I contenuti e i riferimenti dell’articolo sono certamente faziosi e parziali, ed il suo scopo è chiaramente quello di ridimensionare e ridicolizzare l’attuale mondo cavalleresco cristiano, descrivendolo come un ambiente tendenzialmente d’èlite – basato però su raccomandazioni e nepotismi – al cui interno possono quindi proliferare personaggi politicamente corrotti o giuridicamente compromessi.
Senza farci mancare i soliti (quanto mai inopportuni) accostamenti con i rituali normalmente impiegati dalle sette segrete o massoniche.
Degli ordini cristiani vengono soprattutto evidenziate la vacuità dei fruscianti mantelli e dei luccicanti lustrini, l’apparente simbologia dei riferimenti caricati sulle loro insegne crociate e l’anacrosticità e futilità di feluche e spadini, citando però riferimenti storici sulla loro fondazione e precisi accostamenti alle volontà dei pontefici ad essi associati.
L’autore ha svolto una sua ricerca, ha trovato indicazioni storiche su titoli, gradi e significati di queste onorificenze, per poi soffermarsi unicamente sugli elementi che maggiormente gli interessavano per dimostrare le proprie tesi, andando a scavare soprattutto negli elenchi (maligni) dei quadri di questi sodalizi.
Le responsabilità e le collusioni di questa situazione, vengono poi artatamente fatte ricadere sul riconoscimento diretto o indiretto di queste investiture da parte della Chiesa (e dello Stato), senza tenere conto dei passaggi temporali e delle opportunità politiche degli incarichi rivestiti dagli insigniti (quasi tutti diventati “cattivi” solo dopo aver ricevuto il segno onorifico). Nulla tra l’altro viene detto sulla reale posizione ufficiale della Chiesa nel preciso contesto cavalleresco (più volte citata e dibattuta nelle nostre discussioni).
La ricerca è stata superficiale, e lo dimostra il fatto che oltre ai sette ordini cristiani menzionati (dei quali però nel testo ne vengono descritti solo sei) esistono anche altri sodalizi equestri di origini cristiane che godono di riconoscimenti nel nostro Paese (gli ordini dinastici degli stati preunitari), e posso solo immaginare cosa sarebbe potuto scaturire dall’articolo se fosse stato allargato all’intero ambiente cavalleresco nostrano.
Non tutto ciò che è stato detto e scritto però, siamo onesti, è totalmente falso o irreale. E l’articolo contiene riferimenti e osservazioni sul mondo cavallesco d’oggi che sono difficilmente confutabili. Soprattutto se parliamo dei cambiamenti sociali intervenuti dall’epoca (e dai principi ed ideali) della fondazione degli ordini, della decisa sterzata verso il materialismo (e la mera convenienza) dei nostri tempi, e di una certa “complicità” effettivamente presente nell’opera di proselitismo di alcuni sodalizi e nelle modalità di appartenenza (tuttaltro che “militanti”) di alcuni cavalieri.
Fa infine riflettere il modo in cui il mondo “esterno” guarda e giudica l’ambiente cavalleresco di oggi, e le osservazioni contenute nell’articolo e nei successivi commenti del pubblico sono in tal senso eloquenti. Il che ci richiama ad una brusca riflessione: noi che conosciamo e rispettiamo questo mondo siamo dunque solo una piccola minoranza ? e il nostro modo di vedere è effettivamente quello più attendibile, realistico e soprattutto attuale ?
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