Uniformi cavalleresche e diplomatiche

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Re: Uniformi cavalleresche e diplomatiche

Messaggioda Cronista di Livonia » domenica 9 dicembre 2012, 11:25

Beh, più o meno il "via l'uniforme per i militari" è quasi in atto in molti casi. In una recente serata alla Venaria ho avuto modo di vedere numerosi militari in uniforme, non mi capitava da decenni. Da moltissimi anni i nostri militari tendono a usare l'abito civile ovunque si possa, ho visto più e più volte ufficiali generali in servizio, a ricevimenti o in altre occasioni (incluse aule universitarie), in abito civile. Una defascitizzazione? Un rifiuto? Un timore? Non so, però in qualche modo lo vedo come una fuga dall'unifome"-

Il Cavaliere deve essere anche un simbolo vivente ed un esempio, come tale deve essere facilmente identificabile e non gli nuoce una certa aura "mitica", magari con un tocco di anacronismo, per richiamarsi a quelli che si dicono "i bei vecchi tempi andati". Questo non significa ridursi ad una macchietta, ma poter attingere ad una tradizione plurisecolare e quindi bisogna saperlo fare. Mi vengono in mente pessimi esempi di militari che non sanno farlo, lo abbiamo visto su queste pagine, pur vestendo l'uniforme tuti i giorni, ma al loro fianco ve ne sono di ottimi, anche qui sempre su queste pagine, che lo hanno ampiamente dimostrato, ma il discorso non si deve limitare ai militari.
L'uniforme è segno di comune appartenenza e può essere propria di una scuola, un'Ordine religioso una Forza Armata od altro.

Le uniformi britanniche in stile fine '800 sono usate tutti i giorni dalla Guardia della Regina a Buckingham Palace e nessuno batte ciglio, quello che sorprende un filo sono i Beefeaters, me ala loro è un'uniforme del XVI secolo! D'altronde gli svizzeri del Papa hanno uniformi di servizio quotidiano tratte dalla stessa epoca e nessuno dice nulla!
Le uniformi cavalleresche odierne sono state disegnate, in genere, un cento anni fa, cosa più cosa meno, vi sono eccezioni, e personalmente le vedo svolgere bene la loro funzione. Certo nella società del "mutandoni al ginocchio, sadali e berettino alla rovescia" sorprendono più di prima, ma è forse vero che proprio per questo ve ne sia anche più bisogno di prima.

Infine, secondo me è un caso ove immagine e sostanza in buoan parte si toccano, si inzia dall'una e si finirà con l'altra. Si può sicuramente vivere senza uniformi, fino a "ieri" lo SMOCSG aveva solo il mantello e così molti altri, ma oggi togliamo l'uniforme, domani il mantello, dopodomani qualcosa dall'impegno e posdomani saremo identici ad un Rotary vagamente religioso o forse nemmeno quello, come individui non ne moriremmo, anzi avremmo cospicui risparmi finanziari e forse anche d'impegno, ma la tradizione e l'deale si.
Cordialmente,

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Re: Uniformi cavalleresche e diplomatiche

Messaggioda Romegas » domenica 9 dicembre 2012, 11:32

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Re: Uniformi cavalleresche e diplomatiche

Messaggioda nicolad72 » domenica 9 dicembre 2012, 11:45

Una piccola digressione sull'uso dell'abito sacerdotale giusto per mantenere l'OT contenuto in pochi messaggi.
Il termini anacronistico è stato sovente usato da chi è dileggiatore dell'abito ecclesiastico un vestito che non rispecchia più la Chiesa d'oggi... per avere un esempio vi invito a leggere un "delizioso" articolo di Mons. Grampa dopo una plenaria della CEI facendo caso e attenzione agli aggettivi che usa focalizzando l'attenzione più su come alcuni suoi confratelli vescovi vestono che su cosa i suoi confratelli predicano...

Mi riallaccio al discorso sull'abito ecclesiale ed al suo "anacronismo" denunciato da parte di una chiesa decisamente "liberal" (con tutto ciò di cui questo pensiero è latore) e per similitudine lo rivolto sull' "anacronismo" evidenziato o su cui Tomaso ci invita a riflettere.

Prima di parlare circa l'uso dell'uniforme penso sia opportuno chiarire il senso di cavalleria.

Tra le tante cose la Cavalleria è latrice di una serie di valori di impronta marcatamente tradizionale (senso dell'onore, rispetto per il prossimo, spirito di servizio, spirito di sacrificio ed altri l'elencazione devierebbe dall'oggetto del discorso) oggi fortemente messe in discussione.

Uno dei metodi che viene da sempre usato (anche Schopenhauer lo individua nel suo trattato sull'eristica come tra i più validi) per avere ragione sull'avversario è quello della critica rivolta non all'essere ma all'apparire.

La critica e l'attacco ai valori (sovente assai condivisi) innesca una reazione di difesa collettiva... e fa apparire l'attaccato come vittima e l'attaccante come carnefice... quindi la strategia d'attacco risulta inefficace se non addirittura dannosa.
La critica e l'attacco ai valori, passando attraverso l'attacco alle forme con cui questi valori vengono espressi, soprattutto rimarcando (Schopenhauer stesso consiglia come strategia l'anacronismo, l'opulenza, la non giustificazione, la non coerenza con i tempi, la distanza da certi problemi sociali e via dicendo) la lontananza di certi costumi (intesi come modalità di porsi e agire non tanto come vestiario) risultano, invece come tattiche assai efficaci... e attraverso l'attacco all'apparire e al modo di fare si attaccano i valori che sottendono in modo incredibilmente efficace.

Per fare un esempio basta pensare alla Chiesa. Come l'attacco a certi valori di cui la stessa è latrice - e parliamo di valori fondamentali (non negoziabili li ha definiti il pontefice) - sia passata attraverso un attacco portato all'esteriorità della Chiesa stessa in primis la Liturgia e in certa misura anche il vestire (liturgico e non).

L'abito cavalleresco per antonomasia è l'uniforme. L'origine della cavalleria è storicamente militare poi a questa forma di cavalleria si è aggiunta anche quella del servizio di alto livello al Sovrano. L'abito cavalleresco è espressione di questa realtà (l'abito religioso ha senso per i medesimi motivi per gli ordini che avevano anche questa natura).

L'abito quindi è espressione concreta di quei valori di cui la Cavalleria è latrice... l'attacco a quei valori portato direttamente non sarebbe foriero di successo... l'attacco a quei valori attraverso l'apparire (historia docet) invece si trasforma in una strategia efficace per colpire il vero obiettivo.

In passato, l'uso dell'uniforme e la necessità o meno di averla è stato argomento più volte dibattuto. L'espressione: "con quanto risparmio nel fare l'uniforme posso fare molta più beneficenze" è stata usata e stra usata... ma in genere (ovviamente non tutti, ma molti) chi ha scritto ciò si è dimostrato non particolarmente amante della cavalleria (o dei suoi veri valori) quanto piuttosto affascinato dai suoi orpelli (bistrattando i più cari semplicemente perché irraggiungibili per le sue tasche)... dando prova di non essere veramente cavaliere o degno di quel rango.

L'uniforme è oggi espressione di quei valori escludere l'una equivale ad escludere ciò che sottende.

Non tutte le uniformi sono militari... quelle militari si caratterizzano (in genere) dalla presenza di spalline con frange e speroni e stivali o stivaletti. L'uniforme diplomatica (che è un abito di "corte") null'altro è che un frac chiuso arricchito con preziosi ricami (o meglio il frac nasce da quel tipo d'abito)ma di fatto è un abito civile.
Oggi solo gli ordini militari o di tale tradizione hanno quegli orpelli distintivi... gli altri (si guardi i vaticano in oggi gli ordini comunemente conferiti) tali insegne non hanno.

L'uso dell'uniforme ferma alla fine dell'800 è dettata da ragioni meramente estetiche. Le uniformi militari successive persero lo sfarzo ed i colori fino ad allora usati per il cambiare delle tattiche militari, per ragioni di mero mimetismo... in occasioni di rappresentanza di sicuro le prime sono indubbiamente più belle delle seconde. Tant'è vero che gli eserciti (di sicuro quelli europei) hanno mantenuto come uniforme per le occasioni di rappresentanza o cerimoniali di particolare rilievo quelle uniformi o uniformi che a quelle si ispirano per forma colori e taglio (l'eleganza rimane ad oggi indiscussa).

A prova di quanto dico evidenzio come le realtà che scimmiottano la cavalleria adottano tutte (in modo più diffuso che nella vera cavalleria - come dire chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane) l'uniforme

In Italia l'uso dell'uniforme, per un certo periodo ha subito una sorta di damnatio memoriae, tutto ciò che a quella (e non solo a quello, ma ne è un esempio lampante) portava o invitava, puzzava di fascismo e quindi era un nemico da combattere...

Per me l'uniforme della Cavalleria (soprattutto quella con radici storiche) è l'espressione della stessa. Sopprimerla equivale a sopprimere la Cavalleria, quella vera, quella storica.
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Re: Uniformi cavalleresche e diplomatiche

Messaggioda Cronista di Livonia » domenica 9 dicembre 2012, 12:00

Caro Nicola,

concordo pienamente. Posso applaudire?
Cordialmente,

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Re: Uniformi cavalleresche e diplomatiche

Messaggioda cassinelli » domenica 9 dicembre 2012, 12:15

Bravissimo!

Speriamo che il gruppo dei "cavalieri coraggiosi", pian piano e superando le prime timidezze, vada ampliandosi col tempo...
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Re: Uniformi cavalleresche e diplomatiche

Messaggioda T.G.Cravarezza » domenica 9 dicembre 2012, 13:28

Tilius ha scritto:
T.G.Cravarezza ha scritto:Lo scrivi proprio a me che sono uno strenuo difensore della talare per i sacerdoti o almeno del clergyman che permetta di riconoscerli in mezzo alla folla? Però loro svolgono uno specifico ministero e indossano appunto una divisa di riconoscimento che la Chiesa ha adottato secoli addietro e che continua ad usare.
Qui stiamo parlando di membri di organizzazioni che nella società non svolgono una funzione specifica come svolgevano i loro predecessori che nel 1200 giravano con il mantello con la croce proprio per essere identificati nella loro azione. Adesso i membri degli ordini cavallereschi hanno altre finalità e l'uso di un'uniforme militare, per di più di foggia ottocentesca, sinceramente la trovo anacronistica


Caro Tomaso, ti assicuro che nemmeno i religiosi hanno più lo stesso ruolo nella società che avevano anche solo 40 anni orsono.
Ergo forse é il caso di non pensarla in questi termini (autolesionistici?), questa visione a due pesi e due misure.

Di più. Estremizzando ciò che dici, potremmo parlare
Tilius che parafrasa Tomaso estremizzandolo in maniera un po' ribalda, ha scritto:di membri di organizzazioni che nella società non svolgono una funzione specifica come svolgevano i loro predecessori che fino al 1945 facevano il loro precipuo mestiere (aka la guerra) e giravano con l'uniforme proprio per essere identificati nella loro azione. Adesso i membri di tali organizzazioni hanno altre finalità (non più la guerra, almeno quelle vere che coinvolgano il territorio nazionale) e l'uso di un'uniforme militare sinceramente la trovo anacronistica.

Via l'uniforme anche per i militari? [sweatdrop.gif]


Carissimo, la tua non è estremizzazione, ma è uscire completamente dal seminato [bangin.gif] e ti spiego il motivo.
La differenza tra i sacerdoti, i militari ed il mondo cavalleresco è abissale. I sacerdoti ed i militari svolgono una attività che, per quanto abbia perso di riconoscimento sociale rispetto a 100/50 anni fa, è tuttora la loro funzione primaria (i sacerdoti per trasmettere il messaggio salvifico di Nostro Signore, i militari per la difesa della Patria e dei connazionali) e quindi mi pare assurdo vedere sia i sacerdoti sia i militari non voler indossare quel segno esteriore che è la talare o il clergyman, per i sacerdoti, e l'uniforme, per i militari, che rappresenta alla società chi sono e la loro funzione primaria. Dovrebbero andare fieri dell'abito proprio della loro missione. I membri degli ordini cavallereschi, invece, non svolgono più la funzione militare da oltre due secoli a questa parte. L'attributo militare è giusto che venga mantenuto nei simboli (es. il trofeo militare nelle decorazioni), ma soprattutto nei valori quali la disciplina, l'ordine, l'obbedienza, lo spirito di sacrificio dei propri membri, piuttosto che in un'uniforme da indossare ad un ballo e che oggi non ha alcun riscontro nella società, ma anche nella funzione stessa del cavaliere.
Insomma, il sacerdote indossa l'abito talare perché svolge la funzione sacerdotale. Il militare indossa l'uniforme militare perché svolge la funzione di militare. Il cavaliere non è più un militare, non combatte e quindi non ha senso che indossi un'uniforme di stampo militare (al di là della foggia antica o moderna che sia), con tanto di spadino, quando tale funzione è stata dismessa vari secoli addietro.
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Re: Uniformi cavalleresche e diplomatiche

Messaggioda T.G.Cravarezza » domenica 9 dicembre 2012, 13:38

nicolad72 ha scritto:Per me l'uniforme della Cavalleria (soprattutto quella con radici storiche) è l'espressione della stessa. Sopprimerla equivale a sopprimere la Cavalleria, quella vera, quella storica.


Nicola, ho letto il tuo interessante intervento e per molti punti più che condivisibile, soprattutto a riguardo dell'abito talare che difendo come potrai leggere nel mio precedente intervento. Come del resto difendo a spada tratta l'uniforme per i militari e anche io mi rammarico per molti militari che oggi indossano l'uniforme con malavoglia, soprattutto in ambiente civile, quasi si vergognino di ciò che sono.

Sono meno concorde nell'identificare l'uniforme militare ottocentesca come emblema unico della cavalleria senza la quale si perderebbe il senso stesso dell'essere cavalieri. Trovo eccessiva questa tesi, considerando il fatto che l'attributo militare, come ho più volte ribadito, non è più comprimario come lo era nel passato, della funzione religiosa e sociale e pertanto, anche nell'aspetto esteriore, deve essere ridimensionato. Lo si può mantenere nell'atteggiamento mentale, nel trofeo d'armi posto nelle decorazioni, nell'ordine con cui si svolgono le cerimonie, ma prevedere l'uso di un'uniforme così visivamente d'impatto, nella società, mi pare oggi fuori luogo e non più consono.

Comunque, mi fa piacere aver suscitato il dibattito e spero che si aggiungano anche altre opinioni.
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Re: Uniformi cavalleresche e diplomatiche

Messaggioda nicolad72 » domenica 9 dicembre 2012, 20:18

Tomaso l'Ottocentesco non è il problema, lo è l'uniforme...

Perché come ho detto quasi tutti gli eserciti europei prevedono per le occasioni solenni una uniforme che ha quel taglio, e quasi tutte le diplomazie europee che usano l'uniforme usano l'uniforme che si rifà a quel periodo...

Il tutto a ragione dell'indiscutibile bellezza ed eleganza di quel taglio... L'uniforme cavalleresca è un abito che si adopera in occasioni di particolare solennità e oggi quello è il taglio alla moda. Lo è in Inghilterra, lo è in Francia, lo è in Spagna, lo è in Portogallo, lo è in Italia, lo è in Belgio ed in molti altri paesi... i marines degli stati uniti vanno orgogliosi della loro uniforme di taglio ottocentesco e la usano assai di sovente. Forse con maggior frequenza che in europa.
E' anacronistico vedere il giorno del suo matrimonio il Duca di Cambridge indossare l'uniforme da colonnello dei granatieri irlandesi? Nessuno ha emesso un sibilo sul punto.
E' anacronistico vedere il giorno del suo matrimonio il Principe delle Asturie indossare l'uniforme di taglio ottocentesco dell'esercito di terra spagnolo? Nessuno ha emesso un sibilo sul punto.

... e non erano gli unici ad indossare quelle uniformi, e in quei paesi quelle uniformi vengono ancora oggi indossate.
Se vai sul mio profilo fb vedrai una foto nella quale indosso l'uniforme di taglio ottocentesco da Ufficiale dei Carabinieri (tutt'oggi in uso)... non è anacronistica e quel giorno eravamo diverse decine ad indossarla...

Con quelle uniformi di sicuro non ci si va a combattere e quindi sono assolutamente prive di senso se non quello di risaltare un ruolo, una funzione, una storia... e dei valori (è da stolti svincolare i valori dalle uniformi).

Ripeto, chi mette in discussione questi elementi che sono in certo modo caratterizzanti della realtà cavalleresca mette in discussione la cavalleria.
Tu mi dirai ma c'è l'abito da chiesa, ma non tutti gli ordini hanno un abito da chiesa e questo fa risaltare l'aspetto religioso degli stessi ma non sicuramente l'aspetto militare che se quiescente è vivo e presente nella storia e nel modo di agire ed operare.
Tu mi dirai ci sono i mantelli... ma il mantello non è una esclusività degli ordini cavallereschi... ci sono un sacco di organizzazioni che usano il mantello sia di carattere religioso sia di carattere civile (guarda le guardie d'onore al Pantheon).

Mi spiace, ma non riesco proprio a condividere il tuo pensiero.
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Re: Uniformi cavalleresche e diplomatiche

Messaggioda Tilius » domenica 9 dicembre 2012, 22:11

nicolad72 ha scritto:Mi spiace, ma non riesco proprio a condividere il tuo pensiero.


Caro Tomaso, per motivi diversi da Nicola sono pervenuto alla di lui identica posizione. :D

La tua affermazione:
TGCravarezza ha scritto: Il cavaliere non è più un militare, non combatte e quindi non ha senso che indossi un'uniforme di stampo militare (al di là della foggia antica o moderna che sia), con tanto di spadino, quando tale funzione è stata dismessa vari secoli addietro.

é semplicistica e antistorica.
Ripeto la domanda: nemmeno i militari che non facciano missioni all'estero (e nemmeno tutti fra quelli) combattono.
Che facciamo? Togliamo l'uniforme anche a loro?

Sullo specioso richiamo allo spadino: forse che i militari odierni combattono con la sciabola che portano al fianco? (vorrei vederli, visto che spesso é pure priva di filo...)
Ergo, secondo il tuo ragionamento, via subito la sciabola dalle uniformi militari!

E soprattutto: ma dove sta scritta l'equazione uniforme = militare?
La portano anche gli uscieri. Sono forse militari?

Gli ordini cavallereschi sono anacronistici tanto quanto le loro uniformi.
Entrambi hanno (o non hanno) diritto di esistere.
Discettare di conservare gli uni e affossare le altre non mi sembra abbia senso.
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Re: Uniformi cavalleresche e diplomatiche

Messaggioda T.G.Cravarezza » lunedì 10 dicembre 2012, 12:16

Tilius ha scritto:
TGCravarezza ha scritto: Il cavaliere non è più un militare, non combatte e quindi non ha senso che indossi un'uniforme di stampo militare (al di là della foggia antica o moderna che sia), con tanto di spadino, quando tale funzione è stata dismessa vari secoli addietro.

é semplicistica e antistorica.
Ripeto la domanda: nemmeno i militari che non facciano missioni all'estero (e nemmeno tutti fra quelli) combattono.
Che facciamo? Togliamo l'uniforme anche a loro?


Ormai il mio pensiero l'ho ripetuto più volte, quindi lascio ai lettori approfondirlo. Rispondo però al tuo quesito perché sembra che io non sia riuscito a spiegarmi bene. La questione non è "combattere" o "non combattere", ma è lo svolgere l'attività militare la discriminante (che significa anche stare seduti in un ufficio a pianificare l'addestramento, non per forza sparare ad un avversario; oppure significa essere incaricati di difendere La Valletta senza per forza infilzare un turco con la propria spada). I militari, che siano in Afghanistan o in un ufficio a Roma, che siano in una battaglia in Terra Santa contro gli infedeli o tranquilli a La Valletta a fare un'ispezione ai pezzi d'artiglieria, indossano un'uniforme perché svolgono l'attività militare. Come i ferrovieri indossano una "divisa" perché svolgono una funzione che deve essere riconosciuta dal pubblico. Il cavaliere di oggi, 2012, non svolge più alcuna funzione militare e nella società non è visto come tale, pertanto indossare un'uniforme di chiara foggia militare (ottocentesca o del 2012, poco importa) ritengo sia anacronistico e non consono Questo, ci tengo a precisarlo, non perché le uniformi mi facciano venire l'orticaria, per carità, ho vissuto in una caserma per 28 anni e forse è proprio per l'ammirazione e l'alto valore che conferisco a tale capo di abbigliamento ed ai simboli usati che trovo non adatto l'utilizzo a mo' di rievocazione storica.

Riguardo al Principe delle Asturie o al Principe Williams che al matrimonio indossano l'uniforme, rientra tutto nel discorso sopra riportato: sono ufficiali nei loro rispettivi Paesi e quindi è più che consono indossino l'uniforme. Se poi il proprio Reparto è dotato di uniforme di foggia ottocentesca per le cerimonie, nessun problema a indossarla. Infatti non ho nulla in contrario al mantenimento di uniformi storiche per le cerimonie di particolare rilievo per i militari in servizio (e in congedo). Quello è il mantenere una tradizione anche visiva per un servizio che però si svolge ancora oggi. Mentre per i cavalieri è il mantenere una tradizione visiva per un servizio che non si svolge più da due secoli (come minimo).
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Re: Uniformi cavalleresche e diplomatiche

Messaggioda Cronista di Livonia » lunedì 10 dicembre 2012, 13:20

Insomma, non sono convinto, infatti se basta l'attività di addestramento o di pianificazione di qualche genere (facendo scherma o tiro a segno p.es. mi tengo in costante esercizio per la difesa della Patria!)per essere militari io scopro improvvisamente di essere in spe da non meno di 12 anni e come me quasi tutti i Cavalieri dei vari Ordini. Mi sembra che qui si confondano un pò le acque.
Forse dovremmo chiederci cosa fa di qualcuno un militare, il solo servire in una forza armata nazionale? Mi sembra un pò riduttivo, forse vagamente accettabile nel mondo moderno, ma con qualche dubbio.
Inoltre se il compito militare è esaurito da non meno di 200 anni (affermazione sulla quale come già detto non sono per niente d'accordo) allora hanno errato gravemente tutti i Pontefici dal 1847 ad oggi a prevedere e consentire un'uniforme per l'OESSG, ed idem per gli ordini pontifici ed idem per lo SMOM, come al mettiamo?
Ancora oggi per tutti questi Ordini l'uniforme è prevista anche se poco usata (spesso per motivi meramente economici).
Visto comunque che le uniformi di taglio più o meno militare sono proprie di molti ambiti continuo a non vedere il perché proprio i soli Ordini cavallereschi non debbano più averla (p.es. togliamola a poliziotti, pompieri, infermieri UNITALSI e non, guardie forestali, i già menzionati diplomatici, che però guarda acso in moltissimi Paesi del Mondo la hanno, magistrati e chi più ne ha più ne metta) ed anche ai volontari che vannoa Lourdes o Loreto con il SMOM, e che scherziamo, mica li voremmo far passare per militari!
Cordialmente,

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Re: Uniformi cavalleresche e diplomatiche

Messaggioda Romegas » lunedì 10 dicembre 2012, 13:39

Concordo sempre di più con il Cronista. Non dobbiamo sminuire il vocabolo "militare", che come ho già scritto significa militanza, appartenenza, e non fare solo la guerra o simili.Manteniamo le tradizioni così come sono, e nel caso evitiamo che persone non adatte ad un ordine sia a livello morale che per altri motivi vengano ammessi normalmente.
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Uniforme = Militare?

Messaggioda nicolad72 » lunedì 10 dicembre 2012, 13:43

Tomaso il tuo discorso presenta incoerenze di ordine storico. L'uniforme non è esclusivo appannaggio di chi esercita il mestiere delle armi. Esistono ordini cavallereschi, e pure di un certo prestigio, che prevedono per i loro membri un'uniforme che mai hanno avuto funzioni o ruoli militari.
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Re: Uniformi cavalleresche e diplomatiche

Messaggioda Antesterione » lunedì 10 dicembre 2012, 14:49

Prendo spunto dall'evidente provocazione di Tomaso Cravarezza, provocazione peraltro assolutamente pertinente che di fatto si è già manifestata anche nei vertici del mondo cavalleresco cattolico o di parte di esso (cfr. Norme di comportamento oessg, o dress code consuetudinario in altri ordini cavallereschi).

Il parere di altri frequentatori del forum è tuttavia molto confortante.

Non dobbiamo lasciare che il rispetto dell'opinione comune di chi ignora i valori, le tradizioni e il senso stesso dell'esistenza del mondo cavalleresco vincano sugli stessi valori e tradizioni. Forse la stessa cavalleria cristiana oggi viene ritenuta non consona ai tempi anche (e forse soprattutto) nella sua componente religiosa, sia da una certa parte del clero, sia da una certa parte del mondo cattolico in generale e figuriamoci dal resto del mondo laico e non cattolico. Direi che per la maggioranza della popolazione mondiale, il mondo cavalleresco sia solo una reliquia del passato senza alcuna funzione concreta che non quella di darsi un tono (nonostante in alcuni casi i numeri e le attività benefiche dicano il contrario).

Proprio per questo motivo, credo che facendo cadere in desuetudine le tradizioni, vinca non il buon senso, ma l'assenza di coraggio. Ci vuole una reazione proattiva capace di rispondere al mondo affermando l'identità, rigettando un'identificazione imposta da terzi, spesso lontani dai valori e dalle tradizioni contestati.

Pochi anni fa nella mia diocesi di nascita era rarissimo se non quasi impossibile vedere un prete in talare, anche in processione. Con Benedetto XVI le cose sono cambiate, e in modo molto evidente, sicché almeno nelle processioni per le feste patronali, da qualche anno sono tornate le talari e le cotte, e non solo per i seminaristi; sono riapparse anche le mozzette dei canonici della cattedrale che non si vedevano da tanto tempo e sono riapparse su quei presbiteri che fino a pochi anni prima sembravano difensori di argomenti quali la semplificazione se non proprio l'abolizione dei segni esteriori appunto perché non ritenuti consoni con i tempi presenti. Tutto per merito dell'obbedienza a direttive ben precise a orientamenti di pensiero ormai minoritari resi efficaci da chi aveva l'autorità per riaffermarli.

In una provincia di un ordine religioso molto antico del nord italia, era addirittura fatto divieto di utilizzare l'abito fuori dalle mura conventuali sicché il religioso avrebbe dovuto pensare ad un guardaroba "borghese" per qualsiasi attività all'esterno. Riducendo così l'abito religioso ad un mero abito corale. Perché appunto la fattura barocca del medesimo lo rendeva poco consono ai tempi. Certo è che se la gente si disabitua a vedere l'abito, il singolo religioso che contravviene alla desuetudine risulterà forse anche ridicolo. E credo che questo punto sia valido anche per noi Cavalieri, possiamo decidere di dar ragione agli altri e sparire inghiottiti da altre mode o portare fieramente il proprio abito tradizionale.

Io credo che la cavalleria tradizionale debba avere il coraggio di sè stessa e usare i simboli che gli sono propri, anche perché quei pochi coraggiosi che sostengono la tradizione finiscono per essere ritenuti ridicoli quando i loro gesti probabilmente mostrano ancor piu' quelle qualità che dovrebbero essere proprie del cavaliere, incluso un certo orgoglio per la propria appartenenza e per la propria storia, il coraggio della propria identità.

Non dobbiamo scomparire inghiottiti dall'ignoranza, ma riaffermare la nostra presenza e le nostre tradizioni in modo ancor piu' incisivo. Ciò contribuirà all'auto-tutela del titolo e del carattere pubblico dell'onore ricevuto. Ricordiamo che il prestigio degli ordini cavallereschi è direttamente connesso alla capacità degli stessi di fare del bene. Farlo in modo originale e tradizionale rispetto ad altre istituzioni consentirà ai Cavalieri di continuare a conservare il senso proprio, ed evitare di ridursi a club filantropici, passando da primitivi ispiratori a meri imitatori.
A l'heure où le mal a si souvent droit de cité parmi les hommes, et jusque dans les plus hautes institutions, le réveil de la vocation chevaleresque est une urgence, à laquelle le ciel n'a jamais tardé à répondre. P. Philippe-Emmanuel RAUSIS o.p.
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Re: Uniformi cavalleresche e diplomatiche

Messaggioda T.G.Cravarezza » lunedì 10 dicembre 2012, 14:52

Cronista di Livonia ha scritto:Forse dovremmo chiederci cosa fa di qualcuno un militare, il solo servire in una forza armata nazionale?

Visto comunque che le uniformi di taglio più o meno militare sono proprie di molti ambiti continuo a non vedere il perché proprio i soli Ordini cavallereschi non debbano più averla (p.es. togliamola a poliziotti, pompieri, infermieri UNITALSI e non, guardie forestali, i già menzionati diplomatici, che però guarda acso in moltissimi Paesi del Mondo la hanno, magistrati e chi più ne ha più ne metta) ed anche ai volontari che vannoa Lourdes o Loreto con il SMOM, e che scherziamo, mica li voremmo far passare per militari!
Cordialmente,

Il Cronista di Livonia


Non dobbiamo confondere l'uniforme militare e la semplice divisa. Come ho scritto, anche i ferrovieri hanno una divisa che li identifica nel loro ruolo, ma che non è un'uniforme militare, come non lo è quella dell'Unitalsi, dei magistrati, degli uscieri, degli infermieri... I corpi armati dello Stato, ad ordinamento civile quali la Polizia o il Corpo Forestale dello Stato, sono un po' una via di mezzo e comunque anche per loro ho sempre mal digerito l'uso di simboli specifici dell'ambiente militare quali le stellette o la sciarpa azzurra. E' indubbio comunque che anche per loro un'uniforme è garantita.
Quella indossata dal Costantiniano, dallo SMOM, dall'OESSG è chiaramente un'uniforme di foggia militare, con simboli ed elementi tipici militari. Differente rispetto all'uniforme diplomatica che, come ha ricordato Nicola, è un "frac arricchito di ricami" (che, per altro, trovo comunque, nel 2012, non più adatto e preferirei vedere i diplomatici con il semplice frac).
E poi sì, per me il militare è colui che serve in una Forza Armata nazionale. Si può essere militari nello spirito, si può essere Milites Christi nel senso di cattolici impegnati, si può essere cavalieri di ordini cavallereschi di tradizione militare e quindi possedere quei valori tipici del mondo militare quali l'ordine, la disciplina, l'obbedienza, il servizio al prossimo, lo spirito di sacrificio... ma non si è per questo militari nel senso pieno del termine.
La spada che portavano al fianco i cavalieri del passato (e non intendo nell'800 o '900, ma qualche decennio prima) non era di bellezza, ma era pronta ad essere usata. Già nel '500 il fodero era diventato più polveroso, ma comunque gli ordini cavallereschi militanti non richiedevano un impegno di un obolo annuale, un paio di messe e la partecipazione a balli in uniforme, ma un impegno ben più gravoso. Poi, per carità, non tutti, come adesso, erano attivissimi, non tutti scendevano in campo, molti se ne stavano nei loro palazzi e non alzavano un dito, ma questo capita in ogni ambiente (non tutti i militari di oggi fanno appieno il loro dovere, come non lo fanno tutti i medici, i politici, gli avvocati...). Insomma, non mi sentirei a mio agio a dover indossare un'uniforme carica di tutto il simbolismo, la storia, i valori che le attribuisco, passati e presenti, oggi nel 2012, quando tali valori devono essere presenti sicuramente nel mio spirito, ma non essere esplicitati nella società tramite un capo d'abbigliamento che non ha il medesimo riscontro nell'attività che svolgo per l'ordine al quale appartengo.
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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