Poesia "araldica"
In occasione del dottorato di tal Lorenzo Anfossi di Loreto, vennero alla luce questi due sonetti.
Visto che alludono allo stemma dell’Anfossi (caratterizzato da due leoni, da una fontana e da tre stelle) mi sembra utile riportarle.
Credo che sia un tipo di “poesia” abbastanza raro.
I sonetto.
Vada pure a pescar l’arena d’oro
Per aggiunger grandezze il fasto umano
Ch’io lascio a un Mida il suo pensiero insano
A un Creso avaro il pallido tesoro
Lascio la toga ai Semidei del foro
La spada invitta al barbaro Affricano
Né il dolce stil dell’Orator Romano
Né di Giasone il Vello io imploro
Schivo dun’Alessandro i fasti, i troni
E dun Mercurio i lambiccati fumi
Del Dio Gradivo i fulmini, ed i tuoni
Io Bramo sol di tua facondia i fiumi
Di tua fortezza i gemini Leoni
Del aureo ingegno i triplicati lumi.
II sonetto
Stelle, Leoni, e Fonti, e grande invero
Impresa in cui gran meraviglia apprendo
E dentro sì bel trino io non intendo,
Che un dotto incomprensibile mistero.
Splende luce, rugge quello, e questi altero
Erge liquidi humori al Ciel piangendo,
E se in uno, o distinti io li comprendo
Le belle Idee metriche n’apre al pensiero.
Si ben che l’astro, e linosura(?) al Saggio
Di Fortezza il Leon vero decoro
E l’Acque son dell’eloquenza il raggio.
Palla dunque ti cinga il serto d’oro
Ti porga il suo sudato omaggio
T’incoroni d’Apollo il dotto Alloro.