto tanto alla blasonatura - o si dice blasone ? :oops: - di uno stemma quanto al suo significato simbolico. Ho trovato l'indicazione del seguente testo :" Le origine simboliche del blasone .L'ermetismo nell'arte araldica " di Viel Robert,Cadet de Gassicourt e tradotto da Giardini . Edizioni Arkeios 1998 .
Qualcuno di voi lo conosce e pensa che potrebbe essermi utile ?
Inoltre sempre navigando in internet mi sono imbattuta in un testo più o meno analogo di Guelfi di Camajani.
Purtroppo ho perso l'annotazione e non sono più stata capace di ritrovarlo in rete. :4:
Cè un 'anima pietosa disposta ad aiutarmi ?
Cordialmente

Re: Le origine simboliche del blasone

MessaggioInviato: domenica 28 settembre 2008, 18:41
da Alessio Bruno Bedini
Cara Luciana non conosco il libro da te citato e dunque non posso esserti d'aiuto.:oops:

Di Guelfi Camajani invece posso dirti che ne sono esistiti e ne esistono molti e ti consiglio di cercare su http://opac.sbn.it il libro che ti interessa. :wink:

Re: Le origine simboliche del blasone

MessaggioInviato: domenica 28 settembre 2008, 19:05
da SINFOROSA
Caro Alessio,
ti ringrazio per il suggerimento. Purtroppo non ho trovato quanto cercavo poichè in nessuno dei testi indicati è riportato il termine " simbologia "o derivati che invece ricordo bene di aver letto .
Questo mi sia di lezione per la prossima volta :4:
Visto che sei così gentile potresti darmi qualche altro titolo che possa in qualche modo essermi d'aiuto ?
Cordialmente e.....grazie ancora per l'attenzione. :P

Re: Le origine simboliche del blasone

MessaggioInviato: domenica 28 settembre 2008, 19:11
da SINFOROSA
A proposito non mi ero resa conto del nuovo titolo.
Hai fatto bene : quel " scusate il disturbo " era davvero troppo banale no?... :wink:
Ri-cordialmente

Re: Le origine simboliche del blasone

MessaggioInviato: lunedì 29 settembre 2008, 12:23
da Franz Joseph von Trotta
Gentile Sinforosa,

il titolo che cerca sembrerebbe una contraddizione dei termini in quanto "le origine del blasone" non furono affatto simboliche ma, più semplicemente, semantiche.

Questa conclusione era già stata avvertita nelle poco note "riflessioni araldiche" di Cosimo Piovasco di Rondò - che, suppongo Lei conosca bene :D -, ma è riconosciuta ormai da decenni dalla letteratura e dagli autori più autorevoli della nostra disciplina: alle origini del fenomeno araldico alle sue figure si richiedeva solo di essere dei puri segni di riconoscimento visivo. Certo nel corso dei secoli agli stemmi e all'araldica più in generale, furono cucite simbologie, astruse, ermetiche, se non anche esoteriche, tuttavia per la maggior parte fantasiose.

Anche i testi del Guelfi Camajani sono ormai ampiamente datati non tanto nelle parti strettamente tecniche, ma certo in quelle storiche e critiche.

Se mi posso permettere un suggerimento, cerchi anche il "Traité d'héraldique" (Grands manuels Picard, ultima ed. 2003) di Michel Pastoureau universalmente riconosciuto come il più autorevole araldista contemporaneo (ma anche il suo "Figures de l'héraldique", Découvertes Gallimard, 1996) che in un linguaggio semplice e concreto, applicando i normali metodi di ricerca storiografica - talvolta ancora oggi inspiegabilmente disattesi da chi si occupa di stemmi -, presenta l'araldica per quello che è stata ed è, un testo fondamentale soprattutto per chi si avvicina da profano: evita perdite di tempo e fraintendimenti.

Un saluto,

FJVT

P.S. Utile per comprendere l'A. e il suo metodo di un suo titolo in italiano che sfiora anche l'araldica (attualmente è disponibile in una pratica edizione tascabile priva però del corredo iconografico):

Blu. Storia di un colore
Michel Pastoureau
Ponte alle grazie
(216 pagine con 7 pagine di bibliografia e numerose illustrazioni. Titolo originale Bleu. Histoire d'une couleur, editore originale Editions du Seuil, 2000, traduzione di Fabrizio Ascari)

Michel Pastoureau è uno storico francese e tiene il corso di Symbolique médiévale et moderne alla École Pratique des Hautes Études della Sorbona, a Parigi. Ci sono storici del Medio Evo e dell'età contemporanea. Ci sono storici della scienza e storici della religione. Ci sono storici dei grandi eventi politici e storici della vita quotidiana. Pastoureau è uno storico del colore e ne studia il ruolo e il significato nel percorso dell'umanità.

Uno storico del colore non è uno storico della pittura o della fotografia, perché da una parte si limita al colore ma dall'altra apre la propria attenzione a qualunque espressione sociale e culturale di esso: il colore delle stoffe e dei vestiti, dell'arte e della pittura, dell'arredamento e della liturgia. E poi il lessico del colore, la sua accettazione, il suo uso nella comunicazione e nel simbolismo.

Nessun colore ha un significato assoluto. Non è vero che il rosso sia il simbolo dell'amore, della passione, del coraggio e della guerra. Il significato di un colore varia secondo fattori culturali, temporali e geografici. Oggi il nero in Europa significa lutto, ma mille anni fa non era così. In Giappone, oggi, il lutto è rappresentato dal bianco.

"Non esiste una verità transculturale del colore, come vorrebbero far credere certi libri che si basano su un sapere neurobiologico mal digerito o - peggio - che cadono in una psicologia esoterizzante da quattro soldi. Disgraziatamente, i libri di questo genere abbondano nella bibliografia sull'argomento, impoverendola."

Questo pezzo (tratto dall'introduzione) rende giustizia di molti libri che elencano e spiegano i significati più o meno nascosti e la simbologia dei colori: il nero è un colore che incute paura, è fiero, terribile, potente, il giallo è un colore caldo e rappresenta ricchezza e allegria, il marrone è deprimente e ottuso, e così via.

Per Pastoureau, ed io lo seguo, questa è psicologia da quattro soldi, rimasticazione di frasi sentite dire, comperate con i punti del Mulino Bianco. In realtà il significato del colore è un fatto culturale, che varia nei luoghi, nei tempi e nelle classi sociali.

Il significato che oggi ha il verde in Europa è diverso da quello che il verde aveva mille anni fa in Europa. Il significato che oggi ha il bianco in Europa è diverso dal significato che oggi ha il bianco in Giappone. Il significato del blu presso gli antichi romani è diverso da quello che ha oggi negli Stati Uniti.

Questo libro è la storia sociale del colore negli ultimi diecimila anni, dal neolitico ad oggi. E' la storia di tutti i colori ma è imperniata sul blu, il colore oggi preferito in Occidente, ma con un ruolo sociale molto debole nell'antichità. Per gli antichi romani era il colore dei barbari e aveva connotazioni negative. Le cose hanno iniziato a cambiare nel Medio Evo, soprattutto nella religione e successivamente col romanticismo, e oggi il blu è il colore preferito in Europa e in tutto l'Occidente.

Insomma è la società che attribuisce un significato al colore e la storia del colore può essere solo una storia sociale e culturale. Diffidate da chi scrive che il rosso è un colore caldo e il nero è il colore del lutto.

Re: Le origine simboliche del blasone

MessaggioInviato: lunedì 29 settembre 2008, 20:27
da Lucio81
Il libro che Sinforosa cerca è stato recensito nel 2003 dalla rivista "Nobiltà":

http://www.iagi.info/rivistanobilta/200 ... bri-09.htm

Re: Le origine simboliche del blasone

MessaggioInviato: martedì 30 settembre 2008, 1:58
da Antonio Pompili
Franz Joseph von Trotta ha scritto:Gentile Sinforosa,
il titolo che cerca sembrerebbe una contraddizione dei termini in quanto "le origine del blasone" non furono affatto simboliche ma, più semplicemente, semantiche.
Questa conclusione era già stata avvertita nelle poco note "riflessioni araldiche" di Cosimo Piovasco di Rondò - che, suppongo Lei conosca bene :D -, ma è riconosciuta ormai da decenni dalla letteratura e dagli autori più autorevoli della nostra disciplina: alle origini del fenomeno araldico alle sue figure si richiedeva solo di essere dei puri segni di riconoscimento visivo. Certo nel corso dei secoli agli stemmi e all'araldica più in generale, furono cucite simbologie, astruse, ermetiche, se non anche esoteriche, tuttavia per la maggior parte fantasiose.
Anche i testi del Guelfi Camajani sono ormai ampiamente datati non tanto nelle parti strettamente tecniche, ma certo in quelle storiche e critiche.
Se mi posso permettere un suggerimento, cerchi anche il "Traité d'héraldique" (Grands manuels Picard, ultima ed. 2003) di Michel Pastoureau universalmente riconosciuto come il più autorevole araldista contemporaneo (ma anche il suo "Figures de l'héraldique", Découvertes Gallimard, 1996) che in un linguaggio semplice e concreto, applicando i normali metodi di ricerca storiografica - talvolta ancora oggi inspiegabilmente disattesi da chi si occupa di stemmi -, presenta l'araldica per quello che è stata ed è, un testo fondamentale soprattutto per chi si avvicina da profano: evita perdite di tempo e fraintendimenti.

Caro Franz, sono d'accordo con te sulla validità del trattato del Pastoureau, che riconosco come una delle migliori introduzioni all'araldica scritta negli ultimi anni, sia per la ricchezza di contenuti, che per la organicità del materiale e il rigore del metodo scientifico. E trovo molto gustoso anche il libretto "Figures de l'héraldique" che, in maniera sintetica, presenta lo sviluppo dell'araldica dalle sue origini fino alle più recenti evoluzioni.
Ma non scarterei troppo facilmente il libro di cui si interessa Sinforosa. Infatti, le due opere raccolte dal volume non si pongono come studi di tipo storico-critico, ma piuttosto come insieme di ipotesi, affascinanti quanto ben appoggiate a ragionamenti coerenti e a citazioni numerose. E come tutte le ipotesi, quelle avanzate in questo volume possono esser accolte o meno. Ma è anche con le opinioni - e non solo con lo studio oggettivo dei fenomeni e dei relativi sviluppi storici - che qualsiasi scienza cresce. Vicino a verità sicure, perchè già acquisite dal patrimonio di secolari studi araldici, ve ne sono altre abbastanza attendibili perchè condivise da tutti o da quasi tutti gli specialisti del settore, altre invece controverse, altre infine che costituiscono opinioni di singoli studiosi. E' così però che procede e avanza la ricerca della verità in tutti i campi.
Certamente questo libro (e in esso, soprattutto l'opera del Viel) non cerca di spiegare l'origine dell'araldica e il suo sviluppo a partire da quelle simboligie che nel corso dei secoli furono "cucite" (come tu giustamente dici) sugli stemmi. Ma piuttosto, a partire dal ricchissimo mondo simbolico medioevale, cerca di capire come alcuni di questi simboli siano gradualmente entrati, evolvendosi e mutando, nel sempre più maturo sistema araldico.
Del resto, mi sembra che anche il citato Pastoureau usi questo modo di procedere in un altro suo bellissimo testo, "Une histoire Symbolique du Moyen Age occidental", nel quale, a parte numerosi rimandi all'araldica, un intero capitolo è dedicato alla nascita delle armi.
Personalmente ritengo la coppia di libri di Viel e Gassicourt/Paulin, fondamentale, per chiunque voglia intraprendere un cammino di approfondimento delle questioni relative alla nascita dell'araldica e ai fattori che fin dall'inizio ne determinarono la grande forza espressiva.

Re: Le origine simboliche del blasone

MessaggioInviato: martedì 30 settembre 2008, 9:28
da Franz Joseph von Trotta
Cari Antonio e Lucio,

grazie per le Vs. segnalazioni e osservazioni. Non conosco il libro e, quindi, non ne posso dire nulla. La mia perplessità deriva solo dalla prudenza che un titolo così perentorio e definitivo mi induce ad assumere alla luce delle conclusioni piuttosto concordi in letteratura sulla natura semantica del fenomeno araldico.

Tuttavia conoscendo l'autorevolezza di Gorra che ha redatto la recensione segnalata posso intuire che, per il fatto che ne abbia avuto un'impressione favorevole, si tratti di un testo interessante.

In ogni caso alcune sue considerazioni mi sembrano indicative, soprattutto ove conclude «Questi testi fanno parte di un genere che non ammette vie di mezzo: o si approvano, o si respingono. Per lettori dal temperamento razionale, sarà difficile condividere la validità delle tesi esposte; per altri di spirito più aperto, sarà altrettanto complicato contestarle.»

Non so comunque quanto ad un neofita - come mi par di capire sia Sinforosa - sia utile "iniziarsi" :D alla nostra disciplina attraverso testi così "particolari" piuttosto che con il più "semplice Traité" del Pastoureau di cui non ci si lamenterà mai abbastanza dell'assenza di una sua edizione italiana.

Un caro saluto,

F.

Re: Le origine simboliche del blasone

MessaggioInviato: martedì 30 settembre 2008, 10:34
da Antonio Pompili
Franz Joseph von Trotta ha scritto:Non so comunque quanto ad un neofita - come mi par di capire sia Sinforosa - sia utile "iniziarsi" :D alla nostra disciplina attraverso testi così "particolari" piuttosto che con il più "semplice Traité" del Pastoureau di cui non ci si lamenterà mai abbastanza dell'assenza di una sua edizione italiana.

Ah sì, caro Franz Joseph :) , su questo sono pienamente d'accordo con te. Personalmente non consiglierei mai a chi è alle prime armi (è il caso di dirlo :wink: ) con l'araldica, testi così particolari come quelli di Viel e Gassicourt-Paulin. Infatti sopra mi sono espresso parlando precisamente di "chiunque voglia intraprendere un cammino di approfondimento", il che presuppone che non giudicherei mai quel volume un testo di introduzione. Se si leggesse questo libro senza aver una visione di insieme dell'araldica dal punto di vista storico e artistico, se ne potrebbero avere le idee un po' confuse, quanto meno troppo limitate in una direzione. Certamente, un'ottima visione di insieme viene offerta invece dal Traité del Pastoureau, che sopra ho definito come "una delle migliori introduzioni all'araldica scritte negli ultimi anni", e che, come tale, può essere (per chi mastica il francese) un testo ideale per una solida formazione di base. Speriamo davvero in una prossima traduzione nella nostra amata lingua italiana per una più diffusa conoscenza dell'opera anche nel nostro Paese.

Re: Le origine simboliche del blasone

MessaggioInviato: martedì 30 settembre 2008, 10:45
da fabrizio guinzio
Aggiungo sull'argomento, già brillantemente trattato, che si stanno pubblicando numerosi testi sui colori(editore Magi) che espressamente si richiamano al Pastoureau(si basano su questo autore) da parte di psicanalisti junghiani. La psicanalisi junghiana sembra essere pervenuta ad una disamina completa dei significati contestualmente attribuiti/attribuibili ai colori in ogni tempo e spazio, valida ad esempio per uno psicanalista europeo o africano o giapponese etc. Attualmente la psicologia analitica si offre come materia ausiliaria dell'araldica, dopo essersi basata sulla scienza araldica per affrontare la questione colori. Staremo a vedere cosa risponderà il Pastoureau a osservazioni/proposte di autori che asseriscono di averlo completato/superato! Ciao, Fabrizio

Re: Le origine simboliche del blasone

MessaggioInviato: martedì 30 settembre 2008, 14:50
da fabrizio guinzio
Un avviso importante per Sinforosa; nel volume recensito(quello col titolo lunghissimo) è presente un'informazione di fondamentale importanza! Un autore fa presente che, quando il neofita chiede il significato di uno stemma, alla risposta che non sempre è possibile darlo, molti se non già posseduti dal "sacro fuoco" di una forte passione per l'araldica, si allontanano delusi. Non è come per i geroglifici, che hanno sempre lo stesso significato(ma sono una scrittura morta!). Carissima, è certo che un prodotto medioevale come l'arme araldica abbia un significato allegorico - anagogico oltre a quello letterale, ma anche che senza ulteriori notizie coeve spesso e volentieri non è conoscibile. Nel medesimo volume vengono date le descrizioni del significato simbolico di numerosi stemmi dell'età napoleonica; l'autore si raccomanda che vengano tramandate ai posteri, per la futura leggibilità simbolica dei medesimi. Piero Guelfi - Camaiani nel suo Dizionario araldico fa comunque presente che tanti stemmi sono trasparenti, ancor più se corredati da un motto; cita per esempio di allegoria chiarissima l'arme della famiglia Carfratelli, quella Giappesi etc.etc.. L'argomento è stato già affrontato in questo nostro forum in un topic sul linguaggio blasonico. E dobbiamo pure tener presenta che l'araldica è viva;perlomeno nei paesi ove sono realtà vivente gli araldi, come ci ha ricordato il nostro Presidente IAGI. Ciao, Fabrizio

Re: Le origine simboliche del blasone

MessaggioInviato: martedì 30 settembre 2008, 16:50
da Franz Joseph von Trotta
fabrizio guinzio ha scritto: E dobbiamo pure tener presenta che l'araldica è viva;perlomeno nei paesi ove sono realtà vivente gli araldi, come ci ha ricordato il nostro Presidente IAGI. Ciao, Fabrizio


Caro Fabrizio,

credo che l'araldica (per fortuna) sia viva e possa vivere anche in quei paesi privi di araldi, non credo che la loro presenza sia una condizione indispensabile. Nell'Italia d'Antico Regime ad esempio gli araldi di stato in senso classico non sono mai esistiti ma l'araldica era vitalissima eccome :D. Nei paesi germanici come Austria , Svizzera e Germania di araldi non ne esistono ma ma parimenti, e come uso dei singoli e come alto livello degli studi scientifici, la materia è vitale. Nei paesi Scandinavi gli arditi aggiornamenti dello stile araldico che possiamo ammirare e ritenere esemplari sono avvenuti senza l'intervento di alcun funzionario.
A mio avviso dei cultori appassionati talvolta possono far di più per la vitalità della disciplina rispetto ad un cattivo funzionario statale prestato all'araldica.
La figura dell'araldo in sé non è automaticamente indice del suo valore e/o autorevolezza.
FJ

Re: Le origine simboliche del blasone

MessaggioInviato: martedì 30 settembre 2008, 23:04
da Sigillum1
Cari tutti, e cara Sinforosa, concordo, come quasi sempre, con il collega von Trotta, nel senso che ne condivido la istintiva reazione "allergica" (se mi concede, von Trotta, e mi concedete tutti il termine, che mi pare tuttavia efficace) a questo genere di letteratura, la cui lettura, spesso anche piacevole, deve, a mio avviso, essere supportata da una buona formazione manualistica e storico documentaria.
Detto questo farei però una distinzione fra i due contributi: L'ermetisme...è, per quel che ne ho capito e che ne ricordo, lavoro davvero ermetico e a tratti del tutto incomprensibile (data probabilmente anche la mia scarsa preparazione sulle scienze occulte in generale), e la lettura che offre dell'Araldica e degli scudi, basata essenzialmente su fonti molto tarde, è, a mio avviso, francamente di scarso interesse e spesso alquanto arbitraria; il lavoro di Robert Viel è invece, a mio avviso, piacevole e interessante, basato su fonti d'epoca e, anche se la teoria sulle origini dell'Araldica che presenta, non viene ora considerata, dai più, attendibile, è una lettura gradevole e a tratti utile. Un cordiale saluto. Silvia