Firenze araldica. Il linguaggio dei simboli convenzionali che blasonarono gli stemmi civici
Firenze 2009 (ristampa della prima edizione 2006) (edizioni Polistampa - http://www.polistampa.com )
pp. 277, con illustrazioni a colori e in bianco-nero nel testo
€ 28
In aggiunta a quanto si legge qui:
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ci è gradito segnalare che questo volume è la ristampa di una prima edizione di tre anni or sono, segno del successo di un'opera utile sia ai fiorentini, sia ai turisti in cerca di un souvenir iconografico di sicuro interesse e di taglio storico originale. Il titolo porta subito il lettore sul tema di pagine scritte con passione; il sottotitolo (leggermente involuto dal punto di vista della più rigorosa tecnica araldica) non inficia lo spirito del libro, anzi sottolinea l'entusiasmo creativo con cui è stato realizzato.
É un lavoro esteticamente ben curato, con un buon equilibrio fra disegni realizzati per l'occasione e illustrazioni d'epoca: non mancano cenni toponomastici e artistici su luoghi dove compaiono gli stemmi trattati nel testo, molti scorci di Firenze ben si prestano ad accompagnarlo assieme a foto di vita corrente come quelle inerenti a figuranti in costume (pp. 61 e 64) e ai protagonisti del Calcio Storico Fiorentino (p. 69).
Il movente del libro è forse dato dagli stemmi affrescati all'esterno di Palazzo Vecchio, che chiunque può ammirare da Piazza della Signoria (una foto di alcuni dei quali, a p. 21, ne offre un bel primo piano). Il testo esordisce con un'introduzione all'araldica, cenni sul significato delle bandiere e sull'arte dello sbandieratore; prosegue poi con un capitolo sulle attività pubbliche nell'area fiorentina nel Medioevo, fenomeno peculiare e base della proliferazione dell'araldica pubblica locale, con cenni alle consuetudini dell'araldica nobiliare. Quindi, l'autore trasmette le nozioni di base della tecnica araldica, e un piccolo lessico dove nelle prime due voci (addenaiato e addogato) spicca la sua comprensibile indulgenza verso i termini blasonici dialettali toscani: una ricchezza del linguaggio araldico italiano che va senz'altro trasmessa, ma evidenziandone il valore limitato e accessorio.
Il testo entra nel vivo a p. 45, e prende le mosse dalla "bella insegna" di Ugo di Toscana presuntivamente attribuita al marchese di Tuscia, con interessanti note sugli usi del suo addogato (più correttamente: di rosso, a tre pali d'argento) in opere d'arte e in stemmi di famiglie che la tradizione collega a lui in vario modo. Proseguendo, a p. 53 è un'interessante approfondimento sul giglio dello stemma civico di Firenze, e dove spiccano le segnalazioni sulla variante col capo del Littorio e sulla rara versione napoleonica.
L'interessante e utile lavoro prosegue con i molti risvolti dell'araldica pubblica fiorentina, ossia gli emblemi usati dai differenti enti pubblici cittadini istituzionali (Comune, Popolo, Repubblica, le varie suddivisioni territoriali dei Quartieri e dei Gonfaloni, Arti maggiori e minori, Uffici e Magistrature) o politici (Parte Guelfa), laici o religiosi (l'emblema della Chiesa, e soprattutto gli altri di Confraternite e Spedali). Le pagine inerenti a queste ultime due istituzioni radunano 133 stemmi realizzati a colori. Tutti gli altri stemmi sono accompagnati da un commento storico che cala il singolo ente nel quadro della cosa pubblica fiorentina.
Bene

si arriva in cielo