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Giovanni Francesco degli Uberti

MessaggioInviato: martedì 12 maggio 2026, 10:39
da antonio33
Vorrei sapere se "qualcuno" ha notizie di Giovanni Francesco degli Uberti, in vita tra il 1490 e il 1502, marito di Margarita Bianchini, la quale ha portato in dote due appezzamenti di terreno a Misano e S. Martino del Monte l’Abate (q. Blanchini q. Gasparis de Blanchinis de Arimino). Non ho altro e ben so che è solo un minuscolo sassolino nello stagno, ma tentar non nuoce... [confused.gif]
Grazie!
Saluto tutti.
Antonio

Re: Giovanni Francesco degli Uberti

MessaggioInviato: mercoledì 13 maggio 2026, 16:51
da bardo
Caro Antonio,

Nella chiesa dei SS. Biagio ed Erasmo di Misano Monte si trova un fonte battesimale del 1571 sul quale è stato scolpito lo stemma di Camillo Sebastiano Uberti, arciprete di quella pieve dal 1565 al 1576, affiancato dalle iniziali C ed V. Con una certa verosimiglianza, l'arciprete e il tuo Giovanni Francesco potrebbero essere congiunti. Nel ms. sulle famiglie riminesi di Giovanni Antonio Rigazzi, composto intorno alla metà del Cinquecento, trascritto nel corso dei secoli ed ampliato in più copie, tutte conservate in Gambalunga, della famiglia Uberti vien detto che erano novissimi all'epoca del Rigazzi, ed oltre a qualche informazione su vari personaggi (ma nessun Giovanni Francesco purtroppo), vien riferito che la loro insegna, è mezza rossa, e mezza verde, con una sbarra azzurra obliqua con tre stelle sopra (BGR, Sc-Ms. 184, c. 39v).

Ho sempre notato una certa somiglianza, per non dire identità, con lo stemma della famiglia Uberti di Cesena, che presenta sia la banda caricata di tre stelle, come nel caso di Misano, sia una fascia, sempre caricata di tre stelle. Ed in effetti gli Uberti di Cesena e di Rimini sembrano collegati come ha dimostrato anni fa Oreste Delucca, vedi Artisti a Rimini fra Gotico e Rinascimento, ad indicem. La famiglia Uberti, secondo la tradizione, giunse a Cesena da Firenze intorno alla seconda metà del Quattrocento. Tra i suoi esponenti si ricordano Grazioso Uberti, dottore in legge, avvocato; don Anastasio Uberti, monaco cassinese, professore nel monastero di Santa Maria del Monte, creato vescovo di Imola nel 1552; Francesco Uberti (+ 1518), oratore e poeta. A Rimini, sempre in base a quanto scoperto da Delucca, la famiglia è attestata almeno dal 1469, ed il personaggio chiave che da Cesena si trasferisce a Rimini è un tale Matteo, tintore.

Ed eccoci quindi al tuo Giovanni Francesco Uberti (notizie 1490-1502), pittore, figlio di Vignudolo, di professione ugualmente pittore (notizie 1469-1484), a sua volta figlio di Matteo, tintore. Esiste un discreto numero di atti che riguardano Giovanni Francesco e la moglie Margherita di Bianchino di Gaspare Bianchini, tutti in genere relativi ad acquisti o vendite di abitazioni e appezzamenti di terreno (a Rimini, Castelleale, Passano, San Clemente). Abitavano a Rimini in contrada Sant'Agnese e poiché nel suo testamento Giovanni Francesco nomina la moglie Margherita erede universale, è plausibile che non abbiano avuto discendenza (vedi O. Delucca, Artisti a Rimini fra Gotico e Rinascimento, pp. 233-235).

Il fonte battesimale di Misano Monte e lo stemma dell'arciprete Uberti

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un caro saluto,
Luca

Re: Giovanni Francesco degli Uberti

MessaggioInviato: mercoledì 13 maggio 2026, 23:02
da antonio33
bardo ha scritto: La famiglia Uberti, secondo la tradizione, giunse a Cesena da Firenze intorno alla seconda metà del Quattrocento. Tra i suoi esponenti si ricordano Grazioso Uberti, dottore in legge, avvocato; don Anastasio Uberti, monaco cassinese, professore nel monastero di Santa Maria del Monte, creato vescovo di Imola nel 1552; Francesco Uberti (+ 1518), oratore e poeta. A Rimini, sempre in base a quanto scoperto da Delucca, la famiglia è attestata almeno dal 1469, ed il personaggio chiave che da Cesena si trasferisce a Rimini è un tale Matteo, tintore.

Ed eccoci quindi al tuo Giovanni Francesco Uberti (notizie 1490-1502), pittore, figlio di Vignudolo, di professione ugualmente pittore (notizie 1469-1484), a sua volta figlio di Matteo, tintore. Esiste un discreto numero di atti che riguardano Giovanni Francesco e la moglie Margherita di Bianchino di Gaspare Bianchini, tutti in genere relativi ad acquisti o vendite di abitazioni e appezzamenti di terreno (a Rimini, Castelleale, Passano, San Clemente). Abitavano a Rimini in contrada Sant'Agnese e poiché nel suo testamento Giovanni Francesco nomina la moglie Margherita erede universale, è plausibile che non abbiano avuto discendenza (vedi O. Delucca, Artisti a Rimini fra Gotico e Rinascimento, pp. 233-235).

un caro saluto,
Luca


Caro Bardo,
grazie!
Ci contavo. Ho un figlio che ha ereditato la smania paterna di ritrovare gli antenati e gli avi, e sta facendo nuove scoperte. Non vorrei mai vantare parentele con i più noti degli Uberti, perché ritengo che in Toscana e a Firenze pullulassero gli "Uberto" e i loro figlioli. Mi piace però pensare che Giovanni Francesco Uberti fosse imparentato con il tuo (il nostro...) arciprete Camillo Sebastiano, perché una leggenda familiare vedrebbe un matrimonio "importante" con un "nobile" toscano, proprio all'epoca di Giovanni e Margherita.

Oreste Delucca ha scritto, tra i tanti saggi, Italia felix, che documenta come la parrocchia di Scacciano, nel XVI secolo, fosse popolata da numerose famiglie provenienti dalla costa dalmata: tra alcuni dei personaggi che lui cita, ritrovo sorprendenti corrispondenze con i "Bianchini", in particolare con un tale Tommaso (Tomasius) originario della Schiavonia. Un Tommaso Bianchini, nato verso il 1475, fu priore del Consiglio degli Anziani di Misano. O, forse, sarebbe da ricordare anche un certo Tomaso, figlio di Giorgio (schiavone), che sposò nel XVI secolo una Bianchini. E forse fu proprio questo Tommaso a creare il nuovo ramo dei Bianchini, i Bianchini Massoni (Masoun, in dialetto Tommasone).
Numerosi, negli atti dell'Archivio di Stato del XVI secolo, gli "alias" il Blanchinus, i de Blanchinis ecc., con doti, compravendite, atti di enfiteusi ecc. Interessante che l'origine slava, a vario titolo, sia ricordata da tutti i rami familiari, anche da quelli che nulla sapevano di appartenere al ramo originario di Scacciano, ad esempio il ramo dei Bianchini Mortani e quello dei Bianchini di Longiano (quelli che subirono il saccheggio dagli uomini del Passatore). Altra curiosità: anche il ramo di Santa Sofia subì l'onta del Passatore. Altra curiosità interessante: in tutti i rami, in vari modi, si tramanda la leggenda che i Bianchini furono soldati dei Malatesta, talvolta famigli, e che addirittura parteciparono alla cacciata dei Parcitadi. Certo è che proprio nella parrocchia di Scacciano c'era il Fundus Parcitatis...
Ma con le leggende non si fa la storia!

Grazie ancora!
Un abbraccio a Bardo. [clapping.gif]
Saluto tutti.
Antonio