da Antesterione » mercoledì 23 maggio 2007, 18:04
Di titoli vuoti ce ne sono però tanti, tantissimi, costituiscono la maggioranza. Ed in questa Repubblica? Eppure per cortesia si continuano ad appellare i titolati con i rispettivi titoli, pur non avendo più principati o regni sul quale essere principi, contee sul quali essere conti. Ducati sul quale essere duchi e via dicendo.
Gli stessi criteri andrebbero attuati a tutti i livelli, a mio avviso. Invece l'approssimazione si attua solo per un Ordine, per questioni di... politically correct e per non offendere chi ha investito energie nello sfrondare benemeriti Ordini dei suoi privilegi, o per farsi approvare il proprio albero genealogico ed i conseguenti titoli da Ordini Equestri.
Sui privilegi dell'OESSG, la discussione non è stata chiusa. E si può ancora aggiungere molto. Chiedo venia se traspare un po' di amarezza.
Ricordo che nessuno mai ha abolito per l'OESSG i rispettivi privilegi. Non esiste un solo documento che menziona l'OESSG e l'abolizione dei suoi privilegi. Il fatto che tali privilegi siano ereditati dal cavaliere, che si tratti di privilegi del presente, del passato, e... sottolineamolo, anche quelli del futuro (leggasi il diploma) dice qualcosa. Infatti nei diplomi subito precedenti questa versione, è esplicitamente menzionata: la nobiltà generica all'insignito. Se si possono avanzare obiezioni in merito alla Contea Palatina, ma ripeto, deboli, se paragonate all'applicazione del diritto nobiliare per tutti gli altri signori che riagganciandosi ad avi e titoli magari mai usati per decenni o secoli, si fregiano delle rispettive titolature. Diventa ancor più improbabile l'obiezione sulla nobilitazione. Ci si deve arrampicare sui vetri solo perché le conseguenze di un pubblico riconoscimento della cosa avrebbe inevitabili e pantagrueliche conseguenze.
Se per questioni di buon gusto ed umiltà, non se ne voglia fregiarsi, ben vengano. Ciò però non costituisce un punto alla storia della questione. I documenti parlano chiaro e questo mi sembra uno dei casi capitali in cui tra note e commenti e criteri di opportunità, passino in secondo piano i documenti.
Per abolire questi privilegi, visto che si fanno resuscitare titoli antichi, imperiali che non si riferiscono ad alcuna situazione di fatto, ma memoriali di cariche e/o dignità passate, ci vuole un preciso atto di abrogazione. Che, mi spiace ripeterlo per chi in disaccordo, non c'è. Fino ad oggi, ed in tempi relativamente recenti, noi abbiamo solo conferme di detti privilegi da parte dei Pontefici e non credo che purtroppo avremo future conferme poiché la SAnta Sede ha deciso di non esprimersi più pubblicamente su tali questioni, avendo già dato un preciso indirizzo ai suoi Ordini di diretta collazione in questo senso. Il fatto che noti storici usino aggettivi come "stravaganti" per descrivere i privilegi dell'Ordine del Santo Sepolcro, non costituisce, almeno per il sottoscritto, prova convincente per far riposare la questione in un cassetto troppo stretto.
Cordialità,
Andrea
Rinnovati auguri all'ammittendo al quale il diploma confermerà la spettanza di tutti i privilegi e le prerogative annesse al Cavalierato. Del passato, del presente ed anche quelli non ancora conosciuti, del futuro.
Finché il diploma resterà tale, scripta manent.
Il crisma crociato di questa investitura nobilita l'insignito come nell'antichità. E di tale nobiltà, grazie al cielo, non ci serve far uso nella "società", visto che non lo si vuole accettare, ma conserviamone viva memoria, perché trova il suo primo spazio di applicazione nella coerenza e nella condotta di vita. Anche perché, evidentemente, è l'Ordine stesso a non pretendere questo riconoscimento e a non curarsene affatto.
A l'heure où le mal a si souvent droit de cité parmi les hommes, et jusque dans les plus hautes institutions, le réveil de la vocation chevaleresque est une urgence, à laquelle le ciel n'a jamais tardé à répondre. P. Philippe-Emmanuel RAUSIS o.p.