Ordini religioso-cavallereschi.
Ci preme precisare la posizione dell’ Ordine Costantiniano di San Giorgio nell’ambito della Chiesa Cattolica: ciò in relazione ad alcune circolari che, inducendo in errore, limiterebbero a due soli gli Ordini aventi un rapporto con la Chiesa.
L’Ordine Costantiniano di San Giorgio, che si onora della milizia di molti Cardinali e Vescovi, è oggi un’ “Associazione pubblica di fedeli” a norma del Codice di diritto canonico, in quanto eretto, quale “Vera Religione”, dall’Autorità ecclesiastica e, in modo specifico, di “diritto pontificio” perché l’Autorità erigente fu la Sede Apostolica (si ricordano, fra le molte altre, la Bolla di Giulio III “Quod alias” del 1551, il Breve “Cum sicut accepimus” di Sisto V del 1585 e la fondamentale Bolla “Militantis Ecclesiae” del 1718 di Clemente XI). Celebra funzioni religiose nelle Chiese di tutt’Italia ed il recente solenne Pontificale di San Giorgio a Roma è stato presieduto da S.E. l’Arcivescovo Mons. Ravasi.
Pertanto, se il Sovrano Militare Ordine di Malta e l’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme sono direttamente tutelati dalla Santa Sede l’uno perché “ordine religioso” e l’altro perché di “subcollazione pontificia”, ciò non esclude che siano tuttora giuridicamente e parimenti esistenti in Italia anche altri Ordini religioso-cavallereschi, come il Costantiniano e l’Ordine di S. Stefano P. e M., già approvati ed eretti canonicamente con Bolle Papali ancor oggi in vigore perché mai revocate e che quindi come tali non necessitano di alcun riconoscimento; il Gran Magistero ("ufficio ecclesiastico di diritto pontificio") di tali ultimi due Ordini fu affidato in perpetuo, dai Pontefici erigenti, ai Capi delle Case Farnese poi Borbone Due Sicilie e Medici poi Asburgo-Lorena.
Essi vengono autorizzati all’uso delle relative decorazioni dal Governo Italiano che ne ha accertata la validità come “ordini non nazionali” (insieme a pochi ordini “di merito”).
I citati quattro Ordini nulla invece hanno a che vedere con pretesi Ordini cavallereschi nati ad opera di iniziative private, taluni dei quali assumono abusivamente anche il nome di Ordini realmente esistiti, ma da secoli estinti o soppressi: l’Osservatore Romano ha compilato un ampio elenco di questi falsi ordini nell’edizione del 22 marzo 1953.
Domenico Serlupi Crescenzi Ottoboni
L’Ordine Costantiniano di San Giorgio, che si onora della milizia di molti Cardinali e Vescovi, è oggi un’ “Associazione pubblica di fedeli” a norma del Codice di diritto canonico, in quanto eretto, quale “Vera Religione”, dall’Autorità ecclesiastica e, in modo specifico, di “diritto pontificio” perché l’Autorità erigente fu la Sede Apostolica (si ricordano, fra le molte altre, la Bolla di Giulio III “Quod alias” del 1551, il Breve “Cum sicut accepimus” di Sisto V del 1585 e la fondamentale Bolla “Militantis Ecclesiae” del 1718 di Clemente XI). Celebra funzioni religiose nelle Chiese di tutt’Italia ed il recente solenne Pontificale di San Giorgio a Roma è stato presieduto da S.E. l’Arcivescovo Mons. Ravasi.
Pertanto, se il Sovrano Militare Ordine di Malta e l’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme sono direttamente tutelati dalla Santa Sede l’uno perché “ordine religioso” e l’altro perché di “subcollazione pontificia”, ciò non esclude che siano tuttora giuridicamente e parimenti esistenti in Italia anche altri Ordini religioso-cavallereschi, come il Costantiniano e l’Ordine di S. Stefano P. e M., già approvati ed eretti canonicamente con Bolle Papali ancor oggi in vigore perché mai revocate e che quindi come tali non necessitano di alcun riconoscimento; il Gran Magistero ("ufficio ecclesiastico di diritto pontificio") di tali ultimi due Ordini fu affidato in perpetuo, dai Pontefici erigenti, ai Capi delle Case Farnese poi Borbone Due Sicilie e Medici poi Asburgo-Lorena.
Essi vengono autorizzati all’uso delle relative decorazioni dal Governo Italiano che ne ha accertata la validità come “ordini non nazionali” (insieme a pochi ordini “di merito”).
I citati quattro Ordini nulla invece hanno a che vedere con pretesi Ordini cavallereschi nati ad opera di iniziative private, taluni dei quali assumono abusivamente anche il nome di Ordini realmente esistiti, ma da secoli estinti o soppressi: l’Osservatore Romano ha compilato un ampio elenco di questi falsi ordini nell’edizione del 22 marzo 1953.
Domenico Serlupi Crescenzi Ottoboni