Il dannunziano ha scritto:nicolad72 ha scritto:Non mi riferisco a te ma a chiunque.
1 chi consapevolmente si fa conferire un titolo fasullo (non riconosciuto = falso) dimostra poca se non nulla serietà.
2 chi antepone un titolo cavalleresco evidentemente non ha - professionalmente parlando - nulla di meglio da spendere e quindi non mi interessa
Comunque, non riconosciuto da questo Stato, non necessariamente significa fasullo, ma questo è un altro discorso, cordialmente.
Francamenti io in un CV guarderei solo alla capacità della persona e non mi soffermerei sugli "onori" che può avere, in fin dei conti uno che cerca un lavoro dovrebbe pensare più al lavoro che a cercare onori, e da quanto scrive quelli sono generi di onori che uno cerca e che non cadono dal cielo.
Detto questo bisogna chiarire poi cosa sia un ordine cavalleresco e cosa sia una associazione (religiosa o privata).
L'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro è un ordine dinastico che continua nei successori della Real Casa d'Italia (questo lo stabilisce l'ICOC e altre organizzazioni in base a certi requisiti), come presidente ICOC rispetto alla lettera i principi della Commissione, ma non sono per nulla d'accordo a titolo personale.
Ma questo è un discorso molto lungo e qui non è il luogo per parlare di queste cose.
Poi ci sono una miriade di istituzioni che si ispirano agli ordini cavallereschi ed hanno in base a criteri storici-scientifici una certa legittamazione e quindi non sono fasulli. A mio giudizio il discendente di una casa già sovrana può inventare un sistema premiale e conferire una scala di attestati di onori ai suoi fans.
Scrivo in questo modo per rendere l'argomento comprensibile a tutti perchè è solo uno dei tanti aspetti della nostra società.
In una azienda il presidente può istituire un distintivo d'onore valido per i migliori collaboratori e dividerlo in gradi in base al merito, così il discendente di una casa già sovrana può creare un premio ispirandosi a quanto esisteva nello stato dei suoi antenati e calibrarlo nei gradi che meglio preferisce (quando mi chiedono consiglio dico sempre di non usare nomenclature cavalleresche perchè desuete e fuori moda).
Quando questo accade non possiamo parlare certo di ordine cavalleresco perchè il discendente fuori dal trono non ha la capacità giuridica di creare un ordine connesso allo stato o a qualcosa di pubblico.
Quindi è solo un sistema premiale privato e ciascuno a casa sua può fare quello che vuole, i cittadini italiani non devono e non possono portarlo nelle cerimonie dello Stato, in ambito dove ci siano autorità pubbliche, o in altri luoghi che possano ledere il rispetto comune.
Ovviamente questo perchè sarebbe di pessimo gusto, più che una violazione alla legge, anche perchè se non è un ordine cavalleresco dove è il reato?
Ma per chiarire per esempio non è bello che un quadro direttivo di una azienda privata si vesta da clown per andare dal Prefetto in occasione della festa della Repubblica, perchè sono sicuro che ci andrà ben vestito per il rispetto del luogo e con le decorazioni ammesse nello Stato.
Il nostro Paese che è stata la culla del diritto ha leggi che oggi direi desuete come quella del 3 marzo 1951, n. 178, nata in un periodo che doveva frenare comportamenti anomali che favorivano il commercio di patacche, oggi il modo di pensare è cambiato in questo settore, e il nostro Paese autorizza all'uso con la dizione ordini non nazionali, sistemi premiali che sono patrimonio della nostra Nazione e il cui capo (a mio giudizio personale) è il signor Presidente della Repubblica Italiana (per l'ICOC il capo è il discendente delle dinastie che lo conferivano prima dell'Unità Italiana).
Poi pensateci bene il più importante degli ordini cavallereschi e dico il Toson d'Oro (quello autriaco) secondo la nostra legge non è autorizzabile, ma non per questo è fasullo o scarsamente importante.
Quindi da soli vi rendete conto che quella legge nata a fin di bene, oggi non tutela tutto quanto veramente meriterebbe di essere preservato almeno per il rispetto storico che meritano queste Istituzioni.
Pier Felice degli Uberti