da VictorIII » martedì 1 agosto 2023, 3:06
Hello friends,
Continuando con le sorprendenti scoperte degli atti notarili di Caltanissetta, che affrontiamo pagina per pagina (progetto assolutamente imponente, pluriennale), la storia dei Riccobene di Caltanissetta continua a dipanarsi. Come avevo accennato, c'erano sicuramente dei Riccobene che vivevano nobilmente a Castrogiovanni almeno dal XV secolo, ed ora confermo che il Riccobene che godeva della nobiltà di Caltanisestta dal XVI secolo, è discendente dei Riccobene di Petraperzia. Non è chiaro come si uniscano i rami di Petraperzia e Castrogiovanni.
Ad ogni modo, continuando la storia dei Riccobene di Caltanissetta, originari di Petraperzia, troviamo che la famiglia si trasferisce a Caltanissetta alla metà del XVI secolo. Condivido gran parte della documentazione qui con questo forum che amo, sperando che la sua ricca visione della storia sociale ed economica e persino dell'identità delle classi civili e nobili di quest'epoca, possa essere utile ad alcuni lettori e studiosi. Non esitate a contattarmi per informazioni più dettagliate su qualsiasi atto, fenomeno o famiglia citati.
1552 Matrimonio tra la nobile Costanzella de Riccobeni, figlia del nobile Bartolomuccio e della defunta Italiella, e mastro Giacomo de Aronica da Caltanissetta, figlio di mastro Leonardo. 1564 La magnifica Isabelluccia Riccobeni vedova Lo Valvo nomina suo procuratore il nobile Mariano de Moncada. Nel 1569 Nicola de Culata afferma di essere in debito con la magnifica donna Minerva de Riccobeni a seguito di una vendita di grano.
1559 reverendo Don Giovanni Andrea Riccobeni da Pietraperzia e il magnifico Magno Serra, mercante catalano, fanno una relazione contabile e il primo è debitore al secondo per la somma di 40. once.
Dalla lettura del documento si evince che Giovanni Andrea riscuoteva anche debiti per conto di Magno a Pietraperzia. Il testo elenca i nomi di alcuni debitori: si leggono i nomi dei magnifici Bartolomeo Riccobeni, Nicola Riccobeni e Cataldo Riccobeni.
1561 La magnifica Isabelluccia, vedova "primo loco" del magnifico Giovanni Tommaso de Forte e vedova "secondo loco" del magnifico Giuliano Riccobeni di Caltanissetta, nomina suo procuratore il nobile Francesco de Laczaro di Palermo. 1561 La magnifica Isabelluccia de lo Balvo/Valvo e Riccobeni, vedova del magnifico Giuliano Riccobeni di Caltanissetta, dichiara di essere debitrice a Donna Giannuzza Durante della somma di 17 once, 27 tarì e 10 grani a seguito dell'acquisto di due vacche e di un vitello e una quantità di grano.
1569 honorabilis Giuseppe Riccobeni da Pietraperzia, imprenditore sia in nome proprio che per conto del fratello Giovanni Filippo, riceve in prestito la somma di 9 once e 18 tarì dal magnifico Giovanni Saul, procuratore a sua volta del magnifico Nicola de Gentile (Genovese a Caltanissetta), affittuario della provincia di Caltanissetta.
1570 Il reverendo domino don Giovanni Andrea Riccobeni, priore dell'abbazia di Santo Spirito di Caltanissetta, dichiara di aver ricevuto da donna Caterina de Moncada, affittuaria delle rendite dell'abbazia, la somma di 36 once e 28 tarì. compenso dovuto da donna Caterina alla suddetta abbazia e serve per acquistare vino, olio, formaggio, carne e orzo. Grazie a questo documento si comprende finalmente il ruolo di Giovanni Andrea Riccobeni, che da Pietraperzia (come il resto della sua famiglia) si trasferisce a Caltanissetta per diventare priore dell'antica abbazia di Santo Spirito. Per l'astuto consiglio della mia amica "Va aggiunto che in quel periodo storico presero le nozze tra Don Pietro Barresi, principe di Pietraperzia, con Giulia Moncada, figlia di Francesco, conte di Caltanissetta e principe di Paternò, e della suddetta Caterina luogo. In quel momento storico, quindi, il principato di Pietraperzia e la contea di Caltanissetta erano in forte legame tra loro."
Nel 1570 la magnifica donna Minerva de Riccobeni e i suoi figli, i magnifici Giovanni Silvio, Elisabetta e Matteuccio cedettero ai nobili Pietro e Dorotea de Salerno (famiglia che sposerà con i Riccobene nei prossimi decenni) un canone annuo di un'oncia dovuto da Donna Dianella de Amaro ai fratelli magnifici Vincenzo e Giuliano Riccobeni, defunti, già marito di Minerva, come risulta da un atto del notaio Antonino de Aydone di Pietraperzia.
Per la nota intelligente della mia carissima amica, "Giovanni Silvio in documenti di qualche anno dopo, come abbiamo visto, viene definito cittadino palermitano. Evidentemente aveva sposato una palermitana, acquisendo così (per ductionem uxoris) la cittadinanza palermitana". Nel 1573 troviamo il testamento e inventario del nobile Giovanni Tommaso de Riccobeni (mio antenato), figlio del defunto nobile Cataldo, che lascia i suoi beni agli eredi il figlio Girolamo di 18 anni e le figlie minori Agatuccia e Margaritella (mia antenata ).
Vi sono molteplici magnifici Vincenzo de Riccobene di Petraperzia viventi a Caltanissetta nel decennio del 1570, un figlio di Edoardo, un altro di Antonino, e il terzo di Matteo, tutti detti nobili o magnifici. Il ramo di Vincenzo di Edoardo sembra rimanere a Petraperzia, commerciando con i rami che si trasferiscono a Caltanisetta.
Da un documento del 1574 si apprende che Vincenzo Riccobeni di Edoardo (assieme ad un certo Giovanni de Salvagio) era baiulo di Pietraperzia. Sempre in quell'anno, di ritorno a Caltanissetta troviamo il magnifico Bartolomuccio de Riccobene che acquista grandi terreni per costruire diverse case. Sempre nel 1574 e sempre a Caltanissetta, il nobile de Suterra di Pietraperzia concede un credito al nobile Vincenzo Riccobeni di Matteo di Pietraperzia - confermando il trasferimento di un altro ramo da Pietraperzia. 1574 il magnifico Giovanni Vito Denaro, stipulando sia in nome proprio che per conto della moglie, la magnifica donna Mattea Riccobeni, figlia ed erede universale del fu magnifico Melchiorre Riccobeni, nomina suo agente e procuratore il magnifico Silvio Riccobeni, cittadino palermitano gli affida l'incarico di recuperare crediti. 1574 Il defunto nobile Giovanni Tommaso de Riccobeni nel suo testamento (8 agosto 1573) nominò eredi universali le figlie Margaritella e Agatuccia, nate dal matrimonio con la nobile Antonella, che nominò tutrice insieme al fratello, il magnifico e reverendo Andrea Riccobeni . A breve distanza seguì la morte di un altro degli eredi universali di Giovanni Tommaso, Girolamo, anche lui figlio, morto senza figli e senza aver fatto testamento. Pertanto oggi Antonella e Andrea Riccobeni procedono alla divisione dei beni del defunto Girolamo tra Margaritella e d'Agatuccia. Di seguito l'elenco dei suddetti beni. 1574 Il magnifico reverendo Don Andrea de Riccobeni vende alla nobile Antonella de Riccobeni, vedova del nobile Giovanni Tommaso, rendita ipotecaria annua di un'oncia su un immobile di case sito in Pietraperzia. 1574 Il magnifico Bartolomuccio de Riccobeni, quale amministratore dei beni della moglie Domenica, vedova del magnifico Antonino Lupo, dà credito al notaio Sebastiano Barna di Messina.
1575 il nobile Bartolomuccio de Riccobeni di Caltanissetta, stipulando sia in nome proprio che per conto della moglie, la nobile Minica, vende al nobile Carlo Denaro una rendita ipotecaria annua di onze 3 sui suoi beni immobili (in particolare su 3 case situate in Caltanissetta in contrada Santissimo Salvatore). Presenta come testimone il reverendo don Andrea Riccobeni. 1575 il magnifico Bartolomuccio de Riccobeni e il chierico Francesco Tavormina furono incaricati dai giurati di Caltanissetta di riscuotere la gabella della farina per conto della regia corte. 1575 La magnifica Isabella de lo Valvo e Riccobeni affitta a Leonardo de Parla un giardino con alberi, canneti, un edificio con torre e fontana, sito nel territorio di Caltanissetta, contrada Zibili dietro pagamento di un canone annuo di onze 23. 1575 Il magnifico Bartolomuccio de Riccobeni è originario di Pietraperzia e residente a Caltanissetta.
1576 Relazione del consiglio comunale tenutosi nella chiesa madre di Caltanissetta per stabilire le nuove gabelle. Tra i consiglieri convocati è presente il magnifico Vincenzo Riccobeni. 1576 Il magnifico Vincenzo Riccobeni vende 4 buoi al magnifico Giovanni Tommaso de Iudici per la somma di 20 once. magnifico Vincenzo Riccobeni era dedito al commercio (e forse anche all'allevamento) di bovini e ovini. 1576 Antonino de lu Churo di Caltanissetta vende 50 pecore e 50 pecore castrate al magnifico Vincenzo Riccobeni per la somma di 28 once
Il Magnifico Bartolomuccio Riccobene acquista altri terreni a Caltanissetta nel 1577. Sempre nel 1577 il nobile Vincenzo de li Castelli, commissario per conto della regia curia, come risulta da una nota inviata dall'ufficio del spettibile don Leonardo Riccobeni, luogotenente della regia tesoreria, (che vediamo per la prima volta ricoprire questo incarico nel 1569), vende al magnifico Giovanni Giacomo de Golioso un magazzino sito in Caltanissetta, contrada San Giovanni, dentro il portico delle case del magnifico Giovanni de Cosso, per la somma di 10 once. (per me questo documento era assolutamente affascinante dal punto di vista architettonico - a Caltanissetta la classe benestante e nobile del XVI secolo vive in modo preponderante in case con il porticato frontale e altri elementi decorativi. mentre a palermo come nota la mia amica, la classe benestante di questo era quasi sempre nelle case con il cortile. Comunque, dei tanti porticati che ho visto negli atti notarili e riveli, questa è la prima volta che vediamo la proprietà di un'altra persona all'interno di un porticato di qualcun altro. Poi ovviamente il documento è interessante anche come continua attestazione delle cariche nobiliari dei Riccobene). 1577 il magnifico Vincenzo Riccobeni concede in gabella per un anno al mastro Giacomo de Iuliana 5 corpi di terra situati nel feudo di Annigliaseni per la somma di 7 once e 15 tarì.
Nel 1578 il magnifico Stefano de Muratore viene imprigionato a Collesano perché Antonina la Nochera lo denunciò alla locale curia capitale per aver sedotto sua figlia. Spera che donna Luisa Moncada e Luna, duchessa di Montalto, e suo figlio Don Francesco, principe di Paternò e conte di Caltanissetta, possano favorirne la liberazione: però, perché ciò avvenga, devono esserci anche dei garanti, che facciano da garanti su per suo conto e di pagare la somma di 25 once per la sua liberazione. E siccome il Muratore di Collesano è straniero, il notaio Calà recupera 5 garanti a Caltanissetta (il magnifico Giuseppe de Carusio, il magnifico Vincenzo Riccobeni, il nobile Vincenzo de Trindallo, mastro Giacomo de Giuliana e l'honorabilis Mundo de Anna), ciascuno di che fornisce la somma di 5 once. (un documento allo stesso tempo affascinante e terrificante, ovviamente mi ha dato una prospettiva diversa sul magnifico Stefano che conoscevo già molto prima di questo documento, e come al solito sono coinvolti i Riccobene)
1583 Donna Isabella Riccobeni, vedova di magnifico Giovanni Silvio Riccobeni, afferma di aver ricevuto dal magnifico notaio Antonio Maddalena la somma di 5 once per il pagamento del prezzo di una vigna. 1583 I magnifici Magno Serra, Giovanni Giacomo de Colorito, Vincenzo de Riccobeni e Giovanni Vito Denaro, giurati di Caltanissetta, ottengono dal vescovo di Agrigento l'autorizzazione a ricostruire la chiesa di Santa Maria dell'Idria. Oggi i predetti giurati nominano loro procuratori i notai Giovanni Battista Calà, Valenziano Mangiaforte e Antonio de Maddalena e affidano loro l'incarico di curare la costruzione della nuova chiesa.
Nel 1584 alla presenza di don Giacomo Matera e don Girolamo Gangi, rispettivamente arciprete e vicario di Caltanissetta, i magnifici Giovanni Giacomo Colorito, Vincenzo Riccobeni e Giovanni Vito Denaro, giurati, e per espressa volontà del vescovo di Agrigento i procuratori della confraternita del Santissimo Salvatore, il priore del convento dell'Annunziata e i rettori della confraternita di San Paolino raggiungono un accordo in base al quale si impegnano ad allineare le rispettive tre chiese, procedendo nel contempo alle necessarie opere di demolizione e ricostruzione.
Sempre nel 1584, troviamo che 13 anni prima il 5 luglio 1571, negli atti del notaio Bartolo La Farina, era stato stipulato il contratto di matrimonio tra la magnifica Mattea Riccobeni, figlia del fu' magnifico Melchiorre e di Constansella, con il magnifico Giovanni Vito Denaro, figlio del fu' magnifico Giovanni Pietro e di Bellutia: come specificato nel suddetto contratto, alla sposa era stata assegnata una dote di 1400 onze. Tuttavia, a causa di alcune avversità, lo sposo era fortemente indebitato. Pertanto oggi, per proteggere i beni della moglie, Giovanni Vito restituisce formalmente a Mattea la sua dote, di cui segue l'inventario. 1584 i magnifici Giovanni Giacomo de Colorito, Vincenzo de Riccobeni, Giovanni Vito Denaro e Cesare Serra, giurati di Caltanissetta, nominano loro procuratore il reverendo Don Giacomo de Matera, arciprete di Caltanissetta, e gli affidano l'incarico di recarsi alla presenza di vicerè e chiedergli di restituire la somma di 57 once (prestate dalla città di Caltanissetta alla regia corte) e la somma di denaro corrispondente al valore dei 200 cadaveri di farina e 50 di orzo donati dalla città al regio Tribunale. 1584 Giuseppe Salerno da Caltanissetta nomina suo procuratore il magnifico ed eccellente don Girolamo Riccobeni, giureconsulto, e gli affida l'incarico di recuperare crediti a Pietraperzia.
1585 Il magnifico Vincenzo de Riccobeni cede ai magnifici Gaspare de Nicoletti e Francesco de Giglio di Caltanissetta metà di un feudo situato nel feudo Ramilia in società con il magnifico Antonino de Giglio. Vende inoltre al suddetto Gaspare due buoi ed alcuni cereali presenti nel medesimo podere per la somma di oncie 15. Nel documento seguente, redatto in pari data, Vincenzo Riccobeni vende 2 corpi di grano a Gaspare Nicoletti. 1585 Pochi giorni prima della stesura dell'atto notarile, il magnifico Vincenzo de Riccobeni si era costituito garante del magnifico reverendo Don Francesco de Scalzo presso la curia vescovile di Agrigento per la somma di 10 once. Oggi i magnifici e reverendissimi fratelli Don Francesco e Don Giovanni Leonardo de Scalzo, a garanzia di questa fideiussione loro prestata, ipotecano a Don Vincenzo tutti i loro beni immobili, compresa una abitazione sita in Caltanissetta, nel quartiere del Santissimo Salvatore .
(Vincenzo Riccobeni prestò molte fidejussioni). 1585 il magnifico Antonio de Maddalena di Caltanissetta nomina suo procuratore il magnifico Silvio de Riccobeni di Palermo e gli affida l'incarico di rappresentarlo in alcuni procedimenti giudiziari. Quello stesso anno 1585, Il magnifico Vincenzo de Riccobeni è garante del nobile Pietro de Salerno, rinchiuso nelle pubbliche carceri di Caltanissetta in seguito al mancato pagamento di un debito di 9 once al magnifico Giuseppe de Schittino. Questo era particolarmente affascinante... i tre famiglie erano soci nella gestione della terra in un feudo.
1585 I magnifici Giovanni Vito e Mattea Denaro, figlia ed erede dei defunti nobili Melchiorre e Costanza Riccobeni, suoi genitori, da Caltanissetta nominano loro procuratore il magnifico Silvio Riccobeni. (molta variazione tra magnifico e nobilis per le stesse persone, e non sempre sembra corrispondere a un ufficio nobiliare, ma da esaminare di più). 1585 Matteo Faxana di Caltanissetta riceve la somma di 8 once in prestito dal magnifico Vincenzo Riccobeni "di fratello in fratello".
1586 Don Andrea de Michichenio di Mazzarino, barone del feudo dei Consorti, nomina procuratore generale il magnifico ed eccellente domino Girolamo Riccobeni, giureconsulto.
1587 I magnifici Vincenzo Riccobeni e Antonuccio de Salerno costituirono un'azienda per la coltivazione di un podere situato nel Caltanissetta, nel feudo di Raffu. Nel 1588 compare il magnifico Mariano de Riccobeni, commissario della curia regia. Sempre in quell'anno troviamo l'ingente dote di Antoninella di Cesaro, forse feudatario. Uno de' Vincenzo Riccobeni fa testamento in quell'anno, e lui e sua moglie Agatuccia (Torbia) sono chiamati nel documento come al solito magnifico e magnifica. 1587 Girolamo Denaro vende al magnifico Vincenzo Riccobeni una casa sopra un'altura con annesso terreno, sita in Caltanissetta in contrada Santissimo Salvatore per la somma di onze 6. Il prezzo di vendita è stimato da due mastri: Battista Crupi e Vito de Iuliana.
1588 Pochi giorni prima Andreotta Ianmusso, quale procuratore del magnifico Ambrogio Puza, aveva concesso il feudo di Iuffu Draffu al magnifico Vincenzo Riccobeni, al notaio Antonio Maddalena ed a Giuseppe Scattino. Oggi i tre fittavoli dividono in tre porzioni le terre del suddetto feudo. 1589 Il primo pool di mutui ipotecari al mondo (credo): Il magnifico notaio Antonio Maddalena, stipulando anche a nome della moglie Mariucza, e il magnifico Antonino de Riccobeni del fu'Vincenzo, stipulando anche a nome della madre Agatuccia e Laurella e Francesco, sorella e fratello, vendono per la somma di 90 once alla magnifica Giovannella de Longis, vedova di Giuseppe, di Castrogiovanni un canone ipotecario annuo di 9 once sul loro immobile (di cui segue poi l'elenco). Il mio carissimo amico archivista conferma "è veramente singolare che questa cessione di rata di mutuo sia fatta da due persone distinte (il notaio Maddalena e Antonino Riccobeni) nello stesso atto". (è interessante vedere che ora vincenzo riccobeni e giuseppe schittino rimuovono il loro precedente socio Pietro de Salerno che non ha pagato a 1585)
1590 La magnifica Agatuccia de Riccobeni, vedova di Vincenzo, assegna alla figlia Laura i beni e le rendite necessarie alla costituzione della sua dote monastica nel monastero di Santa Croce in Caltanissetta. La dote in questione ammonta alla somma di 100 once.
1590 La magnifica Laura de Riccobeni si trova nel monastero di Santa Croce a Caltanissetta ed ha assunto il nome di Euphrasia. Intende prendere i voti ma prima di fare atto di professione dona alla madre Agatuccia e ai fratelli Antonino e Francesco la parte ereditaria lasciatale dal padre, consistente in un lascito di 60 once. 1596 Francesco Riccobeni viene rinchiuso nelle carceri di Caltanissetta e la Duchessa di Bivona, nutrice e tutrice di Don Antonio de Moncada, Principe di Paternò, chiede una fideiussione di 20 once per liberarlo. Pertanto oggi Marsilio Calà, Giuseppe Terramagra, Antonino Maddalena, Marcello lo Santo, Antonio Denaro, Giulio Azzolino, Giovanni Vito Cosso, Vincenzo Denaro, Filippo Malaspina, Vincenzo Sagitta, Signorello de Mastrosimone, maestro Pietro Scarantino, Francesco Mastrosimone, Giovanni Battista Cosso e Antonio Morrillo (ciascuno per una parte del suddetto importo) sono garanti diFrancesco Riccobeni. in questo momento, coloro che prima erano chiamati nobili non lo sono più.
1592 Pochi anni fa (nel 1585) fu celebrato a Caltanissetta il matrimonio tra Margaritella de Riccobeni (figlia del defunto nobilis Giovanni Tommaso) e (honorabilis) Vincenzo de lu Chiano di (honorabilis) Silvestre e per questo una dote del valore di onze 103 fu assegnato a Margaritella, come precisato nel contratto stipulato il 4 agosto 1592 dallo stesso notaio Francesco Calà. Vincenzo però si sta riducendo in miseria e sperperando la dote della moglie. Margaritella quindi, non volendo rischiare di perdere i suoi beni dotali, costringe il marito a restituirglieli. Segue poi l'elenco dei beni che Vincenzo restituisce alla moglie. (Naturalmente ho trovato questo documento assolutamente affascinante poiché è tra i miei antenati, ma anche per la straordinaria intuizione sociale del fatto che la mia antenata Margaritella riesce a togliere la sua dote a Vincenzo. Anche dal punto di vista sociale, il matrimonio è interessante come vediamo i Lo Chiano chiamati magnifico solo in un ramo, mentre questo ramo di Vincenzo di Silvestre è sempre e solo chiamato honorabilis, e lavorano come officianti amministrativi e procuratore per i Moncada - ma chiaramente il loro matrimonio con Riccobene è un momento di elevazione per la famiglia, solo per provocare un disastro!Ma seguendo la famiglia nella generazione successiva, i figli di Vincenzo Lo Chiano e Margaritella Riccobene hanno recuperato i loro beni e continuano a fare buoni matrimoni, probabilmente grazie alla loro madre Riccobene!!
1595 Miliella de Cosso, Agatuccia de Riccobeni e Caterinella de Riccobeni, sorelle, figlie ed eredi del compianto Laurea de Torbia, (tutte chiamate Magnifica negli atti precedenti) e i loro nipoti, Mariano de Torbia e Lucrezia de Mastrosimone, vendono per la somma di 3 once a Filippo de Amorella del fu Sebastiano una casa. A questo documento sono collegati i due documenti allegati di seguito. Il primo, datato 15 dicembre 1585, è l'atto con cui il magnifico Vincenzo Riccobeni vende una rata ipotecaria annua di 9 tarì per la somma di 3 once alla magnifica Laura de Torbia, sua sorella.
1595 Mariano Riccobeni, commissario nominato con lettere emanate dalla Curia Reale, dichiara di ricevere 2 once da Donna Luisa Luna e Vega, Duchessa di Montalto. Il documento è insolito e sembra una sovvenzione formale. Ma alcuni beni di famiglia rimangono a Petraperzia generazioni dopo: 1611 Laudonia Riccobeni, vedova di Antonino, nomina suo procuratore Girolamo Denaro e lo incarica di recarsi a Pietraperzia per recuperare i beni stabili, gli animali e le rendite derivanti dalla coltivazione dei cereali nel suddetto territorio di Pietraperzia.
enjoy!