I SETTMO CALVELLO, MARCHESI DI GIARRATANA
La famiglia Settimo è originaria di Pisa. Come tutta l’aristocrazia mercantile, giocava la parte del leone sulla scena politica della Repubblica Pisana. Già nel Trecento erano presenti in Sicilia alcuni componenti di questa famiglia: ricordiamo in particolare Giovanni Settimo di Ragusa, Capitano di una squadra di cavalieri al tempo di Re Ludovico d’Aragona, morto durante una battaglia nei pressi di Lentini.
La famiglia si trasferì completamente a Palermo nel 1431 con Antonio, figlio di Niccolò, il quale aveva ricoperto a Pisa importanti cariche, tra cui quella di Priore. Giunto a Palermo, inizialmente si mise in società con il fratello Cellino; successivamente gestì l’importante banco, con sedi a Palermo e a Messina, del pisano Pietro Gaetani. Nel 1436 si mise ad operare in proprio.
Antonio venne a Palermo con la moglie Polissena Ciampolini, ed il figlioletto Niccolò di appena 5 anni; a Palermo nacquero gli altri 9 figli: Elisabetta, Giacoma, Alessandro, Giulia, Simonetto, Beatrice, Costanza, Giovan Luigi e Adriano. Simonetto è quello che assunse, rispetto agli altri fratelli, maggiore spicco nella vita pubblica siciliana. Sposò Florenzia Valguarnera, dalla quale ebbe ben 9 figli.
Antonio, giunto in Sicilia, non tardò ad investire i suoi capitali in beni immobili: a Palermo acquistò grandissimi palazzi, il castello di Mazara e la Baronia di Travi. Ma la transizione più importante fu rappresentata dall’acquisto dello Stato di Giarratana, antica Baronia all’epoca sotto il dominio della Contea di Modica, fatta in nome e per conto del figlio Simonetto.
La situazione a Giarratana era disastrosa: alla morte del Conte Bernardo Cabrera, avvenuta per peste nel settembre 1424 a Catania, i possedimenti passarono al figlio Giovanni Bernardo, che dal matrimonio con Violante De Prades aveva avuto in dote Alcamo, Calatafimi e Caccamo; dal padre ebbe le Viscontee di Bas, Ossuna e Caprera in Catalogna. Dal padre però oltre alle terre ereditò anche i debiti; tant’è che già il 23 settembre 1424, per un debito di 45.000 fiorini, era stato costretto a cedere in anticresi al fratello Raimondo le città di Giarratana, Spaccaforno e Scicli; Raimondo scelse Scicli come sua dimora e inviò nelle altre città due Governatori. Quando a questi debiti si aggiunsero i 60.000 scudi che Re Alfonso V lo condannò a pagare per le accuse di atti tirannici e usurpazioni di regie prerogative, la situazione divenne davvero insostenibile. Per sanare i debiti il nuovo Conte fu costretto a vendere alcuni territori della sua Contea, e in questo contesto vendette Giarratana (tornata in suo pieno potere dopo l’estinzione del debito con il fratello), con atto del 4 gennaio 1453 rogato dal notaio Andrea Affellazio da Napoli, a Guglielmo Casasagia per 900 once.
Il 3 giugno 1454, con atto stipulato dal notaio Giovanni Castagna da Napoli, la città fu venduta per 5.610 ducati a Simonetto Settimo, Camerario di Re Alfonso V. In quest'occasione, per la grande fedeltà dimostrata da Simonetto Settimo e per l’ottimo modo con cui svolgeva l’alta carica che gli era stata affidata, Re Alfonso V volle versare a suo favore 4.000 ducati.
Simonetto Settimo fu cinque volte Pretore di Palermo, Deputato al Parlamento, Stratigoto di Messina, Capitano d’Armi del Distretto e Maestro Portulano del Regno (il responsabile del buon funzionamento dei porti siciliani nei confronti del Re). Morì nel 1504, e non nel 1498 come afferma Dell’Agli, e per i suoi meriti militari e politici fu altamente onorato da Re Ferdinando il Cattolico, il quale concesse ai discendenti di inquartate il loro scudetto azzurro con tre scaglioni rossi sovrastato da corona di Principe, all’aquila nera aragonese, armata e imbeccata di rosso e coronata d’oro. Questo stemma è possibile ammirarlo presso la cripta della chiesa Madre, presso la tomba gentilizia del Marchese Principe Carlo Settimo Calvello. A Simonetto Settimo successe nel 1504 il figlio Giovanni Antonio, Capitano Giustiziere e Protonotaro del Regno, che per il matrimonio contratto nel 1482 con Laura Calvello, ultima ereditiera del suo Casato, ebbe il Principato di Fitàlia: da questo momento però la famiglia si chiamerà Settimo Calvello. Nel 1506 Giarratana passò a Bartolomeo, nel 1508 a Matteo. Da costui passò a Michele. Il figlio primogenito di Michele Settimo Calvello, Francesco, aveva scelto di dedicare la sua vita a Cristo, e così alla sua morte (avvenuta il 15 settembre 1558) i ricchi possedimenti passarono al secondogenito Carlo. Egli prese l’investitura di Giarratana il 15 febbraio 1559. Fu uno dei più grandi signori che Giarratana abbia avuto. Cavaliere coraggioso e valoroso, di lui si tramandano cose straordinarie: “gran cuore, alta mente, finita educazione, e rare virtù ne facean l’orgoglio non solamente della famiglia, e della Terra di Giarratana, ma anche dello Stato e della Corona” (Cfr. Dell’Agli, “Ricerche storiche su Giarratana”, pag.64). La sua grande perizia in fatto di armi e strategie militari indusse Re Filippo II ad affidargli la difesa di Licata e Siracusa dalle minacciate invasioni dell’Impero Ottomano. Il 30 luglio 1569 il Re, per premiare Carlo dell’importante attività svolta, elevò il titolo di Giarratana da Baronia a Marchesato, con diploma dato a Madrid quello stesso giorno ed esecutoriato poi a Palermo il 21 luglio 1570. Carlo sposò Emilia Branciforte Tagliavia, figlia di Artale Conte di Mazzarino e di Chiara Tagliavia, dalla quale ebbe il figlio Tarsia; in seconde nozze sposò poi Diana Valguarnera, figlia di Giovanni Conte di Asaro e di Giovannea Luna Peralta, dalla quale ebbe tra gli altri il figlio Giovanfrancesco. Patrociniò la costruzione a Giarratana di due chiese: quella di S. Nicolò I Pontefice, e nel 1564 quella di S. Michele Arcangelo, che sorgeva sotto il Cozzo della Campana, presso il vallone Lardara. Il 22 agosto 1564, con atto del notaio Alessandro Zucchetti da Licodia, Carlo fece una grossa beneficenza alla chiesa dell’Annunziata, dotandola così di quegli adeguati mezzi finanziari che prima le mancavano. Durante il suo dominio Carlo prese possesso dei feudi di Margi, Liequa, Donna Scala, Puzzi, Monte Rotondo, Dorata, Difisi e S. Margherita (che in parte appartennero all’ex Stato del Casale di Putei, che da almeno un secolo era ormai cessato di esistere), e li annesse al territorio dello Stato di Giarratana, permettendogli così di raggiungere più o meno l’estensione attuale (circa 4.500 ettari). Alla sua morte fu rimpianto da tutto il popolo di Giarratana, che aveva governato sempre con giustizia e magnanimità. Gli successe il figlio Garsia, al quale Carlo aveva affidato la gestione della Terra di Giarratana sin dal 10 luglio 1564. A lui successe Giovanfrancesco, che morì dopo breve tempo. Da costui passò a Blasco, fratello del defunto Carlo, Luogotenente del S. Officio dell’Inquisizione (il potente e temuto tribunale istituito dai Papi contro gli eretici, gli stregoni e gli infedeli). Nel 1588 passò a Michele. Il 19 novembre 1606 passò a Ruggero. Nel 1634 passò a Carlo il quale, nel 1640, rivendicò con le armi il feudo di Dorata che, nonostante fosse dominio di Giarratana, era ingiustamente sotto la giurisdizione di Vizzini.
Il 10 luglio 1656 Giarratana passò a Girolamo Settimo Calvello, illustre letterato. Nel 1660 il Regio Fisco pose sotto sequestro il Marchesato di Giarratana e tutti gli altri domini di Girolamo, perché egli si era macchiato del delitto di Marco Ferranti. Ma Girolamo si riabilitò, dando esempio di vita veramente illibata e di civiche virtù, tanto che al Parlamento di Palermo tutti chiesero a Re Carlo II la restituzione dei domini sequestrati e la reintegrazione di Girolamo. Così, il 7 luglio 1678, il Marchesato di Giarratana fu restituito al figlioletto Traiano, sotto la tutela della madre Melchiorra Parisi. L’11 gennaio 1693 un sisma di massima intensità distruttiva rase al suolo l’intera Sicilia sud-orientale, provocando circa 60.000 vittime. Giarratana venne completamente distrutta: Girolamo e Traiano scamparono al sisma, ma la Marchesa Melchiorra perì nella catastrofe. L’abitato fu ricostruito su un colle più a valle, e nel 1703 Girolamo fece costruire sulla cima del colle un grande castello, oggi ormai completamente distrutto dall’incuria degli uomini. Traiano morì nel 1714, e gli successe il 20 settembre 1715 il piccolo Ruggero, di appena 11 anni, sotto la reggenza della madre Giovanna Caterina e del nonno Girolamo. Il 12 febbraio 1766 successe a Ruggero, morto senza figli, il nipote Traiano. Morto costui nel 1783, i domini passarono a Girolamo Settimo (3 ottobre 1785). Con Girolamo il territorio dello Stato di Giarratana fu smembrato: nel 1812\1816 i feudi di Monte Rotondo e Margi furono in parte alienati e in parte concessi a censi perpetui a molti inquilini. I feudi di S. Margherita e Puzzi furono venduti per 12.500 once. Nel 1835 si assegnarono gli ultimi feudi: Liequa (salme 55, bisacce 3, mondelli 2) ai Fidecommissari degli eredi del Barone Rosario Milio; Margi (salme 27, bisacce 2, tumuli 3) rimasero al Marchese Principe.
Nel 1843 gli successe nell’investitura Pietro, Gentiluomo di Camera, Commendatore del Real Ordine di Francesco I. A costui, morto nel 1865, successe Girolamo, Gentiluomo di Corte di Sua Maestà la Regina Madre, il quale morendo nel 1930 rinunciò in favore del Vescovo di Noto al diritto di patronato sulla Chiesa Madre di Giarratana. Gli successe Ruggero, ultimo Marchese di Giarratana, il quale sposò Ernestina Lanza.
Apparteneva a questa famiglia anche il grande Ruggero Settimo, capo della rivoluzione siciliana 1848\1849, reggente della Corona di Sicilia dopo l'estromissione della monarchia borbonica e l'offerta del trono al Duca di Genova (poi rifiutata), andato esule a Malta dopo la fine dei tumulti; egli fu Ammiraglio della marina Napoletana, Maggiordomo di Settimana, Gran Croce del Real Ordine di San Giorgio della Riunione, Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Questi i titoli complessivi della famiglia Settimo Calvello: Barone di Giarratana (1453), poi elevato a Marchese (1569); Principe di Fitalia (1482); Barone di Sala (1575); Barone di Pantellarotto; Barone di Dragonara; Barone di Cammaratini; Barone di Santa Domenica; Principe di Gangi (1739); Principe di Belmontino, poi permutato in Principe di Cammaratini (1752); Barone di Misalini, Gallidoro, Graziano, Pergola, Gurgo, Scala, Sambuca, Salice, Tarbuna, Salina, Serradifalco.
Attualmente la famiglia dimora a Palermo.
Per ulteriori ragguagli:
http://www.regione.sicilia.it/benicultu ... egreto.htm
DANILO MAUCIERI
BIBLIOGRAFIA
Antonio Dell’Agli, “Ricerche storiche su Giarratana”, Vittoria 1886.
Nunzio Lauretta, “I Settimo a Giarratana, da mercanti a Marchesi”, Palermo 1998.
Filadelfio Mugnos, "Famiglie nobili titolate, feudatarie ed antiche nobili del Regno di Sicilia", Palermo 1647-1670.
Vincenzo Palizzolo Gravina, “Il Blasone in Sicilia, raccolta araldica”, Palermo 1871\1875.
Francesco Palazzolo Drago, “Famiglie nobili siciliane”, Palermo 1927.
Raffaele Solarino, “La Contea di Modica, ricerche storiche”, Ragusa 1885\1905.