da Antesterione » venerdì 21 settembre 2012, 13:37
Approfitto di questo topic, per esprimere alcune considerazioni personali:
Io credo che si debba cessare di insistere per essere ammessi in sodalizi, se questi non hanno per proprie valutazioni interesse ad aumentare le proprie fila in una determinata direzione, hanno il pieno diritto di non ammettere. Il titolo di cavaliere non è un grado di minimo valore! Nell'ordine i Commendatori, i Grand'Ufficiali sono dei gradi che premiano le ulteriori benemerenze acquisite nella vita dell'ordine, tanto che solo in rarissimi casi non si transita dal grado di Cavaliere.
La cavalleria quando non è di merito può apparire erroneamnete discriminatoria, ma mi spiegheranno come è possibile certificare una militanza locale del soggetto se esso si rivolge a Roma per essere ammesso in tutt'altra località. Ed il parroco ed i vescovi cosa certificheranno se l'istanta non è sorta spontaneamente nel contesto in cui si vive, magari su invito di chi è già membro dell'ordine...
Ad ogni modo la discussione è facilmente chiudibile dicendo che è assolutamente "STATUTARIO" che la luogotenenza abbia i suoi regolamenti.
Quindi se la luogotenenza fissa determinati parametri, il suo è un No statutario.
Si parte con il piede sbagliato se si contesta già da subito l'autorità locale ancor prima di aver messo piede nel sodalizio cui si dovrebbe concedere assoluta lealtà e fedeltà.
In Spagna, per esempio, si noteranno requisiti molto restrittivi ma perfettamente "STATUTARI" perché integrati dalle normative luogotenenziali dell'ordine in Spagna, e così via, luogotenenza per luogotenenza.
L'ordine del santo sepolcro è un ordine tradizionalmente cavalleresco, e cavalleresco nell'accezione militante e antica del termine, e come tale traduce i requisiti per l'accesso alla cavalleria al giorno d'oggi secondo il proprio punto di vista che potrebbe non essere condiviso o non essere uguale a quello di altri sodalizi, ma non per ciò
illegittimo.
Pertanto l'ordine non ha alcun obbligo ad avviare le pratica su istanza dell'interessato, che peraltro cerca di aggirare la scala gerarchica preposta alla selezione, "attaccando" dall'alto.
La selezione deve partire dal basso, dal consiglio di delegazione e dal delegato, dal parroco, dal consiglio di sezione e dal preside della sezione, per poi giungere al luogotenente previo nulla osta del vescovo e solo a conclusione di ciò all'attenzione del Gran Magistero. Un lungo processo che può concludersi già nelle prime tappe dell'istruttoria con esito negativo, e spesso ciò accade proprio per via delle possibilità ulteriori di valutazione che si hanno in loco.
Al gran magistero devono giungere le carte inviate dal luogotenente, nulla deve giungere del diretto interessato. Se si tentasse di invertire il processo, sarebbe a mio avviso doveroso valutare la richiesta con approccio piu' critico in virtù dei principi stessi della cavalleria, in quanto sembrerebbero venir meno alcune qualità morali, nonché il gradimento della rappresentanza locale dell'ordine, che può fissare i suoi parametri sulla base delle direttive luogotenenziali, sulla base della valutazione del proprio vescovo e sulle esigenze e caratteristiche sociali della località stessa.
Se vi fosse un sincero desiderio di operare con un sodalizio,
un suggerimento positivo che mi sentirei di fare, qualora l'istanza venisse rifiutata sulla base di criteri legati alla propria posizione professionale, è di frequentare le messe pubbliche del sodalizio con costanza e dare testimonianza di lealtà, pazienza e umiltà, appoggiare le iniziative dell'ordine quando se ne viene a conoscenza, fare il possibile per rendersi benemerito nei confronti della terra santa e della chiesa locale.
In quest'ultimo caso chissà che non si venga proposti addirittura per una onorificenza di merito pontificia o una croce al merito dell'OESSG, se non addirittura l'appartenenza all'ordine in qualità di membro, che risulterà ancora piu' emozionante, esemplare e meritata.
Le insistenze "d'ufficio" con mezzi burocratici e politici possono risultare enormemente irritanti per chi è preposto a guidare l'ordine dal basso e si vede anche contestare la sua libertà di valutazione dal candidato stesso.
A l'heure où le mal a si souvent droit de cité parmi les hommes, et jusque dans les plus hautes institutions, le réveil de la vocation chevaleresque est une urgence, à laquelle le ciel n'a jamais tardé à répondre. P. Philippe-Emmanuel RAUSIS o.p.