Biblio dei feudi Siciliani

Discussioni ed informazioni sui tutti i testi che si possono reperire di araldica, genealogia, storia di famiglia, ordini cavallereschi e sistemi premiali / Discussions and information regarding all available texts on heraldry, genealogy, family history, orders of chivalry and systems of merit

Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, Lambertini, Alessio Bruno Bedini

Biblio dei feudi Siciliani

Messaggioda mariothegreat » mercoledì 24 aprile 2013, 22:35

Essendo prettamente la sezione dedicate alla bibliografia mi sono permesso di trascrive alcune pagine dallo Spucches, esattamente quelle dedicate alla bibliografia utilizzata per la stesura della "storia dei feudi Siciliani".
Scusate anticipatamente gli errori che sicuramente troverete.

— XLVIII —
Così L'opera del San Martino può, da un lato, paragonarsi ad
uno scrigno, nel quale si contengono i tesori documentali della nobiltà
di ogni famiglia titolata di cui si tratta in ogni quadro, ma del quale
scrigno gli attuali possessori dei titoli non sono in possesso della
chiave per aprirlo. D'altro Iato può paragonarsi ad una massa di
due mila canne di un gigantesco organo, al quale però manca la
tastiera che permetta l’esecuzione di un concerto.
A colmare dette lacune mirano queste brevi note, per cui si rende
necessario far menzione delle fonti cui l’autore ha attinto, fonti che
possono suddividersi in archivistiche giuridiche, storiche e letterarie.
§ 27. Le fonti archivistiche (1) comprendono: 1) la raccolta di
registri appartenenti un tempo alla Regia Cancelleria, nei quali si
trovano registrati i diplomi di concessione di feudi e le investiture
dal 1312 fino all’abolizione della feudalità (1812). Questa raccolta è
preceduta da una collettanea di altri diplomi più antichi, rimontanti
alcuni dal 1200 al 1284. Questa raccolta viene citata dal San Mar­
tino: Regia Cancelleria (R. Canc.). 2) La raccolta dei registri già ap­
partenenti all'ufficio del Protonotaro del regno, nei quali si registra­
vano i diplomi di concessione e le investiture appena concesse va
dal 1392 al 1812. Detto ufficio conservava inoltre la collezione sepa­
rata di tutti i molteplici processi di investitura, che servivano per
riconoscere il diritto dei nuovi successori. Questa collezione di pro­
cessi di investiture va dal 1452 lino al 1812 e porta la classifica di
archivio: buste n. 1481 a 1699. Le investiture prese in conseguenza
di successione dei Sovrani erano registrate in registri separati, dei
quali esistono col n. 1007 a 1013 quelli per gli anni 1479 a 1665.
Inoltre nel secolo XVII fu formalo un «Indice dei feudi di Sicilia »
sui registri del Protonotaro annotandovisi alcune concessioni e le
investiture ultime con la dizione: «Il Presente». Detto indice è
contenuto nei volumi 1881 a 1883. Detta raccolta viene citata sotto
Protonotaro del Regno (Prot. Reg). 3) La raccolta dei registri, già
appartenenti all'ufficio di R. Conservatoria di Registro, contenenti
la trascrizione dei diplomi di concessione dal 1390 al 1812 e delle
(1) Per quest'argomento e limitatamente ai n. 1) a 6) ci siamo avvalsi di
quanto hanno scritto l’Orlando op. cit. pag. 43(5, e Giuseppe La Mantia nell’ar­
ticolo: «Di un progetto di descrizione dei feudi della Sicilia del 1802», inserito
nell'archivio Storico-Siciliano, vol. .‘37, annata 1912.
— XLIX —
in vestiture che venivano concesse. Queste investiture vanno dal 1492
al 1812, e portano l’indicazione archivistica n. 1129 a 1192 Investi­
ture. Per il periodo anteriore le investiture erano integrate dai Ca­
pibrevi del Barberi, di cui appresso è detto. Questa raccolta è citata
col nome di R. Conservatoria di Registro, suddistinta in Mercedes
(grazie) per le concessioni, ed in Investiture (Cons. Reg. Merc. o Inv.).
Queste tre raccolte contengono così gli stessi diplomi, i quali erano
trascritti in triplice copia per maggiore cautela dei diritti del fisco.
4) la raccolta di registri già appartenenti alla Conservatoria del
Registro nei quali sono contenute le note di servizio militare e di
adoamento prestati in diverse occasioni dai feudatari, a cominciare
dal 1492 e discontinuamente fino al 1811. Sono contrassegnati coi
n. vol. 1100 a 1128, 5) la raccolta di registri già appartenenti all’ufficio
del Protonotaro della Camera Reginale. Premesso che il vocabolo
camera nel linguaggio diplomatico serve ad indicare il fisco, il patri­
monio della Corona, col nome di Camera Reginale intendevasi il
patrimonio assegnato dai Re alle Regine durante vita per provve­
dere al loro abbigliamento. Questo demanio delle Regine consisteva
nell’usufrutto o nel godimento di alcune città e terre site in Val
di Noto, e venne istituito per la prima volta nel 1803 in occasione
del matrimonio del Re Federico II d'Aragona con Eleonora d’Angiò.
Non sempre nei secoli le città e terre che componevano la Camera
Reginale rimasero le stesse, ma subirono variazioni, finche nel 1537
l’imperatore Carlo V col capitolo 84 svincolò le terre e le città sog­
gette alla Camera Reginale passandole al demanio. Esse però conti­
nuarono, come per il passato e lino al 1812, ad opere amministrate
da un Protonotaro Cancelliere della Camera Reginale. I relativi
registri del Protonotaro contengono i diplomi di concessione di feudi
e le investiture. Si conserva inoltre la raccolta dei processi di inve­
stitura nelle Buste n. 344 a 356. Le raccolte sono citate : Protonotaro
Camera. Reginale o Camera Reginale (Prot. Cam. Reg.)
6) Il Cedolario, consistente in 6 grandi volumi in folio in carta
azzurra, rilegati in pel le rossa con dorature e borchie in rame. Esso
era destinato a contenere la descrizione dello stato dei feudi, dei
beni di Regio Patronato ecclesiastico, dei titoli e dei loro passaggi
successivi nei diversi possessori, come a riassunto delle annotazioni
contenute negli altri registri. Due volumi erano riservati ad ognuna
delle tre Valli (Demone, Noto, Mazara) in cui era divisa l’isola. Tutti
i sei volumi, già appartenenti alla R. Conservatoria di Registro
portano il n. 2462 a 2467.
La compilazione del Cedolario fu disposta dietro suggerimento
del Consultore Simonetti con R. dispaccio 23 settembre 1786, inserito
nella Prammatica del 1788 del Viceré Caracciolo, ma di tatto essa
ebbe inizio solo nel 1802. Secondo il piano di esecuzione, esso avrebbe
dovuto essere ultimato in un trentennio, presunto periodo di tempo
in cui si sarebbe compiuto l’intero ciclo dei trasferimenti feudali per
la morte degli investiti. Di guisa che l’opera è rimasta incompiuta,
perchè sospesa nel 1812, ed è limilata ai soli feudi. Per quei feudi,
la cui annotazione nel Cedolario è al completo, è dato un esteso
sunto della originaria concessione con l’indicazione dei patti e degli
obblighi per successione, per servizio militare ed il richiamo del
registro nel (piale si contiene il documento. Dei trasferimenti poste­
riori, derivanti da successione o conferme di alienazioni, delle pre­
stazioni di giuramento in seguito a morte dei Sovrani, è riportata
breve notizia in forma di cronologia, col richiamo ai registri fino ad
arrivare alla più recente investitura del feudatario. Il lavoro prepa
ratorio del Cedolario consisteva appunto nella compilazione di queste
cronologie, che per molti feudi si trovano trascritte in esso, però con
le sole indicazioni dei passaggi o trasferimenti feudali dal primo
concessionario in poi, senza la designazione della rendita del feudo
e delle altre notizie prescritte dal R. dispaccio del 1788. Si conservano,
oltre ad alcuni elenchi di concessioni ed investiture relativi al pe­
riodo 1789-1812. le minute di cronologie che si allegavano ai processi
di investitura e si trascrivevano nel Cedolario, nonché le suppliche
dei feudatari per ottenere la formazione di dette cronologie. Le minute
di cronologie in parola si conservano nelle buste 1834 a 1837. Inoltre
per 454 tra feudi e titoli si conservano nelle buste 1693 a 1699 le
cronologie compilate dal 1802 al 1812 per quei feudi e titoli, di cui
fu chiesta l’investitura, corrispondenti ai processi che vanno dal
n. 10.593 a 11.046. Si conservano infine: 3 fascicoli di «Alfabeto dei
libri di cronologie» per le tre valli nella busta 1867, un elenco com­
pilato nel secolo XIX per i «Titoli di Principi, Duchi, Marchesi,
Conti, Visconti » con le indicazioni di investiture fino al 1813 nelle
buste 1863 a 1865, e un altro elenco per i Titoli di Barone nella
busta 1867. Questi ultimi due elenchi sono stati pubblicati dal Mango
nel Giornale araldico storico genealogico siciliano del 1896-1897-1898.
7) I Capibrevi di Giovanni Luca Barberi o Barbieri da Noto. Il
Barberi fu regio segretario del Regno di Sicilia sotto Ferdinando il
Cattolico (1476 1516) e compilò a difesa degli interessi del fisco i
— LI —
Capibrevi termine quest’ultimo che a quell’epoca era adoperato per
indicare atti notarili o registri. I Capibrevi, redatti in latino curia­
lesco, e suddivisi per le 3 valli ; Demone, di Noto, di Mazara, con­
tengono quanto si riferisce al patrimonio feudale dell’isola nonche
alle Regie Secrezie, con la indicazione delle prime concessioni, delle
investiture, dei passaggi dei feudi nelle diverse famiglie, delle rendite
feudali assegnate su gabelle, tonnare, saline, ecc., il tutto corredato
dalla riproduzione di diplomi allora esistenti in pubblici uffici. Come
facilmente si rileva, l’opera del Barberi è di glande importanza per
la ricostruzione della vita feudale e delle famiglie feudatarie siciliane
fino al termine del sec. XV. L’opera del Barberi diede luogo a lagnanze
del baronaggio siciliano avanti i parlamenti del 1509 e 1515, ed in
quest’ultimo il Re Ferdinando II, col capitolo 109, dispose che essa
faceva fede per i diplomi e gli atti riportati, e che non si dovesse
tener conto delle pretese formulate dal Barberi affinchè i feudatari
fossero costretti a presentare i loro antichi privilegi.
I Capibrevi furono pubblicati nella parte cosidetta dei Capibrevi
minori, cioè feudi non abitati, in 3 volumi dalla Società Siciliana per
la Storia Patria di Palermo dal 1879 al 1907 a cura di G. Silvestri e
G. La Mantia. Rimane ancora da pubblicare il Capibreve magno,
concernente le contee e terre, cioè i feudi popolati.
I manoscritti dell’opera, editi ed inediti, si trovano presso l'Archi-
vio di Stato di Palermo. Altre copie dei Capibrevi, ma del sec. XVIlI,
e non di rado incompleti o con errori. trovansi presso le biblioteche
Nazionale e Comunale di Palermo, e presso diverse famiglie patrizie.
8) La «Sicilia Nobilis » di Bartolomeo Muscia. Roma, Haeredes
Carbelletti, 1662, contenente la «Descriptio feudorum sub rege Fe­
derico» ossia il Ruolo dei feudatari di Sicilia verso l'anno 1296
durante il regno di Federico d’Aragona, e l’« Amplissima omnium
feudorum recensio » ossia il Ruolo dei feudatari di Sicilia segnato
con l’anno 1407 (regno di Martino il giovine). Detti ruoli, che furono
a suo tempo ricavati da elenchi ufficiali e che ora più non esistono,
furono integralmente riprodotti nella «Bibliotheca scriptorum qui
res in Sicilia gestas sub Aragonum imperio retulere» del Gregorio,
vol. 2°. Palermo 1791-1792, e sono stati elaborati alfabeticamente
dal San Martino e collocali in appendice al volume 3° della sua opera.
Un altro Ruolo di feudatari chiamati a corrispondere un com­
penso in denaro alla R. Corte in luogo del cavallo per il servizio
militare che avrebbero dovuto apprestare (Imperatimi adhoamentum
— LII —
sub rege Lodovico anno 1343) trovasi inserito nello stesso volume 2°
della anzicennata Biblioteca.
Il Mango ritiene però che il ruolo, attribuito al 1296, si riferisca
al primo ventennio del secolo XIV, mentre lo storico Amari lo reputa
del 1303.
Per le fonti giuridiche, storiche e letterarie sono da ricordare
principalmente (1) oltre gli autori di araldica sovra citati anteriori
all’opera del San Martino :
« Constitutionum regni Siciliarum », libri 3, Napoli, 1773.
«Pragmaticarum regni Siciliae, novissima collectio», 6 volumi, Pa­
lermo, 1636-37, 1700. 1773, 1800.
« R. Raymundettus, Regni Siciliae Pragmaticarum Sanctionum »,
2 volumi, Venezia, 1574.
N. Gervasi, « Siculae Sanctiones, 7 volumi, Palermo, 1750-1758.
M. Muta, « Capitolorum Regni Siciliae», fi volumi, Palermo 1605-1627.
F. Testa, «Capitola Regni Siciliae, 2 volumi», Palermo, 1741-1743.
G. Spata, «Capitula Regni Siciliae recensione Testae addenda»,
Palermo, 1865.
R. Pirri, « Sicilia sacra disquisitionibus et notitiis illustrata », 2 vo­
lumi, Lugduni Batavorum e 3 a ediz., Palermo, 1735.
V. M. Amico, « Lexicon topographicum siculum », 3 volumi, Palermo,
1757, 1759-1760 e Catania 1759-60, e versione italiana: Dizionario
topografico della Sicilia, con annotazioni di G. Di Marzo, 2 vo­
lumi, Palermo, 1855-56.
Ph. Cluverius, «Sicilia antiqua, ubi primum universae hujus insulae
varia nomina, incolae, situs figura, magnitudo, etc. », Lugduni
Batavorum, 1723.
G. Castelli Lancellotto, « Siciliae populorum et urbium, regum
quoque et tyrannorum veteres nummi Saracenorum epocham
antecedentes », Palermo, 1781-91.
(1) Per maggiori notizie bibliografiche: vedi circa le opere dei giuristi sicilia­
ni e i manoscritti inediti araldici conservati nella Biblioteca Comunale di Palermo
L. Genuardi)] , Prefazione a Rocchetti G. B. , Diritto feudale comune e sicolo. ri­
stampa, Palermo 1912; V. La Mantia’, Storia della legislazione civile e criminale
di Sicilia, 3 volumi, Palermo 1874; A. Busacca , Storia della legislazione di Si­
cilia, Messina, 1878; per l'araldica : C. Arnone. Araldisti Siciliani dal secolo XIX
in poi, in rivista Araldica, 1939.
— LIII —
I. B. Caruso, Bibliotheca historica regni Siciliae, sive historicum,
qui de rebus siculis a Saracenorum invasione usque ad Arago-
nensium principatum illustriora monumenta reliquerunt, amplis­
sima collectio », 2 volumi, Palermo, 1728.
R. Gregorio, « Bibliotheca scriptorum qui res in Sicilia gestas sub
Aragonum imperio retulere eam uti accessionem ad historicum
bibliotecam Carusi», 2 volumi, Palermo 1787-92.
A. Mongitore, «Bibliotheca sicula, sive de scriptoribus siculis, qui
tum vetera, tum recentiora saecula illustrarunt, notitiae locu-
pletissimae », 2 volumi, Palermo, 1708,
M. Amari, « Biblioteca arabo-sicula, ossia raccolta di testi arabici che
toccano la geografia, la storia, la biografia e la bibliografia della
Sicilia, raccolti e tradotti in lingua italiana », 2 volumi, To­
rino, 1880-81.
M. Amari, «Storia dei Musulmani di Sicilia», Firenze, 1854-72, 4 vol.
Th. Fazellus, « De rebus siculis» decades duae Lugduni B. e ver­
sione italiana di P. M. Remigio, Venezia, 1574
Th. Fazellus, « De rebus siculis decadis secundae posteriores libri
tres », 8 volumi a cura di V. M. Amico, Catania, 1749-58.
G. B. Caruso, «Storia di Sicilia, pubblicata con la continuazione
fino al presente secolo da Gioacc. Di Marzo», 4 volumi, Paler­
mo, 1875-78.
G. E. Di Blasi, «Storia del regno di Sicilia dall’epoca oscura e fa­
volosa sino al 1774», seguita da un’appendice fino al 1860 di
G. Di Marzo Ferro, 8 volumi, Palermo, 1862-64.
A. F. Ferrara, «Storia Generale di Sicilia», 9 volumi, Palermo, 1830-33.
I. La Lumia, «Storie siciliane», 4 volumi, Palermo, 1881-88.
F. Maurolycus, «Sicanicarum rerum compendium, sive sicanicae
historiae libri sex», Lugduni Bat. 1728 e versione italiana di
G. Di Marzo Ferro, Palermo, 1849.
N. Palmeri , «Somma della storia di Sicilia; , 5 volumi, Paler­
mo, 1834-44.
L. Bianchini, «Della Storia economico-civile di Sicilia (dal 1140 al
1841), 2 volumi, Napoli, 1841.
A. Marchese, « Parlamenti generali ordinari e straordinari celebrati
nel regno di Sicilia dal 1494 sino al presente», Palermo, 1659.
A. Mongitore, « Parlamenti generali del regno di Sicilia dall’anno 1446
sino al 1748», 2 volumi, Palermo, 1749.
G. E. Di Blasi, «Storia cronologica dei Viceré, Luogotenenti e Pro­
— LIV —
sideriti del Regno di Sicilia », terza edizione, seguita da una
appendice sino al 1862, Palermo, 1867.
G. Di Manzo, Biblioteca storica, letteraria di Sicilia, ossia raccolta
di opere inedite o rare di scrittori siciliani dal secolo XVI al
secolo XIX, 28 volumi, Palermo, 1869-1886.
F. M. Emanuele, Marchese di Villabianca, « Diari della città di Pa­
lermo » in parte pubblicati nella citata Biblioteca storica, del
Di Marzo.
R. Gregorio, « Considerazioni sopra la storia di Sicilia dai tempi
normanni sino ai presenti», 4 volumi, Palermo, 1831-39.
R. Gregorio, « Introduzione allo studio del diritto pubblico siciliano »,
in Opere scelte, Palermo, 1853.
G. Dragonetti, « Origine dei feudi nei regni di Napoli e di Sicilia »,
seguito dalla Rimostranza di D. Simonetti sulla reversione dei
feudi di Sicilia al regio fisco nel caso della mancanza dei feu­
datari senza legittimi successori in grado, Palermo, 1842.
D. Orlando. « Il feudalismo in Sicilia », Palermo, 1847.
D. Orlando, « Un codice di leggi e diplomi siciliani del medio evo
che si conserva nella Biblioteca del comune di Palermo», Pa­
lermo, 1857.
C. Napoli, « Concordia tra i diritti demaniali e baronali nella causa
della pretesa riduzione al demanio della terra di Sortino, Pa­
lermo, 1744.
Archivio Storico Siciliano, pubblicato a cura della Società siciliana
di storia patria di Palermo, dal 1876 in poi, e i Documenti per
servire alla storia di Sicilia, Serie Diplomatica, e Serie: Fonti del
diritto siculo.
Archivio Storico per la Sicilia Orientale, Catania, dal 1904 in poi.
F. Sacco, «Dizionario geografico del regno di Sicilia», 2 volumi,
Palermo, 1799-1800.
G. E. Ortolani, « Nuovo dizionario geografico della Sicilia », Paler­
mo, 1827.
A. Mango di Casalgerardo, « Elenco dei titolati siciliani compilato
dalla R. Conservatoria di registro in Giornale araldico, storico,
genealogico siciliano », 1896-97.
A. Mango di Casalgerardo, «Nota sull'elenco provvisorio delle fa­
miglie nobili e titolate della regione siciliana, Palermo 1897 ».
A. Mango di Casalgerardo, «Sul litoio di Duca di Montalbo, appunti
e documenti, Palermo, 1899.
A. Mango di Casalgerardo, « La nobiltà in Sicilia por la legge del
1756 », Palermo, 1900.
A, Mango di Casalgerardo, «Sui titoli di Barone e di Signore in
Sicilia», Palermo, 1904.
A. Monroy, « Annotazioni all'elenco provvisorio delle famiglie nobili
e titolate della Sicilia», Palermo, 1897.
G. Travali, « Indici alfabetici dei predicati nobiliari e delle famiglie
con titolo sul cognome della regione siciliana », Roma, 1903.
Elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della Sicilia
in Bollettino Ufficiale della Consulta Araldica, 1902.
& 28. Il Mango (1) ebbe ad esprimere sull’ opera del San Martino
il giudizio generico che essa non è scevra di difetti, pur costituendo
una ricca miniera di notizie. Bisogna effettivamente riconoscere, che
l’opera presenta il difetto che talune indicazioni archivistiche sono
non esattamente riprodotte, e talvolta riportate in modo diverso in
luoghi differenti, che taluni titoli mancano della illustrazione storica
o geografica. Inoltre la genealogia non risulta sempre aggiornata,
almeno fino alla pubblicazione, avvenuta nel 1922, dell' elenco uffi­
ciale nobiliare del 1921 (Torino, Bocca, 1922) e sono omesse talune
famiglie ascritte alle Mastre Nobili o decorate del titolo di Cavaliere
ereditario. Ma quel che più lascia a desiderare in certi volumi del­
l’opera è la scorrettezza tipografica (2).
Va però rilevato che l’ autore non potè curare di persona che
due soli volumi sui dieci costituenti l’ intera opera, per cui non potè
apportare l’ aggiornamento genealogico, nè evitare le scorrettezze
tipografiche, nè le divergenze di notizie contenute nei volumi suc­
cessivi: l'inesattezza d’ altro canto di alcune indicazioni archivistiche
può essere stata determinata dalla fonte cui egli ha attinto, o da
inesatta trascrizione o lettura.
Certo l'opera del San Martino sarebbe potuta riuscire perfetta,
(1) A. Mango in Enciclopedia storico nobiliare italiana, cit.. vol. IV, pag. 442.
voce (San) Martino.
(2) L’ autore di queste note ha curato soltanto la pubblicazione del volume X
e dei due Indici generali dell’Opera. Esigenze tipografiche, che avrebbero au­
mentato di molto la mole del volume, hanno impedito la pubblicazione dell’ In­
dice dei feudi, dell’ Indice generale delle famiglie che hanno posseduto durante
i secoli feudi o titoli, e dell'indice generale dei titolati raggruppati per categorie
di titoli.
— LV —
— LVI —
come meritava , se l'autore avesse avuto il tempo di apportarvi il
lavoro della lima e di curarne personalmente la stampa, od avesse
avuto la collaborazione o l'aiuto di altre persone versate nella ma­
teria, come è avvenuto per altre pubblicazioni del genere. La morte
invece colse il San Martino quando aveva appena ultimato il ma­
noscritto dell’opera, che è lutto di suo pugno, non essendosi egli
avvalso di altri collaboratori.
Ma pur con le sovraccennate deficienze, la storia del San Mar­
tino è un’opera colossale, che permetterà di ricostruire la storia dei
feudi nobili e dei titoli nobiliari poggiati o no, su predicati, dell’isola
durante i secoli. Basti ricordare che l'opera del San Martino costi­
tuisce quel quinto censimento dei feudi (I), che era. nei propositi
del governo Borbonico il quale aveva disposto la compilazione del
Cedola rio, e che, come si è detto (§ 27), non potè essere condotto
a termine, per cui maggiormente meritoria è la trattazione del
San Martino, il quale ha saputo da solo e da privalo, compiere il
censimento che avevano iniziato ali uffici statali. Ad integrare il
lavoro del San Martino ed ad aggiornarlo fino al presente vanno
provvedendo i contributi del Nobile Don Francesco Paternò dei
Duchi di Carcaci col suo « Corpus historiae Genealogicae Siciliae » (2)
che cura il lato genealogico delle famiglie, e l’autore di queste note
con lo studio: I titoli nobiliari siciliani ed i loro trapassi durante
i secoli (3). Quest’ultimo lavoro ha lo scopo di determinare quali e
quanti sono stali i titoli siciliani concessi durante i secoli fino al 1939,
specificando anche le cause e la data in cui (issi passarono da una
famiglia ad un'altra. E ciò per il fatto che il lavoro del San Martino
non contiene tutti i titoli concessi sul cognome, nè. come è stato sopra
detto. tutti quelli di Nobile civico e di Cavaliere ereditario; che gli
Indici alfabetici sopracitati del Travali non sono completi per i titoli
di Barone sugli allodi e contengono omissioni o duplicazioni di taluni
altri titoli: che l’indice elenco dei titoli contenuti nel Nobiliario del
Mango comprende anche titoli non siciliani, per cui difficile si pre­
senta la discriminazione, ed inoltre lo stesso Mango considera Ba-
(1) I precedenti censimenti dall'epoca, normanna furono costituiti: dai Defe-
tari; dai due Ruoli dei feudatari esistenti verso il 1296 e 1407; dai Capibrevi del
barberi.
(2) In Rivista Araldica dal 1931 in poi.
(3) In Rivista Araldica dal 1940.
— LVII —
roni (por le ragioni sovraesposte a proposito del titolo di Barone)
tutti i possessori di feudi; che il tentativo di semplice enumerazione
dei titoli fatto dal Paternò nel suo Corpus difetta dei titoli di Barone,
e gli altri riportati sono incompleti.
In tal modo l’opera del San Martino, alla quale per ogni titolo
da lui trattato è fatto richiamo unitamente al Corpus del Paternò,
viene resa attuale, mediante le necessarie rettifiche e gli aggiorna­
menti, specie per quanto riguarda le genealogie e i riconoscimenti
governativi dei titoli stessi, avvenuti nell’ultimo quindicennio in
conseguenza della nuova legislazione nobiliare.
S 29. Dato il titolo dell’opera del San Martino, come per i ti­
toli nobiliari, così anche per i feudi, è necessario dare un sommario
cenno del loro svolgimento storico.
È da ricordare che il feudalismo siciliano ha una storia tutta
propria, diversa da quello del napoletano, ma non ha ancora trovato il
suo storico (1). Gli stessi cultori della storia del diritto italiano hanno
finora trascurato questo vasto campo di ricerche, specie per il pe­
riodo di dominazione spagnola. Si discute ancora se il feudalismo
sia stato introdotto in Sicilia dai Normanni, oppure se esso sia
esistito precedentemente; se sia stato sempre o no ammesso, come
istituto di diritto, il suffeudo, argomento quest’ultimo che involge la
questione dei caratteri del feudo siciliano, sul quale influiva la cir­
costanza che il Sovrano era ad un tempo il legato apostolico del
Pontefice Romano nell’isola, avendo così in mano la giurisdizione
sia laica che ecclesiastica. Ma la materia richiederebbe apposita trat­
tazione che esorbita dal carattere di queste brevi note (2).
(1) Anche di recente il Prof. A. Visconti, nella sua già citata nota: Del feudo
e della successione feudale, 1940, non ha potuto riportare alcuna bibliografia sul
feudalismo siciliano (sul quale commentava una sentenza a proposito del titolo
di Barone di Sant’Alessio), appunto per la mancanza di trattazioni specifiche.
(2) Vedi per le questioni e la bibliografia: Zeno, Il feudo e il diritto comune
Siculo, Catania, 1921, riprodotto con modifiche e aggiunte in: Studi di diritto
feudale nel mezzogiorno d'Italia, Catania, 1937.
Per una ricostruzione della vita feudale siciliana potranno consultarsi profì­
cuamente le seguenti opere :
(I. Sorge; Mussomeli, dall'origine all' abolizione della feudalità. 2 volumi, Ca­
tania, 1910 e 1916.
I. Scaturro; Storia della città di Sciacca, 2 volumi, Napoli 1924-26.
A. Italia, Sicilia feudale, Soc. Edit. Dante Alighieri, 1940.
M. Maglienti ; Studio teorico pratico del diritto pubblico ed amministrativo
della Sicilia, Palermo 1851, 1° volume, solo pubblicato.
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Re: Biblio dei feudi Siciliani

Messaggioda paolo61 » giovedì 25 aprile 2013, 22:57

Salve,
complimenti, lavoro molto utile.
saluti Paolo 61
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