Illustrissimo Conte,
mi spiace ma non mi sento di condividere quanto da Lei espresso nel suo intervento.
Le sfugge forse il generale disprezzo di cui la classe nobiliare, e i discendenti di coloro che vi appartennero, suscitano oggi tra le persone che sogliono definirsi "comuni".
Nobile è, ahimè, assai più spesso utilizzato per indicare un "parassita" piuttosto che per lodare una persona di eleganti costumanze o che sia stata insignita di particolari privilegi.
Essendomi occupato per molti anni di ricerca genealogica per conto terzi posso assicurarLa che se alla gente "comune" piacerebbe avere degli antenati "nobili" è solo perchè suppongono, come tutti ben sappiamo a torto, che solamente i nobili abbiano lasciato delle tracce storiche.
Così non è, e posso altresì rassicurarLa che non pochi, tra coloro che mi sono trovato di fronte nel corso della mia attività, hanno assunto un espressione più che sollevata nell'appprendere che tra i loro avi, sicuramente, almeno negli ultimi 500 anni, non vi erano alti dignitari ma persone che come loro, lavoravano, si erano sposate, avevano fatto figli, si erano comprati una casa, pagavano le tasse, erano iscritti ad una confraternita... etc. etc. tutte quelle cose che fanno delle persone che vivono.
Magari non avevano conquistato feudi, non avevano accumulato ricchezze, ma nemmeno avevano oppresso o sfruttato nessuno.
Concludo rammentando, a me stesso per primo, che la genealogia è sopratutto studio e ricerca e non elaborazioni di giudizi morali, e che nel portare avanti una ricerca genealogica è ovvio trovare ormai, tra gli antenati di ciascuno di noi, persone (e non personaggi) di diversa cultura, di diversa ricchezza, di diverso lignaggio, se poi c'è qualcuno che crede di poter fare eccezione sarei (anzi credo saremmo

) ben lieto di esaminare il suo albero genealogico ed eventulamente anche il suo DNA (ammeso che concida con quello dei suoi antenati, purtroppo non sempre è così, almeno secondo la statistica).
Ma sempre e comunque il mio giudizio su di lui si fermerà alla valutazione dei suoi pregi e dei suoi difetti, non certo a quelli di coloro che lo hanno generato.
Sempre cordialmente.
Domenico Maria d. B.
Signore de La Trusce

"Gridaro tucti insieme la città facciamo bella che nulla nello regame non se apparecchie ad ella" - Buccio di Ranallo.
Nescire quid ante quam natus sis acciderit, id est semper esse puerum (Cicerone)
QVOD NON EST IN ACTIS NON EST IN MVNDO