da RobertoC » giovedì 19 maggio 2005, 19:47
Cari amici,
eccomi qui a relazionarvi di una mia specialissima tornata di ricerca.
Cerco di capire qualcosa dei miei ascendenti (e prevalentemente dei Celentano) da 18 anni. Molte sono state le "scoperte", ma numerose le delusioni per l'impossibilità di verificare dati, di stabilire concordanze, e più per la difficoltà di accedere alle fonti.
Attualmente lavoro su un nucleo celentaniano vivente a Penta di Fisciano (SA) nel pieno XVI sec.: un lavoraccio per chi, come me, non è in sede, e deve ricorrere a saltuarie conoscenze per compiere qualche riscontro.
Una volta l'anno, però, quando gli impegni di lavoro non mi mordono i polpacci, smetto di pagare ricercatori occasionali o di ringraziare amici compiacenti e, schiodate le natiche dalla poltrona, mi avventuro in loco.
A Salerno, dunque!
Questa è la minuscola cronaca di ieri, in cui forse qualcuno potrebbe ritrovarsi, e che magari farà sorridere altri. Ma è la cronaca di una passione bruciante, travolgente, di un'impellenza che viene dal di dentro, e che (vorrebbe) non conosce(re) ostacoli. E' il diario non di un genealogista consumato (come ho già scritto non ne ho né i titoli né le competenze) ma di un semplice cercatore di radici.
Partenza da Roma.
Sveglia alle ore 4,30 (la mia compagna stenta a carburare ed io ho bisogno delle mie comodità).
Partenza alle ore 6,00.
Obiettivo: Salerno, l'Archivio Storico Diocesano e l'Archivio di Stato.
Arrivo alle ore 9,00 ca. (con una sosta de pane lucrando)
L'Archivio diocesano per me è una sorpresa: comodo, funzionale, rinnovato con personale molto incompetente ma attivo (tre volontarie). Me lo ricordavo oscuro, scomodo, privo di luce elettrica (non sto scherzando: a Gennaio 2004 mancava la corrente e si gelava), con un conservatore un po' scocciato dal fervore dei ricercatori.
Posso perfino estrarre subito delle fotocopie.
Un'esperienza assai confortante, insomma, anche se quasi perfettamente inutile: degli avi cinquecenteschi del Pompilio Celentano che cerco io non trovo che una fievole traccia, sulla quale sto lavorando.
Dopo 3 ore di lavoro (l'archivio è aperto solo il mercoledì tra le 9,00 e le 12,30) intenso, eccomi finalmente all'aria aperta.
Il tempo d'imprecare per una multina e per godermi lo stupendo lungomare di Salerno in trattoria (che non è proprio il tempo di un amen, come si sarebbe detto una volta) e via, all'Archivio di Stato.
Entro pieno d'entusiasmo. Qui c'è gente competente -mi dico- e il clima è di maggior assistenza che non a Napoli -dico alla mia compagna, che è di Anagni e che ha la testa piena di liste inestricabili di confessi, di nati, di morti, di baptizati- ed i protocolli notarili ci saranno di grande aiuto.
I protocolli ci sono, e gli archivisti pure.
Peccato che i primi siano quasi totalmente illeggibili, ed i secondi rispondano alle mie istanze così: "Eh, vedete, bisognerebbe sapere come scriveva questo notaio qui"! Ma come -dico io- se non lo sapete voi che avete studiato diplomatica e paleografia, e che soprattutto custodite questi tesori archivistici, posso saperlo io?
L'eccezione fa un po' il paio con l'AIRE di Foggia. L'AIRE, per chi non lo sa, è l'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero, ed è l'organo deputato a raccogliere informazioni sugli emigranti di una volta. Capita che una certa mia bisava materna si rechi, tra il 1918 e il 1922, in Brasile a trovare una figlia. Quando mi presento all'AIRE -per interposta persona purtroppo- con tanto di istanza, mi si risponde: "Eh, e chi lo sa se abbiamo la scheda? Bisognerebbe vedere, chiedere ai parenti che cosa sanno!" Ma come -dico ancora e sempre io- posso sapere io se tu hai la scheda che è nel tuo archivio? E ancora, si può pensare che essendo a conoscenza delle date, vada all'AIRE a perdere tempo?
Vabbé, passiamoci sopra.
Eravamo rimasti ai protocolli notarili.
Visioniamo sei buste archivistiche (di più non c'è concesso dall'aspra solerzia degli archivisti), e sfogliando i ruoli dei notai troviamo, ad esempio, un notaro Grimaldi a Nocera (aria di famiglia? Chissà).
Dopo 30 minuti la luce viene a mancare improvvisamente, e la sala sprofonda nel buio. Niente paura -dice un'archivista- è l'Enel che cambia la cabina. Ma come -ripeto ancora io- e non me lo potevate dire ieri, quando ho telefonato dicendo che arrivavo apposta da Roma?
Taccio per carità di patria la risposta, e la ricerca riprende in piedi, con la faccia stampata contro il vetro a cercare un po' di luce da convogliare sull'impossibile grafia di questo notaio sciatto e un po' cialtrone (non è il Grimaldi, beninteso).
Poiché la luce è scarsa, il lavoro molto e le condizioni quasi proibitive, alle 17,00 propendo per la richiesta di copie. Ecco un figuro allampanato e un tantino maleodorante, in canotta come nei migliori film trash (peccato che qui siamo all'archivio di Stato), che mi fa fare 3 volte -dico 3- la minuziosa richiesta con l'indicazione dei fogli.
Usciamo con la testa piena di emptio, di donatio nonché di nomi e di fatti.
Naturalmente nulla toglie all'emozione delle vite che scorrono sotto i miei occhi, e delle pagine del tempo che scorrono tra le mie mani, e Salerno è splendida. Se solo la ricerca non fosse così bistrattata...
Non è che questa esperienza vi ricorda qualcosa?
Roberto
N.B.
Qualcuno di voi opera o vive a Salerno e vuole o può coadiuvarmi?