Gentile Sinforosa,
il titolo che cerca sembrerebbe una contraddizione dei termini in quanto "le origine del blasone" non furono affatto simboliche ma, più semplicemente, semantiche.
Questa conclusione era già stata avvertita nelle poco note "riflessioni araldiche" di Cosimo Piovasco di Rondò - che, suppongo Lei conosca bene

-, ma è riconosciuta ormai da decenni dalla letteratura e dagli autori più autorevoli della nostra disciplina: alle origini del fenomeno araldico alle sue figure si richiedeva solo di essere dei puri segni di riconoscimento visivo. Certo nel corso dei secoli agli stemmi e all'araldica più in generale, furono cucite simbologie, astruse, ermetiche, se non anche esoteriche, tuttavia per la maggior parte fantasiose.
Anche i testi del Guelfi Camajani sono ormai ampiamente datati non tanto nelle parti strettamente tecniche, ma certo in quelle storiche e critiche.
Se mi posso permettere un suggerimento, cerchi anche il "Traité d'héraldique" (Grands manuels Picard, ultima ed. 2003) di Michel Pastoureau universalmente riconosciuto come il più autorevole araldista contemporaneo (ma anche il suo "Figures de l'héraldique", Découvertes Gallimard, 1996) che in un linguaggio semplice e concreto, applicando i normali metodi di ricerca storiografica - talvolta ancora oggi inspiegabilmente disattesi da chi si occupa di stemmi -, presenta l'araldica per quello che è stata ed è, un testo fondamentale soprattutto per chi si avvicina da profano: evita perdite di tempo e fraintendimenti.
Un saluto,
FJVT
P.S. Utile per comprendere l'A. e il suo metodo di un suo titolo in italiano che sfiora anche l'araldica (attualmente è disponibile in una pratica edizione tascabile priva però del corredo iconografico):
Blu. Storia di un colore
Michel Pastoureau
Ponte alle grazie
(216 pagine con 7 pagine di bibliografia e numerose illustrazioni. Titolo originale Bleu. Histoire d'une couleur, editore originale Editions du Seuil, 2000, traduzione di Fabrizio Ascari)
Michel Pastoureau è uno storico francese e tiene il corso di Symbolique médiévale et moderne alla École Pratique des Hautes Études della Sorbona, a Parigi. Ci sono storici del Medio Evo e dell'età contemporanea. Ci sono storici della scienza e storici della religione. Ci sono storici dei grandi eventi politici e storici della vita quotidiana. Pastoureau è uno storico del colore e ne studia il ruolo e il significato nel percorso dell'umanità.
Uno storico del colore non è uno storico della pittura o della fotografia, perché da una parte si limita al colore ma dall'altra apre la propria attenzione a qualunque espressione sociale e culturale di esso: il colore delle stoffe e dei vestiti, dell'arte e della pittura, dell'arredamento e della liturgia. E poi il lessico del colore, la sua accettazione, il suo uso nella comunicazione e nel simbolismo.
Nessun colore ha un significato assoluto. Non è vero che il rosso sia il simbolo dell'amore, della passione, del coraggio e della guerra. Il significato di un colore varia secondo fattori culturali, temporali e geografici. Oggi il nero in Europa significa lutto, ma mille anni fa non era così. In Giappone, oggi, il lutto è rappresentato dal bianco.
"Non esiste una verità transculturale del colore, come vorrebbero far credere certi libri che si basano su un sapere neurobiologico mal digerito o - peggio - che cadono in una psicologia esoterizzante da quattro soldi. Disgraziatamente, i libri di questo genere abbondano nella bibliografia sull'argomento, impoverendola."
Questo pezzo (tratto dall'introduzione) rende giustizia di molti libri che elencano e spiegano i significati più o meno nascosti e la simbologia dei colori: il nero è un colore che incute paura, è fiero, terribile, potente, il giallo è un colore caldo e rappresenta ricchezza e allegria, il marrone è deprimente e ottuso, e così via.
Per Pastoureau, ed io lo seguo, questa è psicologia da quattro soldi, rimasticazione di frasi sentite dire, comperate con i punti del Mulino Bianco. In realtà il significato del colore è un fatto culturale, che varia nei luoghi, nei tempi e nelle classi sociali.
Il significato che oggi ha il verde in Europa è diverso da quello che il verde aveva mille anni fa in Europa. Il significato che oggi ha il bianco in Europa è diverso dal significato che oggi ha il bianco in Giappone. Il significato del blu presso gli antichi romani è diverso da quello che ha oggi negli Stati Uniti.
Questo libro è la storia sociale del colore negli ultimi diecimila anni, dal neolitico ad oggi. E' la storia di tutti i colori ma è imperniata sul blu, il colore oggi preferito in Occidente, ma con un ruolo sociale molto debole nell'antichità. Per gli antichi romani era il colore dei barbari e aveva connotazioni negative. Le cose hanno iniziato a cambiare nel Medio Evo, soprattutto nella religione e successivamente col romanticismo, e oggi il blu è il colore preferito in Europa e in tutto l'Occidente.
Insomma è la società che attribuisce un significato al colore e la storia del colore può essere solo una storia sociale e culturale. Diffidate da chi scrive che il rosso è un colore caldo e il nero è il colore del lutto.