Le lapidi terragne di Santa Croce
Firenze, edizioni Polistampa 2012 (collana Testi e Studi, n° 28)
(tre volumi, pp. 788, illustrazioni b-n nel testo)
http://www.polistampa.com/php/sl.php?bc=41&idlibro=4926

É appena uscito, per i tipi della dinamica casa editrice Polistampa, un lavoro sulla basilica di Santa Croce a Firenze, celebre punto di riferimento storico e artistico del capoluogo toscano, e testimone dell'antico insediamento francescano.
In tre volumi e 242 schede vengono catalogate le lapidi sepolcrali del pavimento della chiesa (volume I, dalla metà del Trecento al 1417 - II, dal 1418 al 1499 - III, dal 1500 al 1931).
Ogni scheda contiene l'intestazione della lapide, la posizione, i materiali, le dimensioni, l'eventuale iscrizione e l'eventuale stemma (indicando forma dello scudo e blasone), l'anno di morte del titolare e quello di realizzazione.
Queste lapidi, come ben precisato a p. 442, sono apprezzabili documenti primari che coinvolgono più discipline d'arte e di storia, fra cui l'araldica.
L'opera inizia con la presentazione del presidente dell'Opera di Santa Croce, e con un saggio del prof. Roberto Lunardi.
Il testo delle schede, breve ma esauriente, contiene numerose indicazioni e citazioni d'archivio, e viene completato dalla riproduzione della lapide.
Questo lavoro “fissa” la loro condizione odierna, talvolta già compromessa, bilanciando consunzioni e perdite (due secoli fa, chiesa e cimitero avevano oltre duemila lapidi) con un'accurata ricerca storica.
Trattandosi di testimonianze spesso pertinenti a primari esponenti della vita fiorentina, alcuni di rinomanza mondiale, i frutti di tali ricerche aprono doviziose visuali sulla Firenze dei rispettivi tempi.
Ogni volume si apre con un'introduzione specifica, vero sunto metodologico e storico-artistico dell'insieme dettagliato dalle schede, nella quale ci si sofferma sulle diverse angolazioni da cui le lapidi terragne possono essere studiate: scopi, conseguenze sociali, implicazioni esecutive, esempi paralleli, influenze artistiche e materiali.
Qui apprendiamo anche dettagli curiosi: ad esempio, lo stemma spesso coincideva con l'apertura da cui veniva calato il defunto.
L'utile e interessante lavoro non sarebbe stato possibile senza le testimonianze documentali, in particolare i sepoltuari d'epoca, ma anche le fonti araldiche e storico-genealogiche cui si dà doveroso riscontro a p. 22 (in particolare, per i blasoni delle schede si è trovato aiuto nello Spreti, nel Crollalanza e nel Tiribilli-Giuliani).
É quindi un'opera in cui la componente araldica assume particolare spicco, soprattutto in conseguenza del rilievo che l'arte del blasone ebbe nella società toscana dei secoli andati.
Bene

si arriva in cielo