da Antesterione » venerdì 26 agosto 2011, 12:48
Io non mi scandalizzo piu' ma non perché non ci sia da scandalizzarsi. Ma perché imputo il problema a un unico fattore che non si vuole correggere: I delegati (o espressioni equivalenti).
A garanzia di competenza non vi sono titoli nobiliari o gradi militari che tengano, bisogna conoscere le persone. Solo conoscendole ci si fa un'idea effettiva della cultura cavalleresca. Un titolo militare, nobiliare, accademico che dir si voglia, non pone garanzie sulla competenza della persona. Il prestigio che può procurare una persona "simbolica" ma non competente è ininfluente se poi i suoi subordinati non sanno come comportarsi e non vengono educati come si deve. Chi non si occupa di onorare il proprio ordine se non se stesso, dovrebbe dimettersi. Non lo fanno? Nulla di sorprendente e pertanto non posso fare malsangue ad oltranza.
Nella stragrande maggioranza delle aree geografiche in cui vi siano rappresentanze di ordini militanti, dinastici e di merito, le persone poste in ruoli direttivi non si impegnano nella formazione degli ammittendi. E senza eccezioni che non si vogliano paventare per mera partigianeria avulsa dalla realtà.
Se il "Delegato", prima di ammettere si procurasse non solo di vedere un curriculum ma di conoscere le persone e di formarle in quegli aspetti che ignorano, questi fenomeni di abuso e porto villano di onorificenze si verificherebbero con una incidenza assolutamente minore.
Non c'è niente di male a dire a un borghese, che viene da una famiglia di estrazione non cavalleresca o nobiliare o che manifestatamente non è competente, che deve farsi un corso di mezza giornata (basterebbe per evitare molti problemi) su:
Come indossare le onorificenze e gli abiti civili.
Quali sono gli ordini cattolici tutelati e riconosciuti, qualche menzione degli ordini dinastici ma con preghiera di stare alla larga da tutto ciò che non si conosce. ["Non lo conosci? Bene, non fartelo presentare da un amico, sei un Cavaliere di un ordine legittimo e ciò può solo danneggiare te e l'istituzione che (purtroppo per essa) tu indirettamente rappresenti"].
Come presenziare ad una funzione.
Distinzione tra processione e corteo.
Ciò non esime l'ammittendo dalle sua responsabilità, ma è inutile parlare di ciò. L'ammittendo è in genere assolutamente irresponsabile, ignaro, grato e imprudente, fa il passo piu' lungo della gamba (perché vuole accedere ad un contesto cui non è preparato se non ovviamente nello stile dei suoi simili) e tronfio magari del suo ruolo in altri settori e contando sull'ignoranza propria e di chi lo circonda, cioè la stragrande maggioranza dell'umanità, non sente il bisogno di procurarsi un manualetto e qualche libricino di storia.
Questo è quello che penso. Il vero competente è in genere una mosca bianca inascoltata e destinata nella maggioranza dei casi a restare tale, in tutte le delegazioni non ditemi che il gruppetto dei competenti è composto da piu' di una decina di persone...(se va bene).
Alcuni ordini, per quanto riguarda queste formalità, si salvano piu' di altri perché hanno un abito che li copre dal mento alle scarpe.
PS: Per quanto attiene il topic vero e proprio, dico: "Magari in Italia avessimo l'attenzione che c'è in Spagna per le realtà cavalleresche", hanno le loro consuetudini, eccezioni, qualche difettuccio, ma la cavalleria sopravvive. Qui in Italia non siamo a mio avviso in grado di dettare legge su questi argomenti, se non da salotti molto ristretti e per questo eccezionali.
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Antesterione il venerdì 26 agosto 2011, 18:15, modificato 1 volta in totale.
A l'heure où le mal a si souvent droit de cité parmi les hommes, et jusque dans les plus hautes institutions, le réveil de la vocation chevaleresque est une urgence, à laquelle le ciel n'a jamais tardé à répondre. P. Philippe-Emmanuel RAUSIS o.p.