Moderatori: Novelli, Lambertini, Messanensis, GENS VALERIA, Alessio Bruno Bedini

contegufo ha scritto:Salve
Che io sappia il titolo di Patrizio si trasmette per via maschile, nel caso di ultima femmina con tale titolo serve una nuova concessione del sovrano ai di lei figliuoli.
Saluti
Ps. Si veda anche il topic sui Patrizi di Lucca
viewtopic.php?f=6&t=12902
GENS VALERIA ha scritto:Premetto che, secondo me, quello di patrizio essendo qualità , condizione, attributo ereditario non poteva essere oggetto di provvedimenti sovrani di “grazia” , ovvero concessione , surroga , assenso , convalida , revoca , privazione ecc. ma solo di provvedimenti di “giustizia”che non facevano altro che far emergere , ufficializzare , se vogliamo, legalizzare uno stato di fatto autonomo e storicamente preesistente.
FP ha scritto: Ti ringrazio! Dunque pensi che il titolo di Patrizio, anche non estinguendosi completamente la famiglia, potesse passare da una donna ultima erede di un singolo ramo alla sua prole maschile? Poniamo caso che la donna sia figlia unica ma che abbia degli zii con lo stesso titolo di Patrizio ereditato, come per il padre della donna, da uno stipite comune...
MMT ha scritto:Dunque a mio avviso c'è da fare un distinguo a seconda delle epoche. Nelle epoche più antiche, il matrimonio con famiglia patrizia era uno dei modi per accedere al patriziato (nel concreto poi dipende dai vari ordinamenti comunali). Comunque anche tramite matrimonio si accedeva alle primarie cariche della comunità. Se una famiglia si estingueva l'erede poteva esser ammesso al patriziato in forza della successione dell'estinta, così nel patriziato romano, molte famiglie in realtà ne sono ricomprese perchè eredi di altre che erano iscritte (di solito si legge: "per successione della famiglia ecc").
Nel caso di surroga, maritali nomine o anche ex nepote, chiaramente si surrogava in tutto, anche nei patriziati.
In tempo di Regno, non so dirlo con certo, spero qualcuno possa esser più preciso di me, sapevo che i titolo di patrizio e di nobile civico non potessero esser nuovamente concessi, infatti sono stati riconosciuti, non so se però potessero esser rinnovati in altra famiglia. Sicuramente in questi casi, se ce ne sono stati, serviva un provvedimento da parte del Sovrano, automaticamente, per via femminile, non si succedeva nei patriziati (come difficilmente, eccetto rarissimi casi, non si succedeva negli altri titoli). Anche perchè il titolo di patrizio e nobile civico di norma sono trasmissibili sì anche alle femmine ma in linea retta mascolina.
Tuttavia sarei curioso di sapere se vi sono stati dei casi diversi dal quello che rimane, per ora solo il mio punto di vista, in attesa di fonti più precise.
FP ha scritto:Secondo te, leggendo quest'estratto...
Per Breve di Pio VII del settembre 1820, il matrimonio era mezzo all’acquisto della Nobiltà del coniuge per la moglie non Nobile solo per speciale concessione sovrana; e per il marito non Nobile di una moglie Nobile purché egli avesse giustificato di avere la di lui Famiglia una rendita stabilita; perdeva la Nobiltà chi avesse preso una moglie che avesse portato pubblica nota d’infamia all’onor suo o per altra guisa fosse ignominiosa ed abietta.
...possiamo dire che il marito non nobile che sposasse una nobile acquisisse, già alla data del matrimonio, la nobiltà civica? O era necessaria aggregazione formale al reggimento?
MMT ha scritto:Ma è reperibile online il celebre Breve? così andremmo direttamente alla fonte senza passare per intermediari!
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