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Blasonario famiglie piemontesi e subalpine

MessaggioInviato: martedì 19 gennaio 2010, 11:38
da de la cerda
ONORE COLORE E IDENTITÀ, Il Blasonario delle famiglie piemontesi e subalpine, realizzato dal Centro Studi Piemontesi.

Il Blasonario delle famiglie subalpine, raccolto nell'arco di oltre dieci anni da Federico Bona e reso disponibile on-line, per essere pubblicato ha richiesto un vasto lavoro preparatorio, del quale si sono fatti carico lo stesso autore e i curatori. Il volume può essere considerata il più esteso blasonario relativo agli stati Sabaudi finora pubblicato, illustrando più di 3.200 armi gentilizie. In tal modo il Piemonte può ora contare su un'opera che costituisce un valido strumento di studio e conoscenza dei patrimoni araldici piemontesi.

Re: Il Blasonario delle famiglie piemontesi e subalpine

MessaggioInviato: martedì 19 gennaio 2010, 13:08
da pierfe
Molto interessante se ha visto il libro vorrei fare una domanda: il contenuto è lo stesso del Blasonario Subalpino del Dr. Federico Bona http://xoomer.virgilio.it/blasonpiemon/index1.html?

Pier Felice degli Uberti, AIH

Re: Il Blasonario delle famiglie piemontesi e subalpine

MessaggioInviato: martedì 19 gennaio 2010, 17:12
da de la cerda
Buona sera.

Rispondo al Presidente in base a quello che ho saputo da un amico della SISA, ma senza alcuna certezza.

Pare che il volume includa anche nomi e blasoni delle famiglie piemontesi nobilitate dopo la restaurazione, cosa che completerebbe in modo significativo il blasonario su carta.

Altro non so, mi spiace [hmm.gif]

Cordiali saluti,

[euro.gif] Gonzalo

Re: Il Blasonario delle famiglie piemontesi e subalpine

MessaggioInviato: martedì 19 gennaio 2010, 19:52
da pierfe
de la cerda ha scritto:Buona sera.

Rispondo al Presidente in base a quello che ho saputo da un amico della SISA, ma senza alcuna certezza.

Pare che il volume includa anche nomi e blasoni delle famiglie piemontesi nobilitate dopo la restaurazione, cosa che completerebbe in modo significativo il blasonario su carta.

Altro non so, mi spiace [hmm.gif]

Cordiali saluti,

[euro.gif] Gonzalo



Molto interessante davvero!
E' noto a tutti che ho molta stima del Dr. Federico Bona che considero il maggior divulgatore on line degli stemmi delle famiglie subalpine e piemontesi, e l'opera di questo autore è meritoria perchè con semplicità fa vedere nei colori gli stemmi usati da tante famiglie della nobiltà, e pure sinteticamente le fonti da dove sono stati presi.

I miei criteri sulla materia sono più semplici di quelli adottati dal Dr. Federico Bona http://xoomer.virgilio.it/blasonpiemon/index1.html che si richiama almeno nell'opera on line quasi completamente a quelli di Francesco Guasco di Bisio che erano personali opinioni e non sempre espresse su base scientifica; questo perchè io parto da postulati ben diversi nella sostanza:

1) se considero la nobiltà secondo i criteri adottati nel periodo del Regno d'Italia prendo in considerazione solo quelle famiglie che ottennero un riconoscimento effettivo dello Stato (inserimento nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana ora conservato nell'Archivio Centrale dello Stato), mentre ricordo che quelle degli Elenchi (1921-1933-1934-36) se non provvedevano al riconoscimento sarebbero ora cancellate, e non avevano alcun riconoscimento di stemma.

2) se considero le famiglie nobili in generale mi affido alla legislazione dei vari stati dall'ideazione della nobiltà in epoca medievale all'Unità d'Italia o meglio sino all'invenzione della Regia Consulta Araldica.

Se davvero sono state aggiunte le famiglie nobilitate dopo la Restaurazione l'opera cartacea diventa più completa perchè anche se la nobiltà dopo la Restaurazione è onorificenza ereditaria ben diversa dall'eredità feudale o patriziale e nobiliare cittadina è tuttavia una realtà che va presentata a coloro che sono ancora oggi sensibili al diritto nobiliare ed indiscutibilmente ciò permette la vendita di un maggior numero di copie del libro.

Poi penso che l'autore che ha dimostrato sin qui coerenza storica non abbia aggiunto quelle poche famiglie piemontesi che ebbero un titolo nobiliare da re Umberto II dall'esilio o eventuali "riconoscimenti" del Corpo della Nobiltà Italiana che farebbero diventare la pubblicazione un pout pourri fra storico-pubblico e privato.

In dieci anni inserire 3200 stemmi è un ottimo lavoro particolarmente perchè ritengo che tutto questo tempo sia servito ad inserire nell'opera cartacea oltre alle semplici immagini e descrizioni degli stemmi um vero approfondimento scientifico delle fonti che spieghi esaustivamente l'origine dell'arma, il perchè dell'assunzione e lo scopo magari del consegnamento, nonchè l'evidenza dei casi di errore di autori citati nella bibliografia (on line) alcuni dei quali errarono paurosamente della descrizione araldica, rendendo così veramente completo questo lavoro.

Mal calcolate ritengo che le armi piemontesi siano oltre 6000 (includendo anche le armi non nobili e quelle assunte magari per una sola generazione negli stati dove non esisteva il consegnamento e vigeva la libera assunzione purche senza ornamenti nobiliari), detto questo - ma è solo una mia modesta opinione - avrei chiamato il tutto IL NOBILIARIO DELLE FAMIGLIE PIEMONTESI E SUBALPINE, in quanto il termine BLASONARIO in araldica indica tutti gli stemmi sia quelli dei nobili, degli ecclesiastici, dei particolari, della distinta civiltà (ovviamente limitato al periodo del Regno d'Italia), e degli enti.

Concludo dicendo che era ora che i piemontesi presentassero un tentativo di censimento araldico anche se solo nobiliare - peccato però che siamo nel 2010 - che auspico realizzato con i contenuti da me indicati sopra (che poi sono quelli di tutti gli studiosi del settore nel mondo) rendendo facilmente accessibili a tutti questi preziosi "disegni" del passato.
Questa è una pubblicazione che acquisterò e veramente con piacere recensirò personalmente su Nobiltà.

Pier Felice degli Uberti, AIH

Re: Il Blasonario delle famiglie piemontesi e subalpine

MessaggioInviato: giovedì 21 gennaio 2010, 13:04
da de la cerda
Buongiorno.

Non per farmi i fatti degli altri, nella fattispecie quella degli autori, ma a proposito di quanto scritto dal Presidente
avrei chiamato il tutto IL NOBILIARIO DELLE FAMIGLIE PIEMONTESI E SUBALPINE, in quanto il termine BLASONARIO in araldica indica tutti gli stemmi sia quelli dei nobili, degli ecclesiastici, dei particolari, della distinta civiltà (ovviamente limitato al periodo del Regno d'Italia), e degli enti.

osservo che il volume che sta per uscire ha per titolo
Il Blasonario delle famiglie piemontesi e subalpine

Cordiali saluti,

[euro.gif]

Re: Il Blasonario delle famiglie piemontesi e subalpine

MessaggioInviato: giovedì 21 gennaio 2010, 13:29
da pierfe
de la cerda ha scritto:Buongiorno.

Non per farmi i fatti degli altri, nella fattispecie quella degli autori, ma a proposito di quanto scritto dal Presidente
avrei chiamato il tutto IL NOBILIARIO DELLE FAMIGLIE PIEMONTESI E SUBALPINE, in quanto il termine BLASONARIO in araldica indica tutti gli stemmi sia quelli dei nobili, degli ecclesiastici, dei particolari, della distinta civiltà (ovviamente limitato al periodo del Regno d'Italia), e degli enti.

osservo che il volume che sta per uscire ha per titolo
Il Blasonario delle famiglie piemontesi e subalpine

Cordiali saluti,

[euro.gif]


La mia considerazione si è basata unicamente sul fatto che il Blasonario Subalpino on line è nella realtà un Nobiliario Subalpino, e quindi ho pensato che il Blasonario delle famiglie piemontesi e subalpine su carta avesse gli stessi criteri di quello on line, se mi fossi sbagliato e il libro contenessero anche famiglie non nobili l'autore avrebbe davvero fatto un passo avanti nella divulgazione dell'araldica subalpina e piemotese fatto che mi farebbe davvero felice (anche se non importa a nessuno) e permetterebbe al nostro Paese di avere un inizio di standard più accettabili per gli studiosi del mondo.
Oggi solo gli americani (USA) sono tanto fissati sull'araldica nobiliare, mentre in Europa - chiaramente parlo degli studiosi e non degli amateurs - si è interessati di più allo studio della storicità araldica qualunque origine possa avere.
E poi... oggi lo stemma è qualcosa di personale e non più solo familiare, purtroppo su questo ci sono maestri gli anglosassoni.
Anche se questo non c'entra nulla con il libro in questione vedo che gli studi più aggiornati sulla materia araldica ammettono l'uso recente di stemmi anche autoassunti cosa che non farà sparire dalla storia del costume l'insegna araldica usata dai pochi che ancora si occupano di questa materia facendone anche personalmente un uso.
Sono sicuro però che l'autore Dr. Federico Bona avrà realizzato un'opera che certo farà parlare molto fra chi si occupa di queste materie.
Pier Felice degli Uberti, AIH

Blasonario famiglie piemontesi e subalpine

MessaggioInviato: venerdì 5 febbraio 2010, 17:53
da de la cerda
Il libro, edito dal Centro Studi Piemontesi, contiene circa 3.200 stemmi a colori di quasi 4.000 famiglie nobili e notabili, con feudi e presenze in Piemonte, val d'Aosta e Nizzardo.

Il volume è in vendita a 38 €, sia presso il Centro Studi Piemontesi
http://www.studipiemontesi.it/,

sia presso alcune tra le principali librerie online, come
http://www.libreriauniversitaria.it/onore-colore-identita-blasonario-famiglie/libro/9788882621605
http://libri.shop.it/storia/storia-d-europa/onore-colore-identita-il-blasonario-delle-famiglie-piemontesi-e-subalpine/dettaglio/id-2686124/
http://www.bol.it/libri/Onore-colore-identita./Federico-Bona/ea978888262160/

Re: Presentazione Blasonario famiglie piemontesi e subalpine

MessaggioInviato: venerdì 5 febbraio 2010, 18:33
da dpascale
Mi congratulo con gli organizzatori per l'ottimo successo della presentazione. Ora che il libro è finalmente in vendita, me ne procurerò una copia al più presto. ;)

Un caro saluto, :)


Daniele

Re: Presentazione Blasonario famiglie piemontesi e subalpine

MessaggioInviato: venerdì 5 febbraio 2010, 22:41
da GENS VALERIA
Bravo Fritz !
stai raccogliendo i frutti di quello che hai seminato e coltivato per lunghi anni [thumb_yello.gif]

Re: Presentazione Blasonario famiglie piemontesi e subalpine

MessaggioInviato: venerdì 19 marzo 2010, 16:07
da fabrizio guinzio
Intanto una comunicazione importante per il nostro Presidente. L'obbiettivo del blasonario(farà seguito altro volume, alla luce del grande successo) è già esteso a tutta l'araldica familiare, senza limitarsi alle famiglie nobili, come da lui auspicato. E' stato comunque rammentato dal Mola che nel nostro Paese, prima degli eventi rivoluzionari giacobini, non esisteva una classe borghese antagonista della nobiltà e del popolo, poichè le famiglie borghesi(e non solo quelle del notabilato) condividevano valori consuetudini e ideali nobiliari.

Blasonario famiglie piemontesi e subalpine

MessaggioInviato: sabato 20 marzo 2010, 16:57
da de la cerda
Desidero solo aggiungere tre informazioni.

1) Il volume Onore Colore Identità contiene centinaia di schede relative a famiglie nobilitate dopo la Restaurazione, frutto del contributo di Gustavo Mola di Nomaglio e di Roberto Sandri-Giachino. Il Blasonario Subalpino in rete sta man mano inserendo queste schede nelle pagine disponibili on-line; le schede sono tutte corredate dalle figure delle armi gentilizie, non presenti nel testo a stampa.

2) Il Blasonario Subalpino in rete da molto tempo contiene centinaia di stemmi di famiglie antiche e/o notabili, quindi non nobili. Altri ne saranno aggiunti, ricavandoli principalmente dai vari Consegnamenti d'arme piemontesi del 1580, 1613-1614 e 1687-1689 (ma non solo).

3) Questi ampliamenti, che tuttora proseguono, hanno fatto sì che i circa 3.200 stemmi di famiglie piemontesi, valdostane e nizzarde presenti nel volume siano diventati nel Blasonario on line circa 4.400.

Saluti.

Re: Presentazione Blasonario famiglie piemontesi e subalpine

MessaggioInviato: mercoledì 24 marzo 2010, 11:28
da de la cerda

Re: Presentazione Blasonario famiglie piemontesi e subalpine

MessaggioInviato: lunedì 27 dicembre 2010, 17:37
da de la cerda
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Blasonario famiglie piemontesi e subalpine

MessaggioInviato: martedì 18 gennaio 2011, 13:20
da de la cerda
Si ringrazia anzitutto il presidente degli Uberti per la recensione del volume Onore Colore Identità comparsa sul n. 98 di Nobiltà. In questa recensione sono fatte alcune stimolanti considerazioni alle quali l'autore avrebbe piacere di rispondere. Forse ne potrebbe nascere un dibattito di interesse generale.

Questo modo di pensare [NB: dell’autore del libro] tuttavia è profondamente immerso in una cultura che trova il suo fondamento e l’ispirazione al proprio modus operandi in quanto esistito nel passato e già conosciuto a livello divulgativo come l’opera del Guasco di Bisio o del Manno che naturalmente meritano il più grande rispetto per il loro lavoro di ricerca svolto in un’epoca dove non esistevano le nostre “comodità”, ma nell’opera sono inserite anche indicazioni desunte dai libri di Aldo di Ricaldone che non sempre indica le fonti quando scrive di stemmi.

Come è indicato nella prefazione del libro e come è chiaramente specificato nel Blasonario Subalpino on-line, che del libro è stata la fonte principale, il Blasonario delle famiglie piemontesi e subalpine è nato per caso e con molta incoscienza (l’autore era completamente digiuno di araldica e degli altri temi trattati), ma con iniziali condizioni al contorno molto ben definite. Questa raccolta di stemmi e di altre informazioni non è mai stata il frutto di studi originali, ma è stata (e continua a essere) solo una collazione di informazioni reperite in testi che tutti gli studiosi considerano riferimenti incontestabilmente validi, ancorchè datati. Pur con numerosi errori, mancanze e imprecisioni, le opere di Manno e di Guasco di Bisio rappresentano un “sine qua non” per gli studi araldici e feudali del Piemonte. Ai dati contenuti in questi due testi base si sono man mano aggiunte le notizie raccolte nel tempo in numerosissime altre fonti, alcune più affidabili, altre meno, ma sempre frutto del lavoro di studiosi sufficientemente seri e credibili.

Poiché è citato Aldo di Ricaldone (la cui monumentale opera Annali del Monferrato è stata utilizzata per poche decine di stemmi), si sottolinea che, tranne rare eccezioni, le indicazioni del di Ricaldone sono state confrontate con altre fonti e in alcuni casi sono state scartate per palese “forzatura”. Nel caso specifico inoltre è stato abbondantemente consultato e utilizzato per confronto l’originale a colori del Blasonario Casalese della Biblioteca Civica di Casale, che gli studiosi (incluso il Presidente degli Uberti, che ne ha curato una stampa monocromatica) considerano attendibile. Sempre per restare in questo ambito, per moltissime famiglie emiliane, lombarde o di altre regioni d’Italia, infeudate di feudi monferrini dai Gonzaga, la versione fornita da di Ricaldone è stata confrontata con quella presente in numerosi armoriali delle regioni di origine e sovente con gli stemmi dell’Archiginnasio di Bologna, fonte preziosissima e origine di alcune scoperte di armi sconosciute.

[Omissis] Tuttavia mi sia consentito di esprimere alcune considerazioni strettamente legate alla mia formazione culturale che separa un riconoscimento pubblico statuale qualunque esso sia, da quelli che si potrebbero definire “riconoscimenti” di carattere privato.
In questo bel libro vedo che sono messi allo stesso livello i riconoscimenti effettuati a suo tempo dallo Stato e quelli provenienti da provvedimenti di carattere araldiconobiliare emanati durante l’esilio dall’ex-re Umberto II, che sebbene di indiscusso altissimo valore sotto l’aspetto morale per famiglie legate alla monarchia sabauda, sono nella realtà privi di qualunque rilevanza giuridica, e potrebbero essere considerati oggi se usati dai beneficiari delle semplici auto-assunzioni di stemmi.

Discorso diverso è da attribuire ai quei “riconoscimenti” del C.N.I. (Corpo della nobiltà italiana), che risultano pleonastici per famiglie che avevano già un diritto d’uso pacifico e almeno pluridecennale, tanto che questa specificazione nel testo riduce il loro diritto storico al limitativo “riconoscimento” di una associazione privata (anche se da considerarsi del più alto livello di serietà e competenza nella materia).

Come è stato sottolineato nel volume e come è ribadito nel Blasonario Subalpino on line (che è nello stesso tempo la fonte e la prosecuzione dell’opera cartacea), ogni informazione relativa al periodo storico post-Restaurazione era stata volutamente esclusa dall’impostazione iniziale. La ragione era ed è molto semplice: la formazione culturale dell’autore e i suoi interessi non gli consentivano di affrontare con cognizione di causa e opinioni proprie, temi come quelli sollevati dal Presidente. Inoltre il suo era ed è un obiettivo solo divulgativo, e cioè quello di raccogliere in un unico contesto e di mettere a disposizione di una vasta platea di “utenti” specializzati e non, materiale araldico-feudale relativo a famiglie del territorio dell’attuale Piemonte.

Quando si è deciso di portare su carta il contenuto disponibile all’epoca nel sito in rete, i curatori (ambedue noti e stimati studiosi della storia piemontese) hanno convenuto sull’opportunità di ampliare l’orizzonte temporale del volume, estendendolo fino ai nostri giorni. Nel volume, questo importante apporto autonomo è distinto in modo evidente dall’originaria base di dati: l’autore, per tutti le ragioni sopra indicate, non ha avuto motivo per non far proprie le scelte dei curatori.

In un’opera così interessante dove sono elencati tanti stemmi auto-assunti nel passato e privi del riconoscimento statuale del regno d’Italia prescritto dalla legislazione vigente in materia, avrebbero dovuto essere anche presi in considerazione e quindi pubblicati - ovviamente per il solo contenuto araldico - gli stemmi di famiglie piemontesi o abitanti in Piemonte che dal secolo scorso hanno ottenuto provvedimenti araldici stranieri emanati da autorità statuali, intendo certificazioni, matricolazioni, registrazioni, concessioni, e che oggi in un Paese come il nostro, dove non esiste più.

Non mi pare che nè il volume recensito, né il Blasonario online, contengano “tanti stemmi auto-assunti nel passato e privi del riconoscimento statuale del regno d’Italia”. Sui quasi 5.300 stemmi presenti alla data nel sito in rete (il volume ne contiene circa 3.200), a parere dell'autore questo rilievo si potrebbe forse applicare a qualche arma.

La quasi totalità delle armi rappresentate sono state – direttamente o indirettamente – riconosciute dalla legittima autorità pro-tempore. Moltissimi stemmi derivano dai vari consegnamenti ufficiali di Armi Piemontesi del 1580, 1613-1614 e 1687-1688, fatti agli insinuatori sabaudi e dunque ufficialmente accettati e registrati come legittimi. Per di più molti sono relativi a famiglie estinte e dunque il riconoscimento statuale del regno d’Italia non si sarebbe potuto applicare.

Il suggerimento che si sarebbe dovuto prendere in considerazione anche gli stemmi di famiglie in Piemonte che hanno ottenuto provvedimenti araldici stranieri, non trova l'autore personalmente d’accordo. Egli non conosce e quindi non ha nulla da dire sull’attendibilità di questi provvedimenti (ma poi in quali testi a lui sconosciuti si trovano queste informazioni?) e sulla serietà di queste autorità statuali non italiane. “A pelle” però gli sembrerebbe un’indebita “invasione di campo” sotto molteplici punti di vista, pur ribadendo di non avere la necessaria formazione per sostenere con considerazioni articolate questa sua opinione. Ricordo però che i due curatori del volume non hanno sentito la necessità di questo ampliamento di orizzonte.

Mi auguro che per la prossima edizione possano figurare anche gli stemmi usati dalle famiglie piemontesi su monumenti pubblici minori come ad esempio le tombe nei cimiteri, e da monferrino auspico possa essere inserito anche uno studio approfondito sull’araldica della mia terra (dove per esempio non sono mai esistiti a differenza dei territori sabaudi i consegnamenti degli stemmi), tanto bistrattata, mal studiata e peggio ancora presentata ad opera di amateur privi di formazione accademica (che il più delle volte hanno scritto dei libri volti soli ad “esaltare” le gesta della loro famiglia), una terra millenaria così tanto diversa da quella piemontese.

Al momento la “prossima edizione” è rappresentata dal continuo aggiornamento del Blasonario Subalpino online, nel quale il numero degli stemmi è aumentato di più del 65% rispetto al volume Onore Colore Identità. Ciò nonostante, il lavoro è ben lontano da essere completo: infatti mancano ancora numerosissimi stemmi presenti nei Consegnamenti, che saranno inseriti man mano.

Per quanto riguarda infine il Monferrato, in parte è già stata espressa la posizione dell'autore. Il capitolo araldico degli Annali del Monferrato del di Ricaldone, pur con tutte le ben note limitazioni e forzature, è tuttora una fonte preziosa; l'autore non è a conoscenza di altri studi affidabili su questa importante regione del Piemonte. Comunque non si chieda a un’ ”amateur privo di formazione accademica” come lui di farlo! ;)

Grazie a tutti per l’attenzione
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Re: Presentazione Blasonario famiglie piemontesi e subalpine

MessaggioInviato: martedì 18 gennaio 2011, 15:56
da pierfe
Ho letto davvero con interesse i punti da lei trattati in risposta alla mia recensione al suo libro.
Trovandomi impegnato in una serie di incontri per l'organizzazione di prossimi eventi qui nella Repubblica di San Marino non posso rispondere come desidererei - lei sa bene che il mio 50% è piemontese ed amo immensamente la storia della mia terra - quindi al mio rientro giovedì sera a Bologna lo farò immediatamente.
Grazie di cuore per offrirmi un altro spunto per parlare di una materia che oggi deve avere la trattazione che questa scienza merita.
Pier Felice degli Uberti