da RobertoC » mercoledì 4 maggio 2005, 15:55
Gentile Grimaldi,
non me ne vorrà se ho equivocato quanto ha scritto; tuttavia mi era parso di avere ben interpretato le sue conclusioni, e cioè che Melgara:
a)potesse essere una località deserta (per l'appunto non pertinente a villaggi o casali);
b)possa essere stato un insediamento di cui si è persa la memoria per distruzione;
c)possa avere mutato nome.
Io ho creduto di lavorare sull'ultima ipotesi, ma senza riscontri positivi.
Nel primo caso, però, non mi spiegherei la natura retributiva del beneficio.
So bene che lei non ha sollevato la questione dell'autenticità del documento. La sollevo io, infatti, sulla scorta dei dubbi del Capasso; e lo faccio proprio per non cadere in troppo facili illusioni agiografiche.
Torno a dire che anche il fatto agiografico, perfino l'invenzione pura e semplice (pensiamo alle costruzioni sugli avi eponimi, i fondatori di stirpi), ha un suo valore storico, poiché presuppone una serie di questioni (un certo status, una necessità sociale di autorappresentazione, certi mezzi per realizzare l'obiettivo falsificatorio, un contesto socio-ecomico-politico in cui inserire e sfruttare il falso etc.), che possono rivelarsi -a mio modesto parere- di estrema importanza nella valutazione parziale del periodo familiare.
Talvolta un falso può dirci molto di più di un documento autentico.
Tuttavia, una ricerca seria, cioè rigorosa, non può accontentarsi di costruire i fatti positivi (cioè le certezze storiografiche) attraverso i falsi, pur meritevoli dell'attenzione cui accennavo.
Ecco, forse sarò eccessivamente critico, ma vorrei sciogliere questo nodo.
Arriviamo ai dubbi del Capasso.
Il Capasso per la verità non è molto limpido: nell'opera da me citata rubrica il documento tra i Documenta suspecta vel omnino supposititia. In effetti non si pronuncia per la falsità, ma insinua il dubbio.
Fondato su che cosa?
Proprio su Iozzolino o Gozzolino della Marra, a proposito del cui ruolo nella vicenda si limita a scrivere: Scriptum per Iazzolinum de Marra cancellarium (?).
Le osservazioni terminano qui, in quel punto interrogativo.
Ho quindi pensato, a suo tempo, che il della Marra fosse incompatibile con la burocrazia manfrediana. Eppure così non è; e lei stesso è stato tanto cortese da fornirmi l'ulteriore preziosa conferma sul personaggio (potrebbe indicarmi la fonte?).
Ho quindi voluto andare oltre, e ho svolto indagini su Melgara. Ed è a questo punto che mi sono dovuto fermare.
Ora, che strumenti potrei usare per verificare il toponimo, sia esso puramente feudale (e non lo crederei) o effettivamente geografico?
Lei mi parlava di un "elenco per frazioni d'Italia": può ragguagliarmi?
Quanto ai residui delle cancellerie sveve -cui accenna- non vi farei affidamento, poiché quasi tutto il materiale è andato perduto, e quel poco che rimane è stato pubblicato da Huillard-Bréholles (e non v'è traccia del diploma che m'interessa).
E' senz'altro possibile, tuttavia, che ignori qualcosa.
Qualcuno può integrare le mie conoscenze a proposito di raccolte diplomatiche del periodo manfrediano?
E, da ultimo, il mio metodo appare corretto?
Vale a dire: che cosa dovrei concludere, ad avviso suo e degli altri forumisti, se non trovassi riscontri positivi su Melgara o Malgara?
Che l'intera questione è un'invezione?
Che il documento sia stato interpolato (Capasso non solleva questa eccezione)?
Che, come abbiamo pure detto, Melgara sia una terra realmente esistita ma oggi non identificabile (e quindi che il diploma sia autentico)?
Cordialità.
Roberto
Ultima modifica di RobertoC il domenica 8 maggio 2005, 14:51, modificato 1 volta in totale.