Primo letto

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

Moderatori: Novelli, Lambertini, Messanensis, GENS VALERIA, Alessio Bruno Bedini

Primo letto

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 7 luglio 2007, 19:12

Nei capitoli matrimoniali del seicento e settecento nelle promesse del padre della sposa viene sempre indicato il "in primis primo letto" e a volte "secondo letto".

A cosa si riferiscono esattamente questi due modi di dire?

Ho una mia idea ma vorrei sentire anche vostri contributi :wink:
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 7468
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Messaggioda Vale » domenica 8 luglio 2007, 10:15

Perdonatemi, non vorrei sembrare banale, ma non dovrebbe riferirsi ai figli nati da primo matrimonio e da matrimoio successivo a seguito di morte di uno dei coniugi e a successivo matrimonio del coniuge superstite?
Valentino Russo
Vale
 
Messaggi: 96
Iscritto il: martedì 16 gennaio 2007, 13:40
Località: Pozzuoli (NA)

Messaggioda dpascale » domenica 8 luglio 2007, 10:52

Anche secondo me, nella mia ignoranza, è così...
Ma in particolare, signor Bedini, in che contesto, a cosa si riferisce la suddetta espressione, nei documenti da lei consultati (cioè si riferisce al marito, alla sposa, o al padre della sposa)?

Cordiali saluti


Daniele
Ultima modifica di dpascale il mercoledì 25 luglio 2007, 13:04, modificato 1 volta in totale.
Sub Cuius pede fons vivus emanat
dpascale
 
Messaggi: 1209
Iscritto il: sabato 2 giugno 2007, 18:42

Messaggioda da Fiore » domenica 8 luglio 2007, 14:34

carissimi,
l'espressione "primo letto" e "secondo letto", a volte "terzo letto" nel caso di famiglie facolotose, nell'elencazione dei beni dotali di una sposa, si riferisce a tutto ciò che occorre per poter preparare un letto vero e proprio: il "materasso" (per i meno abbienti "uno saccone per poner paglia" ossia pagliericcio), il primo riempito di lana nei casi più lussuosi, il secondo riempito dal rivestimento delle pannocchie, paglia, ecc.) i cuscini, un paio di lenzuola, la coperta o il copriletto.
E' chiaro che, a seconda delle condizioni economiche del dotante, variava il numero dei set da letto, ad anche la qualità dei suoi componenti.

Posso testimoniarvi che questa usanza, molto ben attestata nei capitoli matrimoniali, ma anche negli inventari di case dei secoli scorsi, é ancora in vigore in Calabria nel cerimoniale che si accompagna al matrimonio. Nel corredo della sposa c'é sempre un "primo letto", che oggi é riferito soltanto al set di biancheria più pregiata dell'intero corredo occorrente alla preparazione del letto nuziale della "prima notte".
E' un'usanza ancora oggi molto ricorrente, anche se non legata più, naturalmente :lol: , alla obsoleta e un tempo fatidica "prima notte"; qualche giorno prima del matrimonio, ci si reca alla casa degli sposi per addobbarla e darle l'ultimo tocco di eleganza con la preparazione di un letto dalla biancheria raffinata e preziosa.
Se posso aggiungere, allontanandomi da considerazioni di carattere scientifico, una nota personale, cosa che non mi piace in genere fare in pubblico, ma che voglio fare oggi giusto perché si richiama una consuetudine che si é perpetuata anche nella mia storia personale, io stessa scelsi dal mio corredo da sposa preparatomi per anni da mia madre, un "primo letto" composto da una coppia di lenzuola di lino bianco decorata sulla traversa con un pizzo Cantù e contorni a punto pieno, ed un copriletto in damasco rosa di S. Leucio della mia bisnonna, risalente alla fine dell'ottocento.
Scusandomi per la notazione di carattere personale, vi saluto

Marilisa
da Fiore
 
Messaggi: 609
Iscritto il: martedì 16 maggio 2006, 1:38
Località: Gioiosa Jonica (RC)

Messaggioda L.de Bellis » domenica 8 luglio 2007, 15:40

Carissimi,

certamente in Calabria fu come descritto con simpatia e competenza dalla nostra Gent.ma Marilisa, per la cronaca in Puglia e in Basilicata si usava e si usa una denominazione diversa ovvero PANNA TRE, PANNA SETTE ecc, cioè viene elencato ed esposto successivamente presso la casa della sposa e mostrato ai parenti tutti, il numero dei capi dotali della specie indicati nel Capitolo, il numero indica la ricchezza della Famiglia, ....anticamente i capi di bestiame, con l'occasione riporto quanto segue:

Sino all’inizio del novecento le famiglie dei due promessi sposi, prima di farli giungere al matrimonio, stipulavano per iscritto i “capitoli matrimoniali”, per la “sicurezza della dote, del dotante, della sposa, e dei figli che da quello saranno per nascere..."

Con questo antico rito, risalente al diritto longobardo la famiglia della sposa prometteva e quantificava al futuro marito la dote, che era costituita dalla "roba" (case, terreni, mobili e vastiti) o da denaro contante.

Infatti le donne, oltre alla dote, non avevano (quasi) nient’altro in eredità dalla famiglia, perciò era per loro un diritto irrinunciabile. Invece per i padri e i fratelli era un dovere oneroso ma necessario, se volevano veder sposata la loro figlia o la propria sorella, infatti nell’Italia meridionale un matrimonio senza dote era inconcepibile e non era raro trovare ragazze che erano costrette a restare “zitelle” perché prive di una dote.

Naturalmente la dote era proporzionata alle disponibilità del padre della sposa e allo status sociale dello sposo a cui veniva «assegnata», infatti la dote dopo il matrimonio non passava nel patrimonio dello sposo ma era da questo soltanto amministrata. Solo alla morte del marito la dote sarebbe stata restituita alla moglie che, solo allora, era libera di disporne. Se invece la sposa fosse morta, senza aver messo al mondo dei figli, il marito doveva rendere la dote alla famiglia della moglie.

Nei protocolli matrimoniali troviamo anche lo sposo era tenuto doveva dare alla sposa una controdote e un vitalizio che dovevano servire alla moglie per provvedere alle sue esigenze e necessità.

Nei protocolli dei notai sopravvissuti allo scorrere del tempo troviamo ancora oggi trascritti numerosi contratti di matrimonio, spesso stipulati pochi giorni prima delle nozze celebrate in Chiesa.

Lo schema seguito dai notai nella redazione dei capitoli matrimoniali era quasi sempre lo stesso, vi erano enunciati:

- la promessa di matrimonio;

- la costituzione della dote e degli assegni maritali della dote e degli assegni maritali;

- la quietanza della dote e degli assegni maritali;

- e la rinunzia della donna a pretese ereditarie sui beni della sua famiglia, anche se se questa parte era facoltativa.

Talvolta ai capitoli matrimoniali era accluso un elenco dei panni, mobili, suppellettili di casa e ornamenti assegnati alla sposa, compilato di mano di un familiare o di una persona amica in grado di scrivere.
Ancora nel Settecento e anche successivamente ritroviamo capitoli matrimoniali redatti nel rispetto di quest'antico schema.

Solo dopo aver stipulato il capitolo matrimoniale venivano fatte le pubblicazioni sulla porta della chiesa e si giungeva al giorno del matrimonio che era celebrato in forma solenne nei periodi che la Chiesa stabiliva.

Come si comprende facilmente l'amore non era contemplato come motivo fondante dell'unione matrimoniale che era invece più prosaicamente prima di tutto un unione di patrimoni o comunque una comunione d'intenti tra persone appartenenti ad una stessa classe sociale. Che un ricco sposasse una contadina non era pensabile, se non nelle favole.

Nonostante i cambi di dominazione, costumi e organizzazione sociale l'uso dei "patti" matrimoniali sopravvisse attraverso i secoli sino alle soglie del XX secolo ed interessò sia le classi agiate che quelle meno ambienti. A tal proposito scrive Domenico Bolettieri che a Grassano i contadini «combinato il matrimonio dalla “senzal”, il fidanzato [...] si recava a casa della fidanzata. Essa, attorniata dai suoi, si faceva trovare tutta ben acconcia, silenziosa e timida. Subito dopo i convenevoli da parte dei padroni di casa, gli ospiti venivano invitati a prendere posto in una fila di sedie disposte frontalmente: da una parte il fidanzato con i propri congiunti; dall’altra, la fidanzata con i suoi. Il padre della ragazza era il primo a prendere la parola e annunziava agli astanti la dote che intendeva dare, oltre al corredo, alla propria figlia. Subito dopo, la stessa cosa veniva fatta dal padre del ragazzo. Si stabiliva, così, una specie di contratto tra i due contraenti: mancava solo il notaio per la convalida su un foglio di carta da bollo».

Oggi questi documenti, siano essi antichi o moderni, scritti da un notaio o su semplici fogli di carta, non solo ci testimoniano la collocazione sociale degli sposi ma anche ci tramandano, nella loro approssimazione lessicale e grammaticale, concetti, cose e simboli di un mondo ormai scomparso.

Da parte nostra terminiamo questo breve digressione con la trascrizione di un capitolo matrimoniale stipulato a Grassano, nel febbraio del 1799, da Domenico di Cuzzo ed Angela di Biase, genitori di Grazia di Cuzzo, con il suo futuro marito Giuseppe Nicolò di Vito.

«Capitoli matrimoniali che si formano da Domenico di Cuzzo ed Angela di Biase, coniugi della Terra di Grassano, […] per il matrimonio da contrarsi, a Dio piacendo, tra Grazia di Cuzzo di lor figlia legittima, e naturale vergine in capillis, ed il Sig. Notaio Giuseppe Nicolò di Vito di detta Terra, giusta il Rito della Santa Madre Chiesa Romana e Concilio di Trento; per contemplazione e causa del qual matrimonio essi predetti coniugi promettono al detto Notaio Giuseppe Nicolò di Vito in dote, e per le doti della predetta Grazia di Cuzzo di lor figlia; con patto espresso, che non sortendosi figli provenienti da detto Matrimonio, debba detta dote ritornare in beneficio di essi promissori, tali e quali da detto futuro sposo si saranno ricevute a [esclusione] però delli pannamenti, e di altri robbe, che alla giornata si consumeranno, che debbano restituirseli tali e quali si troveranno, per avere così convenuto tra esse parti. Quali beni dotali da detti Coniugi si promettono a detto futuro sposo nella maniera seguente;

- Una casa soprana lamiata sita in detta Terra alla contrada delle Grotte, confinante con la casa di Nicola [Lumia] lo Russo da un lato, e con la casa degli eredi d’Angelo-Viscera dall’altre parte, per franca e libera e con tutti i suoi jussi.

- Due vigne vitata site in tenimento di detta Terra alla contradi di dietro il Convento, o sia sotto lo Strettolone, confinanti una con la vigna del Sig. D. Giacomo Tortorelli con l’eredi del detto Nicolò di Biase, ed altri fini; E l’altra confinante con la vigna di Nicolò Viscera, con la vigna di Lonarda Virgintino, ed altri fini, parimenti per franche e libere come si trovano nel giorno dell’affido.

- Contanti docati cento. Tomola trenta di grano, cioè tomola cinque nel giorno dell’affido e tomola venti cinque nella scogna di questo corrente anno.

- Più tomola quindici orzo, e tomoli quindici avena in detta scogna.

- Dieci pecore da staccarsi dalla morra.

- Una caldara nuova di libre diciotto in circa.

- Una sartagine di rame nuova di libre tre in circa.

- Una catena di ferro.

- Due botti da tenersi vino, poco usate, cioè una di capacità di barili diciotto in circa, e l’altra di capacità di barili venti due in circa.

- Un cassone novegno di capacità di tomoli dieci in circa.

- Una cascitella di mezzo tomolo in circa.

- Un saccone nuovo di stoppa di lino.

- Un matarazzo in dono.

- Quattro paia di lenzuola di tela massarina, cioè paia tre di bambace e line, ed un paio tutto di lino.

- Otto cuscini, cioè quattro di tela sottile guarniti e quattro di tela massarina.

- Quattro coverte, una di color verde, un’altra bianca di panno gentile, un’altra di bambace a cicirelli, ed un’altra anche di bambace a vitana.

- Due tornealetti di tela nuova, uno guarnito con pezzulli e l’altro semplice.
- Un padiglione, o sia [spraviero] nuovo.

- Otto tovaglie di tela nuove, cioè quattro sottili guarnite con pizzilli, due di tela di casa e due di tela di stricato.

- Otto salvietti.

- Due tovaglie ordinarie per uso di tavola nuova.

- Una tovaglia di pane di palmi dieci in circa di tela di bambace.

- Otto camicie, cioè due sottili e sei di tela stricata.

- Due camigotte rosse nuove.

- Un [avantisino] nuovi, due di scottino, ed uno di fiannina.

- Un paio d’orecchini di valuta carlini trenta.

- Un’anello di valuta carlini venti.

Quali suddetti beni, come sopra promessi, li suddetti coniugi Dominio di Cuzzo ed Angela di Biase promettono e s’obbligano consignarli, a detto futuro sposo un giorno prima dell’affido, a timba dille vettovaglie, per quali s’obbligano come sopra, si debbano ristituire da detto futuro sposo li beni mobili tali quali si troveranno, e le vettovaglie nel loro genere; e le pecore nella quantità descritta, perché così.

Ed all’incontro lo detto Signor Notaio Giuseppe Niccolò di Vito, futuro sposo, chiamandosi ben contento delli beni dotali promessi come sopra, da detti coniugi Domenico di Cuzzo ed Angela di Biase, li promette e s’obbliga contraere solenne e legittimo matrimonio con detta Grazia di Cuzzo sua futura sposa, giusta il suddetto Rito della Santa Romana Chiesa e Concilio di Trento.

E promette e s’obbliga parimenti, pervenuta sarà in suo podire detta Grazia, fare alla medesima rinunciare all’eredità di detti promissori, mordendosene […]. E detto di ciò col consenso del Signor D. Pasquale di Vito suo Padre qui presente, e consenziente promette per donativo a detta Grazia di Cuzzo sua futura sposa per contemplazione di detto matrimonio, che è sortito di suo gusto e piacere un vestito di drappo di seta nuovo, ed un altro di camellotto o di robba simile, due anelli d’oro = una cannacea di passanti d’oro e granatelle = ed un paio di fioccagli d’oro.

Da consegnarsi parimenti nel giorno prima dell’affido, che sortir dovrà, piacendo al Signor Iddio, dopo la Fiera di Gravina del corrente anno; E così per onde.

Grassano li otto Febraio 1709.

Con simpatia

Lorenzo Longo de Bellis
Avatar utente
L.de Bellis
 
Messaggi: 835
Iscritto il: lunedì 15 agosto 2005, 17:07

Messaggioda Aesculapius » domenica 8 luglio 2007, 21:39

Cari amici,
credo di aver partecipato all'ultima cerimonia di stesura di capitolo e all'ultima "spasa" (cerimonia in cui si mostrava ai conoscenti in cosa consisteva la dote della nubenda) delle mie zone (provincia di Napoli): circa 5 anni fa per il matrimonio di mia cugina. Nella zone esisteva un personaggio (l'apparatore) che viveva addobbando gli scranni lignei con sete e tessuti laddove si riponeva il corredo e "l'oro".
Credo che il Sud Italia possa ancora avere il provilegio di godere di certi momenti storici che tra qualche anno potremo leggere solo su libri e documenti.

Saluti
dott. Antonio Russo, MD
-------------------------------------------------------
Vorrei capir cos'è questo strano desio di saper oltre
Avatar utente
Aesculapius
 
Messaggi: 556
Iscritto il: sabato 27 maggio 2006, 17:14
Località: Napoli

Messaggioda Vale » domenica 8 luglio 2007, 22:01

m'inchino dinanzi alla vostra conoscenza o come direbbero dalle mie parti..."la faccia mia, sotto i piedi vostri!" :mrgreen:
Valentino Russo
Vale
 
Messaggi: 96
Iscritto il: martedì 16 gennaio 2007, 13:40
Località: Pozzuoli (NA)

Messaggioda Carnelevario » domenica 8 luglio 2007, 22:52

A quanto detto dalla gentilissima Marilisa, posso aggiungere che nel caso di premorienza della moglie senza figli, la dote era restituita alla famiglia, ad eccezione del “primo letto” con il corredo che rimanevano al marito.
Cordialità
Alberto Mario Carnevale
--------
SINE THESEO
Avatar utente
Carnelevario
 
Messaggi: 295
Iscritto il: venerdì 21 aprile 2006, 11:20
Località: Castel Monardo

Messaggioda Roberto Filo della Torre » lunedì 9 luglio 2007, 17:01

Vale ha scritto:Perdonatemi, non vorrei sembrare banale, ma non dovrebbe riferirsi ai figli nati da primo matrimonio e da matrimoio successivo a seguito di morte di uno dei coniugi e a successivo matrimonio del coniuge superstite?


esatto :wink: :wink:
Roberto Filo della Torre
 

Re: Primo letto

Messaggioda da Fiore » lunedì 9 luglio 2007, 17:40

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Nei capitoli matrimoniali del seicento e settecento nelle promesse del padre della sposa viene sempre indicato il "in primis primo letto" e a volte "secondo letto".

A cosa si riferiscono esattamente questi due modi di dire?

Ho una mia idea ma vorrei sentire anche vostri contributi :wink:


Scusatemi ma qui c'é un fraintendimento:
Alessio Bedini non sta chiedendo il significato in generale dell'espressione "di primo letto", perché quella sappiamo bene tutti che si riferisce ai figli nati da un primo matrimonio!!
Voleva invece porre un quesito molto più tecnico: nell'ambito dei capitoli matrimoniali, cioè di quel particolare atto che si redigeva prima del matrimonio, cosa é il "primo letto" enumerato tra i beni che il padre dotava alla sposa?
Mi sembra alquanto improbabile che un futuro suocero dotasse la propria figlia e "regalasse" al genero figli di primo letto, o addirittura di secondo :shock: e di terzo :shock: della propria figlia, spesso dichiarata "virgo in capillis", addirittura spacciandoli per beni che dovevano anche fare parte del patrimonio pecuniario!!
E poi, comunque, tali "primo e secondo letto", ai quali si riferisce la domanda di Alessio, spesso vengono accuratamente descritti nei capitoli matrimoniali, dunque sono beni materiali tangibili (materassi, cuscini, lenzuola, etc etc.) e non riferibili a persone!

Spero che l'equivoco sia chiarito!!

M.
da Fiore
 
Messaggi: 609
Iscritto il: martedì 16 maggio 2006, 1:38
Località: Gioiosa Jonica (RC)

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 9 luglio 2007, 17:42

Vi ringrazio per i vostri contributi. In effetti quanto detto da Marilisa non fa che confermare quanto mi era già stato suggerito da mia suocera :wink: che avvezza alle usanze di un tempo ricordava bene quella del primo letto e secondo letto.

Il dubbio in effetti mi veniva dal fatto che assieme alla "biancheria" nel dotale sono inclusi in genere anche stabili e terreni.

Probabilmente proprio per il fatto che dovessero tornare "alli legittimi heredi" in caso di morte della sposa :wink:
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 7468
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Messaggioda Giovannimaria Ammassari » lunedì 9 luglio 2007, 17:44

L.de Bellis ha scritto:Carissimi,

certamente in Calabria fu come descritto con simpatia e competenza dalla nostra Gent.ma Marilisa, per la cronaca in Puglia e in Basilicata si usava e si usa una denominazione diversa ovvero PANNA TRE, PANNA SETTE ecc,


Signor Lorenzo
nell'antica Terra d'Otranto (attuali Province di Lecce Brindisi e Taranto)
e nella città di Lecce in particolare, sino agli anni 1920-30 si usava il termine PANINA non PANNA. Vorrei sapere se è un errore di digitazione al computer o se è proprio PANNA come riportato.
La PANINA era il paio di "robe " di corredo PANINA una significava che era una dote poverissima......
Saluti
Giovannimaria Ammassari

AD MAJOREM DEI GLORIAM
Giovannimaria Ammassari
 
Messaggi: 629
Iscritto il: domenica 31 dicembre 2006, 20:30
Località: lecce

Messaggioda L.de Bellis » lunedì 9 luglio 2007, 20:11

Giovannimaria Ammassari ha scritto:
L.de Bellis ha scritto:Carissimi,

certamente in Calabria fu come descritto con simpatia e competenza dalla nostra Gent.ma Marilisa, per la cronaca in Puglia e in Basilicata si usava e si usa una denominazione diversa ovvero PANNA TRE, PANNA SETTE ecc,


Signor Lorenzo
nell'antica Terra d'Otranto (attuali Province di Lecce Brindisi e Taranto)
e nella città di Lecce in particolare, sino agli anni 1920-30 si usava il termine PANINA non PANNA. Vorrei sapere se è un errore di digitazione al computer o se è proprio PANNA come riportato.
La PANINA era il paio di "robe " di corredo PANINA una significava che era una dote poverissima......
Saluti


Gent.mo Giovannimaria,

no, è proprio panna scritto e detto così in dialetto locale, apprendo piacevolmente il termine della panina a me sconosciuto.

Ovviamente il significato è lo stesso, si voleva intendere il numero delle cose o robe portate dalla nubenda ( tre paia di questo, sette di quest'altro) il maggior o minor numero rappresentava la ricchezza della Famiglia a seconda del ceto, i beni come vigne o case palazziate o capi di bestiame venivano ben descritti.

Se invece poi parliamo del guardaroba di donna Isabella Filomarino ,

moglie del Conte di Conversano e Nardò allora elenchiamo : paramenti, portieri racamati,parati, cortinaggi, coverte, sprovieri, strali, zimarre, ligname di travacche,matarazzi, lettiere, capofuochi, panni di tavolini, di tavoli, boffettini,copertini di segge e poi in guardaroba stanno.... spade in numero dodici con diverse guardie, dieci toppi da caccia e venti zoffioni a rote.

saluti.

Lorenzo
Avatar utente
L.de Bellis
 
Messaggi: 835
Iscritto il: lunedì 15 agosto 2005, 17:07

Messaggioda Giovannimaria Ammassari » venerdì 13 luglio 2007, 19:51

L.de Bellis ha scritto:
Giovannimaria Ammassari ha scritto:
L.de Bellis ha scritto:Carissimi,

certamente in Calabria fu come descritto con simpatia e competenza dalla nostra Gent.ma Marilisa, per la cronaca in Puglia e in Basilicata si usava e si usa una denominazione diversa ovvero PANNA TRE, PANNA SETTE ecc,


Signor Lorenzo
nell'antica Terra d'Otranto (attuali Province di Lecce Brindisi e Taranto)
e nella città di Lecce in particolare, sino agli anni 1920-30 si usava il termine PANINA non PANNA. Vorrei sapere se è un errore di digitazione al computer o se è proprio PANNA come riportato.
La PANINA era il paio di "robe " di corredo PANINA una significava che era una dote poverissima......
Saluti


Gent.mo Giovannimaria,

no, è proprio panna scritto e detto così in dialetto locale, apprendo piacevolmente il termine della panina a me sconosciuto.

Ovviamente il significato è lo stesso, si voleva intendere il numero delle cose o robe portate dalla nubenda ( tre paia di questo, sette di quest'altro) il maggior o minor numero rappresentava la ricchezza della Famiglia a seconda del ceto, i beni come vigne o case palazziate o capi di bestiame venivano ben descritti.

Se invece poi parliamo del guardaroba di donna Isabella Filomarino ,

moglie del Conte di Conversano e Nardò allora elenchiamo : paramenti, portieri racamati,parati, cortinaggi, coverte, sprovieri, strali, zimarre, ligname di travacche,matarazzi, lettiere, capofuochi, panni di tavolini, di tavoli, boffettini,copertini di segge e poi in guardaroba stanno.... spade in numero dodici con diverse guardie, dieci toppi da caccia e venti zoffioni a rote.

saluti.

Lorenzo


Gentilissimo Lorenzo,
non si finisce nè si finirà mai di imparare fino alla morte (fino alla bara sempre si impara).
Grazie della precisazione e nuova informazione proposta un'ulteriore termine dialettale da aggiugere e da far risaltare delle nostre antiche PUGLIE o PUGLIA come si usa denominarla oggi.
Saluti
Giovannimaria Ammassari

AD MAJOREM DEI GLORIAM
Giovannimaria Ammassari
 
Messaggi: 629
Iscritto il: domenica 31 dicembre 2006, 20:30
Località: lecce


Torna a Storia di Famiglia e Genealogia / Family History and Genealogy



Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 10 ospiti