Pagina 1 di 1

Mantelli e strofinacci...

MessaggioInviato: mercoledì 1 settembre 2004, 16:18
da Michele Baroncini
Gentili Signori,

desidero in primis porgere a tutti Voi il mio cordiale saluto di “ultimo arrivato” nel Vs ottimo forum di discussione. Sono davvero lieto di essere approdato, dopo molto e spesso infruttuoso peregrinare, in un forum che, come questo, vede discusse con raffinata competenza ed indubitabile buon gusto tematiche di genealogia, araldica e storia cavalleresca… il tutto con quella serietà e quel rigore “filologico” che competono a tali discipline come scienze documentarie.

In quanto cultore affezionato di tutto quanto riguardi gli Ordini Cavallereschi mi è gradito esordire tra Voi con alcune personali considerazioni circa un problema cui, a parer mio, viene dedicata una scarsa attenzione (nonostante le sue implicazioni di non poco momento) e che spero possa destare in Voi un qualche interesse.

Vorrei parlarVi infatti di quella che personalmente considero la “piaga perennemente infetta e suppurante” della proliferazione dei cosiddetti “Ordini da burletta” o “da operetta” (come più vi piace e con tutto il rispetto per l’operetta… chè a così definire tali accolite si fa forse torto ad un’onestissima forma d’arte).

Premetto che, senza per nulla indulgere alla villania, sarò franco nell’espirmermi, probabilmente sino alla durezza… ed è noto che sovente franchezza e durezza procurano nemici in grande numero. Effetto che non hanno mancato di sortire anche nel mio caso con ripetuti e accorati lanci di “guanti di sfida” da parte di alcuni signori dall’animo surriscaldato e dalla coscienza opaca. Signori che (si guardi il caso) non han mai pensato di dar seguito ai propri bellicosi intenti di cruente nemesys forensi… probabilmente perché residuava loro buon senso in misura sufficiente a voler evitare pubblici scornamenti e fors’anche diatribe di ben maggior peso specifico di fronte alla Legge, nel corso delle quali ben grande sarebbe stato il loro imbarazzo nel dar conto di fatti, condotte ed attività connesse al loro tutto particolare modo di “esser cavalieri”.

Ora, come sopra dicevo, da parte mia sono propenso a ritenere che al problema in parola venga dedicata un’attenzione minore dell’auspicabile… si voglia per una comprensibile mancanza d’interesse da parte dei cultori della materia cavalleresca (cui conoscenza e competenza impediscono di gettare via il tempo del proprio “Otium”, inteso quale attività eletta di studio, tenendo dietro a simili fenomeni da baraccone), si voglia per una conseguente scarsa coscienza del grave nocumento che viene arrecato da realtà che a breve scorreremo al concetto stesso di “Ordine Cavalleresco”, alla valenza dell’intero patrimonio ideale, filosofico, religioso e dottrinale essenzialmente sotteso ad una qualsiasi Istituzione Cavalleresca che sia suffragata da tangibile fondamento e chiara legittimazione dalla prospettiva storica. In breve, un tale stato di cose porta inevitabilmente incontro ad una “inflazione” del valore ideale degli Ordini Cavallereschi con un suo successivo sgretolamento. Per quanto risibili dunque tali fenomeni sono suscettibili d’intaccare lo stesso secolare prestigio e la stessa incontestabile dignità di Ordini storici e venerandi che sopravvivono ai giorni nostri.

Ma vengo al dunque, Signori, ed inizio, prima di tediarVi, la penosa ed irritante (per me stesso prima che per altri) opera di citazione delle “burlette” di cui ho deciso di parlarVi oggi.

La Madre scostante e stolida di questo florilegio di “comicità cavalleresche” è sempre ed invariabilmente la “Moda”… intesa come desolante trionfo dell’estetica sull’etica, della levità dell’apparire sulla genuinità dell’essere.

Eccoci dunque a contemplare il gaudioso mistero di uno dei parti più scellerati e tuttavia più vigorosi della Madre Stolida, come pare essere quello dei sedicenti Ordini Templari, delle Associazioni d’ispirazione Neotemplare e, in generale, delle varie, pittoresche ed onnipresenti sodalità, accolite e consorterie (spessissimo dalle finalità incomprensibili e dalla ritualità più o meno equivoca) puntualmente e pomposamente battezzate col predicato di “templari”.

E’ appena il caso di osservare come la migliore indagine storica ci offra ampie indicazioni nel senso dell’impossibilità di argomentare sensatamente di un “Ordine Cavalleresco Templare” sopravvivente e legittimato ai giorni nostri. Si rassegnino dunque gli appassionati cultori della mistica medievale a considerare l’Ordine del Tempio come una semplice verità storica, un trascorso storico per molti versi glorioso, degno di esser fatto oggetto di studio ed approfondimento evitando di scadere nel ridicolo creando ex novo improbabili e raccogliticce patenti di legittimazione.

Nel caso specifico, oltre ad un moralmente esecrabile mercimonio dei valori secolari e per loro stessa natura non commerciabili della Cavalleria abbiamo altresì, in svariati casi, un empio vilipendio del patrimonio di valori peculiarmente “cristiani” che storicamente sono sempre stati coessenziali all’istituzione cavalleresca.

Se è certamente ed ovviamente vero che non tutti gli Ordini Cavallereschi sono Ordini Religiosi stricto sensu è parimenti vero che ogni Ordine Cavalleresco Europeo vede a fondamento della propria storia (più o meno lunga e più o meno gloriosa) proprio il patrimonio ideale e valoriale peculiare della dottrina cristiana. Non appare lecito parlare a riguardo di fondamento esclusivamente “cristiano-cattolico-romano”, stante che, successivamente alla Riforma non mancarono Ordini Cavallereschi d’ispirazione protestante. E’ tuttavia fuor di dubbio come l’elemento d’interna armonia fra tutti gli Ordini della storia d’Europa sia quello “cristiano” (a tale riguardo n’interessante lettura trovasi all’indirizzo http://www.giuristi.thebrain.net/zaleuco/biasi.htm , dove si parla di “cavalleria medievale come fenomeno sociale strettamente occidentale e connotato di valenze religiose cristiane).

.Intendiamoci bene… anche la tolleranza fa parte del bagaglio dell’autentico Cavaliere e dunque vada il rispetto di ogni uomo che si senta e voglia esser tale alle opinioni altrui (per quanto balzane possano apparirci), cionondimeno una congrua dose di onestà intellettuale nonchè di capacità di discernimento storico dovrebbe ammonire ad astenersi dall’ammettere in predicato di “Ordini Cavallereschi”, associazioni o aggregazioni dedite a studi ed approfondimenti di tipo esoterico, occultistico, cabalistico e, finanche, new age, next age e consimili. Così facendo si abusa ignobilmente d’una locuzione atta essenzialmente a definire una formazione sociale basata su criteri meritocratici e d’eccellenza… in breve su di una visione “aristocratica” (anche se non necessariamente “nobiliare”) oltrechè sui valori di cristianità più sopra menzionati. Così facendo si determina quell’inflazione del valore ideale dell’istituzione cavalleresca (con conseguente perdita di credito e di significato) cui facevo riferimento in principio.

Non che il dato storico neghi in radice l’esistenza di Ordini con una qualche inclinazione al sapere esoterico ed alchemico. Inclinazioni che restano comunque fortemente connotate in senso cristiano e che vengono puntualmente sconfessate (e, ove possibile, represse) dall’Autorità Ecclesiastica. in ogni caso la rilevanza tutto sommato circoscritta di tali “devianze” non appare suscettibile d’inficiare lo spirito genuinamente cristiano dell’istituzione cavalleresca. In sintesi: dove non v’è Cristo non v’è, nè può ragionevolmente esservi Cavalleria secondo l’accezione storica europea.

E’ per tali e tante ragioni che l’autore di queste note ritiene modestamente che ogni buon cultore della materia cavalleresca dovrebbe dedicarsi con dedizione e consapevolezza ad un’opera (non facile) di “smantellamento” delle tante usurpazioni, dei numerosi equivoci e dei molti pericolosi luoghi comuni che investono l’istituzione cavalleresca oggi cagionando un indiscutibile depauperamento del patrimonio tradizionale Europeo.

L’opera meritoria del buon cultore sarà dunque un’opera precipuamente educativa, volta ad instillare nelle menti più fatue un po’ di senso del ridicolo… e soprattutto un po’ di coerenza storica!

Personalmente non manca mai di lasciarmi desolato e fieramente indignato l’ignoranza crassa, la malafede ed il ghigno insolente di coloro (e sono molti) che sono disposti a svendere la propria dignità di gentiluomini pur di cingersi i supponenti omeri di un qualsiasi manto, rabescato con un qualche fregio purchessia. Il tutto per sciocca e sterile vanità. Il tutto nella miserevole illusione di colmare il vuoto di una miseria umana che si fa sentire, ma che non si ha il coraggio di medicare con l’esercizio della virtù umana e cristiana (la Virtù… arma indispensabile di ogni autentico Cavaliere in aggiunta alla Spada) Non v’è dubbio ammantarsi di uno strofinaccio fingendo che sia un mantello è la via più breve e più facile verso l’appagamento dell’anima. Ma questo non può in alcun modo avvenire a detrimento della Tradizione.

Non meno deleteria di quanto sopra trattato per la dignità della Cavalleria è la proliferazione di quegli Ordini che nascono in risposta ad accentuate “esigenze del mercato”. Fenomeno che mette capo ad un autentico e vastissimo “mercato del tarocco cavalleresco”… basti citare, a titolo esemplificativo, le innumerevoli e più o meno raffinate imitazioni che il più venerando degli Ordini Cavallereschi, lo SMOM, può vantare.

Non manca neppure chi si dedica alla creazione di Ordini Cavallereschi puramente “commerciali” avendo il buon tempo e l’arguta raffinatezza di delinearsi una legittimazione chiamando in causa nientemeno che grandi imperatori dell’età classica e, incredibile dictu, persino gli Dei dell’Olimpo! Onore al merito… artistico!

A proposito di “venditori di patacche”, “portatori di strofinacci” e ordini fantomatici consiglio a coloro di voi che fossero interessati all’argomento di leggersi l’ottimo articolo a firma di Antonio Parisi reperibile all’indirizzo http://www.orderofmalta.org/dettrs.asp?id=14&idlingua=1 .


Verrebbe da dire, con la bonaria indulgenza che si riserva agli infanti (sì come ai dementi): “Ma che importa… lasciamo pure che giochino ai Cavalieri… s’illudano pure d’esserlo… a chi può nuocere?”

Ma non è davvero il caso. Tutto questo nuoce… e non poco… nuoce alla cultura, nuoce alla Tradizione, nuoce, sopra tutto, alla Cavalleria.

Così è pienamente legittimo ed encomiabile (purchè sincero, scevro da connotazioni d’interesse materiale e suffragato da consapevolezza spirituale) il desiderio di “divenire Cavalieri”.
Tuttavia una cosa è il desiderio di perseguire una condizione… altra e profondamente diversa è il divenirne degni. Il che richiede un’intensa attività intellettuale, morale e religiosa… una continua palestra dell’animo, volta a formare la persona del Cavaliere.

D’altro canto nulla mai è dato senza sforzo e da sempre irta di ostacoli è la via della Virtù!

Volgendo dunque a conclusione di queste mie modeste e personali riflessioni appare fuor di ogni dubbio che se “signori si nasce” (verità immutabile con buona pace di certuni) Cavalieri si può divenire, ma attenzione, Signori… il ridicolo è sempre in agguato e dunque, in taluni frangenti…

…meglio nessun Mantello che uno strofinaccio!

Cordialità a Voi tutti!

Michele Baroncini

ordini e falsi ordini

MessaggioInviato: martedì 7 giugno 2005, 20:43
da dominus
caro Michele,la tua perorazione della Tradizione è encomiabile,tuttavia permettimi di dirti che la cavalleria prima di essere cristiana era eminentemente laica chiunque trovasse un spada abbandonata poteva
dirsi cavaliere,solo un cavaliere poteva "fare"di un'uomo un cavaliere.
Solamente in seguito la chiesa si appropriò della cavalleria imponendo
rituali che con l'antico Ordine della cavalleria,come via anche iniziatica,nulla avevano a che vedere.
Ricordiamoci di S.Francesco e di S.Galgano ricordiamoci del Saladino
che chiese di esser "fatto" cavaliere da Riccardo cuor di leone!
Per quanto riguarda l'antichità di Malta non è così: l'Ordine cavalleresco
più antico è il Sacro Militare Ordine Costantiniano,di cui mi onoro di far parte,fondato dai Comneni ed il cui primo documento storico certo è la
riforma di Isacco IV Angelo Flavio Comneno del 1190 !

Re: ordini e falsi ordini

MessaggioInviato: martedì 7 giugno 2005, 21:07
da pierfe
dominus ha scritto:caro Michele,la tua perorazione della Tradizione è encomiabile,tuttavia permettimi di dirti che la cavalleria prima di essere cristiana era eminentemente laica chiunque trovasse un spada abbandonata poteva
dirsi cavaliere,solo un cavaliere poteva "fare"di un'uomo un cavaliere.
Solamente in seguito la chiesa si appropriò della cavalleria imponendo
rituali che con l'antico Ordine della cavalleria,come via anche iniziatica,nulla avevano a che vedere.
Ricordiamoci di S.Francesco e di S.Galgano ricordiamoci del Saladino
che chiese di esser "fatto" cavaliere da Riccardo cuor di leone!
Per quanto riguarda l'antichità di Malta non è così: l'Ordine cavalleresco
più antico è il Sacro Militare Ordine Costantiniano,di cui mi onoro di far parte,fondato dai Comneni ed il cui primo documento storico certo è la
riforma di Isacco IV Angelo Flavio Comneno del 1190 !


Anche in questo caso sta facendo errori.
La cavalleria ha sempre avuto una base cristiana, tutto quello che è precedente alla cavalleria cristiana non è cavalleria come la intendiamo noi anche se ci sono state prima della cavalleria organizzazioni simili non era cavalleria come la intendiamo.
L'Ordine più antico è quello di San Giovanni di Gerusalemme (ovvero quello che tutti chiamano di Malta).
Il Costantiniano è molto più recente... l'Ordine di San Giovanni è nato alla sine del secolo X.
Forse lei confonde nello scrivere la cavalleria regolare con quella laica.
cordialità
Pier Felice degli Uberti

MessaggioInviato: mercoledì 8 giugno 2005, 10:21
da Michele Baroncini
Perbacco cari Signori! :P

Mai avrei immaginato che il mio vecchio (e prolisso :oops: ) topic d'ingresso potesse stimolare una qualche discussione.

Sono tuttavia lieto che qualcuno (come il gentilissimo cav. Dominus) abbia avuto la temerarietà d'affrontare con animo saldo la noia della mia prosa! :P :P :P

Mi onora prendere parte a questo scambio di vedute con Voi (scorgo anche la firma del dott. degli Uberti, il che m'impone il dovere morale di sforzarmi di non dire fesserie :P ). Nondimeno vorrei premettere che la mia esperienza di appassionato cultore e modesto studioso di cose cavalleresche è ancora assai esigua (ho 25 anni) e non va certamente immune da errori. :P

Vi prego pertanto di considerare con la conseguente indulgenza e benevolenza le mie argomentazioni. 8)

Al cav. Dominus dico che, pur non potendosi negare nella sostanza una logica alle sue osservazioni, ritengo si debba considerare storicamente corretto quanto affermato dal dott. degli Uberti:

Pier Felice degli Uberti ha scritto:La cavalleria ha sempre avuto una base cristiana, tutto quello che è precedente alla cavalleria cristiana non è cavalleria come la intendiamo noi anche se ci sono state prima della cavalleria organizzazioni simili non era cavalleria come la intendiamo.


Certo il dato storico ci dmostra, come Lei asserisce, che vi fu un'età in cui :

Dominus ha scritto:chiunque trovasse un spada abbandonata poteva
dirsi cavaliere


Ma, se mi si permette un neologismo poco ortodosso, ritengo che questo stato di cose si riferisca ad un periodo che potremmo denominare "protocavalleresco". Ancora non s'intuivano le fattezze del fenomeno cavalleresco così com'è stato connotato a partire dal secolo X.

Con la fondazione dell'Ordine di S. Giovanni, s'inizia quella Tradizione cavalleresco-cristiana il cui concetto e il cui patrimonio ideale sono giunti sino ai giorni nostri, talchè, quando si parla di Cavalleria da una prospettiva storica, s'intende certo fare esclusivo riferimento alla cavalleria "religiosa" che trova nell'esaltazione della Croce la propria nota caratteristica.

Oggi, in definitiva, la nozione storica di Cavalleria pare riposare su un ben preciso sostrato di natura ideologica.

Ritengo poi che non vi sia mai stata, neppure prima del sec X, una tradizione cavalleresca propriamente "laica". Il Medioevo è certamente il troinfo d'una visione mistica e religiosa del mondo e si stenta, a mio avviso, a trovare un fenomeno sociale definibile come "laico" nell'accezione che oggi noi diamo al termine. :P

In questa prospettiva mi pare che la contrapposizione fra cavalleria laica e religiosa da Lei prospettata, risulti notevolmente ridimensionata.

La questione è forse sottile, afferendo alla sfera della semantica, ma mi pare risolvibile soltanto attraverso un preciso uso dei termini. D'altro canto fare Storia significa aggirarsi con abilità fra linguaggi specifici, convenzioni e categorie concettuali, scegliendo di volta in volta il giusto strumento. :P

Riguardo all'antichità dell'Ordine Costantiniano sospendo il giudizio ( le date non son mai state il mio forte :? ). Debbo tuttavia dire che, stando a quanto mi risulta, condivido il rilievo del dott. degli Uberti.

Concludo facendo al cav Dominus le mie più vive congratulazioni per l'appartenenza a un Ordine così prestigioso.

cordialmente

Michele BARONCINI