Notizie sull'origine del cognome Landi

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Notizie sull'origine del cognome Landi

Messaggioda Aniello Landi » venerdì 13 aprile 2007, 12:45

Salve a tutti,

sono nuovo del forum ma da sempre appassionato di questo argomento.

Come potete vedere il mio cognome è Landi, la mia famiglia è originaria di Mercato San Severino in provinca di Salerno, zona dove è molto diffuso questo cognome, specialmente nei comuni limitrofi; Lancusi, Baronissi e Fisciano.

Mi ha sempre incuriosito l'origine del mio cognome e per le poche ricerche che sono riuscito a fare ho visto che le zone di maggiore diffusione del cognome Landi sono la Toscana, l'Emilia e Romagna e la mia zona di origine in Campania.

C'è il papà di un mio caro amico che è un professore e conduce vari studi storici che comprendono anche la genealogia, le antiche famiglie nobiliari ecc
Mi ha spiegato che il cognome Landi fa parte di una serie di cognomi tra cui anche il suo (Trotta) che sono di origine tedesca.
In pratica lui diceva che a seguito dei numerosi Re e Imperatori germanici scesi in Italia nei secoli sono arrivati migliaia di tedeschi, sopratutto soldati, uno svariato numero di queste persone si è poi stabilito qui e per una migliore integrarzione con la popolazione locale, col tempo hanno cambiato il cognome cercando di italianizzaro sempre di più.
Così cognomi tedeschi come Landeberg, Landesberg e Landberg italianizzandoli nel tempo sono potuti diventare Landi.
Allo stesso modo i cognomi Trotten, Totter sono diventati Trotta.

Mi ha anche raccontato che nelle varie ricerche una volta gli è capitato di leggere in documenti antichi che il comune vicino al nostro che si chiama Lancusi, anticamente si chiamasse Landusi probabilmente per la particolare diffusine del cognome Landi tra la popolazione della zona.

In fine mi ha detto che i nomi di persona più usati nelle famiglie Landi sono Maria, Antonio, Giovanni e Francesco, per cui se nella mia famiglia ricorre spesso il nome Aniello probabilmente il mio è un ramo secondario.

Ora vi potete facilmente rendere conto che, agl'occhi di una persona con una scarsa conoscenza della materia, una storia del genere puo risultare plausibile e anche un po affascinante.

Vorrei chiedere a chi partecipa a questo forum se ha notizie sull'effettiva origine del cognome Landi con un po di notizie e quanto di veritiero c'è in queste storie che vi ho raccontato.

Un grazie anticipato.

Cordiali saluti.

Aniello Landi.
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Messaggioda L.de Bellis » venerdì 13 aprile 2007, 14:10

Preg.mo Sig. Aniello,

rendo una nota a solo titolo documentario, poi lei cercherà di appropofondire lo studio del suo cognome in maniera più paziente e completa e con qualche documento in più.

La Famiglia Lando o Landi, fece parte del popolo primario di Bari, fu nobile di origine piacentina, portò la seguente arma:
inquartato nel 1 e 4 palato d'oro e d'azzurro, alla fascia d'argento attraversante su tutto; nel 1 e 2 fasciato d'oro e d'azzurro.
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Messaggioda Aniello Landi » venerdì 13 aprile 2007, 16:44

Salve Signor Lorenzo,

grazie per la sua attenzione, tra le cose che ha scritto mi ha incuriosito la dicitura "Popolo primario di Bari".
Mi puo dire cosa vuol dire questa dicitura?

Cordiali Saluti Aniello Landi.

L.de Bellis ha scritto:Preg.mo Sig. Aniello,

rendo una nota a solo titolo documentario, poi lei cercherà di appropofondire lo studio del suo cognome in maniera più paziente e completa e con qualche documento in più.

La Famiglia Lando o Landi, fece parte del popolo primario di Bari, fu nobile di origine piacentina, portò la seguente arma:
inquartato nel 1 e 4 palato d'oro e d'azzurro, alla fascia d'argento attraversante su tutto; nel 1 e 2 fasciato d'oro e d'azzurro.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 13 aprile 2007, 16:53

...attento alle omonimie, gentile amico...

...ad esempio, vi fu una nota famiglia Landi che resse per circa 425 anni un vasto stato feudale nel Piacentino...

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Messaggioda Aniello Landi » venerdì 13 aprile 2007, 17:17

Salve fra' Eusanio da Ocre,

si ho ben presente tutto ciò, conosco la storia di quella nota famiglia Landi del Piacentino di cui Umbertino Landi fu uno dei più noti esponenti.
Del resto se va su un noto sito di cognomi che c'è in internet e mette nella ricerca il cognome troverà che è presente in 936 comuni italiani :):):).

Grazie.

Saluti Aniello Landi

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:...attento alle omonimie, gentile amico...

...ad esempio, vi fu una nota famiglia Landi che resse per circa 425 anni un vasto stato feudale nel Piacentino...

Bene :D vale
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Messaggioda L.de Bellis » venerdì 13 aprile 2007, 18:31

Aniello Landi ha scritto:Salve Signor Lorenzo,

grazie per la sua attenzione, tra le cose che ha scritto mi ha incuriosito la dicitura "Popolo primario di Bari".
Mi puo dire cosa vuol dire questa dicitura?

Cordiali Saluti Aniello Landi.

L.de Bellis ha scritto:Preg.mo Sig. Aniello,

rendo una nota a solo titolo documentario, poi lei cercherà di appropofondire lo studio del suo cognome in maniera più paziente e completa e con qualche documento in più.

La Famiglia Lando o Landi, fece parte del popolo primario di Bari, fu nobile di origine piacentina, portò la seguente arma:
inquartato nel 1 e 4 palato d'oro e d'azzurro, alla fascia d'argento attraversante su tutto; nel 1 e 2 fasciato d'oro e d'azzurro.
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Preg.mo Sig. Aniello,

nel rinnovare già quanto da me detto e dal Buon Frate, le invio alcune note storiche circa l'organizzazione della Città e dei suoi cittadini.

....L'organizzazione giuridica della popolazione di Bari era derivata da quella del municipium romano e si era trasformata profondamente durante il Medioevo.
Le consuetudini per diversi secoli costituirono le regole alle quali si conformò la comunità barese; esse, chiamate "Consuetudines barenses", furono ordinate in rubriche ad opera dei giureconsulti Andrea e Sparano da Bari.
In base alle Consuetudines era considerato cittadino barese chiunque si recasse in città ad abitarvi e vi stabilisse dimora ed averi.
Dal Quattrocento al Seicento il patrimonio di consuetudini della città di Bari andò progressivamente arricchendosi di privilegi concessi dai sovrani del Regno di Napoli e gli atti che facevano fede della loro concessione furono raccolti nel libro intitolato "Privilegi e Provvisioni per la città di Bari", più comunemente conosciuto con il nome di "Libro Rosso" o "Messaletto" o "Libro Magno" dei privilegi della città di Bari.
I privilegi più antichi risalgono al tempo di Roberto e Carlo II d'Angiò, di Ferdinando I d'Aragona, di Carlo V d'Asburgo, ma decisamente significativi sono i 46 capitoli approvati da Bona Sforza, duchessa di Bari, che dettero assetto all'amministrazione dell'Università e permisero alla città di formare statuti e leggi municipali senza che nessun cittadino napoletano potesse assumere alcuna carica o ufficio nella città di Bari, Castello compreso.
Poiché andavano orgogliosi di questi privilegi che ampliavano l'autonomia comunale e conferivano ad essi prestigio, ad ogni successione di re i Baresi si affrettavano a chiederne la riconferma e i sindaci, ad ogni successione di archivista cittadino, curavano le consegne dei relativi documenti.

Organi di governo della città

La città era retta da un Regimento, composto dai Sindaci e dal Consiglio decurionale il quale, a sua volta, era costituito dai rappresentanti delle Piazze della Nobiltà (costituita da nobili di stirpe detti anche nobiltà generosa) e del Popolo grasso o Primario (costituito dagli esercenti le libere professioni curiali e mediche, dai mercanti e dai possidenti, detti anche <<civili>>). Spesso le due Piazze erano in continuo contrasto tra di loro per avere il sopravvento nel governo dell'Università. La Piazza non corrispondeva al ceto: non tutti coloro i quali appartenevano ad un dato ceto facevano parte automaticamente della Piazza del proprio rango. Occorreva l'aggregazione fatta dalla stessa Piazza o dal re. Inoltre, per conservare il proprio potere oligarchico, le Piazze erano <<chiuse>> e avevano diritto di aggregare altre famiglie con prerogativa esclusiva.
Pur se era prevista una "democratica" rappresentanza dei ceti abbienti, gli atti di amministrazione dell'Università mostrano che soltanto il primo ceto, per la posizione privilegiata dei nobili, era attore principale delle vicissitudini amministrative della città.
Al popolo minuto per più secoli fu riservata una parte passiva e marginale.
Soltanto nel 1797, con Reale Dispaccio di Ferdinando IV di Borbone, ad esso fu concessa una propria rappresentanza in seno al Consiglio dei Decurioni. Da quell'anno il Consiglio decurionale fu costituito da 10 consiglieri nobili, 10 del secondo ceto e 10 del terzo.
Fino al 1797, il Consiglio dell'Università fu composto da trenta deputati, quindici per la Piazza dei Nobili e quindici per la Piazza del Popolo primario, che restavano in carica tre anni. Esso veniva modificato ogni anno con la sostituzione di cinque membri, in modo che allo spirare del triennio fosse completato l'avvicendamento.
La suddivisione dei seggi del Consiglio della città di Bari fra i ceti della nobiltà e del Popolo Primario è documentata fin dal Quattrocento.

Cariche cittadine

La sede delle riunioni delle due Piazze era chiamata "Sedile"; era qui che si svolgeva la vita pubblica della città. Ogni Piazza eleggeva nel suo seno, il Sindaco, il Deputato della salute, il Catapano, il Munizioniere, il Capo bagliva, il Giudice della bagliva, il Deputato delle fabbriche, il Protettore dei monasteri, l'Archiviario, due Assistenti alla revisione dei conti e due Firmatari dei mandati.
Il Consiglio decurionale eleggeva pure il Mastro giurato, il Cassiere, il Procuratore della città, il Razionale, l'Avvocato della Città e dei poveri ed il Cancelliere.
Questi ultimi incarichi avevano durata annuale e venivano assolti alternativamente da rappresentanti della Piazza dei Nobili e della Piazza del Popolo.
Tutti gli eletti rimanevano in carica un anno, ad eccezione dei Catapani che venivano eletti ogni sei mesi.
I Sindaci rappresentavano l'Università presso il potere centrale, presentavano al Re le richieste deliberate dal Parlamento cittadino e ne illustravano le ragioni, tutelavano i diritti della città, rivendicavano i beni pubblici che venivano usurpati, soprintendevano alle fortificazioni della città e alla manutenzione delle strade, vigilavano sui pesi e le misure di cui custodivano gli esemplari, ed avevano l'ufficio di provvedere ad una equa ripartizione dei tributi che servivano a far fronte alle raccolte di denaro della Corte regia ed ai bisogni della città. Durante il loro mandato non potevano assumere arrendamenti (concessioni della produzione o della vendita in esclusiva di un certo prodotto) dell'Università.
Il Mastro giurato sovrintendeva all'ordine pubblico e alla sicurezza notturna del Borgo; aveva l'incarico di custodire la città durante la notte e tenere presso di sé le chiavi delle porte.
Per questo incarico disponeva di armigeri con i quali costituiva la ronda di notte. Oltre al servizio di ronda, era previsto un servizio di sentinelle poste sui campanili più alti della città. Una di esse era in postazione sul campanile di San Giacomo.
I Deputati della salute avevano l'incarico di vigilare sulle navi e le barche che approdavano in porto e sugli stranieri che entravano in città per assicurarsi che non fossero portatori di malattie contagiose. Essi avevano la propria sede fuori delle mura, presso la Porta di Mare.
I Catapani erano delegati a vigilare sul rispetto dei prezzi fissati nelle assise e sulle frodi dei venditori di derrate alimentari.
Tra Seicento e Settecento diverse magistrature cittadine presentarono cambiamenti nelle loro attribuzioni.
I Capi Bagliva o Baiuli erano preposti a quella che oggi diremmo la polizia urbana. La loro funzione consisteva nel vigilare sul regolare svolgimento dell'attività mercantile e, soprattutto, sui comportamenti della popolazione del Borgo. Essi dovevano far rispettare dai cittadini alcune norme igieniche e di comportamento, controllando che non gettassero letame, acqua sporca ed ogni altro tipo di sporcizia nelle strade e nei fossati delle mura della città, ma che procurassero di portarli fuori di essa. Dovevano assicurassi che conciatori, beccai, barbieri, bottai e tutti gli altri artigiani scopassero e nettassero periodicamente il tratto di strada situato avanti alla loro bottega; dovevano far rispettare dagli ortolani e dagli erbivendoli il divieto di gettare nel porto e nel fossato posto sotto le Mura della città i residui della vendita giornaliera e ai bastasi l'obbligo di scopare ogni settimana la pubblica Piazza.
Là dove muratori provvedevano ai lavori di costruzione o di ristrutturazione, dovevano assicurarsi che essi non lasciassero per più di tre giorni sulla pubblica strada il materiale edilizio di demolizione. Era pure compito della Bagliva controllare che fossero praticati, nei negozi dei generi alimentari, nei molini e nei trappeti, i prezzi fissati nelle assise e vigilare sulla qualità e sul peso degli alimenti venduti. Anche i rapporti di lavoro tra proprietari di terre e gli operai agricoli - massaro, gualano, consiero, trappetaro - ricadevano sotto la loro giurisdizione. Dovevano vigilare sul rispetto di quanto fra le parti era stato convenuto, ossia che i lavoratori mantenessero l'obbligo assunto di prestare opera per un determinato periodo di tempo ed i proprietari quello di corrispondere puntualmente la pattuita mercede.
Tutte le infrazioni commesse dovevano essere dalla Bagliva immediatamente contestate e dovevano essere giudicate dai Giudici della Bagliva o dai Gabelloti (Gabellieri) entro otto giorni dal dì in cui era stato commesso l'illecito; trascorso tale tempo le infrazioni cadevano in prescrizione.
I Giudici della Bagliva non avevano facoltà di citare le parti, giudicare e carcerare, né esigere le pene senza l'iniziativa del Baglivo.
Il Cancelliere era il segretario del Consiglio dei Decurioni ed aveva l'onere di redigere i verbali delle sedute. Spesso a ricoprire questo incarico venivano chiamati i notai, persone esperte nelle lettere e nel diritto, aduse a compulsare pandette e stendere strumenti.
Il Cassiere aveva il compito di custodire la cassa dell'Università mentre gli Archiviari erano incaricati di conservare la documentazione comprovante la concessione o la conferma alla città di privilegi, capitoli e grazie da parte dei Re di Napoli. Alla custodia di carte così preziose era ovvio che fossero incaricate due persone, una per ogni Piazza.
I Munizionieri curavano e vigilavano sulla consistenza delle polveri accumulate per la difesa della città.
Il Gonfaloniere o Giudice esercitava su tutti gli abitanti della città, fossero essi cittadini baresi o forestieri, la giurisdizione civile, aveva competenza criminale su tutti i reati minori contemplati dagli statuti cittadini ed interveniva nella stesura dei contratti e dei testamenti da parte dei Notai. Per i contratti nei quali comparivano le donne come contraenti svolgeva la funzione di giudice mundio.
Altri Officiali svolgevano funzioni amministrative e giudiziarie di minore importanza o di semplice ordine. Anche questi venivano eletti ogni anno e le loro provisioni erano a carico del bilancio dell'Università.
Erano nominati il Capitano delle artiglierie, alcuni Medici, il Giudice ai contratti, l'Apprezzator delle vigne, l'Apprezzator delle olive, il Trombetta, il Capo Artigliere, i Bombardieri, i Guardiani delle porte della città oltre a Corrieri, Cavallari, Torrieri e Campanilieri.

Durata degli incarichi e loro controllo

I Sindaci, il Mastro giurato, i Catapani ed i Giudici della bagliva, il Cassiere al termine del loro mandato erano soggetti a sindacato. Essi dovevano rendere conto delle somme incassate e spese. Incaricato dell'attività di revisione era il Razionale il quale veniva affiancato per l'occasione da due Assistenti eletti dalla Piazza dei Nobili e da altri due dalla Piazza del Popolo.

Le elezioni

L'elezione degli amministratori avveniva all'interno del Consiglio dei Decurioni con il sistema delle ballotte. Questo consisteva nell'immettere in una cassetta tante palline nere quanti erano i votanti ad eccezione di alcune, di numero pari a quello delle cariche da eleggere, che erano di colore rosso. Chi estraeva la ballotta rossa aveva il diritto di indicare il nome dell'eletto che veniva poi sottoposto a votazione da parte dei membri della sua Piazza.
L'elezione delle massime magistrature cittadine si svolgeva secondo una prassi consolidatasi nel tempo. Essa prevedeva due fasi, la prima ,che comportava la scelta a mezzo di votazioni delle terne dei nomi dei candidati sindaci e dei candidati mastri giurati oltre alla elezione degli altri "Offiziali" cittadini minori, ed una seconda nella elezione vera e propria dei sindaci e del mastro giurato. Questa seconda, nella parte finale, col canto del Veni Creator Spiritus, presentava momenti di toccante suggestione.

La proclamazione dei risultati e le visite di cortesia degli eletti
Ad avvenuta elezione un banditore divulgava la notizia per le strade del Borgo. A partire dal 1743, come ricorda il Melchiorre, dopo l'elezione ed il loro insediamento, i sindaci dovevano sottoporsi ad un articolato cerimoniale. Questo prevedeva che il Castellano della città, a mezzo di un suo aiutante, facesse pervenire loro le proprie felicitazioni. I sindaci ricambiavano la cortesia, andando a ringraziarlo nel Castello, dove il Castellano li attendeva circondato dalle autorità cittadine e dai rappresentanti della piazza dei nobili. Lì venivano rinnovate le felicitazioni e offerti rinfreschi.

Certo di fare cosa gradita rendo la nota.

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Messaggioda Guido5 » venerdì 13 aprile 2007, 20:47

Caro Aniello,
eccoti, dal solito "Dizionario dei cognomi italiani" di Emidio De Felice, l'etimo del tuo cognome.

Landi. VARIANTI: Lando, Lanni e Lanno. ALTERATI: Landini e Landino, Lannino, Landucci e Landuzzi, Landoni e Landone. // Diffuso in tutta l'Italia, con più alta frequenza in Toscana e in Emilia-Romagna: le forme in –nn- sono specifiche del Sud (per l'assimilazione mero di -nd- > -nn-). Alla base è il nome Lando, che per lo più è l'ipocoristico abbreviato, per aferesi, di Orlando o Rollando, Gerlando, o, per apocope, di Landòlfo, ma che, in qualche caso, continua l'ipocoristico germ. Lando di nomi composti con il 1° elemento *landa- "territorio, paese" (v. Lambèrti, Landòlfi, Lanfranchi). Questa seconda origine è confermata dall'antichità delle documentazioni di Lando (769, a Brescia, 883, a Farfa in Sabina) e Landoni (769, a Brescia).

Ciao a tutti!
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Messaggioda Aniello Landi » venerdì 13 aprile 2007, 20:52

Frate, le è veramente un Sant'Uomo :):):).

La ringrazio molto per l'esaudiente e celere risposta.
Io vivo a Bari per lavoro da 2 anni e letta la cosa mi sono incuriosito molto.

Grazie.

Cordiali saluti Aniello Landi
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 13 aprile 2007, 20:55

...se ti riferisci al caro Lorenzo, sbagli solo nel dire che :wink: sia un frate...

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Messaggioda L.de Bellis » venerdì 13 aprile 2007, 22:08

Aniello Landi ha scritto:Frate, le è veramente un Sant'Uomo :):):).

La ringrazio molto per l'esaudiente e celere risposta.
Io vivo a Bari per lavoro da 2 anni e letta la cosa mi sono incuriosito molto.

Grazie.

Cordiali saluti Aniello Landi


Gent.mo Aniello,

ti ringrazio per cortese attenzione alla storia della Città, che ho reso anche per tutti gli appassionati del nostro forum, e per le parole di stima, ti do un ulteriore suggerimento, erano Patrizi in Barletta i de Landulfis, ora lasciando la curiosità, ti auguro una buona permanenza nella Città e un serio lavoro di studio circa le origini della tua Famiglia.

cordialità

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Messaggioda Aniello Landi » sabato 14 aprile 2007, 13:53

Ciao Guido,

ti ringrazio per il pensiero che hai avuto.

Leggendo l'etimo del cognome ho ritrovato alcune cose che ho scritto nel mio primo post, soprattutto quando parla dell'ipocoristico germ.

Seguendo le notizie storiche, nell'antichità le persone comuni avevano un solo nome poi tra il X secolo e l'XI secolo in Europa si verificò una grande crescita demografica, cosicché divenne sempre più complicato distinguere un individuo da un altro con il solo nome personale. Si rese necessario allora identificare tutti gli individui appartenenti alla medesima discendenza con un altro nome. Nacque così il cognome moderno.
In Italia però l'uso dei cognomi inizialmente è rimasta una prerogativa delle famiglie più ricche. Tuttavia tra il XIII secolo e il XIV secolo l'uso si estende agli strati sociali più bassi e solo con il Concilio di Trento del 1564 si ha l'obbligo per i parroci di gestire un registro dei battesimi con nome e cognome, al fine di evitare matrimoni tra consanguinei.


Tutto ciò mi fa pensare che effettivamente alla base della maggior parte dei cognomi Landi c'è una forma di ipocoristico abbreviato del singolo nome di persona. Poi successivamente con l'indroduzione dei cognomi, il suddetto ha assunto la forma di cognome per indicare "figlio di".
Penso che questa sia la spiegazione più plausibile anche per giustificare la sua notevole diffusione su alcune zone del territorio italiano.

Che ne dite?

Cordiali saluti Aniello Landi

Guido5 ha scritto:Caro Aniello,
eccoti, dal solito "Dizionario dei cognomi italiani" di Emidio De Felice, l'etimo del tuo cognome.

Landi. VARIANTI: Lando, Lanni e Lanno. ALTERATI: Landini e Landino, Lannino, Landucci e Landuzzi, Landoni e Landone. // Diffuso in tutta l'Italia, con più alta frequenza in Toscana e in Emilia-Romagna: le forme in –nn- sono specifiche del Sud (per l'assimilazione mero di -nd- > -nn-). Alla base è il nome Lando, che per lo più è l'ipocoristico abbreviato, per aferesi, di Orlando o Rollando, Gerlando, o, per apocope, di Landòlfo, ma che, in qualche caso, continua l'ipocoristico germ. Lando di nomi composti con il 1° elemento *landa- "territorio, paese" (v. Lambèrti, Landòlfi, Lanfranchi). Questa seconda origine è confermata dall'antichità delle documentazioni di Lando (769, a Brescia, 883, a Farfa in Sabina) e Landoni (769, a Brescia).

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LAN...

Messaggioda Aniello Landi » sabato 14 aprile 2007, 13:59

LANCUSO Assolutamente rarissimo, originario del salernitano, deriva dal toponimo Lancusi (SA), si hanno tracce nel 1600 dove troviamo come regio giudice un certo Giovan Domenico de Vito de li Lancusi operante a Montefusco (AV).

LANDA Landa ha un piccolo ceppo a Partinico (PA) ed anche uno a Mondragone (CE), l'ipotesi di una derivazione dal termine germanico land (terra) non è del tutto da trascurare e potrebbe indicare un origine risalente al periodo dell'imperatore Federico, ma è sicuramente più probabile una derivazione matronimica dall'aferesi di nomi come Iolanda.

LANDI
LANDO
Landi sembra essere specifico della zona che comprende l'Emilia e Romagna e la Toscana, ma potrebbe esserci anche un nucleo in Campania, Lando molto più raro è tipico del padovano, deriva dall'aferesi di nomi medioevali come Orlando o Rolando.
LANDINI

LANDONE
LANDONI
Landini ha forse diversi ceppi nel quadrilatero avente ai vertici Genova, Como, l'aretino e il pesarese, Landoni e Landone sono specifici della zona tra comasco e varesotto, derivano dal nome medioevale Lando o da aferesi di nomi come Orlando. Il conte Landone (843-860), contribuì alla ricostruzione della città di Capua sulle rive del fiume Volturno; verso la fine del IX° secolo il longobardo Landone di Vescovio, vescovo di Civitate Sabinense divenne Papa.

LANDOLFI
LANDOLFO
LANDULFO
Landolfi è tipico campano, Landolfo ha un ceppo nel napoletano ed uno nel leccese, Landulfo, estremamente raro, sembra essere del salernitano, derivano dal nome longobardo Landulfus di cui abbiamo un esempio nella vita di San Tommaso D'Aquino: "...In nomine domini nostri Iesu Christi. anno incarnacionis eius millesimo ducentesimo tricesimo primo, regnante domino nostro Frederico Dei gratia Romanorum imperatore semper augusto, Ierusalem et Sicilie rege, mense madii, tercio die eiusdem mensis, indictione quarta. Nos Landulfus Dei gratia Casinensis abbas, adtendentes quod propter frequentes et diversas undique turbationes plurimas necessitates ...". Troviamo traccia di queste cognomizzazioni a Solofra (AV) fin dal 1100, I Landolfi nel 1300 sono iscritti all'albo dei maggiorenti della città[/b]
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Messaggioda Elassar » sabato 14 aprile 2007, 14:57

Nel Palizzolo Gravina, a proposito della famiglia Rivarola, si afferma che queta famiglia, genovese, secondo il Mugnos, appoggiato ad un privilegio del duca Giovan Galeazze Visconti, deriverebbe dalla nobilissima Landi di Bologna.
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Messaggioda Guido5 » sabato 14 aprile 2007, 16:42

Aniello Landi ha scritto:con il Concilio di Trento del 1564 si ha l'obbligo per i parroci di gestire un registro dei battesimi con nome e cognome, al fine di evitare matrimoni tra consanguinei

Caro Aniello,
non ho i testi sottomano e la mia risposta potrebbe quindi essere imprecisa. Mi sembra comunque che il Concilio di Trento - anche se i cognomi non erano ancora diffusi ovunque - non si sia preoccupato solo della consanguineità ma anche della "cognatio spiritualis".
E' vero che i registri parrocchiali vennero resi obbligatori con il "Decretum de reformatione matrimonii" dell'11 novembre 1563. Però il "liber baptizatorum", per esempio, riporta indicazioni il più possibile precise sui padrini (in assenza del cognome viene aggiunto "figlio/a di...", "moglie di...") ma spesso della madre c'è solo il nome.
Per questo non mi stanco di ripetere che, con i "patronimici" (i cognomi che derivano dal nome del padre) bisogna andare con i piedi di piombo prima di legarsi a questa o a quella famiglia, più o meno nobile: i "ceppi" originari sono sempre molti e diversi fra loro. Nel mio piccolo, in Romagna, ho avuto una compagna di classe di cognome Landi dalla terza elementare alla terza media e uno, che non ne era parente nemmeno alla lontana, nei primi due anni di liceo...

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Messaggioda San Marco » sabato 14 aprile 2007, 23:36

Per completare, o tentare in parte, di interpretare i cognomi, in questo caso quello di Landi, mi servo del " Dizionario Ragionato dei Cognomi Italiani " curato da Michele Frangipane la cui acutezza di filologo e storiografico si è già confermata in numerose precedenti pubblicazioni.
Landi
Origine: da nome proprio di persona ( antroponimo ) ma anche soprannome.
Etimologia e Significato: Dal germanico land(a): " paese ", " terra ", " territorio " e, per estensione " uomo di terra ", " agricoltore ".
Varianti e derivati principali: dall' originario " Lando, Landini, Landino, Landoni, Landucci, Landuzzi, Lanni, Lanno...
Frequenza e distribuzione: di medio rango, panitaliano, ma concentrato soprattutto in Emilia-Romagna e Toscana. Lanni-Lanno sono propri del Sud.
N.B.
Il patronimico Landi si attesta e diffonde tra il IX ed il XIII secolo. Talora incrociabile con altri affini tedeschi composti che hanno in comune l' elemento land o come prefisso o come suffisso: per esempio, Lando può essere considerato ipocoristico per apocope di > Landolfi o per aferesi > Orlando.
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