Annibaldi (seu Annibali o Annibaldeschi)
Tempo fa inizia una discussione dove richiedevo notizia dello stemma di questa famiglia... una delle ultime versioni, poichè ebbe molte varianti per i vari rami in cui ebbe discendenza.
L'interesse nasce dal fatto che il mio quatrisavolo Enrico Tuccimei (26 gennaio 1817 - 13 ottobre 1872) sposò il 29 giugno 1843 Anna Maria Annibaldi (1823-1859) figlia di Vincenzo.
Ripercorriamo un po' la storia di questo casato a linee generalissime.
L'Amayden dice che vennero chiamati anche Annibali (anche se poi a Roma vi era altra famiglia che portava quel nome) e che la notizia più antica la trova sul "Ciaccone" nel 999. Ebbe moltissima fortuna nel XIII sec. quando dominava l'Agro Romano tra Rocca di Papa e Rocca Priora e a Roma nel Campo Torrecchiano fra il Colosseo e Torre delle Milizie.
Diede numerosissimi senatori, e cardinali ed edificò molte torri a Roma.
Saltando il vago periodo duo-trecentesco arriviamo agli ultimi del XIV ed ai primi del XV secolo dove un Annibaldo (che sembra esser morto nel 1410) sposò Costanza Stefaneschi, ultima di quella casata ed il loro figlio Pietro (+1417), che divenne poi cardinale, assunse cognome e stemma materni, mentre gli Annibaldi proseguirono con suo fratello Lorenzo ed il figlio di costui, Annibaldo.
La famiglia aveva poi perso e venduto numerosi feudi ma nel 1390 grazie all'influsso del card. Pietro Stefaneschi (già Annibaldi), ebbero da Papa Bonifacio IX il castello della Molara, da cui presero il nome. Sembra che gli Annibaldi della Molara costituirono un nuovo ramo parallelo agli altri. Infatti l'Amayden afferma che fino ad allora (e scrive nel XVII sec.) la casata era distinta in tre rami: A. della Molara, di Monte Compatro e di Zancato.
Comunque il castello della Molara fu successivamente venduto ai Ricci nel 1562. Circa un secolo dopo (1651) Tiberio e Giuseppe Annibaldi si contesero il toponimo "della Molara" in tribunale; la sentenza stabilì che ambedue potevano usarlo, anche se ormai senza titolo.
Il Bertini, nelle sue aggiunte all'Amayden, commenta: "A noi basti aggiungere che gli Annibaldi o Annibali, come sono indifferentemente chiamati nei documenti, possedettero anche il feudo di Rocca di Papa" e si cita un rogito notarile del 1420. Aggiunge poi che nel 1451 Tebaldo degli Annibali cedette al parente Nardo della Molara il castello di Monte Porzio.
L'Amayden afferma che: "et universalmente è pericolosa cosa il dire questa famiglia è estinta" dando contro il Volaterrano che alla sua epoca (
?) li dava per estinti. E commenta il Bertini: "dopo la bolla benedettina del 1746 sparì da Roma la stirpe degli Annibaldi ma non si estinse il cognome che si conservò nella provincia".
Comunque molti altri -mi sembra anche il Libro d'Oro del Campidoglio- li danno per estinti anche se il Crollalanza dice che vi fu un ramo ANNIBALDI o ANNIBALDESCHI di Velletri-[...]originari probabilmente di Velltri, sono noti dal 1371. Ebbero la signoria del Castel Zancato, di San Pietro in Formis e di Lozzeria. E dà loro come blasone: spaccato: nel 1° d'argento allo scorpione di nero; nel 2° d'azzurro a due leoni affrontanti d'oro; colla fascia di rosso attraversante.
Tra l'altro pare vi sia stato un ramo degli Annibaldi anche a Sezze, in tempi antichi.
Non solo. Nella zona cd. del "Pincetto Vecchio" al camposanto monumentale del Verano a Roma ho rinvenuto una tomba ANNIBALDI trado ottocentesca collo stemma di rosso etc. di cui sopra. E gli estinti arrivano fino a tempi recentissimi.
Ancora. Nell'INDICATORE CIVILE ARTISTICO COMMERCIALE DELLA CITTA' DI ROMA del 1869 (consultabile anche su http://www.avirel.it/bd/autori/pellegri ... atore.html )si legge tra i procuratori innocenziani il nome di Enrico Annibaldi e tra i monsignori il nome di Niccola Annibaldi residente nel "suo palazzo-Tor Sanguigna". Nella tomba di cui accennavo sopra (e che presto avrò modo di forografare e riportare i nomi) ritorna il nome Nicola... che sia un caso!?
Infine negli elogi funebri del mio trisavolo Giuseppe Augusto (19 febbraio 1851 - 20 settembre 1915) si legge "...fu suo padre il valente avvocato Enrico Tuccimei, di nobile stirpe, uomo di onesto e forte carattere, notissimo nella Curia, la di cui virtù lo fecero salire in alta considerazione. Non meno distinta, fu sua madre Anna Maria Annibaldi appartenente pur essa a cospicua e nobilissima famiglia romana". Inoltre nella domanda del riconoscimento del titolo nobiliare alla Consuta Araldia del Regno Anna Maria è riportata più volte come "nobildonna". E la Consulta non contestò questo nella sua risposta.
In sostanza... chiedo se qualcuno ne sa di più sull'estinzione di questa famiglia che sembra piuttosto una fonte di dibattito dove vi sono tesi pro e contro. Chiedo inoltre qualche consiglio in attesa di trovare l'atto di matrimonio dell'avo Enrico... infatti per conoscendone la data (riportata sui documenti ufficiali del riconoscimento nobilare) non sono ancora riuscito a trovare l'atto redatto dal prete. Con questo atto saprei finalmente in che parrocchia vivesse la famiglia Annibaldi e di lì partire per una ricerca tramite stati delle anime &co. Solo che ho paura che il matrimonio si celebrò proprio in questa parrocchia... quindi è un cane che si morde la coda.
Rimango in attesa,
Michele T.d.S.
L'interesse nasce dal fatto che il mio quatrisavolo Enrico Tuccimei (26 gennaio 1817 - 13 ottobre 1872) sposò il 29 giugno 1843 Anna Maria Annibaldi (1823-1859) figlia di Vincenzo.
Ripercorriamo un po' la storia di questo casato a linee generalissime.
L'Amayden dice che vennero chiamati anche Annibali (anche se poi a Roma vi era altra famiglia che portava quel nome) e che la notizia più antica la trova sul "Ciaccone" nel 999. Ebbe moltissima fortuna nel XIII sec. quando dominava l'Agro Romano tra Rocca di Papa e Rocca Priora e a Roma nel Campo Torrecchiano fra il Colosseo e Torre delle Milizie.
Diede numerosissimi senatori, e cardinali ed edificò molte torri a Roma.
Saltando il vago periodo duo-trecentesco arriviamo agli ultimi del XIV ed ai primi del XV secolo dove un Annibaldo (che sembra esser morto nel 1410) sposò Costanza Stefaneschi, ultima di quella casata ed il loro figlio Pietro (+1417), che divenne poi cardinale, assunse cognome e stemma materni, mentre gli Annibaldi proseguirono con suo fratello Lorenzo ed il figlio di costui, Annibaldo.
La famiglia aveva poi perso e venduto numerosi feudi ma nel 1390 grazie all'influsso del card. Pietro Stefaneschi (già Annibaldi), ebbero da Papa Bonifacio IX il castello della Molara, da cui presero il nome. Sembra che gli Annibaldi della Molara costituirono un nuovo ramo parallelo agli altri. Infatti l'Amayden afferma che fino ad allora (e scrive nel XVII sec.) la casata era distinta in tre rami: A. della Molara, di Monte Compatro e di Zancato.
Comunque il castello della Molara fu successivamente venduto ai Ricci nel 1562. Circa un secolo dopo (1651) Tiberio e Giuseppe Annibaldi si contesero il toponimo "della Molara" in tribunale; la sentenza stabilì che ambedue potevano usarlo, anche se ormai senza titolo.
Il Bertini, nelle sue aggiunte all'Amayden, commenta: "A noi basti aggiungere che gli Annibaldi o Annibali, come sono indifferentemente chiamati nei documenti, possedettero anche il feudo di Rocca di Papa" e si cita un rogito notarile del 1420. Aggiunge poi che nel 1451 Tebaldo degli Annibali cedette al parente Nardo della Molara il castello di Monte Porzio.
L'Amayden afferma che: "et universalmente è pericolosa cosa il dire questa famiglia è estinta" dando contro il Volaterrano che alla sua epoca (
?) li dava per estinti. E commenta il Bertini: "dopo la bolla benedettina del 1746 sparì da Roma la stirpe degli Annibaldi ma non si estinse il cognome che si conservò nella provincia".
Comunque molti altri -mi sembra anche il Libro d'Oro del Campidoglio- li danno per estinti anche se il Crollalanza dice che vi fu un ramo ANNIBALDI o ANNIBALDESCHI di Velletri-[...]originari probabilmente di Velltri, sono noti dal 1371. Ebbero la signoria del Castel Zancato, di San Pietro in Formis e di Lozzeria. E dà loro come blasone: spaccato: nel 1° d'argento allo scorpione di nero; nel 2° d'azzurro a due leoni affrontanti d'oro; colla fascia di rosso attraversante.
Tra l'altro pare vi sia stato un ramo degli Annibaldi anche a Sezze, in tempi antichi.
Non solo. Nella zona cd. del "Pincetto Vecchio" al camposanto monumentale del Verano a Roma ho rinvenuto una tomba ANNIBALDI trado ottocentesca collo stemma di rosso etc. di cui sopra. E gli estinti arrivano fino a tempi recentissimi.
Ancora. Nell'INDICATORE CIVILE ARTISTICO COMMERCIALE DELLA CITTA' DI ROMA del 1869 (consultabile anche su http://www.avirel.it/bd/autori/pellegri ... atore.html )si legge tra i procuratori innocenziani il nome di Enrico Annibaldi e tra i monsignori il nome di Niccola Annibaldi residente nel "suo palazzo-Tor Sanguigna". Nella tomba di cui accennavo sopra (e che presto avrò modo di forografare e riportare i nomi) ritorna il nome Nicola... che sia un caso!?
Infine negli elogi funebri del mio trisavolo Giuseppe Augusto (19 febbraio 1851 - 20 settembre 1915) si legge "...fu suo padre il valente avvocato Enrico Tuccimei, di nobile stirpe, uomo di onesto e forte carattere, notissimo nella Curia, la di cui virtù lo fecero salire in alta considerazione. Non meno distinta, fu sua madre Anna Maria Annibaldi appartenente pur essa a cospicua e nobilissima famiglia romana". Inoltre nella domanda del riconoscimento del titolo nobiliare alla Consuta Araldia del Regno Anna Maria è riportata più volte come "nobildonna". E la Consulta non contestò questo nella sua risposta.
In sostanza... chiedo se qualcuno ne sa di più sull'estinzione di questa famiglia che sembra piuttosto una fonte di dibattito dove vi sono tesi pro e contro. Chiedo inoltre qualche consiglio in attesa di trovare l'atto di matrimonio dell'avo Enrico... infatti per conoscendone la data (riportata sui documenti ufficiali del riconoscimento nobilare) non sono ancora riuscito a trovare l'atto redatto dal prete. Con questo atto saprei finalmente in che parrocchia vivesse la famiglia Annibaldi e di lì partire per una ricerca tramite stati delle anime &co. Solo che ho paura che il matrimonio si celebrò proprio in questa parrocchia... quindi è un cane che si morde la coda.
Rimango in attesa,
Michele T.d.S.