Ma in Gran Bretagna tutte le medaglie su un'unica riga?

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Re: Ma in Gran Bretagna tutte le medaglie su un'unica riga?

Messaggioda Elmar Lang » venerdì 26 dicembre 2014, 22:25

Una discussione assai interessante.

Ho sempre considerato con interesse il complesso ed articolato sistema premiale Britannico, così ben spiegato, nei suoi aspetti storici, in numerose opere sin dal passato, come i vari volumi del Carter, o l'abbastanza raro Elvin, o lo schematico Taprell-Dorling, ecc. Riguardo la Victoria Cross, trovai avvincente la lettura del volume di MJ Crook "The evolution of the Victoria Cross"; Tunbridge Wells, Midas, 1975 e tanti altri libri, illustri o meno, ma tutti utili ad inquadrare ordini e decorazioni d'una delle più vecchie monarchie d'Europa.

Mi ha rallegrato lo spirito sapere che la Corona del Regno Unito non riconosce gli ordini e le decorazioni non-statuali o conferite da dinastie decadute, ma bensì solo quelle conferite dai governi di stati sovrani (e, immagino, riconosciuti). Fosse così anche da noi... ma noi, malamente scimmiottando un altro, caratteristico sistema premiale, ad esempio creiamo "nastrini" (che sull'uniforme ai più potrebbero apparire come onorificenze), anche per il corso di ginnastica o per simili, semplici qualifiche.

Riguardo le decorazioni per lungo servizio militare (per l'UK, la "Long Service and Good Conduct Medal"), trovo che esse abbiano una ragion d'essere anche per il loro significato storico. E' ben vero che al giorno d'oggi un militare di carriera può compiere anche 50 anni di servizio senza aver mai sentito un colpo di fucile sparato contro di lui, ma in passato, un militare con lo stesso periodo di servizio era un "veterano" sopravvissuto (per suo merito o valore o anche solo fortuna) a guerre, e sofferenze d'ogni genere. La decorazione per lungo servizio era quindi un segno distintivo per militari di grande esperienza e con un passato militare di tutto rispetto.

Oggi, quindi "sopravvivono" questi segni, a parer mio per giusta tradizione e per me è giusto che essi rimangano, nella speranza che mai più (mai dire mai, però...) essi stiano a rappresentare soldati in servizio, sopravvissuti a sanguinosissimi decenni di guerre.

A presto,

E.L.

P.S.: Circa il "Britannia rule!", credo che per quest'acclamazione, forse la costruzione più corretta sarebbe nelle prime parole di ritornello dei versi di James Thomson, "rule, Britannia!", così ben musicati da Th. Arne (di cui amo anche certe eleganti voluntaries, sonate e concerti).
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Re: Ma in Gran Bretagna tutte le medaglie su un'unica riga?

Messaggioda Andrew Martin Garvey » venerdì 26 dicembre 2014, 23:29

Spero che siano permesi i ricordi e commenti personali, che non centrano molto con il topic di uniformologia:
Rule Britannia
Britannia rules the waves
Britons never, never shall be slaves
.
Rimando a wikipedia per le altre parole.
Si, è un bel inno patriottico. Ma preferisco Land of Hope and Glory.
Non mi è mai piaciuto molto God Save the Queen, troppo individuale anche se SM rappresenta la Nazione. Però è il nostro inno nazionale è va rispettato e cantato con orgoglio e non soltanto a qualche incontro sportivo. Ricordo quando ero piccolo si sentiva alla fine dei spettacoli cinematografici e persino quando alla fine delle trasmisioni della BBC e mio padre mi fece stare in piede, se ero ancora sveglio, nel nostro salotto, lui sugli attenti io quasi a cantare assieme! Invece al cinema spesso si vedeva una grande corsa di uscire per evitare l'inno. Di solito rimanevano i militari e famigliari. Abbastanza normale essendo di Portsmouth sede storica della Royal Navy.
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Re: Ma in Gran Bretagna tutte le medaglie su un'unica riga?

Messaggioda Andrew Martin Garvey » venerdì 26 dicembre 2014, 23:38

In merito ai regolamenti ufficiali con illustazioni riguardanti ordini, decorazioni ecc.... eco un link utile per gli anglofoni:
https://www.whatdotheyknow.com/request/ ... c.pdf.html
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Re: Ma in Gran Bretagna tutte le medaglie su un'unica riga?

Messaggioda Elmar Lang » sabato 27 dicembre 2014, 10:39

Grazie, ho immediatamente scaricato il .pdf, in modo da aggiornare la biblioteca.

Devo confessare che ho sempre apprezzato la musica militare inglese. Un ricordo indelebile fu quando approdarono a Civitavecchia le navi Antrim, Scarborough e Tenby della RN ed una sera, la banda dei Royal Marines (che era a bordo della prima nave) tenne un lungo concerto anche coreograficamente emozionante, di fronte alla mole del Forte Michelangelo.

Era l'inizio del 1972 ed io avevo 14 anni, mio papà era ufficiale dell'Esercito, in servizio alla Scuola di Guerra visitata nell'occasione dall'Ammiraglio Ashmore e mi accompagnò ad assistere all'evento. Il finale, ovviamente fu l'Inno inglese, il cui inizio avvenne dopo una pausa di silenzio assoluto con solo la banda, illuminata dai riflettori.

Solitamente, si pensa alla Germania, come sinonimo di musica militare. Quella germanica è unicamente marziale, ma quella Britannica riesce ad essere -nello stesso tempo- anche solenne e toccante.

Tra la musica di "Rule, Britannia" e quella di "Land of Hope and Glory", passano quasi 150 anni, quindi è normale che anche il gusto musicale possa giustamente cambiare.

Scuserete l'off-topic, ma siamo in giorni festivi...

E.L.
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Re: Ma in Gran Bretagna tutte le medaglie su un'unica riga?

Messaggioda Patrizio Giangreco » lunedì 29 dicembre 2014, 18:29

A supporto di quanto già espresso da Mr. Andrew Garvey in merito alle convenzioni uniformologiche britanniche, desidero evidenziare i seguenti punti, che vanno al di là dei formalismi:
1. Le tradizioni militari britanniche e del Commonwealth hanno profonde radici nel cuore di tutto il popolo, che è stato unito, e non diviso, dalle vicende belliche che la Nazione ha attraversato nel corso della sua storia moderna. La cripta della Cattedrale di Saint Paul è il cuore di questa grande tradizione, innanzitutto perché ospita i monumenti funebri dei suoi due più celebri eroi: Lord Nelson e il Duca di Wellington, e poi perché vi sono cappelle e lapidi attraverso cui si può rivivere la storia militare del Regno Unito. Sir Winston Churchill invece è sepolto in una semplice tomba nel cimitero parrocchiale di Bladon, in vista del palazzo avito dove nacque: Blenheim House.
2. Attualmente, il cuore della memoria militare nazionale è il Cenotaph (Cenotaffio), una semplice stele marmorea situata a metà di Whitehall, l'arteria degli uffici governativi del Regno Unito. Qui in occasione del Remembrance Day (la domenica più prossima all'11 novembre, anniversario dell'armistizio della prima guerra mondiale) alle ore 11.00, la Famiglia Reale, e i vertici militari rendono omaggio ai caduti di tutte le guerre. Quest'anno la cerimonia è stata particolarmente solenne perché cadeva nel 100° anniversario dello scoppio della Grande Guerra. Nel corso di tutto il mese di novembre si sono tenute varie cerimonie e commemorazioni a cui era sempre presente uno o più membri della Royal Family, a cominciare dal 93enne Duca d'Edimburgo, Principe Consorte, il cui portamento eretto e militaresco dà ancora dei numeri a quello dei suoi figli e nipoti. Nella Cattedrale di Westminster vi è la tomba al Milite Ignoto l’Unknown Warrior.
3. In ognuna di queste occasioni, gli appartenenti alle Forze Armate, anche a riposo, indossano le onorificenze militari (medaglie di servizio e commemorative di campagne e quella concesse dalla Regina per particolari circostanze come incoronazioni e giubilei), anche sull'abito civile e nel formato regolamentare. Sono portate da tutti con dignità ed eleganza, montate su una sola linea/barra.
Su tutte spicca il simbolo del Poppy (il papavero rosso) che rappresenta un caduto sul campo. Tutte le corone che vengono deposte ai piedi del Cenotaph e di ogni altro monumento sono composte con Poppy. Il prato che circonda la Torre di Londra è stato interamente ricoperto, fino allo scorso novembre, da papaveri rossi per simboleggiare e ricordare, appunto, i caduti della Grande Guerra.
4. La Famiglia Reale da sempre è stata in prima fila nelle guerre che la nazione ha affrontato. All'inizio dei bombardamenti su Londra nella Seconda Guerra Mondiale, Giorgio VI, volle che la sua consorte e le due figlie partissero prima in Galles e poi - se la Gran Bretagna fosse stata invasa dal nemico - in Canada, ma la Regina disse che non avrebbe mai lasciato il marito, e le figlie non sarebbero mai partite senza la madre, quindi rimasero a Londra a condividere fino in fondo gli stessi pericoli che subivano i loro popolo. La allora principessa Elisabetta fece parte delle Forze Ausiliarie e guadagnò due medaglie per i suoi servigi durante la seconda guerra (la War Medal 1939-1945 e la Defence Medal). Tutti i reali britannici sono stati sempre dotati di un grande coraggio fisico, e sono sempre stati sulla linea del fuoco in ruoli operativi. Le stelle e le medaglie che si vedono sulle uniformi militari del Principe Filippo (che ha partecipato alla guerra come tenente di vascello della Royal Navy in più teatri) sono state guadagnate una per una; ciò vale anche per suo zio materno Lord Mountbatten, ucciso nel 1979 dai terroristi dell'IRA, e per personalità politiche come Sir Winston Churchill (a Cuba, in India, in Africa e in trincea durante la Grande Guerra). In tempi più reenti, il figlio secondogenito della Regina, Andrew Duca di York, è stato un pilota della Royal Navy durante la guerra delle Falklands dove ebbe soltanto la medaglia commemorativa della guerra “South Atlantic”, anche se fece delle missioni senz’altro di valore. L'ultimo esempio è dato dal principe Henry (detto Harry) che ha svolto due periodi di missione in Afganistan, in zone di fortissimo pericolo di attentati, dimostrando un attaccamento al dovere e una competenza professionale che hanno completamente fatto dimenticare le sue manifestazioni goliardiche giovanili, infatti, egli ha inoltre rappresentato ufficialmente, con grande dignità del ruolo, la Regina in alcune cerimonie commemorative del 70° anniversario dello sbarco in Normandia, come quella tenutasi al cimitero di guerra polacco di Cassino.
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Re: Ma in Gran Bretagna tutte le medaglie su un'unica riga?

Messaggioda Andrew Martin Garvey » lunedì 29 dicembre 2014, 20:36

Di nuovo un po' off topic ma devo dire che le parole riguardante le Forze Armate della mia Nazione espresse dai Signor Lang e Giangreco mi riempiano di un certo orgoglio. Thank you, gentlemen!
Si, le bande dei Royal Marines danno un certo spettacolo soprattuto il "Beating the Retreat" a buio, manda un brivido lungo la schiena!
Le tradizione delle Forze Armate sono molte sentite e mi fa piacere vedere il glorioso nome di Lord Nelson posto davanti quello di Wellington, di solito gli Italiani citano sempre Wellington prima di Nelson. Non dobbiamo mai dimenticare che le sue innovazioni strategiche e tattiche hanno rivoluzionato la guerra in mare e che il suo genio (con l'abilità e velocità dei cannonieri della Royal Navy) ha sconfitto le flotte combinate di Francia e Spagna. Wellington invece dovrebbe essere ricordato soprattutto per la sua attività nella penisola iberica e in India (Assaye) mentre non fosse stato per il tempestivo arrivo di Blucher e le sue truppe forse la Battaglia di Waterloo avrebbe avuto un esito diverso e quello genio militare di Napoleone avrebbe avuto il meglio.
Personalmente, tra i due preferisco Nelson perché egli aveva un approccio molto più umano (e anche carismatico, tratto utile a qualsiasi leader) con i suoi equipaggi. Wellington invece era molto più distante e altezzoso.
Giangreco cita SAR il Principe Filippo e la sua carriera navale, aggiungo che egli ha raggiunto (guadagnato direi, perché ha fatto tutte le tappe nei tempi stabilite come i suoi colleghi) il grado di capitano di fregata prima della sua promozione "d'ufficio" ad Admiral of the Fleet.
Giangreco ha però evitato (forse per rispetto) invece di citare il fatto che un altro membro della Royal Family ha frequentato il corso per diventare un ufficiale dei Royal Marines ma ha rassegnato le dimissioni preferendo occuparsi di "altre attività". C'è chi dice non riusciva a superare il corso e quell'anno si ha visto un gruppo di Royal Marines con delle maglietta recanti la frase: " Si può trasformare un rospo in principe, ma non si si può trasformare un principe in Royal Marine".
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Re: Ma in Gran Bretagna tutte le medaglie su un'unica riga?

Messaggioda Tilius » lunedì 29 dicembre 2014, 21:23

Elmar Lang ha scritto:
Mi ha rallegrato lo spirito sapere che la Corona del Regno Unito non riconosce gli ordini e le decorazioni non-statuali o conferite da dinastie decadute, ma bensì solo quelle conferite dai governi di stati sovrani (e, immagino, riconosciuti). Fosse così anche da noi...


Guarda che comunque questa non è virtù esclusivamente britannica, ma di TUTTE le nazioni civili (UK USA Germania Austria Francia le prime che mi vengono in mente), TRANNE l'Italia.
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Re: Ma in Gran Bretagna tutte le medaglie su un'unica riga?

Messaggioda Andrew Martin Garvey » martedì 30 dicembre 2014, 19:22

Non è un male riconoscere gli "awards" di altri stati o di dinastie già regnanti. Perché poi non riconoscere ufficialmente queste onorificenze se c'è del merito, l'Italia stessa non concede l'autorizzazione (giusto o sbagliato che sia) ad alcuni come quello di San Lazzaro (giustamente con riconoscibile perché ormai estinto) o l'Ordine della Real Casa di Braganza dell'Ala di San Michele (pare non riconoscibile perché ormai una confraternita).
Al livello internazionale un elenco valido di "awards" e non senza un certo "peso" è quello fornito dall'Internatioal Commission for Orders of Chivalry- ICOC. Posso garantire, come membro per il Regno Unito, che le sedute della Commissione sono spesso oggetto di dibattiti scientifici e storici quando si discutono i meriti o le motivazioni dell'inserimento di un "award".
Penso che molti siano del parere che la serietà dell'ICOC e la considerazione in cui è tenuta ai livelli internazionali sia ormai fuori dubbio, soprattutto negli ultimi anni (altri presidenti in particolare Robert Gayre of Gayre and Nigg e Terence MacCarthy avevano forse le proprie "agendas" ma dal 1999 le cose hanno avuto una svolta per il meglio, ora la scientificità e validità storica sono tra gli obiettivi principali.
Comunque per tornare sulla questione della riconoscimento di onorificenze concesse da stati terzi, è ovvio che ogni nazione, come stato sovrano, è libero di fare ciò che vuole in materia.
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Ultima modifica di Andrew Martin Garvey il mercoledì 31 dicembre 2014, 13:02, modificato 1 volta in totale.
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Re: Ma in Gran Bretagna tutte le medaglie su un'unica riga?

Messaggioda Tilius » martedì 30 dicembre 2014, 21:57

Andrew Martin Garvey ha scritto:Non è un male riconoscere gli "awards" di altri stati o di dinastie già regnanti.

L'anomalia che evidenziavo riguarda solo gli ordini ex-dinastici e solo in riferimento al riconoscimento di questi da parte di uno stato (fatto che guarda caso avviene solo in Italia).
All'estero gli ordini ex-dinastici rimangono un fatto privato, come a mio parere è giusto che sia.
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Re: Ma in Gran Bretagna tutte le medaglie su un'unica riga?

Messaggioda Tilius » martedì 30 dicembre 2014, 22:07

 
Perché poi non riconoscere ufficialmente queste onorificenze se c'è del merito


Per quale motivo, di grazia, alla Repubblica Italiana dovrebbe fregargliene del ''merito'' di un individuo verso una dinastia ex regnante preunitaria?

Per tacere del fatto che sovente tale merito consiste in ''beneficenza'' a favore del gran maestro dell'ordine ex dinastico...

Se non vi è ''nulla di male'' mi si spieghi, di grazia, perché questo anomalo riconoscimento degli ordini ex dinastici accade SOLO in Italia e non all'estero.
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Re: Ma in Gran Bretagna tutte le medaglie su un'unica riga?

Messaggioda Andrew Martin Garvey » martedì 30 dicembre 2014, 22:36

Belle domande ma non spetta certamente a me dare risposte.
Non penso che il Forum sia il luogo migliore di esprimere la Sua contrarietà alla posizione dell'Italia. Lei dovrebbe interpellare chi di dovere al livello politico, in primis alla Presidenza della Repubblica e poi al Ministero degli Esteri (ufficio cerimoniale) o anche interpellare studiosi del calibro di Alberto Lembo (che è stato anche un deputato) o Mario Volpe. Sarebbe interessante vedere pubblicate le risposte che avrà.
Sono consapevole che ci sono dei "gong hunters", ossia coloro che vogliono un nastrino da applicare all'uniforme e che avere un'onorificenza in più può portare un punteggio extra nelle valutazioni di promozioni. Ma ci sono anche coloro che ne vogliono far parte di ordini dinastici per motivi storici o perché i loro avi ne hanno sempre fatto parte.
In fine, vorrei ricordare comunque che questi ordini cavallereschi fanno anche molta beneficenza anche secondo uno dei scopi secondo gli statuti degli ordini stessi.
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Re: Ma in Gran Bretagna tutte le medaglie su un'unica riga?

Messaggioda pierfe » martedì 30 dicembre 2014, 22:51

Sono particolarmente soddisfatto di vedere qui il prof. Andrew Martin Garvey, commissioner dell'ICOC per gli ordini, sistemi premiali del Regno Unito di Gran Bretagna (ed anche Socio Ordinario dell'IAGI), ed autorevole studioso della materia cavalleresca (oltre a quella araldica e genealogica), ho sempre apprezzato di Andrew le ottime puntualizzazioni relative alle differenze nell'interdere le nostre discipline fra UK e Italia.
Sulla materia cavalleresca riferita alle dinastie già regnanti è interessante conoscere le decisioni dell'ICOC avvenute proprio durante il XXXI Congresso Internazionale di Scienze Genealogiche ed Araldiche di Oslo 2014 visibile sul n. 56 de Il Mondo del Cavaliere nell'editoriale "Nuovi obiettivi e traguardi nell’incontro ad Oslo dell’International
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Re: Ma in Gran Bretagna tutte le medaglie su un'unica riga?

Messaggioda Mario Volpe » mercoledì 31 dicembre 2014, 8:30

Andrew Martin Garvey ha scritto:Lei dovrebbe interpellare chi di dovere al livello politico, in primis alla Presidenza della Repubblica e poi al Ministero degli Esteri (ufficio cerimoniale) o anche interpellare studiosi del calibro di Alberto Lembo (che è stato anche un deputato) o Mario Volpe. Sarebbe interessante vedere pubblicate le risposte che avrà.


Durante il lungo periodo di servizio prestato al Cerimoniale Diplomatico del MAE, ho avuto più volte occasione di ricostruire e riepilogare le circostanze e le modalità procedurali che portarono, nei quasi settant'anni di vita della nostra Repubblica, all'attuale regime autorizzativo in materia cavalleresca. Tra queste occasioni ricordo in particolare un intervento tenuto in occasione del Convegno Internazionale ICOC di Palermo del 21 novembre 2009 (pubblicato poi nei relativi atti). Per chi fosse interessato a prenderne visione, ne riporto copia qui:

https://www.dropbox.com/s/7d4q0vmv21k1f ... 2.doc?dl=0
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Re: Ma in Gran Bretagna tutte le medaglie su un'unica riga?

Messaggioda Andrew Martin Garvey » mercoledì 31 dicembre 2014, 12:57

Sono grato al Presidente/Chairman del ICOC Professor Pier Felice degli Uberti per le sue parole. Vorrei sottolineare però che non mi sono mai presentato come esperto della materia, anche se sono molto orgoglioso di avere una tale reputazione e sono molto onorato a far parte di un tale prestigioso organizzazione. Cerco sempre di espletare le mie mansioni al meglio delle mie capacità e conoscenze come fanno anche gli altri commissioners, anche se non siamo sempre in completo accordo su tutte le decisioni, come può sempre succedere in un ambiente scientifico/accademico.
Sono sempre aperto alle discussioni, anche in questo Forum, specialmente quando sono civili e senza sarcasmo o rabbia, anche se preferirei sapere con chi discuto (sono un po' restio parlare con persone che si nascondo dietro soprannomi, nicknames etc..., ma questo far parte dei forums).

Penso che tutti i frequentatori, e non solo, debbano un enorme applauso al Dottor Mario Volpe, il riconosciuto esperto della materia, per il suo contributo che risponde in pieno alla richiesta di informazioni sulle motivazioni di riconoscimento e autorizzazioni di ordini non-nazionali da parte della Repubblica Italiana.
Ultima modifica di Andrew Martin Garvey il domenica 18 gennaio 2015, 13:58, modificato 1 volta in totale.
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Re: Ma in Gran Bretagna tutte le medaglie su un'unica riga?

Messaggioda Elmar Lang » giovedì 1 gennaio 2015, 16:38

Andrew Martin Garvey ha scritto:(...)anche preferirei sapere con chi discuto (sono un po' restio parlare con persone che si nascondo dietro soprannomi, nicknames etc..., ma questo far parte dei forums).
Penso che tutti i frequentatori, e non solo, debbano un enorme applauso al Dottor Mario Volpe, il riconosciuto esperto della materia, per il suo contributo che risponde in pieno alla richiesta di informazioni sulle motivazioni di riconoscimento e autorizzazioni di ordini non-nazionali da parte della Repubblica Italiana.(...)


Vero: il dialogo su internet è dominato dai noms de plume. Comprendo che la cosa possa essere fastidiosa, ma gli pseudonimi erano assai diffusi anche ai tempi in cui per scriversi s'usavano inchiostro e pennino ed il tutto veniva vergato su ottima carta.

Nel mio caso, tutto nacque dal lavoro che feci per catalogare gran parte dell'archivio d'uno scrupoloso falerista germanico il cui nome era appunto Elmar Lang: i miei amici, per prendermi un po' in giro, presero a chiamarmi così'. Il mio nome è Enzo Calabresi e sono un appassionato studioso di faleristica in generale e dell'ex monarchia austroungarica in particolare. Dell'ex monarchia danubiana, mi piace anche collezionarne le insegne di ordini e decorazioni.

Circa il plauso al Dr. Volpe, mi aggiungo anch'io, sinceramente.

Tra l'Amm. Nelson ed il Duca di Wellington, anch'io scelgo il primo (ma il mio giudizio è forse viziato dal fatto che prestai servizio in Marina...). Del vincitore di Waterloo, pero' non posso dimenticare quella famosa frase da lui pronunziata dopo la battaglia, mentre osservava il campo, immensamente sparso di morti, feriti e resti dei combattimenti: "dopo una battaglia persa, nulla è più' atroce d'una battaglia vinta" (spero di aver ben interpretato lo spirito dell'originale).

Buon anno,

E.L.
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