Sugli Annibaldi Bicossi posso riportare delle notizie precise, apprese da vari repertori, e posso ipotizzare che loro non siano, nonostante le apparenze, legati agli A. romani, il Manno, prese da questo le distanze ("della derivazione dagli Aribaldi di Alessandria e tanto più dagli Annibaldi romani non mi occupo"). Di tale discendenza era ,invece, convinto lo Scorza, tanto che nella sua "Enciclopedia Araldica Italiana" riporta: " Annibaldi (Roma) originaria di valenza sul Po, furono detti anche Annibaldeschi. Nob. in Roma, Velletri e Livorno". Origine che sembra alquanto improbabile e spiegherò il motivo: gli A. Bicossi si sono detti prima discendenti di quelli romani e poi degli Aribaldi, anche loro di Valenza sul Po. Ritengo dunque più probabile la loro discendenza o comune origine dagli Aribaldi, piuttosto che dagli Annibaldi, anche per un motivo araldico (st. Aribaldi: di nero a due fasce d'oro ondate, col capo di Rosso carico di due leoni, illeoparditi ed affrontanti, sostenuto d'oro, la fascia carica di 4 tortelli di nero). Non aiuta poi il c.s. dell'Annuario della Nob. Italiana del 1902: "la famiglia A. di Roma si diramò in Valenza di Piemonte sulla fine del sec. XIV in persone di Giovanni che fu governatore di Alessandria per re di Napoli nel 1334.[..]" Da questo Giovanni si passa direttamente ad un "Antonio Vescovo di Gaeta, legato in Armenia di Benedetto XII" morto nel 1360, ad un'altro "Bernardo A. fu professore di filosofia morale nell'università di Pavia nel 1480" mischiando così un po' le idee e i personaggi tra loro.
Tuttavia lo stemma è molto simile a quello "classico" degli Annibaldi: interziato in fascia: nel 1° d'azzurro a due leoni d'oro affrontanti, nel 2° di rosso a 5 bisanti d'oro ordinati in fascia, nel 3° scaccato d'agento e d'azzurro.
Ma questo stemma è quello che venne concesso ad un A.B. nell'800 dalla città di Livrono, che lo creò nobile di tale città.
Purtroppo ho cercato di mettermi in contatto con un Annibaldi Bicosi, ma senza risultato.
Scriverò di seguito per quanto riguarda gli Annibaldi della Molara.
Cordialità,
Michele Tuccimei
