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Duello

MessaggioInviato: sabato 13 novembre 2004, 10:46
da Adriana
Gentili signori, buongiorno.

Sto leggendo, in questi giorni, il "Codice cavalleresco Italiano" di Jacopo Gelli, pubblicato nel 1926, testo che descrive tra l'altro le norme che venivano seguite in caso di duello secondo le leggi o consuetudini d'onore.

Se ho ben capito da una prima rapida scorsa del testo, all'epoca il duello era tollerato, anche se il Codice Penale prevedeva una serie di sanzioni e tendeva a vietarlo, pur non punendo chi partecipasse ad un duello in seguito ad offese gravi.

Nel testo si parla genericamente di "vertenze d'onore tra gentiluomini"; è questo il concetto che non mi è chiaro, ossia: cosa si intendeva all'epoca per "gentiluomo"? :shock: Era in qualche modo una attribuzione legata al possesso di un titolo nobiliare? Un persona non nobile poteva affrontare in duello un nobile o le eventuali vertenze si componevano in altro modo? :!: :?:

Sarei felice di approfondire l'argomento, eventualmente spero che qualcuno possa fornirmi anche consigli bibliografici.

Auguro buona giornata a tutti, :D a presto

Adriana

MessaggioInviato: sabato 13 novembre 2004, 12:17
da Michele Baroncini
Cara Adriana, :P

il tema da Lei proposto è assai vasto e ricco di stimoli.

Cercherò di mantenermi sull'essenziale.

Possiamo cominciare operando una prima distinzione di massima fra processo ordalico e duello per punto d'onore.

Occorrerà curare di non confondere i due concetti, per quanto essi abbiano elementi di comunione.

S'intendevano processi ordalici (ordalie) quei particolari "incontri" nel corso dei quali si dirimevano le vertenze legali fra un colpo di scure e una piattonata di spada, demandandole così direttamente alla giurisdizione e al sapiente apprezzamento del Divino. Il giudice umano, con grande modestia, denunziava il proprio difetto di competenza e passava la mano al... grado superiore. :wink:

Non sempre tali duelli erano letali... in origine, anzi, ci si limitava ad un reciproco scambio di bastonate (secondo il costume longobardo)... chi ne usciva più rotto era, con ogni evidenza, la parte giuridicamente soccombente! :P

Appare chiaramente come questo tipo di duello fosse suffragato da evidenti esigenze "giurisdizionali" ... era insomma un modo ordinario di amministrare la giustizia, in nulla rilevava dunque il profilo dell' onore.

Soltanto successivamente venne affermandosi il duello come strumento di difesa (sempre giurisdizionale) dell'onore d'un gentiluomo offeso.

Questo presentava procedure del tutto dissimili dall'ordalia ed assai simili invece a quelle del duello otto-novecentesco che noi conosciamo per sentito dire.

V'era tutto un sistema di cartelli di sfida, padrini e mentite (queste ultime erano dichiarazioni a mezzo delle quali lo sfidato a duello dichiarava di volersi battere, ribandendo la propria pretesa di aver ragione... offendendo quindi nuovamente l'offeso ed innescando la procedura: "Voi mi avete offeso..." "Voi mentite, Messere, voi mentite per la gola!").

Ciò che comunque unisce in un certo qual modo duello ordalico e duello per punto d'onore è la "riserva" di entrambi gli strumenti al ceto dei gentiluomini (per i non nobili erano previste altre ordalie... in confronto alle quali il duello apparirebbe meno ingiusto e il minore dei mali :wink: In ogni caso, spessissimo, nelle ordalie il nobile si faceva rappresentare da un "campione"...che le prendeva in sua vece :wink: ).

Uomini di gentile nascita... aristocratici quindi. Niente duello per borghesi e contadini (notare che sarebbe stato ritenuto più disdicevole duellare, per ipotesi, con un mercante che con un villano... essendo il mercante considerato alla stregua dell'imbrogliocello che vive di espedienti).

Ecco dunque che il duello per punto d'onore si configura come l'unico strumento a disposizione di un gentiluomo per ribadire la propria appartenenza al ceto nobiliare nel caso in cui questa venisse contestata (e l'appartenenza d'un gentiluomo al proprio ceto non può non dirsi contestata da chi gli dia del mentitore! :wink: ). L'unico strumento di difesa di ciò che faceva la differenza fra gentiluomo e non nobile: l'onore.

Ecco spiegato anche per qual motivo i molti (giusti e spesso severissimi) tentativi di repressione di questa prassi esperiti a partire dal Concilio di Trento non sortirono sostanzialmente alcun effetto... sino a giungere, ai giorni nostri, ad un Codice Penale che si occupava della materia con specifiche previsioni di divieto corredate da sanzioni ma che venivano tuttavia sovente disattese.

Procedendo nei secoli il sistema si fa meno rigido e spesso si estende la prassi del duello anche al ceto borghese... fenomeno parallelo all'estensione della qualifica di "gentiluomo" anche a persone di non nobile nascita, ma di rispettabile posizione sociale.

La risposta alla Sua domanda dovrà quindi essere negativa: non occorreva essere nobili o portatori d'un titolo nobiliare per avere accesso al sistema del duello.

I "borghesi" potevano accedervi con relativa facilità già dal secolo XVIII.

Nel sec. XX vi son stati anche casi di "semplici" artigiani che misero mano alle sciabole (il duello alla pistola in Italia non ha mai attecchito molto).

Venendo ai consigli bibliografici le consiglierei il testo del Prof. Marco Cavina (mio docente di storia del diritto e chiaro studioso di storia del diritto italiano) "il Duello giudiziario per punto d'onore".

Nella Sua regione credo sia di facile reperimento, insegnando il professore anche a Bologna. :wink:

sperando di averLa aiutata

la saluto cordialmente

Michele

MessaggioInviato: domenica 14 novembre 2004, 10:26
da Cottoneum
Tutto il discorso sulle ordalie mi fa venire in mente però Tucidide, che identificava il volere divino nel diritto del più forte...

MessaggioInviato: lunedì 15 novembre 2004, 10:08
da Michele Baroncini
Vero... benchè non vi sia, com'è ovvio, alcun tipo di connessione fra la visione giuridica dell'Ellade antica e quella barbarica...

...certo però è possibile riscontrare un elemento di analogia e d'intima comunione... così come accade per tutte le civiltà in cui vi sia una concezione ancora embrionale e rudimentale della scienza giuridica.

In tali situazioni ciò che non si riesce a dirimere con la discrezione tipica del diritto viene demandato alla decisione divina... ecco quindi che il Divino assume ruolo attivo di fonte e di giudice in tali sistemi giuridici.

Sotto questo profilo Greci e Longobardi erano in un certo qual modo accomunati. Sebbene la civiltà ellenica fosse ineguagliabilmente raffinata con riferimento al sapere filosofico ed alle arti musicali, dalla prospettiva giuridica si era ancor fermi ad una visione arcaica. Visione che, comunque, non condusse mai a pratiche simili alle ordalie, ma si tradusse piuttosto in una concezione che vedeva le colpe dei padri ricadere sui figli che potevano esser chiamati a scontarle anche se singolarmente "anaitioi" (incolpevoli).

Se dunque lo "fthonos theòn" (l'odio-ira degli Dei) si abbatteva su Alcibiade (uno a caso) facendogli perdere ogni fortuna e magari anche la vita stessa a vantaggio di Teocrito (un altro a caso), tutto questo rappresentava senz'altro la volontà divina.

Teocrito ha maggior fortuna perchè lo vogliono gli Dei (essendosi Alcibiade o i suoi avi macchiati di qualche colpa o empietà). In questa prospettiva, come correttamente sostenuto, il volere del più forte è il volere degli Dei.

Non bisogna poi dimenticare la funzione "catartica" della tragedia greca... mettere in scena le discgraze degli uomini era un tributo alla grandezza degli dei ed un riconoscimento dell'ineluttabilità del loro volere.

Sensibilmente diverso, come già visto, il ruolo assunto dal divino nei sistemi giuridici barbarici.

Ma in ultima analisi questi sviluppi (che giungono ad esiti diversi) partono da una comune radice: una situazione di sostanziale arretratezza giuridica.

cordialmente

Michele

MessaggioInviato: lunedì 15 novembre 2004, 15:48
da Adriana
Buongiorno a tutti e grazie al Sig. Baroncini per i chiarimenti ed il suggerimento bibliografico.

Effettivamente a me interessa al momento l'argomento del duello "moderno", cioè quello più o meno praticato fino agli inizi del secolo scorso in Italia.

Dimenticavo, se a qualcuno può interessare, (io l'ho trovato abbastanza curioso) il "Codice Cavalleresco Italiano" si trova in rete all'indirizzo http://www.earmi.it.

A presto,

Adriana