FP ha scritto:Sai il problema è l'aver voluto ridurre la nobiltà a qualche pezzo di carta. Un tempo la nobiltà aveva delle regole più semplici, forse perché era un qualcosa di naturale, di scontato. Voler tradurre rigidamente la nobiltà civica o patriziale a un vuoto titolo di "Nobile di" o "Patrizio di" equivale a distruggerla. Essa non era titolo ma qualità, nobilitas tamquam infixa ossibus e non orpello vacuo sancito da brevetto sovrano. Anzi, era completamente antitetica al sovrano, nascendo da una autorità più forte, più nobile: quella municipale. Non a caso il SMOM era scettico sui ricchi che si annobiliavano comprando un feudo e riteneva di grande splendore e limpidezza la nobiltà civica, la più antica nobiltà d'Occidente dopo la caduta dell'impero romano.
Sono molto d'accordo con quanto sostenuto.
Il problema della nobiltà ridotta a pezzo di carta riduce la tracciabilità di un pedigree, per la maggior parte dei casi, al Seicento o al Quattrocento quando va bene. Tuttavia, ciò esclude quelle forme di nobiltà che non erano regolate da pezzi di carta... ecco perché, secondo me, occorrerebbe che le famose categorie nobiliari diventassero categorie di famiglie storiche, comprendendo anche quelle schiatte dimenticate dalla storia che per tanti secoli hanno provveduto al governo di piccoli comuni rurali. Lo dico perché nella mia zona esistono buchi incredibili e interpolazioni addirittura negli elenchi dei decurioni della Città... figuriamoci quante schiatte avrebbero potuto essere considerate nobili oggi... ma, per uno strappo di pagina o per una fioritura da umidità, invece, non è più possibile.
Io ho contato ben 35 famiglie possibili patrizie in quel Comune di mio interesse, in quanto avevano le stesse caratteristiche della famiglia dei due individui definiti nobili.
