AAA esperto di latino cercasi

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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AAA esperto di latino cercasi

Messaggioda danti73 » giovedì 28 aprile 2005, 19:00

Gentili colleghi del forum,
in un futuro prossimo ho intenzione di rilegare le ricerche genealogiche sulla mia famiglia in un unico volume che conserverà in maniera molto più ordinata il frutto di tante fatiche. Tra i documenti ci sono anche gli atti di battesimo, matrimonio e morte “copiati” integralmente dai registri parrocchiali e ricopiati su word, purtroppo però il mio latino è molto carente e nei documenti da me copiati ci saranno sicuramente degli errori dovuti alla mia lacuna.
Mi chiedevo se c’è qualcuno nel forum, esperto di latino, soprattutto di documenti ecclesiastici, che potrebbe darmi una mano per correggere gli errori.
Grazie sin d’ora.
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 28 aprile 2005, 19:49

Ovviamente consiglio:

http://www.hist.msu.ru/Departments/Medieval/Cappelli/

http://www.bertotti.it/genealogia/glossario.asp

http://www.bertotti.it/genealogia/abbreviat.asp

La formula era quasi sempre la stessa e non dovrebbe essere poi cosi difficile tradurre ...

Comunque per qualsiasi problema la mia e mail è quella riportata :D
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Alessio Bruno Bedini
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Messaggioda danti73 » giovedì 28 aprile 2005, 22:49

Gentile Signor Bedini,
la ringrazio per la sua risposta.
Conoscevo quei siti da lei indicati, in parte mi sono stati anche utili, il mio problema non è tradurre quello che dicono i documenti, a grandi linee capisco il loro significato proprio grazie al fatto che sono quasi sempre usate le stesse formule. Il mio problema è correggere le parole in latino che sicuramente ho csbagliato a trascrivere nel copiare dai documenti originali, anche cose semplici. Son sicuro che nel copiare il documento, vuoi la scrittura sbiadita, vuoi una cattiva interpretazione da parte di alcune parole, avrò sicuramente sbagliato qualcosa e adesso il bello sarebbe ordinarle correttamente senza errori elementari.
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Messaggioda Maria Luisa Alasia » giovedì 28 aprile 2005, 23:54

Ciao sono Maria Luisa prova questo link, spero t''aiuti. Ciao

http://www.gamoto.net/dizionario-latino ... aliano.htm
Alasia Maria Luisa alasia44@yahoo.com 3 Edson Lane Old Brookville,N.Y. 11545 516-759-4392
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Messaggioda danti73 » sabato 30 aprile 2005, 13:45

Gentile Maria Luisa,
la ringrazio per il sito consigliato, l'unico problema è che un dizionario è utile a questa cosa ma solo fino ad un certo punto.
Piàù che altro adesso i documenti in questione, davvero me pagine in word, un paio al massimo, avrebbero bisogno di essere lette da un esperto in latino per spuntare le piccole inesattezze di trascrizione, come fosse un tema da correggere.
Per dare idea dei documenti da me ricopiati ho pensato di riportarne uno, sicuramente quello più difficile e ricco di errori. Tra parentesi ho messo le parti mancanti dalle abbreviazioni (tra l'altro in questo atto mi è parso di capire che i due sposi erano parenti ed ebbero bisogno di un permesso dalla Curia per sposarsi):
Die decima quinta m[ensi]s octobris 1741
Denunciationibus praemissis in tribus diebus festivis, et nihi allet. Fuit impedimento tertis, et parti gradus affinitatis, obtenuta despentatione a S. Beatitudine, ut ex decreto Curiae Ep[iscopa]lis, Dom[ini]cum d’Antino, et Jacoba Piemonte interrogavi, eorumque mutuo consensu habito solemniter, per verba de p[rese]nti, in faciam Eccl[esi]ae, matrimonio conjunxi, p[rese]ntibus testibus notis Cl[eri]co Fran.co Gratiano, Cl[eri]co Eusebio de Sanctis, et Fran[ces]co Salerno.
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Messaggioda RobertoC » sabato 21 maggio 2005, 18:27

Il mio latino è un po' arrugginito, sebbene di tanto in tanto abbia vaghezza di rinfrescarlo.
In ogni caso, direi che il parroco annota di avere compiuto quelle che oggi definiremmo le "pubblicazioni" per tre giorni festivi consecutivi, ma che emerse un'opposizione al matrimonio ex gradus affinitatis, vale a dire a cagione del fatto che i nubendi erano affini.
Se non ricordo male (mi correggeranno i più preparati amici del forum) la Chiesa con il Concilio di Trento (1545-63) vietò il matrimonio "in grado proibito" tra consanguinei e affini entro il quarto grado. L'affinità era -ed è ancora- la parentela tra cognati.
La regola ovviamente era suscettibile di eccezioni per casi particolari. Uno di questi era quella che potremmo definire una "funzione di recupero sociale" della vedova, della quale si recuperavano in effetti i beni rimaritandola in famiglia. Ovvio che il discorso abbia una lettura leggermente diversa secondo la zona dei nubendi: talvolta il "recupero" era esercitato da famiglie benestanti; talaltra da famiglie povere per assicurare da una parte protezione alla vedova e dall'altro un matrimonio per chi non era in condizione di convenirne uno adeguato.
Osservo che, stranamente, tra i presenti non figurano persone recanti il cognome dei nubendi, e che due tra questi sono addirittura chierici. Sembrerebbe quasi o che il matrimonio sia stato celebrato in un contesto diverso dal domicilio dei nubendi (epperò non si comprenderebbe chi abbia potuto enunciare l'opposizione al rito), oppure che i nubendi non avessero parenti disposti a sostenerli (moralmente, certo, ma anche concretamente).
Che ne pensano gli altri?
Non so se le sono stato d'aiuto ma ci ho provato.
Cordialità.
Roberto
RobertoC
 

Messaggioda danti73 » domenica 22 maggio 2005, 20:29

Gentilissimo signor Roberto,
innanzitutto la ringrazio per l’intervento che è senz’altro gradito e molto interessante.
Ho notato che ha origini foggiane…pensi che gli antenati di cui parlo sono tutti lucerini, molto vicini ai suoi avi quindi.
Riguardo i due sposi di cui parliamo la cosa è molto strana, nel senso che non riesco a venire a capo alla cosa. Mi spiego meglio: il padre dello sposo, Domenico Antonio, si era trasferito a Lucera da un altro paese, caso volle che il poverino morì dopo pochi mesi di matrimonio lasciando la moglie incinta. Il bimbo, che nacque postumo, venne chiamato come il padre e non ebbe né fratelli né sorelle per cui nemmeno cognati. Gli unici parenti che aveva erano quelli materni, per questo io avevo ipotizzato che la sposa fosse una cugina ma in questo caso non sarebbe stata un’affine ma una parente. Guardando bene i miei appunti genealogici ho notato che la madre di Domenico Antonio dopo la prematura morte del marito si risposò altre due volte; ammesso che avesse avuto altri figli con cognome diverso dal primogenito difficilmente questi si sarebbero sposati prima del fratellastro che si sposò ad appena 22 anni.
Riguardo ai testimoni invece c’è da dire anche un’altra cosa: nel leggere i loro nomi ho notato che nei “titoli” che li precedevano c’erano due sigle che somigliavano a Cl.co o El.co, io ho interpretato fosse la prima ipotesi quella giusta, anche perché la seconda forma non mi diceva nulla, tuttavia potrebbe trattarsi anche di un altro significato a me sconosciuto.
Ritornando però al filo centrale della questione la cosa che non mi spiego è come facesse il mio antenato unico figlio della coppia ad avere affini, per questo ho pensato che si trattasse di un affine della madre, quelli del padre erano del tutto assenti in quel paese…
Saluti
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Messaggioda RobertoC » lunedì 23 maggio 2005, 16:34

Gentile danti73,
la sua è dunque una bella storia di ceppo meridionale trapiantato al nord.
Effettivamente d'Antino è un cognome dall'aria familiare.
Nel merito dei fatti, non so come altrimenti interpretare le abbreviazioni da lei indicate, ma torno a dire che trovo un po' anomalo che i testimoni siano due chierici se non essi stessi parenti degli sposi.

Comunque abbiamo alcuni elementi potenzialmente ricchi di indizi. Un'idea è quella di rintracciare all'archivio diocesano di Lucera il c.d. "processetto matrimoniale", vale a dire l'incartamento relativo alla richiesta di dispensa. L'incartamento dovrebbe contenere la ricostruzione dell'albero genealogico, grado per grado, dei nubendi, si' da provare questa loro affinità.
Questo è l'indirizzo che risulta a me:
Archivio Diocesano di Lucera C/o Curia Vescovile
Piazza Duomo n. 13
71036 Lucera (FG).
Tel. 0881.52.08.82

Questa indagine ci farà (cioè le farà) capire il contenuto genealogico di questa affinità, che effettivamente, sulla scorta di quanto dice, non è facilmente ravvisabile.
D'altro canto i parroci solitamente usavano scientemente questi termini, sicché io credo che con lo scrivere "ex parti gradus affinitatis" abbia proprio voluto indicare un'affinità entro il quarto grado e non una consanguineità.
Tuttavia, dietro queste righe c'è palesemente qualcosa che non sappiamo. Ad esempio, sappiamo che Do: Antonio juniore fosse figlio unico, ma che sappiamo del padre, Do: Antonio seniore? Aveva fratelli?
Non potrebbe essere che il primo abbia sposato la figlia concepita da una zia paterna acquisita e da un estraneo, stante la morte del marito?
Si ricordi che l'affinità era tale entro il quarto grado.
Mi parla poi di altri due matrimoni della Piemonte (starei per dire che nel cognome è una traccia del destino... :D ). Ma ne è sicuro? Non che la circostanza fosse impossibile, ma è che, a parte la sfortuna della vedova, si devono tenere presenti gli anni per il lutto, che rendevano la stessa più anziana, meno fertile e quindi anche con minori possibilità d'essere rimaritata.

Comunque mi tenga aggiornato sui suoi approfondimenti lucerini.
Cordialità.
Roberto
RobertoC
 

Messaggioda danti73 » lunedì 23 maggio 2005, 18:45

Gentile signor Roberto,
non è Giacoma Piemonte ad essersi sposata altre due volte bensì la suocera, ossia la madre di Domenico Antonio jr.
Domenico Antonio sr. aveva un solo fratello sposato a S. Elia, sua terra d'origine, con una tale Maddalena Mancini, escludo quindi che potesse trattarsi di una affinità dal lato paterno.
Ha ragione quando dice che l'unica soluzione è di cercare il processetto matrimoniale presso l'archivio diocesano, ma è pur vero che Lucera è ahimè lontana da Torino e per far ciò dovrò attendere del tempo.
Grazie dell'aiuto comunque.
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Messaggioda RobertoC » lunedì 23 maggio 2005, 19:13

Gentile danti73,
non demorda, non rinunci. Provi a chiamare l'archivio, e chieda se il direttore od un archivista è disposto a compiere questa piccola verifica per lei. In difetto, chieda se qualcuno -ad es. un volontario- è disposto a farlo, magari previa rifusione delle spese.

Piuttosto, le propongo uno scambio dei cortesie.
----omissis------
Cordialità.
Roberto
RobertoC
 


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