Destavara ha scritto:Sergio,
il tuo pensiero era chiarissimo già prima. Quanto dici sullo sviluppo di ceppi nobili da altri di condizione civile o contadina o pastorale vale ovviamente pure per la Sardegna, non è vero nel modo più assoluto che gli omonimi nobili hanno origine diversa rispetto al altri che rimasero in umile condizione, a parte qualche caso.
E' esattamente quanto vado affermando da tempo a proposito dei Pilo, dei Tola ecc.
Posso poi dire con certezza che il fenomeno della perdita di rami che tornano ad essere umili si riscontra sull'isola fino all'epoca moderna e quasi all'attuale anche in ambito di famiglie di antica nobiltà: di recente ho rintracciato la genealogia di un ramo familiare DISCENDENTE PER LINEA MASCHILE E LEGITTIMA da famiglia di nobiltà quattrocentesca (cavalierato) e secentesca (nobiltà): molto semplicemente un individuo detto aeques sino alla fine del '700 (e il cui cognome e luogo di provenienza sono inequivocabili - i suoi avi sono detti aequites, nobiles, Don/na, senor/ra) dà luogo ad un ramo che coi suoi figli diviene famiglia rurale pastoral-contadina e non si qualifica più come nobile. Non oso immaginare quanti possano essere i "pezzi perduti" per le stesse ragioni tra quattrocento e settecento anche in ambito di questa stessa famiglia.
Il fenomeno che segnali è accaduto per diversi rami di famiglie della piccola nobiltà sarda a partire dall'abolizione dei privilegi fiscali e del foro riservato, ovvero dalla prima metà dell '800 inoltrata. Fino a quando l'appartenenza al corpo della nobiltà conferiva quei privilegi difficilmente si rinunciava allo status e si perdeva memoria storica della condizione. Anche famiglie economicamente decadute spendevano le ultime risorse per vedersi riconoscere la nobiltà contestata.
Per la famiglia cui mi riferisco, che non intendo nominare per ovvi motivi, leone passante sostenne una presunta origine detoponimica corsa che era assolutamente sbagliata, anzi addirittura, stando ai documenti e non alle ipotesi campate in aria, credo si tratti di un'origine sarda con arricchimento attraverso commerci e imparentamenti con stirpi ebraiche (tra la fine del '300 e il primo '400).
Posso avere sostenuto una origine detoponimica di un cognome, non certo di una famiglia. Comunque se non citi la famiglia e le prove della certa sardità non mi metti in condizione di verificare il mio eventuale errore. Sarebbe un caso più unico che raro quello di una famiglia di cui una fonte sarda documenti la sua autoctonia, a meno che tu non la desuma dalla attestazione particolarmente risalente nel tempo, il che però non è una prova, atteso che i primi cognomi corsi approdano in Sardegna già nel XII secolo con stirpi servili al servizio delle grandi abbazie del Logudoro.
I Rattu cui Floris si riferisce nel nobiliario poi sono menzionati proprio relativamente ad una estinzione nel '600, non certo in epoca medievale.
Le prime notizie di quella famiglia risalgono al '400 e quindi al medioevo
Da qui ad associarli ad altri (magari solo omonimi) vissuti duecento anni prima a Castelgenovese o quattrocento anni dopo a Benetutti corre un bel pò e nessuno tra noi spero intenda farlo, infatti

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Infatti ipotizzare una comune provenienza geografica non significa ipotizzare consanguineità
Ad ogni modo non credo che senza lo studio geneaogico mirato, come ben sottolinei, nessuno si possa permettere di avanzare ipotesi di nessun genere dandole per certe... Come nel caso che ho citato, potrebbe rischiarsi appunto di incorrere in un errore clamoroso. Una cosa è parlare di cognome (o meglio di cognomi omonimi), ben altra di famiglia.
Purtroppo gli studi genealogici mirati possono darti la certa provenienza geografica per stirpi di recente immigrazione mentre per quelle più risalenti è giocoforza fare ipotesi basate su una seria indagine onomastica. I cognomi possono essere omofoni, le famiglie omonime.