La prassi è analoga anche per la cooptazione nel SMOM dalla categoria di cavaliere di grazia magistrale (sempre III ceto).
Capitano casi di aspiranti che, all'interno di una delegazione, seguono un percorso di formazione, anche per più di due anni: alcuni vengono ammessi nell'ordine come donati, altri come cavalieri di grazia magistrale.
L'età non è un discrimine nella scelta tra le due categorie (vi sono donati ultrasessantenni o settantenni, vi sono cavalieri di onore e devozione - anche recentemente - ricevuti a ventidue anni), anche se riconosco che la categoria dei donati è in larga parte integrata da persone al di sotto dei cinquant'anni.
Spetta al delegato giustificare le proposte di ammissione al Sovrano Ordine e al Capitolo Gran Priorale (o all'Associazione Nazionale, in assenza di Gran Priorato) discutere le medesime ed eventualmente approvarle, esperendo ulteriori accertamenti a riguardo dei singoli candidati, per poi trasmetterle alla Gran Cancelleria: l'ultimo parere a riguardo di un'ammissione spetta al Sovrano Consiglio, si badi bene, non a livello di semplice ratifica.
Da almeno due anni, le proposte di ammissione al SMOM nella cosiddetta "Lingua d'Italia", una volta approvate dai Gran Priorati, sono trasmesse, per un ulteriore parere, anche ad un'apposita commissione espressione dell'ACISMOM e presieduta, attualmente, dal Commissario Magistrale.
Chi viene proposto per l'ammissione all'Ordine attraversa, concedetemi questa similitudine, vari "gradi di giudizio".
Credo che la permanenza nella categoria di donato dipenda anche dalla costanza con cui una persona prosegue nel suo impegno all'interno dell'Ordine.


