da Fildesmido » martedì 4 agosto 2026, 14:59
Salve a tutti. Riporto qui quanto emerso da una ricerca approfondita sulla famiglia Bongrazi che ha confermato il collegamento tra le generazioni umbre, più antiche, e quelle marchigiane, più recenti. La famiglia è antichissima e nota fin dal medioevo in Umbria, a Gualdo Tadino. Il maggior storico locale, il Guerrieri, scrive così: “La famiglia Bongrazi, oggi estinta, è ben nota nella Storia Gualdese. I suoi membri ricoprirono per una lunga serie di anni, molteplici e importanti pubblici uffici in patria e fuori ed i loro nomi si leggono sovente nelle carte dei nostri archivi” (Guerrieri, “Storia di Gualdo Tadino”, Campitelli 1900, voce famiglia Bongrazi). Il capostipite ad oggi documentato è Ser Gentile Bongrazi, vivo fra la fine del XIV secolo e la prima metà del XV. Figlio di Ser Gentile è il potente Giovanni Matteo, abate dell’abbazia di San Benedetto, il quale entrò in contrasto con la Santa Sede tanto da ricevere scomunica nel 1481. I benefici dell’abbazia furono trasmessi quindi al cardinale Girolamo Basso della Rovere, nipote del Papa, ma a causa delle influenze del Bongrazi a livello locale, la sede abbaziale ritornò nelle sue mani (Somaini, “Un prelato lombardo…”, Herder Editrice, Roma 2003, pp. 777-778 e ss).
Numerosi notai ed esperti di legge sono usciti da questa famiglia: si ricordano Bongrazio (documentato 1538-1582) che trascrisse il più antico statuto comunale di Gualdo, Bartolomeo, Fulgenzio, Francesco e Properzio, tutti documentati fra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento. Marc’Antonio ( 1552-1620) fu notaio papale, uditore in Avignone, segretario del Cardinale Guidi di Bagno, Decano di San Pietro in Avignone, città in cui morì. Marco Aurelio (documentato 1648-1649) fu anch’egli notaio, Luogotenente di Civitavecchia per il cardinale Adriano Cybo e Cancelliere del Comune di Spello. Silvestro Maria Bongrazi fu celebre per aver ospitato per ben quattro volte i Pontefici nel proprio palazzo di famiglia a Gualdo Tadino: Clemente VII nel 1529 durante il viaggio verso Bologna per incoronare Carlo V imperatore del Sacro Romano Impero, e Paolo III per ben tre volte (1539, 1543 e 1548). (Amoni, “Castelli, fortezze e rocche…”, Quattroemme 1999, voce famiglia Bongrazi. Ercolani e Loscalzo, “Rinascimento gualdese…”, AlieNo 1997, pp. 90 ss, voce famiglia Bongrazi). Da Silvestro nacque Febo il quale si trasferì da Gualdo in varie città dello Stato Pontificio prima di stabilirsi a Macerata, nelle Marche, e successivamente ad Amandola, sempre nelle Marche. Egli fu Luogotenente della Sabina e del Patrimonio di San Pietro, Podestà in vari comuni marchigiani, tra cui Appignano, la stessa Amandola e Visso, nonché Vicario Generale della Diocesi di Ascoli Piceno. Per i suoi particolari meriti e la nobiltà dei natali, Febo fu aggregato, oltre che alla nobiltà della patria gualdese, anche al ceto nobile di Macerata, Ostra e Amandola (“Atti del XXXVIII Convegno di Studi Maceratesi”, Centro Studi Storici Maceratesi 2004, pp. 582-583. Archivio Priorale di Macerata, Riformanze Volume 27, cc. 34 r ss, Archivio di Stato di Macerata). In uno stemmario maceratese si conserva lo stemma di famiglia: “Fasciato di sei pezzi d’argento e di rosso; al capo d’azzurro caricato di tre gigli d’oro, ordinati in fascia” (Manoscritto 616, n.16 Bongrazi, Biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata). Inciso su pietra nel palazzo di famiglia a Macerata, via Lauro Rossi n. 59, era documentato un antico motto così parlante “Uti licet, non uti libet” (“Atti del XXXVIII Convengo di Studi Maceratesi”, Centro Studi Storici Maceratesi 2004, p. 584).
Si ricorda inoltre il conte palatino Carlo Filippo, figlio di Febo suddetto, Professore di diritto presso l’Università di Macerata e Uditore del Governatore Pilastri (“Storia di Macerata”, Vol. II, Tipografia Romano Compagnucci 1972, p. 50). Con Carlo Filippo, la famiglia Bongrazi si estinse in linea maschile e la discendenza prosegue tramite la primogenita Anna, sposata con Amorosi di Montefortino (Fermo), linea confluita nella famiglia Staffinati di Amandola (“Il nuovo Serrasanta”, n. 1, gennaio 2021, “Famiglia Bongrazi - ultime acquisizioni storiche”, articolo di D. Aimoni, pp. 6 ss). La famiglia Bongrazi godeva di diritto di successione, insieme con i conti Compagnoni, allo jus nominandi del Canonicato della famiglia Mariotti nella Cattedrale di Macerata (“Thesaurus resolutionum…”, vol. VIII, 1742, pp. 49 ss).
I Bongrazi godettero i massimi onori civici e la nobiltà anche a Bevagna (Umbria) e San Severino Marche (Pergamena 177/32, “Privilegio di Cittadinanza accordato …a Ser Bongrazio de Bongrazi della Terra di Gualdo”, Serie Gualdo Tadino, Archivio di Stato di Roma. Paciaroni, “Un elenco di cognomi…”, tratto da “Miscellanea Settemptedana”, VI, 2003, Bellabarba Editori, p. 93). Attestato anche l’uso antico del titolo comitale a partire già dagli inizi del XVII secolo (Frondini, “Famiglie di Asisi…”, 2007, voce Bongrazi).
La famiglia Bongrazi fu l’erede dell’antica famiglia patrizia maceratese dei Morentilli, originaria di Camerino, da cui fiorirono Fabrizio, Maestro delle Poste Pontificie (1570), e Lodovico, Capitano della Marina Pontificia al seguito di Taddeo Barberini, nipote del Papa, tra il 1636 e il 1646 (Archivio Priorale di Macerata, Riformanze Volume 27, cc. 34 r ss, Archivio di Stato di Macerata. “Atti del XIII Convegni di studi storici maceratesi…”, Centro Studi Storici Maceratesi, 1979, pp. 300 ss. Guglielmotti, “La squadra permanente…”, Voghera 1882, p. 436).
Nella famiglia Bongrazi si è anche estinto un ramo della casata feudale dei conti e signori di Falerone (Marche) da cui ereditarono benefici ecclesiastici e sepoltura presso la chiesa di Sant’Agostino di Amandola, Marche (Faldone 38, fascicolo 3, “Benefizi-Cappellanie…”, prima visita Malagola 1879, Archivio Diocesano di Fermo).