Con questo post vorrei
A dimostrare alle persone che vengono su questo forum , a cui spesso in passato ( non tanto lontano ) venivano indicati come punti di riferimento i libri dei vari tuttologi ( tipo il Crollalanza ) come in realta' questi debbano esser presi con le molle e servano solo come compendi di tutto quello che e' stato scritto su una famiglia favole e verita' che vengono forniti in maniera che non si puo' distinguere cio' che e' vero da cio' che e' falso. Quindi la storia di famiglia si costruisce negli archivi con metodologia di ricerca compatibile con la dignita' di scienza che ha oggi assunto. Si possono poi fare ipotesi purche' si specifichi cio' che e' documentato e cio che non lo e'
La mia ambizione sarebbe pero' inserire questo post specifico in un quadro generale
B di mostrare come la cultura nobiliare abbia alterato la macrostoria fabbricando documenti falsi , distruggendo documenti veri
C come la cultura nobiliare abbia messo in sott'ordine l'origine mercantile di quasi tutta la nobilta' italiana
D Di come si sia giunti a vergognarsi di questa grande storia mercantile cioe' come la cultura nobiliare italiana si sia vergognata di quello che era stato il grande pregio della cultura italiana dal XII secolo fino a buona parte del XVI secolo . Quando abbiamo vissuto una fase di precapitalismo in un momento che l'Europa continuava in una vecchia cultura feudale
.....considerazioni di Ottone vescovo di Frisinga e di Raevino (1115 ca.- 1158), zio di Federico I Barbarossa (1152-1190), sorpreso dalle forme di controllo che i comuni cittadini esercitavano sui …diocesanos…suos… compresi i grandi signori e feudatari, i domini loci
I Latini… imitano ancor oggi la saggezza degli antichi Romani nella struttura delle città e nel governo dello Stato. Essi amano infatti la libertà tanto che, per sfuggire alla prepotenza dell’autorità si reggono con il governo di consoli anziché di signori. Essendovi tra essi tre ceti sociali, cioè quello dei grandi feudatari, dei valvassori e della plebe, per contenerne le ambizioni eleggono i predetti consoli non da uno solo di questi ordini, ma da tutti, e perché non si lascino prendere dalla libidine del potere, li cambiano quasi ogni anno. Ne viene che, essendo la terra suddivisa fra le città, ciascuna di esse costringe quanti abitano nella diocesi a stare dalla sua parte, ed a stento si può trovare in tutto il territorio qualche nobile o qualche personaggio importante che non obbedisca agli ordini delle città. Esse hanno preso anche l’abitudine di indicare questi territori come loro “comitati”, e per non mancare di mezzi con cui contenere i loro vicini, non disdegnano di elevare alla condizione di cavaliere e ai più alti uffici giovani di bassa condizione e addirittura artigiani praticanti spregevoli arti meccaniche che le altre genti tengono lontano come la peste dagli uffici più onorevoli e liberali. Ne viene che esse sono di gran lunga superiore a tutte le città del mondo per ricchezza e potenza. A tal fine si avvantaggiano non solo, come si è detto, per la saggezza delle loro istituzioni, ma anche per l’assenza dei sovrani, che abitualmente rimangono al di là delle Alpi
E esaminare come si e' arrivati ad una restaurazione di una mentalita' feudale abbandonata gia' dal XII secolo , entrando nell'ordine di idee delle nobilta spagnole e francesi nel XVII e XVIII e condannando i pezzi disuniti d'Italia ad un regresso , economico e culturale che ci ha condannato ad una marginalizzazione che paghiamo ancora oggi .
L'estinzione di moltissimi rami aristocratici e' una storia che andrebbe raccontata a parte ( nello squilibrio orgoglio di casta e profonda miseria economica ) talmente e' penosa
F Vorrei affrontare l'alleanza Nobilta'-Chiesa cattolica , che parte da quella perdita' di importanza della Chiesa cattolica determinatosi col concilio di Trento
G .................. Ed altre cose ancora. Cosi ricostruire la vita , i sacrifici , la mentalita' .......dei nostri antenati
La signora Segre ha detto : La memoria rende liberi
Io penso che l'esperienza non sia altro che la rielaborazione degli errori fatti o visti fare. Vale la pena di parlarne per costruire il futuro

