Un'esperienza forse atipica e alcune domande

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Un'esperienza forse atipica e alcune domande

Messaggioda RobertoC » domenica 1 maggio 2005, 17:45

Gentili signori,
sono molto lieto d'essere stato ammesso al vostro forum, di cui per qualche tempo ho vagliato i materiali, che mi hanno stupefatto per la competenza e disponibilità tanto dei moderatori quanto degli altri interlocutori.
Mi chiamo Roberto Celentano, ho 38 anni e, benché la sorte m'abbia dato i natali nella Capitale, sono di antica famiglia foggiana, presente nella c.d. concapitale del Regno sin dal 1676.
Spero che non vi dispiaccia di leggere qualcosa della mia esperienza di ricercatore per amore (di questioni familiari), che rimonta al 1987, poiché a me sembra una gran cosa il potermi confrontare con specialisti e appassionati.
Non sono un ricercatore professionista. Non ne ho né i titoli e tantomeno le competenze. Ho associato da sempre, tuttavia, al mio percorso di studi giuridici, l'amore per la storia e per quella medievale in particolare.
Credo d'avere avuto, quantomeno all'inizio, un piccolo vantaggio rispetto ad altri che intraprendevano il mio stesso cammino: la mia famiglia ha conservato un notevole archivio privato, che ho avuto la fortuna di poter frequentare. Inoltre alcuni esponenti della stessa, tra i secc. XVIII e XIX, hanno legato alle istituzioni foggiane (la biblioteca provinciale e quella museale) altri fondi che negli anni ho analizzato con attenzione.
Per questo motivo, il mio è stato forse una sorta di percorso inverso rispetto a quello praticato da altri ricercatori, poiché per me, quantomeno all'inizio, non interessava tanto la ricostruzione genealogica tout court, un cui disegno comunque avevo, quanto la definizione dei contorni storici di taluni personaggi.
In questo percorso inverso, quindi, mi sono nutrito per anni di letteratura sull'argomento, d'interesse strettamente familiare (agiografie, dedicatorie, documenti di prima mano), locale (opere su Foggia, Bari e Giovinazzo) e generale (sul Regno di Napoli e poi delle due Sicilie), che riuscivo quasi "comodamente" a consultare presso la biblioteca nazionale di Roma.
Questa attività peraltro mi sembrava l'unica possibile in tempi in cui la distanza dalla sede privilegiata delle fonti (Foggia) non era facilmente colmabile.
Solo negli ultimi 7-8 anni, quando i mezzi me lo hanno consentito, ho cominciato a visitare l'Archivio Storico Diocesano di Foggia (aperto solo il martedì per 2 ore!), l'Archivio di Stato di Foggia, ricco di materiali sulla Dogana, che per non brevi periodi fu il primo cespite economico del Regno, quello del Comune, che ha un archivio storico (il "solito", dal 1809) inaccessibile, e l'archivio notarile. Ed eccomi peraltro visitare il ricchissimo (ed altrettanto disordinato) Archivio di Stato di Napoli, in cui ho preso dimestichezza con i fondi della Regia Camera della Sommaria (processi, dipendenze, e soprattutto arrendamenti, percettorie, collegi dei dottori, ed ancora gli archivi privati Volpicella e Serra di Gerace etc.).
Gli anni di difficile ma costante ed amorevole impegno mi hanno lasciato numerosi faldoni di documenti, ed il desiderio di saperne ancora di più.
Sì, oggi sono qui con tante domande, probabilmente più numerose di quante ne avessi in mente 18 anni fa.
Non voglio tuttavia appesantire questa mia presentazione con richieste particolari, che non sarebbero neppure giustificate dal mio "noviziato" nel forum, ma non mi dispiacerebbe conoscere la vostra esperienza quanto ai motivi che vi hanno guidato nelle vostre ricerche personali.
A monte c'è, chiaramente, una sete di conoscenza, ma di cosa esattamente? Solo di titoli? Solo di aurei trascorsi (qualche volta opportunamente avvolti nelle nebbie del tempo)? Di nudi e soli nomi? O del fatto storico, della vita vissuta e, per quanto possibile, persino quotidiana?
Tra i miei materiali è un corposo quaderno in cui ho raccolto e descritto, negli ultimi anni, tutte le notizie pervenute da fonti orali pertinenti alle mie famiglie, e vi si trovano non solo circostanze genealogico-familiari quanto piuttosto racconti di vita, frammenti di ricordi di storia comune, finanche leggende metropolitane.
Ecco, io mi chiedo e vi chiedo, in conclusione, se il fatto puramente genealogico (il filo genealogico) sia più o meno importante del contesto e del disegno storico, e se sia più o meno interessante un nome di un fatto.
Ringraziandovi per l'attenzione vi saluto tutti cordialmente.
RobertoC
RobertoC
 

Messaggioda MAP » domenica 1 maggio 2005, 20:24

Gent.mo Sig. Roberto,

Mai - per quel che mi riguarda - mai, ripeto, un nome di un mio avo potrebbe darmi altrettanta gioia di un fatto, un aneddoto, un racconto, una diceria sulla mia famiglia, diretta o acquisita.
Un nome resta nella storia per vie diverse (archivi, atti, appunti, lapidi...); la STORIA della famiglia non è mai scritta se non volontariamente da chi ne vuol ricordare la memoria.
Ricostruire un albero genealogico è divertente; può essere una sfida, un mistero da risolvere, un qualcosa da cercare ma che resta a sé stante se a compilarlo è una mano esterna dalla famiglia cercata.
Per questo la ricerca miglore è quella fatta di prima mano. Non che un appassionato abbia più esperienza di un genealogista - anzi!!
Però ogni nome gli potrebbe comunicare qualcosa, richiamare alla memoria un aneddoto depositato nella sua storia di famiglia e tramandato assieme all'insegnamento materno o paterno.
Il nome in sé dice poco. Anche i titoli - qualora ve ne siano - portano sì un lustro al casato; ma rimangono avulsi dalla persona ereditaria del sangue se ad essi non si associa la Memoria.
Ci sono famiglie - come la mia ad esempio - in cui i racconti passano per linea materna, per cui si conosco storielle dei quadrisavoli materni e non la vita dei bisnonni paterni, anche se si è ricostruito il percorso genealogico fino al XVI secolo.
Per cui - concludo - concordo con Lei con tutto il cuore. E' la storia che deve rimanere viva, non solo i nomi. E per fare questo i discendenti che amano la propria famiglia dovrebbero conservare ai posteri i racconti degli avi e dei parenti in vita, proprio perché di essi - una volta estinti - non restino solamente dei vuoti e freddi nomi.

Cordialmente

MAP :wink:
OMNIA MEA MECUM
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » domenica 1 maggio 2005, 20:44

Sig Roberto Celentano le do il benvenuto sul forum ..

.. la genealogia è, come dissi in un altro topic, soprattutto amore verso i propri avi... in questo ovviamente è chiaramente più affascinante sapere cosa facevano, come vivevano o pensavano i nostri antenati, più che dei semplici nomi .. :D :D

..chiaramente però non sempre è possibile conoscere ciò che vorremmo sapere.. :roll:
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Alessio Bruno Bedini
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Messaggioda Grimaldi » lunedì 2 maggio 2005, 10:51

Egr. signor Celentano.
associandomi agli amici e colleghi che già le hanno risposto non posso che dirle anch'io che una ricerca sulla propria famiglia non è il sintetico studio (anche se spesso non facile) di una linea genealogica, con la raccolta di dati e di atti.
Ma se Cattaneo scrisse che la storia d'Italia ha come asse portante la storia delle sue città, allora la storia di una famiglia ha come spina dorsale la genealogia di quella famiglia.
Perchè senza la genealogia i documenti, i racconti, i dati, i pesonaggi, si perderebbero e si confonderebbero nel mare del tempo.
La genealogia è importante proprio per questo.
E chi cerca gli avi solo per un "blasone di nobiltà" non è degno della sua famiglia, perchè sarebbe come voler bene ai propri genitori solo perchè ci lasceranno (o ci hanno lasciato) la loro eredità.
Cordiali saluti
Grimaldi
 

Messaggioda RobertoC » lunedì 2 maggio 2005, 15:17

Colgo una questione veramente interessante in quanto scrive il cortese forumista MAP (se ne conoscessi almeno il nome proprio confesso che mi sentirei più a mio agio).
Egli distingue tra la storia volontariamente scritta ("da chi ne vuol conservare la memoria"), e quella non volontariamente lasciata.
Ora, si tratta, a mio avviso, di una distinzione non solo estremamente pertinente agli studi storico-genealogici, ma profondamente vera.
Ci si dovrebbe interrogare, a questo punto, sul chi e perché narrava certi fatti, la cui esposizione raramente era fine a se stessa. Correggetemi se sbaglio, ma le iscrizioni lapidarie, l'esibizione degli stemmi, la fondazione di cappelle e/o di giuspatronati erano funzionali all'obiettivo della diffusione dell'importanza del casato. Le cronache, le memorie agiografiche, i "ragionamenti" genealogici erano sovente finalizzati a promuovere un determinato personaggio, magari sostenendone la carriera: è nota, ad esempio, la pratica dell'aggegazione ai patriziati, lungo i secoli XVII-XIX, da parte di funzionari di carriera, per i quali la "nobilitazione" era il culmine di un certo percorso.
Di fronte a questa situazione qual è, a vostro avviso, l'atteggiamento corretto dello studioso? Come deve considerare una fonte, sia essa documentale che lapidaria? Quali domande deve porsi in rapporto ad essa, e con quale (eventuale: mi saprete dire) grado di scetticismo analizzarla?
Mi viene di pensare che il rapporto tra storia e utilità, ovvero tra utilità e storia sia ancora tutto da scrivere.
Cordialmente,
RobertoC
RobertoC
 

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 2 maggio 2005, 15:41

Seppure in ritardo, caro Roberto, accetta il più caloroso benvenuto anche dal vecchio frate, unito ai sinceri complimenti per la genuina passione che con bell'evidenza anima le tue ricerche.

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Messaggioda Grimaldi » lunedì 2 maggio 2005, 17:23

Egr. sign.Celentano
lei scrive che....

RobertoC ha scritto:..... distingue tra la storia volontariamente scritta ("da chi ne vuol conservare la memoria"), e quella non volontariamente lasciata.
..... (omissis)....
Di fronte a questa situazione qual è, a vostro avviso, l'atteggiamento corretto dello studioso? Come deve considerare una fonte, sia essa documentale che lapidaria? Quali domande deve porsi in rapporto ad essa, e con quale (eventuale: mi saprete dire) grado di scetticismo analizzarla?


La questione sollevata è molto interessante.
La storia, in generale, è sempre ciò che si è voluto ricordare, perchè dietro il racconto dei fatti c'è sempre l'intenzione dello storico, del cronista, ecc. su cosa egli voleva che fosse ricordato.
Dalle integrazioni fra i vari studiosi e da quello poi scoperto da altri si riesce poi, per somme linee a ricavare la storia che si è svolta.

Un pò così accade anche nelle "storie familiari".
In generale possiamo credere solo a ciò che è stato accertato e/o è accertabile ancora (atti e documenti pubblici antichi) e distinguere da questo (pur sempre da non prendere per oro colato) ciò che invece ha carattere privato, non ufficiale, e come tale è suscettibile di alterazioni narrative (le "memorie orali familiari" che a volte diventano esagerazioni o favole), così come scritti privati, lettere, memorie ecc. debbono essere prese per quelle che sono: testimonianze di parte (e quindi potenzialmente fallaci).

Per tali e tanti (altri) motivi la storia (e la genealogia) vanno studiati a fondo e con prudenza.
Grimaldi
 

Messaggioda FP » lunedì 2 maggio 2005, 21:42

Le dò il benvenuto in questo forum, Sig.Roberto :wink:

Da me, caro Roberto, può aspettarsi la più completa disponibilità per qualsiasi evenienza...

...perchè a guidarmi nelle ricerche non è altro che l'amore pei miei ascendenti (nobili e non) :wink:

A presto,

Francesco Pompili Francavilla
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Messaggioda RobertoC » martedì 3 maggio 2005, 12:59

Vi ringrazio tutti per l'accoglienza, nessuno escluso.
Le parole di fra' Eusanio mi hanno toccato.
A francesco Pompili voglio dire che, dopo avere letto un suo interessantissimo topic sui problemi filettinesi, gli ho mandato, alcuni giorni fa, una mail privata, che forse non ha letto.

Devo dire che a decidermi di farmi parte attiva in questo forum è stato anche l'entusiasmante topic aperto da Luciano Salmoiraghi ("informazioni utili per cominciare una ricerca genealogica").
Mi sono assai ritrovato nella sua passione, di cui mi è parso d'avere colto perfino la concitazione dell'attesa, nella sua tenacia, nel suo desiderio di conoscenza. E mi ha sorpreso molto vedere quanta assistenza, anche morale, egli abbia ricevuto da forumisti e moderatori, segno di amore vero per la storia, per l'identità, per l'uomo in definitiva.

Ancora grazie.
Roberto
RobertoC
 

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 3 maggio 2005, 15:35

RobertoC ha scritto:Vi ringrazio tutti per l'accoglienza, nessuno escluso.
Le parole di fra' Eusanio mi hanno toccato...(omissis)...


Le tue parole, invece, meritano di essere sottolineate per l'attaccamento alle proprie radici di cui sono specchio fedele.

Con codesti presupposti, il vecchio frate è certo che :P nessun lato della tua ricerca (per quanto complessa o ardua dovesse manifestarsi) ti riuscirà ostica.

Buon lavoro e buon :wink: viaggio, caro amico!

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Messaggioda MMT » martedì 3 maggio 2005, 22:40

BENVENUTO ANCHE DA PARTE MIA!


Michele M. Tuccimei di Sezze
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