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Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Re: IACK

Messaggioda nicolad72 » martedì 29 aprile 2008, 14:27

mi chiederete ...... dove è il fons honorum?


il fons honorum è compiutamente disciplinato dal diritto internazionale, e trova puntuale conferma negli atti del congresso di Vienna.

Ad oggi anche la nostra Costituzione regolamente il fons honorum attraverso gli artt. 1 e 87 Cost, la XIV disposizione transitoria e finale della stessa, e la legge 3 marzo 1951 n. 178 e ss. mm. che disciplina anche il fons honorume dei, come li chiama lei, cialtroni blasonati e (s)coronati

Il Romano Pontefiche ha pieno fons honorum da sempre, il cui godimento è indiscusso nella comunità internazionale, indipendentemente dal fatto che è anche capo di stato.
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Re: IACK

Messaggioda Fulvio Poli » martedì 29 aprile 2008, 14:38

La cito

"il Cavalierato (singolare) è uno solo... ed è una scelta di vita... il resto è vanità... che con la cavalleria (quella vera) non ha nulla a che spartire..."


parole sante, che sottoscrivo in toto

e concludo dicendo che quelli sono più cavalieri di tanti altri che ho conosciuto frequentando vari e veri (?) ordini cavallereschi
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Re: IACK

Messaggioda nicolad72 » martedì 29 aprile 2008, 15:10

Si parlava di forma e leggittimazione giuridica... e un vero cavaliere è anche attento a queste cose...

Poi se vogliamo parlare degli atteggiamenti dei singoli veri(?) cavalieri... come già dissi in passato i problemi vanno affrontati e non sottaciuti...


... ma allo stato ciò non legittima altri, al di fuori delle regole che ho citato, ad usare il titolo di cavaliere... sarebbe un abuso, ed i veri cavalieri, anche solo d'animo, non amano gli abusi!
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Re: IACK

Messaggioda Fulvio Poli » martedì 29 aprile 2008, 15:36

parliamo allora di abusi

qualora io fossi ammesso fra i cavalieri di colombo e mi fregiassi sulla carta da visita dell'appellativo di cavaliere e durante le cerimonie dell'ordine mi mettessi feluca, mantello, spadino e insegna a che cosa potrei andare incontro?

e se entrassi nei knights of st john and malta (massonici) e mi dicessi cavaliere (di san giovanni e malta !) e mi mettessi parannanza, guantoni e insegne nelle private cerimonie?
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Re: IACK

Messaggioda Antesterione » martedì 29 aprile 2008, 15:59

Mi spiace molto, Colonnello Poli, che, soprattutto da lei, un mio pensiero possa essere considerato gretto. Tuttavia, del mio pensiero, non me ne vergogno, anzi. Mi spiace solo che in questi contesti, il solo fatto di conoscere delle persone possa portare a difendere a spada tratta anche ciò che di negativo comportano. Lei crede che se ciò accade anche tra i riconosciuti, in tanti ordini non riconosciuti, privi di legittimazione, non seguiti dalle istituzioni centrali del vaticano, non si corra il rischio di connivenze con massoneria o ben altro ?
Inoltre ribadisco un punto centrale. Se in una discussione si parla di X non ci si può giudicare su un pensiero Y (vedasi gli ordini di malta massonici a cui fa giustamente riferimento, ma essi non rientrano nell'oggetto di questa discussione e soprattutto non animano le stesse preoccupazioni, nel mio caso, quindi non vedo perché omettere una sincera risposta su questo argomento o volgere lo sguardo altrove).

Spiego in pochi punti le principali preoccupazioni che mi animano lungi dal farne un semplice discorso di semantica anche se nel seguire la discussione mi trovo concorde con Nicola.

1) Questo tipo di associazione che si prefigge di far nascere "Ordini Cavallereschi Cattolici" (è sulla pagina di vatican.va ma anche nel loro sito) a macchia d'olio sull'intero globo contribuisce alla deriva del "senso comune" su quel che sono gli Ordini Cavallereschi Cattolici ( e sopratutto di quel che dovrebbero essere) e contribuiscono con un tale numero di membri (milioni di membri a loro dire, non troppo selettivo a dire il vero) a favorire il principio dell'autolegittimazione e la nascita di tutti quei finti ordini cavallereschi con le conseguenze che ben conosciamo.
Soprattutto con questa indiretta legittimazione della Santa Sede promuovono probabilmente senza malizia, l'idea che che questi Ordini non abbiano bisogno di essere inseriti da se stessi nella chiesa cattolica, che siano istituiti dal Pontefice e siano inseriti nella Chiesa locale non per tramite di un'associazione che ne conferisca indiretta legittimazione.

Questa è una mia seria, ponderata preoccupazione e non un mero pregiudizio. Poiché da imberbe cavaliere, vedo come sempre più si fanno difficili i rapporti tra Ordini Cavallereschi autentici e diocesi. Il clero è sempre più ignorante della materia, spesso osteggia gli ordini cavallereschi cattolici (e parlo di quelli riconosciuti e protetti dalla Santa Sede, OESSG e SMOM). Invece che ottenere automaticamente un assistente spirituale bisogna andarne a caccia per trovarne di preparati e ben disposti e addirittura come è possibile riscontrare su internet, alcuni ordini non riconosciuti, ma cattolici, fanno ormai cappellani gli ortodossi il che è un bel gesto ecumenico ma la dice lunga su come il "gregge dei cavalieri" si stia disperdendo.

2) Charitas Veritatis:
Io credo che su questo punto non sia ben chiaro il mio punto di vista che è poi quello che anima tutti i miei interventi in merito, non solo in questa discussione come lo dimostrano gli animati interventi su altre questioni.

Poniamo per assurdo, e prego di seguirmi in queste righe, che sul sito Vatican.va sia menzionata un' "Associazione degli ordini religiosi cattolici".

Essa si prefigge di far nascere a macchia d'olio tanti Ordini Religiosi Cattolici lì dove non ve ne siano. Lodevole!
Solo che nel guardare la lista degli Ordini (con la O maiuscola) membri di tale associazione ci si aspetterebbe di trovarvi i Carmelitani calzati e scalzi, i Benedettini nelle loro varie declinazioni, i Domenicani, i Francescani e via dicendo; e invece ahimé, il visitatore vi trova una lista di una ventina di ordini religiosi mai sentiti, che non figurano nell'annuario pontificio ( o almeno non vi figurano come Ordini Religiosi). Un insieme di persone che si fanno chiamare frati, suore, sacerdoti e che tali non sono.

Saranno anche delle persone cordialissime e accoglienti, ma stanno mentendo sul loro status e soprattutto si prefiggono come primo scopo dell'associazione la nascita di tanti ordini religiosi cattolici (secondo il loro punto di vista, "creativo"). Ordini fuori da un riconoscimento papale.
Ebbene per me è la stessa identica cosa. E se non si focalizza l'errore, è facile restar fermi alle buone intenzioni, alla cortesia ed alla gentilezza dei modi nonché alle finalità. (finalità che portano avanti anche alcuni finti neotemplari, finti ordini di s. lazzaro e così via).

Invece che ravvivare e rafforzare il legame tra Ordini Cavallereschi Cattolici e Santa Sede, si predica un'idea di Ordini Cavallereschi come fossero sinonimi, parole prive di senso.
Mi meraviglia non trovarla concorde su questi punti, e spero che dopo la lettura di quanto ho detto almeno capirà che la mia non è una battaglia personale contro i Cavalieri S u p r e m i, ma una sincera preoccupazione di cavaliere cattolico nel quale sono inclusi tutti i sedicenti ordini cavallereschi che non si preoccupano minimamente di un riconoscimento e di una legittimità dei propri titoli.
Ultima modifica di Antesterione il martedì 29 aprile 2008, 17:18, modificato 2 volte in totale.
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Re: IACK

Messaggioda Fulvio Poli » martedì 29 aprile 2008, 16:22

rinnovo i sensi di stima e considerazione che già Le espressi e ribadisco che questa è per me una seria e cavalleresca discussione accademica e tale rimarrà

detto questo, azzardo l'ipotesi che molti prelati siano ostili ai veri ordini non solo per ignoranza ma magari perchè i cavalieri cristiani che Lei dice vanno a Messa solo in occasione di loro cerimonie "mantellate", dimenticandosi di santificare le feste, financo Natale e Pasqua, vivono nel peccato, nel concubinaggio, non praticano i Sacramenti, sostengono tesi abortiste e la dolce morte

relativamente al punto 2, non condivido le Sue paure, ritenendo che la Chiesa Cattolica Romana sia perfettamente in grado di controllare eccessi e derive e a fermarli sul nascere

gli ordini massonici non riguardano tale discussione ma sinceramente mi spaventano assai di più
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Re: IACK

Messaggioda Antesterione » martedì 29 aprile 2008, 18:08

Fulvio Poli ha scritto:rinnovo i sensi di stima e considerazione che già Le espressi e ribadisco che questa è per me una seria e cavalleresca discussione accademica e tale rimarrà (...)


Le sono grato e rinnovo a mia volta i più sinceri sensi di stima nei Suoi confronti, unitamente alla conferma che di certo anche per il sottoscritto trattasi di un confronto accademico, (seppur) animato da intime convinzioni sul tema.

Credo che almeno nel sottoscritto, l'aspetto sul quale ho espresso il mio parere critico sia stato vivacemente risvegliato e riportato all'attenzione dalla natura dell'associazione, dalla prima finalità espressa e dal fatto che le perplessità che già nutrivo nei confronti di alcuni aspetti dei Cavalieri di Colombo siano di conseguenza moltiplicati nei "figli" di questa associazione, gli altri ordini minori membri.

Quello dei Cavalieri di Colombo è in effetti sempre un discorso complesso poiché non stiamo parlando solo di un'associazione laica, ma di un'associazione di fedeli che non è riconosciuta ufficialmente come Ordine Cavalleresco, ma con tanto di targa commemorativa in S. Pietro; ecco perché nutrendo delle perplessità a mio avviso legittime sul modus, nutro il timore che ciò produca confusione nei fedeli che soprattutto all'estero, in particolar modo in america, non sembrano avere le idee ben chiare su cosa sia un Ordine Cavalleresco Cattolico e soprattutto del perché aspirarvi! Ribadire infatti il concetto di Ordine Cavalleresco Cattolico a più riprese e diventare organo indiretto di legittimazione e di "affidabilità" per il sorgere di tali associazioni, lo trovo già in atto una situazione su cui si è perso un po' il controllo guardando ai milioni di membri che aderiscono a queste iniziative (che poi, già l'essere in milioni di membri tradirebbe un antico principio della Cavalleria, ma questa è forse un'idea romantica). Pur consapevole che un tale numero di individui si traduca in notevole capacità di fare del bene. Ma vi è una parte "meno chiara", dei titoli, delle insegne, e soprattutto della finalità associative volte al proliferare di questi sedicenti "Ordini Cavallereschi Cattolici" (perché tali sono in atto) e se per esprimersi efficacemente ci sia bisogno di un confronto di numeri allora purtroppo trattasi di una lotta impari con i veri Ordini Cavallereschi.
Infine se si prende in considerazione la condotta mi chiedo come sia possibile garantire la cattolica cavalleria di milioni di associati. Cavaliere è una parola dal significato importante, almeno in Europa, che in queste associazioni viene usata con troppa gratuità fino a privarla forse dei principi che intrinsecamente ne fanno parte. Primo fra tutti la verità ad ogni costo (Anche a costo di perdere alcuni individui allettati dall'appellativo di Cavaliere o magari dall'aggettivo Supremo).
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Re: IACK

Messaggioda Fulvio Poli » mercoledì 30 aprile 2008, 9:48

Cavalleria negli USA è parola per molti parola vuota, cosa vecchia, morta e sepolta. Per altri è condizione d'animo, non retaggio di ammuffiti antenati o peggio frutto di scartoffie di leguleo (alle quali peraltro ci stiamo riducendo anche noi per colpa di tanti cialtroni).

Notate giustamente che i K of C sono tanti (pochi però sono i K. degli altri ordini inglese, irlandese, australiano, neozelandese, etc), io rilevo però che anche in Italia i "cavalieri" sono tanti, tantissimi, mercè anche i tanti ordini delle tante case ex regnanti. in Italia abbiamo poi il triste fenomeno del multicavalierato, vale a dire la spasmodica caccia, alla quale non sono immune io stesso, di sempre nuove patacche da aggiungere al già oberato petto.

frequentando un po' di "veri" cavalieri nostrani ho trovato però di tutto, dal pluridivorziato, all'evasore fiscale, dall'ateo, al supporter dei terroristi suicidi binladeniani (!) fino al massone convinto della perfetta possibilità di essere contemporaneamente tale e cavaliere cristiano, per non parlare poi del fatto che ormai non si tratti più di elite, accogliendo di tutto o quasi.

mi si parla di fondamento giuridico ed io rispondo che di leggi nazionali si tratta, facendo rilevare che negli USA, ad esempio, è legalmente tutelato l'OSJ fondato dal "compianto" Thourot Pichel che depositò brillantemente nome, marchio, insegne, ecc., tanto che l' "ordine" è sempre uscito vittorioso dalle aule dei tribunali.

ribadisco infine che anche da noi la cavalleria è in disarmo, fra donnine allegre, casinò, e contrabbandieri, senza più Fede, nè Speranza e con la vanità al posto della Carità.
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Re: IACK

Messaggioda T.G.Cravarezza » mercoledì 30 aprile 2008, 10:15

Fulvio Poli ha scritto:rinnovo i sensi di stima e considerazione che già Le espressi e ribadisco che questa è per me una seria e cavalleresca discussione accademica e tale rimarrà

detto questo, azzardo l'ipotesi che molti prelati siano ostili ai veri ordini non solo per ignoranza ma magari perchè i cavalieri cristiani che Lei dice vanno a Messa solo in occasione di loro cerimonie "mantellate", dimenticandosi di santificare le feste, financo Natale e Pasqua, vivono nel peccato, nel concubinaggio, non praticano i Sacramenti, sostengono tesi abortiste e la dolce morte

relativamente al punto 2, non condivido le Sue paure, ritenendo che la Chiesa Cattolica Romana sia perfettamente in grado di controllare eccessi e derive e a fermarli sul nascere

gli ordini massonici non riguardano tale discussione ma sinceramente mi spaventano assai di più


Egregio,
innanzitutto non serve a nulla generalizzare. Ogni ambiente, militare, cavalleresco, civile, pubblico, privato, scolastico, medico... è composto da membri sani e mele marce. E' quindi inevitabile che negli ordini cavallereschi possano esserci anche dei membri che si sono avvicinati e sono entrati solo con il desiderio di poter indossare un mantello, una decorazione e senza avere chiari i valori ed i doveri della vera cavalleria. Questo però non deve inficiare ciò che tali ordini sono nè l'impegno dei membri sani di tali organizzazioni.
Inoltre trovo che questa discussione stia scendendo al livello delle similari discussioni su cosa sia la nobiltà e chi oggi possa definirsi nobile. In tali discussioni capita sempre l'intervento di chi afferma che nobile è chi ha il cuore rivolto al prossimo, non chi ha una regio decreto: ci mancherebbe, la nobiltà di cuore è ciò a cui ogni essere umano dovrebbe tendere, ma questo non significa che sia sufficiente essere bravi nella vita, "nobili di cuore", per potersi appellare principi.
Identico discorso lo si può proporre per il cavalierato. Ci si può sentire cavalieri nel cuore, si possono condividere i valori degli antichi crociati, dei frati cavalieri e dei cavalieri frati, ma questo non significa che ci si possa appellare cavalieri solo per questo.
Inoltre, tra i valori della cavalleria c'è anche l'amore per la verità. Definirsi cavalieri senza esserlo ufficialmente ritengo che non sia un grande esempio di amore per la verità.
Ritengo che non ci sia nulla di male a voler mantenere il giusto significato dei termini e delle simbologie. Pertanto qual è il problema se si utilizza il termine "associazione" al posto di "ordine cavalleresco" e "socio" al posto di "cavaliere" per tutte quelle organizzazioni che non sono state istituite da entità sovrane e possedenti fons honorum? Non penso che l'essere definito socio dell'Associazione San Giovanni possa limitare la ricerca e l'approfondimento personale dei valori tipici della cavalleria. Non si vuole svilire, con questo, tutto ciò che molte organizzazioni compiono e sentono per il prossimo e per la Chiesa. Semplicemente si richiede maggiore rigore nell'uso dei termini, delle simbologie e dei loro reali significati storici e morali.
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Re: IACK

Messaggioda Cavaliere77 » mercoledì 30 aprile 2008, 10:54

[color=#FFBF40]qualora io fossi ammesso fra i cavalieri di colombo e mi fregiassi sulla carta da visita dell'appellativo di cavaliere e durante le cerimonie dell'ordine mi mettessi feluca, mantello, spadino e insegna a che cosa potrei andare incontro?[/color]--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

e questo incuriosisce anche me considerato che di biglietti da visita ne vedo di tutti i "colori" la legge 178/1951 chiara per tanti e poco per molti nell'art. 7 (che indico)

I cittadini italiani non possono usare nel territorio della Repubblica onorificenze o distinzioni cavalleresche loro conferite in Ordini non nazionali o da Stati esteri, se non sono autorizzati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per gli affari esteri.
I contravventori sono puniti con l'ammenda sino a lire cinquecentomila.
L'uso delle onorificenze, decorazioni e distinzioni cavalleresche della Santa Sede e dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro continua ad essere regolato dalle disposizioni vigenti.
Nulla è parimente innovato alle norme in vigore per l'uso delle onorificenze, decorazioni e distinzioni cavalleresche del Sovrano Militare Ordine di Malta
non fa riferimento


...e seguenti non viene indicato come contravventore, almeno credo, chi indica il titolo di Cavaliere, su carta stampata o altro. Il dubbio che mi sorge è il seguente a cosa va incontro chi utilizza questo titolo, essendo stato realmente insignito da uno degli ordini facenti parte di una casa Sovrana ex regnante, es. Duca di Baviera, Principe di Hannover , Savoia, Principe di Jugoslavia etc., tutti inseriti nell'elenco IAGI ma non riconosciuti dallo Stato Italiano?? Secondo voi, a mio dire no, potrebbe incorrere, ripeto se realmente insignito, nella fattispecie del reato ci cui all'art. 498 de c.p. Usurpazione di titoli o di onori che cita:

Chiunque abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una professione per la quale e' richiesta una speciale abilitazione dello Stato, ovvero indossa abusivamente in pubblico l'abito ecclesiastico, e' punito con la multa da lire duecentomila a due milioni. Alla stessa pena soggiace chi si arroga dignita' o gradi accademici, titoli, decorazioni o altre pubbliche insegne onorifiche, ovvero qualita' inerenti ad alcuno degli uffici, impieghi o professioni, indicati nella disposizione precedente. La condanna importa la pubblicazione della sentenza.

????????
Ho conosciuto un simpatico ottantenne che utilizza un biglietto da vista con una decina di pseudo cavalierati e titoli, a volte presentandolo anche ad alti funzionari delo Stato.
Meglio stare zitti dando l'impressione di essere stupidi, che parlare togliendo ogni dubbio. (confucio)
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Re: IACK

Messaggioda fabrizio guinzio » mercoledì 30 aprile 2008, 10:59

Carissimi, pur appassionato di cavalleria, intervengo poco in questo settore dove credo più degli altri sia utile(se non indispensabile!) una preparazione sistematica. Ma, da semplice simpatizzante, mi vengono in mente alcune considerazioni. 1)mi è stato confermato da un generale dell'esercito(anche se artigliere, mio padre) che gli appartenenti all'arma di cavalleria si chiamano cavalieri(poi si aggiungono le relative specialità);2)in italiano(ma non in altre lingue, per esempio in tedesco) la stessa parola cavaliere(pure in latino o italico antico era così:equites erano sia i militari a cavallo che gli appartenenti all'ordine equestre) indica realtà diverse: i militari della cavalleria, i cavalieri appartenenti ad ordini cavallereschi militari-religiosi(mi sembra si aggiunga confratelli) e/o decorati di equestri insegne(titoli cavallereschi:cavalieri, commendatori etc.), i nobili titolati cavalieri (in questo caso è doveroso aggiungere: ereditari). Esistono poi le associazioni di ispirazione cavalleresca che sono un'ulteriore altra diversa realtà( bene la delinea il dottor degli Uberti). Vi domando: per evitare confusione, queste ultime non potrebbero aggiungere un aggettivo chiarificatore per i loro membri? Un caro saluto, Fabrizio
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Re: IACK

Messaggioda T.G.Cravarezza » mercoledì 30 aprile 2008, 11:05

GUARDIA D'ONORE ha scritto:[color=#FFBF40]qualora io fossi ammesso fra i cavalieri di colombo e mi fregiassi sulla carta da visita dell'appellativo di cavaliere e durante le cerimonie dell'ordine mi mettessi feluca, mantello, spadino e insegna a che cosa potrei andare incontro?[/color]--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

e questo incuriosisce anche me considerato che di biglietti da visita ne vedo di tutti i "colori" la legge 178/1951 chiara per tanti e poco per molti nell'art. 7 (che indico)

I cittadini italiani non possono usare nel territorio della Repubblica onorificenze o distinzioni cavalleresche loro conferite in Ordini non nazionali o da Stati esteri, se non sono autorizzati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per gli affari esteri.
I contravventori sono puniti con l'ammenda sino a lire cinquecentomila.
L'uso delle onorificenze, decorazioni e distinzioni cavalleresche della Santa Sede e dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro continua ad essere regolato dalle disposizioni vigenti.
Nulla è parimente innovato alle norme in vigore per l'uso delle onorificenze, decorazioni e distinzioni cavalleresche del Sovrano Militare Ordine di Malta
non fa riferimento


...e seguenti non viene indicato come contravventore, almeno credo, chi indica il titolo di Cavaliere, su carta stampata o altro. Il dubbio che mi sorge è il seguente a cosa va incontro chi utilizza questo titolo, essendo stato realmente insignito da uno degli ordini facenti parte di una casa Sovrana ex regnante, es. Duca di Baviera, Principe di Hannover , Savoia, Principe di Jugoslavia etc., tutti inseriti nell'elenco IAGI ma non riconosciuti dallo Stato Italiano?? Secondo voi, a mio dire no, potrebbe incorrere, ripeto se realmente insignito, nella fattispecie del reato ci cui all'art. 498 de c.p. Usurpazione di titoli o di onori che cita:

Chiunque abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una professione per la quale e' richiesta una speciale abilitazione dello Stato, ovvero indossa abusivamente in pubblico l'abito ecclesiastico, e' punito con la multa da lire duecentomila a due milioni. Alla stessa pena soggiace chi si arroga dignita' o gradi accademici, titoli, decorazioni o altre pubbliche insegne onorifiche, ovvero qualita' inerenti ad alcuno degli uffici, impieghi o professioni, indicati nella disposizione precedente. La condanna importa la pubblicazione della sentenza.

????????
Ho conosciuto un simpatico ottantenne che utilizza un biglietto da vista con una decina di pseudo cavalierati e titoli, a volte presentandolo anche ad alti funzionari delo Stato.


La legge è chiara e si è risposto da solo. L'ordine in questione può essere del tutto legittimo sul piano storico, morale e cattolico, inserito nella lista ICOC, ma se non è riconosciuto dallo Stato Italiano, la legge non lascia possibilità. Esempio molto semplice riguarda gli ordini dinastici della Real Casa di Savoia.
Ad ogni modo la discussione non verte tanto su ordini che sono inseriti nella lista ICOC, quanto di associazioni private che non hanno nulla a che vedere con la cavalleria nel suo senso etimologico, storico e formale (magari si avvicinano alla cavalleria di cuore, come scritto prima, ma non a quella reale e la differenza è sostanziale).
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Re: IACK

Messaggioda T.G.Cravarezza » mercoledì 30 aprile 2008, 11:07

fabrizio guinzio ha scritto:Esistono poi le associazioni di ispirazione cavalleresca che sono un'ulteriore altra diversa realtà( bene la delinea il dottor degli Uberti). Vi domando: per evitare confusione, queste ultime non potrebbero aggiungere un aggettivo chiarificatore per i loro membri? Un caro saluto, Fabrizio


Basterebbe un "socio dell'Associazione San Pinco Pallino" anzichè "cavaliere di gran croce dell'Ordine Supremo Militare Aureo di Pinco Pallino".
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Messaggioda Fulvio Poli » mercoledì 30 aprile 2008, 11:29

riconosco la perfetta giustezza delle osservazioni del nostro moderatore e taccio,

rammaricandomi del fatto che, come al solito, si finisca a ridurre i termini del confronto esclusivamente al microcosmo italico e sempre in termini meramente legali, precisando però che, mentre la discussione sulla nobiltà riguardava un qualcosa che non esiste più, la presente attiene ad una figura effettivamente viva e tutelata.
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Re: IACK

Messaggioda T.G.Cravarezza » mercoledì 30 aprile 2008, 11:51

Fulvio Poli ha scritto:riconosco la perfetta giustezza delle osservazioni del nostro moderatore e taccio,

rammaricandomi del fatto che, come al solito, si finisca a ridurre i termini del confronto esclusivamente al microcosmo italico e sempre in termini meramente legali, precisando però che, mentre la discussione sulla nobiltà riguardava un qualcosa che non esiste più, la presente attiene ad una figura effettivamente viva e tutelata.


La cavalleria come la intendiamo è nata in Europa, in ambito cattolico ed è quindi normale che si mantenga un legame con la storia ed i significati originari.
Inoltre non dobbiamo nè esaltare e nè svilire le "carte bollate": la forma rappresenta la sostanza. Non si diventa cavalieri solo perchè il nostro nome è scritto su di un diploma: c'è un percorso personale, interiore che ci porta ad essere investiti cavalieri da un'autorità che ha il potere di fare ciò e che ci ricorda anche che c'è Qualcuno di più grande di noi a cui dobbiamo obbedienza e dobbiamo dedicare la nostra vita. Come vede, quindi, i riti, le formalità, le carte bollate, sono simboli della sostanza. Permettere a chiunque di utilizzare terminologie e simbologie che hanno una determinata storia, determinati valori e significati significa non solo svilire tali simboli, ma anche svilire in qualche modo la sostanza che essi rappresentano.
Come giustamente si criticano i membri di ordini cavallereschi che ricercano solo la forma e non la sostanza e che quindi tradiscono i valori cavallereschi, allo stesso modo si dovrebbero criticare quelle organizzazioni che potrebbero fare altrettanto bene alla collettività ed alla Chiesa senza utilizzare simbologie e terminologie non proprie e che quindi sottendono, nell'uso di tali simbologie e terminologie, ad un desiderio estetico/vanaglorioso che non corrisponde a quei valori a cui esse dicono di richiamarsi.
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