
Il cinema ha sempre dedicato poco spazio e scarsa attenzione al mondo degli onori e delle decorazioni, e quando si è trovato nella necessità di affrontarlo non sempre ha saputo rispettare e riprodurre correttamente sul grande schermo i complessi codici e le rigide specifiche che regolano questo mondo così particolare.
I generi principali nei quali il cinema si è dovuto confrontare con queste regole, sono senz’altro quelli dei film storici e dei film di guerra, nei quali è inevitabile che una gran parte del “cast” indossi tenute e uniformi, con decorazioni e distintivi, per poterne interpretare i tipici ruoli.
Il risultato, come avranno potuto notare quelli di voi che hanno l’abitudine di fare attenzione a certi particolari, è stato piuttosto variabile e non sempre ha visto il rispetto del necessario rigore storico e scientifico.
Credo che per noi appassionati di questa particolare materia, vedere un film nel quale dei personaggi storici, siano essi civili o militari, che indossano delle decorazioni "sbagliate", possa corrispondere al classico esempio del film sugli antichi romani in cui un centurione se ne va tranquillamente in scena con un orologio moderno al polso…
Uno degli esempi che mi ha sempre molto colpito, paradossalmente, riguarda uno dei più bei film mai prodotti da Hollywood (almeno secondo me), interpretato tra l’altro da uno dei più grandi divi della storia del cinema. Sto parlando di “Sentieri Selvaggi” (“The Searchers” del 1956) e del suo protagonista John Wayne.

Pur non essendo un film di guerra o a sfondo storico, ma un classico del genere western, il film presenta infatti una delle più singolari incongruenze cinematografiche nel campo delle decorazioni mai viste sullo schermo. In una delle prime sequenze del film, infatti, si vede Wayne che regala ad una nipotina una decorazione che egli avrebbe dovuto ricevere per la sua partecipazione alla Guerra di Secessione appena conclusasi. Fin qui tutto regolare, ma un successivo primo piano della decorazione rivela trattarsi di una croce da cavaliere dell’Ordine di S. Sava del Regno di Serbia… Un’evidente incongruenza commessa dagli autori del film, che molto probabilmente, da un lato, non avevano la minima cognizione sulle decorazioni americane dell’epoca e, dall’altro, puntando anche sull’ignoranza del pubblico, decisero di scegliere quella croce unicamente perché di gradevole aspetto e perché “faceva scena” (la stessa croce, segnalo, si rivede verso la fine del film appesa al collo del capo indiano che aveva rapito la nipotina, poco prima di essere ucciso dal “giustiziere” Wayne).

Esempi analoghi sono presenti in molte altre pellicole e dimostrano come le scarse conoscenze, o le semplici distrazioni, possano talvolta produrre degli errori tecnici altrimenti facilmente evitabili.
D’altro canto, il cinema internazionale ci ha anche offerto innumerevoli esempi di ottime ricostruzioni storiche sia nel campo uniformologico che delle distinzioni onorifiche, attraverso la realizzazione di ottime pellicole di guerra o del tipo storico in costume. Ricordo in quest’ambito, solo per citare degli esempi più o meno recenti, film come “Patton Generale d’Acciaio” (del 1970) o “Salvate il soldato Ryan” (del 1998), oppure film come “Waterloo” (del 1970), “L’ultimo Imperatore” (del 1987) o “La Caduta” (2004), nei quali la rappresentazione scenica e la realizzazione dei costumi e relativi "accessori" sono generalmente assai corretti e accurati.

In quest’ambito possiamo anche ricordare la realizzazione di film specificamente dedicati a delle famose decorazioni, come “La caduta delle Aquile” (“Blue Max” del 1966) o “La Croce di Ferro” (“Cross of Iron” del 1977), nei quali le vicende centrali del film ruotano intorno al conseguimento da parte dei protagonisti delle ambite decorazioni.

A livello di produzioni italiane, mi viene in mente una scena del Gattopardo (del 1963), nel quale in occasione della sequenza del ricevimento finale il personaggio interpretato da Alain Delon (Tancredi Falconeri) rimprovera il povero Paolo Stoppa (Don Calogero Sedara) per essersi presentato al ballo indossando un cavalierato della Corona d’Italia, e pronunciando la frase - mentre gli stacca la decorazione dalla giacca - “questa qui non basta…” (tra l’altro nella stessa sequenza si notano i numerosi militari presenti che indossano la fascia azzurra chi sulla destra e chi sulla sinistra…).

Gli esempi potrebbero continuare all’infinito e lascio all’occhio attento degli amici frequentatori che ne avessero voglia di riportarne qualche altro in questo topic. Io concludo questa breve galleria ricordando un’ultima categoria di film, ossia quelli che – non avendo alcun riferimento storico né alcun legame con situazioni reali - mostrano costumi e decorazioni interamente inventati, come “Il Prigioniero di Zenda” (1952), nel quale i protagonisti sono liberi di indossare le loro luccicanti decorazioni inventate da fantasiosi costumisti, senza il timore di essere ripresi dagli esperti…

Cordialmente,
Mario Volpe







