Gentilissimi Signori,
temo di essere in netto disaccordo con alcune posizioni del Gent.mo Sig. Degli Uberti. Partirei, se mi è lecito, dall'inizio del Suo ragionamento:
Credo che nel XXI secolo sia necessario un contatto diretto con il popolo che si deve rappresentare e quindi ben vengano i matrimoni con persone che vivono la vita di tutti i giorni come la grande maggioranza di noi tutti (ovviamente devono essere persone indiscutibili come comportamento morale e debbono avere una notevole preparazione culturale ed umana per affrontare un così difficile ruolo nella società).
Già qui, secondo il mio personalissimo parere, vi sono diverse cose su cui obiettare: il sovrano costituzionale non rappresenta il popolo di oggi né tantomeno deve farlo. Egli rappresenta, come un avatar, la somma delle tradizioni, della cultura e delle caratteristiche ideologiche o politiche legate alla "missione" di un popolo che si sono sviluppate nel corso della vita storica del popolo stesso: l'oggi è solo un momento transitorio e credo sia assolutamente sbagliato volere nel monarca "uno di noi" o tantomeno un membro tipico del suo popolo. Se il popolo vuole essere rappresentato vota i deputati al parlamento e se vuole ritrovarsi in qualcuno ha fin troppi modelli fra cui scegliere; il monarca, invece, incarna funzioni e ideali eterni (per quanto adattati al contesto di ogni epoca) e trascendenti dalla realtà attuale, che gli derivano dalla comune ascendenza del principio monarchico dalla Fede cristiana e dalla servitù avita nei confronti dei sudditi e della Tradizione legata al proprio casato e alla sua storia. Concedere troppo all'epoca in cui si vive per un monarca significa, in prospettiva, tradire gli ideali su cui l'idea monarchica stessa fonda la sua esistenza. Per arrivare al punto del topic, il matrimonio di casta e il conservare i famosi quarti non è una mera questione formale: da un matrimonio plebeo (sottolineo, a scanso di equivoci, che sono io stesso al 100% plebeo) nasceranno figli che verranno educati più ai valori del loro tempo che a quelli immutabili dei sovrani; persone, dunque, che saranno pronte sì a stare con agio di fronte ai riflettori della baraonda moderna ma non certo a rappresentare secoli di Tradzioni guadagnate con fatica da sovrani preparati fin dalla culla al loro compito da genitori già addentro da una vita al complesso mondo dei doveri regali. Oggi già è difficile che un giovane rampollo di una Casa Reale riesca a scampare dallo squallore di pop star, calciatori e uomini di spettacolo; ciò, poi, diventa addirittura impossibile qualora già uno dei genitori abbia un assetto mentale radicato unicamente nella propria epoca, un assetto mentale plebeo, per l'appunto, che non significa affatto, a scanso di equivoci, "ignobile" o "inferiore" ma semplicemente ancorato all'immanenza e non alla trascendenza. La signorina Ortiz sicuramente è un'ottima persona ma, a preascindere da tutto ciò che riguarda la sua personalità, siamo sicuri che sia corretto che lei diventi Regina Cattolica di Spagna?
Non potete immaginare quanto sia amato dal Suo Popolo e quanto le ragazze gridino "Felipe, Felipe, Felipe" allo stesso modo con cui siamo abituati a vederlo fare per le rock star... (omissis)... Ma il mondo oggi non vive più il "sogno dell'ideale nobiliare" ma la realtà di tutti i giorni
Mi interesserebbe capire quale sia, di grazia, la funzione di un monarca che, già costituzionale, rinuncia a qualsivoglia orgoglio di casta ed a qualsiasi aura sacrale piegandosi del tutto alle modalità di espressione tipiche dei media moderni... Non mi sembra ci sia nulla di positivo in una popolarità che, più che indicare una consapevole e spontanea fedeltà all'istituto monarchico, mostra solo una notevole confusione fra sovrano e rockstar... Ricordo che alle radici del concetto di nobiltà cristiana riposa, ancor prima dell'incoronazione dell'Imperatore Carlo il Grande, il concetto di rex sacerdos di tadizione merovingia che univa il potere regio ad una funzione anche esplicitamente o implicitamente sacrale (ricordiamo le polemiche sorte sul fatto che l'incoronazione reale medioevale spesso comprendesse una sorta di particolare consacrazione episcopale, come per i re visigoti di Spagna, che li trasformava in Cristi, cioè unti del Signore). Come si può ritenere che certa nobiltà attuale abbia ancora anche solo un millesimo di queste caratteristiche? Forse che anche i valori cristiani su cui la monarchia si basa andrebbero ridefiniti in base all'epoca attuale? Per adattarsi alla rampante e ormai quasi completa secolarizzazione potremo un giorno avere un Re dichiaratamente ateo? E'ovvio che ci si debba adattare al contesto in cui si vive, ma non è lecito sovvertire i valori di una tradizione plurisecolare avente basi storiche ben precise. Se queste basi si cambiano in modo più o meno deliberato, come quando si cambiano a posteriori le clausole di un contratto, l'intera costruzione non potrà che crollare, anche se forse non farà rumore, e la cosa è già in atto da molto tempo. Ma qui torno alla polemica contro la monarchia costituzionale sviluppatasi in un altro topic e non vorrei esser ripetitivo....
PregandoVi di perdonarmi gli eccessi polemici nel caso essi potessero averVi infastidito, Vi saluto cordialmente.