Curiosità..

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Messaggioda ilvicerè » lunedì 30 aprile 2007, 0:15

Cito dal testamento di un mio antenato in data 7 Giugno 1849:

"...Lego onza una alli Santi Luoghi di Gerusalemme onde fruire di tutti i benefici ed indulgenze concesse dai Santi Luoghi pagabile seguita la mia morte.."

Che significa? :D
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Messaggioda MMT » lunedì 30 aprile 2007, 12:00

Credo che si riferisca ad un lascito di un oncia di denaro o di oro (non è specificato) per il mantenimento del Santo Sepolcro di Gerusalemme ricevendo così in cambio delle indulgenze per l'anima del de cuius.

Michele Tuccimei
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Messaggioda ilvicerè » lunedì 30 aprile 2007, 17:03

Grazie! Ma era una consuetudine del tempo? Nei testamenti coevi non ho mai riscontrato tale disposizione per questo mi sembrava strana..
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Messaggioda L.de Bellis » lunedì 30 aprile 2007, 18:25

ilvicerè ha scritto:Grazie! Ma era una consuetudine del tempo? Nei testamenti coevi non ho mai riscontrato tale disposizione per questo mi sembrava strana..


Ill.mo Vicerè le cose andarono...così...
.............Sovente i lasciti alla cappella erano utilizzati per scambi di favori tra il clero. Gio. Paolo Basoino fa un lascito in testamento alla cappella per la celebrazione di una messa la settimana. Il denaro, ducati 62 e mezzo, viene consegnato nel luglio 1662 dal reverendo Francesco Facente al cappellano della cappella della Vergine del Capo Carlo Bonelli, affinché sia investito in una compra o in un censo a favore della cappella. Dopo cinque anni il denaro è ancora nelle mani del Bonelli, il quale afferma che non gli è stato possibile farlo fruttare e lo consegna al nuovo cappellano della cappella della Vergine del Capo, il canonico Antonino Cirrello. Quest’ultimo a sua volta afferma che, fatte le debite ricerche, non ha trovato nessuno stabile da acquistare né alcuno che voglia un prestito. Chiede perciò di trattenere il denaro. Frattanto il 3 giugno 1667 davanti al vicario generale compaiono il canonico Antonino Cirrello, cappellano della cappella, ed il parroco dello SS.mo Salvatore Carlo Bonelli, i quali affermano che Gio. Domenico Marino lasciò per testamento due case alla cappella ed alla parrocchia, ma non si trovò né un compratore né chi le prendesse a censo. Essi chiedono ed ottengono che le due case vengano concesse al reverendo Dionisio Pelusio. Il giorno dopo il Pelusio, su incarico del vescovo Caraffa, accoglieva la richiesta del cappellano Antonino Cirrelli , concedendogli di trattenere i 62 ducati e mezzo44.

.......Numeroso denaro confluì nelle mani degli amministratori soprattutto dai legati testamentari per messe in suffragio e dalle elemosine. Parte di esso servì per l’acquisto di terreni. Così con denaro proveniente da un legato di Guglielmo Berlingieri unito a quello della vendita di due casette donate da Francesco Rosa e a denaro della cappella si comperarono nove salmate di terreno a Lavaturo. Parte fu imprestato ad interesse ipotecando case, terreni, vigne ecc.; altro rimase per più o meno tempo in deposito presso gli amministratori del tempo che lo impiegarono per i loro scopi privati, altro ancora incrementò una piccola mandria che alla fine del Seicento contava ventitré animali vaccini43.

.......L’immagine conservata nella sua cappella risplendente d’oro e di decorazioni, era sempre curata da una dignità ecclesiastica, o da un canonico, di scelta vescovile. Egli aveva il compito di amministrare le ricche elemosine e le rendite. Le elemosine consistevano per lo più in frumento, che veniva donato dai coloni al tempo delle messi, e in denaro, che veniva offerto dai devoti ogni sabato e nella domenica in albis, giorno di festa della Vergine. Il denaro raccolto serviva per l’acquisto di cera, olio, incenso e per pagare il chierico che serviva la cappella. Inoltre si doveva far fronte alle spese per l’apparato della cattedrale in tempo di festa; in tale occasione si faceva anche un dono in denaro al cappellano. Bisognava anche pagare le messe votive cantate, se erano senza diacono e suddiacono si dava grana 32 e mezzo , con diacono e suddiacono dieci grana in più; in esse convenivano sei sacerdoti a scelta e nomina del cappellano. Per le lodi si dava un’elemosina di tre carlini ed erano presenti dieci sacerdoti, ai quali in quel giorno competeva recitare l’ufficio in coro. Dalle stesse elemosine, sia per la messa cantata che per le laudi, spettava al cappellano cinque grana per ognuna, oltre alla porzione che gli si doveva di diritto per l’assistenza. A volte accadeva inoltre che nella stessa cappella ed altare si esponesse lo SS.mo Sacramento per il compimento delle 40 ore, durante le quali venivano anche cantate le lodi alla Vergine. In tale caso si suddividevano in parti uguali, tra il priore dello SS.mo Sacramento ed il cappellano della Vergine, le elemosine e la cera rimasta. Quando l’immagine con grande processione doveva essere portata alla chiesetta di Capo delle Colonne, i governanti dovevano chiedere l’assenso del vescovo, il quale indiceva per otto giorni continui le lodi. Il trasferimento avveniva a spese pubbliche. Era comprata la cera per ogni membro del capitolo, quindi la sacra immagine veniva posta nella bara e portata sulle spalle, dapprima dai canonici, quindi dai governanti e poi dai religiosi delle confraternite. Una volta deposta, di continuo a cura dei parroci ardevano intorno alla bara dodici torce di cera bianca e le altrettante lanterne portatili degli accoliti. Esplodevano le bocche da fuoco con continui proiettili luminosi sia dalla città sia dal castello, richiamando tutti gli abitanti del luogo e dei paesi vicini. Al ritorno l’immagine era collocata dapprima nella chiesa delle monache di Santa Chiara. Qui veniva esposta e si recitavano le quaranta ore. Poi veniva portata in processione attorno alla città e quindi era posta nella sua cappella, dove era fatto oggetto dei doni e delle elemosine con grande devozione popolare.

Lorenzo Longo de Bellis
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Messaggioda ilvicerè » lunedì 7 maggio 2007, 10:06

Si, sapevo dei legati pii e fidecommessi, ma non sapevo di legati "per li santi luoghi di Gerusalemme".
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