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Nobiltà... perduta

Inviato:
mercoledì 1 settembre 2004, 8:08
da Adriana
Buongiorno, vorrei porre una domanda e mi scuso in anticipo se vi parrà assurda, ma data la mia ignoranza in materia...
Ho sentito un conoscente sostenere quanto segue:"Mio nonno era marchese, ma visto che ha perso tutta la sua fortuna al gioco ora la mia famiglia non è più nobile...".
Vorrei sapere se le cose stiano proprio così...

(anche se in Italia i titoli nobiliari non sono riconosciuti)...
Grazie a tutti,
Adriana Sassatelli

Inviato:
mercoledì 1 settembre 2004, 11:17
da FP
Gentile Adriana,
perdendo le fortune avite, almeno a mio modesto avviso, non si incorre nel rischio di perdere il proprio titolo nobiliare e la propria appartenenza ad un albero genealogico. A volte però ciò comporta de facto un deperimento della morale familiare, compromettente l'immagine dell'intero casato. Se nobile vuol dire "essere conosciuto come tale", allora agli occhi di tutti, un aristocratico che ha perso tutto in gioco non è più degno di essere considerato tale, anche se formalmente lo è.
Diversi sono invece gli episodi di cessata nobiltà previo intervento regio, che possono avvenire in seguito ad un'infamia od un atto di lesa maestà ecc.
La famiglia di mio cugino ha subito lo stesso processo; il bisnonno ha perso in gioco quasi tutto di quanto gli spettava secondo la divisione dei beni dei suoi genitori, ma non ha perso l'appellativo di Don (che gli era concesso in quanto barone) e non ha neanche perso lo Jus Patronatus della chiesa costruita dagli avi. Tre o forse quattro palazzi sono tutt'oggi dotati dello stemma della famiglia di mio cugino, che però agli effetti legali è oggi una famiglia borghese. Anche perchè decaduto lo Jus Patronatus mi sembra nel 1992 e abbattuto l'uso del Don, non rimane nulla della nobiltà, seppur piccola, della famiglia.
Spero di averle lasciato qualcosa di buono!
Saluti

Inviato:
giovedì 2 settembre 2004, 8:24
da marcoluca
Egregio conteschweinfurt,
vorrebbe essere così gentile da spiegarmi meglio?
come si perde lo Jus Patronatus? e l'appellativo di Don non è comunque di spettanza di chi vanta titoli nobilari? cosa vuol dire non rimane nulla della nobiltà se essere nobile è uno stato che riguarda la persona indipendentemente da beni che possiede o possedeva?
Mi scuso per la valanga di domande che non vogliono essere assolutamente di provocazione, vorrei solo capire meglio.
Grazie
Cordiali saluti
marcoluca

Inviato:
giovedì 2 settembre 2004, 9:57
da FP
Gentile Marco Luca,
mi scusi se non sono stato esauriente nell'esprimere i miei pensieri.
Lo Jus Patronatus l'hanno perso con una legge della R.I. negli anni '90, credo nel '92, gli esperti in legge potrebbero definire meglio questa data. Non si tratta quindi di una perdita connessa ai propri beni, bensì di una legge apposita.
Per quanto riguarda il Don, esso era in uso come segno di distinzione (nobiliare e non) durante il Regno d'Italia. Ovviamente, con la caduta dello stesso, la R.I. tolse dai documenti ufficiali l'appellativo, che abbandonò la valenza che per secoli gli attribuirono i nostri avi.
Ciò non vuol dire che una famiglia non è più "nobile" nel senso stretto, ma soltanto che persi i beni, perso lo j.p., perso l'appellativo di distinzione, cosa rimane di una piccola famiglia nobile? Lo stemma e forse, se non è caduta nel dimenticatoio, la storia.
Tutt'oggi la famiglia di mio cugino è ne più e ne meno pari di una famiglia medio borghese.
Cordialmente.

Inviato:
giovedì 2 settembre 2004, 13:39
da San Celestino
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Inviato:
giovedì 2 settembre 2004, 15:13
da FP
Salve a tutti
Questo è un'argomento che non riesco proprio a seguire

. Se un nobile perde tutto il suo patrimonio e quindi "decade" diventa un nobile "decaduto" ma sempre nobile resta perchè il patrimonio avito è cancellabile ma la storia no

inoltre vorrei precisare che l'Italia a tuttoggi è una repubblica e non vi esistono nobili alti, bassi o medi perchè per lo stato italiano siamo TUTTI borghesi che sia pur alti, bassi o medi.
Giusto, ma come lei afferma:
Ancora in molti paesi d'italia le persone di un certo prestigio vengono appellate con il Don o con il titolo nobiliare (che sia esso riconosciuto o no).
Diciamo che sono loro che ci si vogliono far appellare. Mio cugino non tenterà mai di fare una cosa del genere, nella sua condizione! Ma non ne avrebbe comunque diritto in Repubblica, o meglio si fregerebbe di una banalità, per i tempi moderni. Ho detto medio borghese per non coinvolgerlo in una nobiltà che con lui ha poco a che fare.
E questo succedeva anche durante il regno d'italia con persone che non avevano diritto a tali appellativi ma che magari avevano tutti i requisiti richiesti dalla consulta araldica per usarli. Oggi come oggi una famiglia che non è presente sul libro d'oro ma che è in grado di dimostrarmi d'esser nobile da svariate generazioni per me è nobile perchè lo vuole la storia

(e credetemi ce ne sono molte)
Saluti
Corretto. Ma allora perchè sbandierarlo ai quattro venti? Una persona è effettivamente nobile se per esempio sulle carte di proprietà di una tenuta viene annoverata come "Caetani Duca Don Leone fu Don Onorato". Nel momento in cui subentra la R.I., il suddetto diventa Caetani Leone fu Onorato. E il Duca-Don rimane solo fra le mura domestiche, siano esse mura di castelli o di case popolari! Perchè se a peggiorare la situazione è poi la condizione economica...cosa resta della passata nobiltà?

Fortunatamente la condizione di mio cugino è ottimale, poichè con diversi sacrifici hanno rimesso in piedi le loro fortune. Anche perchè alcune terre se le sono tenute.
Ciao a tutti.


Inviato:
giovedì 2 settembre 2004, 15:52
da marcoluca
Signor conteschweinfurt,
La ringrazio per avermi risposto.
Lei non era tenuto ad essere più preciso dato trattavasi di fatti riguardanti la sua famiglia ed io certo non volevo dare l'impressione di metterci il naso; ho cercato di mantenermi sul generico, ma evidentemente non ci sono riuscito.
non sono edotto in questi argomenti e ciò che Lei ha scritto ad Adriana ha fotto sorgere degli interrogativi, ma non direttamente sulla sua famiglia, comprenda bene.
Un mio amico possiede un palazzo gentilizio con attigua la chiesa. Di questa chiesa e parte del terreno di sua proprietà ne ha fatto dono alla Diocesi:ne è sorta credo una parrocchia con relativo oratorio. Ecco, in questo caso si perde lo Jus Patronatus?
e per quanto riguarda il Don dei preti?anch'essi mi sembra che una volta ordinati venivano considerati facenti parte di ceto sociale elevato. Oppure mi sbaglio?
Concordo poi col Signor Francesconi riguardo a quanto dice circa la nobiltà connessa alla storia. Per me un nobile rimane nobile anche se perde tutti i suoi averi e se il suo comportamento è tale da rendere onore al blasone che porta ed al titolo di cui si fregia.
Saluti!
marcoluca

Inviato:
giovedì 2 settembre 2004, 16:20
da MMT
E' vero: la Repubblica Italiana non riconosce i titoli nobiliari. Ciò non vuol dire che essi non esistono, non siano permessi ed autorizzati, come accade altrove: sono diventati patrimonio privato di ogni singola famiglia, e spetta ad ogni signola famiglia storica mantenere la loro memoria attraverso le nuove generazioni.
Perdere il concetto di nobiltà è possibilissimo: bastano due genearazioni a cui non interessa egoisticamente mantenere e tramandare le tradizioni che tutto si perde. Le carte si perdono come si perdono i palazzi i quadri i monili.
E' vero: la stratificazione sociale si è assottigliata, almeno così dicono nelle aule universitarie. E' vero esiste una nuova elite ... perfetti sconosciuti che partecipano a dei programmi e poi stampano libri, diari, calendari... ma insomma cos'hanno mai fatto di tanto importante per entrare nell'elite? Niente.
L'aristocrazia è rimasta tale ed inalterata per secoli. Se noi per primi perdiamo il concetto di essa, ci si apre agli altri come dicono, si passa su fatti ed avvenimenti che dovrebbero essere inconcepibili, si crede a tutto quello che ci viene propinato dai mass media, dallo stesso internet, beh allora sì che si perde tutto.
Noi abbiamo avuto e abbiamo tutt'ora dei valori che la nuova elite non conosce nemmeno lontamente, dei valori per cui venne versato sangue. Fede in Nostro Signore, onore, coraggio, lealtà, educazione e buone maniere questi sono molto più preziosi del dio-denaro che comanda oggi e che nutre la sua nuova figlia prediletta, la nuova elite di arricchiti senza un nome, i famosi illustri sconosciuti nati dal nulla e che al nulla tornano dopo poco; i "cappelli" che volendo sorpassare questi valori li chiamano antiquati e roba da museo senza pensare che molti di essi sono scritti nei Testi Sacri.
Non dimentichiamo quelle profetiche righe di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: "Noi fummo i Gattopardi, i leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene". E seguendo lo stesso filo noi non dobbiamo farci sotituire dai donCalogero Sedàra nipoti di Peppemerda, affiancarli, semai. Eppoi sono proprio quei Sedàra che vorranno diventare, invidiosi di natura, Sedàra del Biscotto....

Inviato:
giovedì 2 settembre 2004, 16:39
da marcoluca
Concordo in pieno col Signor Michele Tuccimei di Sezze!
Lei ha reso ciò che io con due rige avevo la pretesa di comunicare!
Grazie.
marcoluca

Inviato:
giovedì 2 settembre 2004, 19:33
da San Celestino
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Inviato:
giovedì 2 settembre 2004, 21:28
da omero
Cari amici,
credete che molti degli odierni leaders e dei nuovi arricchiti siano individui permeati di valore e virtù? Basterebbe fare qualche indagine di mercato per scovarvi molto spesso scarsa, scarsissima onestà. Per quanto mi riguarda, non esistono "ex-nobili". Un vero aristocratico non potrà mai perdere la sua dignità e la sua storia, nemmeno se cadesse in miseria e disperazione potrebbe cancellare le sue origini. Ho amici e parenti che furono derubati di molte, se non adddirittura tutte, le loro proprietà da governi cosidetti "democratici": non hanno mai perso dignità e bon ton, mai. Secoli di educazione non si cancellano come si annulla un conto in banca. Sono convinto che non sia il soldo a fare di un ricco un Signore...
Un plauso particolare al caro Michele Tuccimei di Sezze che mi vede davvero vicino al suo pensiero.
Pier Carlo Omero Bormida
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"Qua e là esistono ancora uomini, memori di una antica nobiltà, che ora, come singoli, avvertono il disagio divenuto insopportabile e si sentono spinti a reazioni ora nell'uno, ora nell'altro dominio culturale. [...] Vanno richiamate alla coscienza di questi dispersi le linee di vetta - di là da tutti i limiti e da tutti gli interessi particolari, che oggi logorano le loro forze" - Julius Evola.

Inviato:
giovedì 2 settembre 2004, 21:39
da San Celestino
xxx

Inviato:
giovedì 2 settembre 2004, 23:01
da Michele Baroncini
Signori buonasera,
debbo dire, per quanto possa contare la mia modesta opinione, che mi trovo in pieno accordo con quanto scritto dai Signori Francesconi e Tuccimei di Sezze.
Nobili una volta, nobili per sempre... nè il fatto di avre perduto l'avito patrimonio al giuoco mi pare essere ragione plausibile per far ingoiare dall'oblio la storia di una famiglia che si sia distinta (anche soltanto in una determinata epoca) rispetto ad altre.
Certo potrà seguire una valutazione morale non proprio lusinghiera sul soggetto in questione, cionondimeno questo non mi pare suscettibile di alterare la dignità storica di una famigli [/i]"nobilis"ossia "degna d'esser conosciuta"[i](secondo la radice etimologica latina di nosco, -vi, notum, noscere).
La forma repubblicana dello Stato Italiano, poi, comporta l'irrilevanza dello status di nobiltà [b]ai fini strettamente giuridici, [i]ovverosia in conformità alla norma che si evince dall'art. 3 della Costituzione (principio di eguaglianza formale e sostanziale del cittadino al cospetto della Legge).
Vero è, d'altro canto che la stessa Costituzione tutela il diritto alla libertà d'espressione del proprio pensiero (ivi comprese le convinzioni di carattere storico e culturale9 nella misura in cui queste non confliggano con il principio di democraticità che sempre deve ispirare l'intero ordinamento statale.
Ne consegue pertanto che, in tale prospettiva, l'utilizzo nei rapporti sociali del prefisso di rispetto "don" sia pienamente legittimo ed altresì oggetto di tuela giuridica costituzionale in quanto esternazione di una particolare visione storica e di un particolare orientamento culturale dell'individuo.
Cordiali saluti a Voi tutti!
Michele Baroncini

Inviato:
venerdì 3 settembre 2004, 15:08
da Adriana
Buongiorno e grazie a tutti per le gentili risposte. adesso ho le idee un po' più chiare!
Ho notato, parlando con amici che di queste materie sanno meno di me, (è tutto dire!!!), che è molto diffusa l'idea che una persona dotata di titolo nobiliare debba per forza avere anche un determinato status sociale; se affermi di essere marchese, devi per forza avere almeno il palazzo con tanto di fantasma di famiglia e il maggiordomo!
A presto,
Adriana Sassatelli

Inviato:
venerdì 3 settembre 2004, 17:27
da San Celestino
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