da g.iaia » martedì 2 ottobre 2012, 12:24
Mi permetterei di riassumere la questione, sperando di non essere prolisso:
A. Ordine di Malta (SMOM):
1. Primo ceto: Cavalieri di Giustizia e Cappellani Conventuali professi. I primi (Cavalieri di Giustizia) sono, a tutti gli effetti, laici religiosi con voti, sono soggetti alle norme del Codice di Diritto canonico che riguardano i membri laici degli istituti di vita consacrata e quindi non possono entrare in nessuna altra "religione" (ossia ordine o congregazione religiosa), a meno di non dimettersi dallo SMOM richiedendo l'ingresso nell'altra religio (in pratica, richiedendo un indulto). I secondi (Cappellani conventuali professi) sono sacerdoti religiosi con voti; anch'essi quindi sono soggetti - per gli aspetti pertinenti - alle regole del Codice di Diritto Canonico che regolano i membri chierici degli istituti di vita consacrata (sebbene credo ci siano delle eccezioni per quel che riguarda l'istituto giuridico della incardinazione, ma su questo dovrei ulteriormente documentarmi). Nel primo ceto non possono quindi, di conseguenza, accedere laici o sacerdoti che già hanno emesso la professione di voti (semplici o perpetui, non importa) in altro ordine o congregazione religiosa. Il caso del compianto (lo cito solo perché previamente reso pubblico in altro post) fra' Renato Paternò creò all'interno dello SMOM non pochi problemi, in quanto egli era soltanto diacono e non sacerdote... e il problema verteva sulla "obbedienza" da dare al Vescovo diocesano (in quanto diacono) e al superiore gerarchico dello SMOM (in quanto cavaliere professo), specie per quel che atteneva alle questioni "economiche". Senza entrare nello specifico, dico solo che seppe gestire questa doppia appartenenza con grande classe e, ritengo, in maniera estremamente generosa (per entrambi).
2. Secondo ceto: Cavalieri di ... in obbedienza: sono equiparabili ai membri di un "terz'ordine" (si parla infatti di "promessa" e non di "voto"), vivono quindi (o dovrebbero vivere) con maggiore impegno il carisma connesso con la loro appartenenza allo SMOM. In questo ceto, essendo prevista la presenza solo di "Cavalieri e Dame" e non - cito come esempio - di "Cappellani magistrali in Obbedienza" (credo possiate immaginare il motivo), possono entrare a far parte solo i membri "laici" dello SMOM.
B. Altri Ordini cavallereschi:
Nessun altro Ordine possiede un'articolazione come lo SMOM (personalmente auspicherei una "riforma" per l'OESSG, ripristinando la parte "religiosa" dell'Ordine). Da parte delle singole istituzioni cavalleresche in quanto tali l'appartenenza dei religiosi non costituisce quindi un problema; volendo disquisire sul tema, potrei però trovare un fondamentale ostacolo alla presenza di questi ultimi negli Ordini cavallereschi nel fatto che lo scopo della scelta di vita religiosa è, secondo il codice di Diritto Canonico, «la contemplazione delle realtà divine e la costante unione con Dio nell'orazione». In pratica il religioso, emettendo i voti, sceglie di allontanarsi da tutto ciò che non è "divino" e, conseguentemente, di servire Dio nel proprio Istituto. Il GM di un Ordine cavalleresco dovrebbe quindi, prima di concedere un'onorificenza a un religioso con voti, chiedere l'autorizzazione al superiore gerarchico del suddetto religioso, o farla chiedere al religioso in questione (questo a norma del can. 671 del CJC, che recita: «Il religioso non si assuma incarichi o uffici fuori del proprio istituto senza la licenza del legittimo Superiore»). Senza voler sembrare eccessivamente "spiritualista", ma credo che la cosa non guasti, per il religioso la più ambita onorificenza è e deve essere l'essere religioso. Tutto il resto è relativo e, quindi, superfluo.
Cordialità
G.Iaia
I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it
(Evelyn Beatrice Hall)