Religiosi cavalieri o Cavalieri religiosi?

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Re: Religiosi cavalieri o Cavalieri religiosi?

Messaggioda g.iaia » martedì 2 ottobre 2012, 14:07

Caro Nicola,

non voglio apparire "bizantino" e, se scrivo qualche rigo, lo faccio sempre con umiltà e in spirito di "servizio". Dico questo per sgombrare l'orizzonte da ogni possibile interpretazione parziale del mio dire...

Peraltro, tengo ad aggiungere che non appartengo allo SMOM; credo che per condividere il suo carisma non ci sia bisogno di diploma o di una onorificenza...

Detto questo, sono d'accordo con la compartecipazione dei membri (di tutti i membri) dello SMOM al carisma dello stesso, indipendentemente dal ceto di appartenenza.

D'altronde, perché chiedere di entrare, se non si condivide lo spirito dell'Ordine? C'è nel mondo qualcuno che chiede di essere aggregato a un Ordine militante per il solo appagamento del proprio ego ipertrofico? :D

Quello che voglio qui sottolineare è solo la profilatura giuridico-canonica dei membri in Obbedienza, che non è un "unicum" dello SMOM. Semmai quest'ultimo lo ha tradizionalmente espresso in maniera chiara.

Lo faccio sulla base del can. 303 del CJC: «Le associazioni i cui membri conducono una vita apostolica e tendono alla perfezione cristiana partecipando nel mondo al carisma di un istituto religioso, sotto l'alta direzione dell'istituto stesso, assumono il nome di terzi ordini oppure un altro nome adatto», associandolo all'art. 94 par. 1 del Codice dello SMOM: «I Cavalieri e le Dame in Obbedienza si obbligano, con una speciale Promessa, vincolante in coscienza, ad una vita tendente alla perfezione cristiana, secondo il proprio stato, nello spirito dell’Ordine e nell’ambito delle sue opere, in conformità della propria vocazione e delle direttive dei legittimi Superiori. Compresi del valore spirituale di tanto impegno davanti a Dio, essi devono osservare diligentemente la legge divina e i precetti della Chiesa, così da essere costante esempio di pietà e di virtù, di zelante apostolato e di devozione alla Santa Chiesa.».

Questo alla luce del can. 298 §1 del CJC, che può essere visto come il fondamento giuridico-teologico del terzo ceto dello SMOM (i corsivi sono miei): «Nella Chiesa vi sono associazioni, distinte dagli istituti di vita consacrata ... in cui i fedeli, sia chierici, sia laici, sia chierici e laici insieme, tendono, mediante l'azione comune, all'incremento di una vita più perfetta, o alla promozione del culto pubblico o della dottrina cristiana, o ad altre opere di apostolato, quali sono iniziative di evangelizzazione, esercizio di opere di pietà o di carità, animazione dell'ordine temporale mediante lo spirito cristiano».

Quando il Codice SMOM parla di "vita tendente alla perfezione cristiana" lo fa riferendosi al concetto di «vita apostolica» espresso dal CJC, e tutto il resto che segue, se lo si legge con attenzione, non fa che confermare questo assunto. Non è un voler limitare il grado di partecipazione dei membri del terzo ceto, per carità, ma è solo per valorizzare ulteriormente la promessa di obbedienza (che lo SMOM ha in comune con i Gesuiti, sebbene questi ultimi l'hanno fin dalla fondazione trasformata in "voto").

Nella pratica, lo SMOM si può anche caratterizzare come un Ordine religioso (primo ceto) che vede al suo interno, come sue articolazioni, sia un Terz'Ordine (il secondo ceto) sia una Associazione di fedeli (il terzo ceto). Tutti partecipano del medesimo carisma (Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum), ma in maniera diversa.

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Re: Religiosi cavalieri o Cavalieri religiosi?

Messaggioda nicolad72 » martedì 2 ottobre 2012, 15:34

Circa il Terzo Ceto
Regolamenti e Commenti pagina 45 ha scritto:Gli Statuti dell’Ordine sottolineano che tutti i membri, a prescindere dal loro status canonico, appartengono ad un’unica “famiglia” e sono invitati a vivere il suo carisma di tuitio fidei e obsequium pauperum. Coloro che chiedono di entrare nell’Ordine - o che sono invitati a farlo - in una delle categorie del Terzo Ceto, debbono essere coscienti che, benché strettamente parlando non diventino religiosi (come i Cavalieri Professi) e non siano vincolati da una speciale Promessa religiosa (come i membri in Obbedienza), tuttavia diventano, in un modo differente, membri di un Ordine religioso (90)


nota 90 ha scritto:Si vedano CC art. 8 § 1; ReC 1969, p. 15. L’appartenenza all’Ordine dei membri del Terzo Ceto è paragonabile a quella dei Terzi Ordini degli Ordini Mendicanti e degli Oblati degli Ordini Monastici, mentre “il vincolo stabilito con la Promessa di Obbedienza è maggiore della promessa dei Terziari e degli Oblati” (ReC 1969, p. 30).


Quindi al terz'Ordine sono assimilati gli appartenenti al Terzo Ceto non al Secondo, entrando così a far parte in modo differente di un'unica famiglia religiosa. Appartenere ad una associazione religiosa che si rifà da un carisma di un ordine religioso è cosa assai ben differente.

Il secondo ceto è e resta un unicum nel panorama religioso. Tale ceto esiste e sussiste in virtù di un Motu Proprio pontificio,Praecipuam curam del 21 novembre 1956 (il pontefice era Papa Pio XII)

Regolamenti e Commenti pagg 59 - 60 ha scritto:Il Secondo Ceto rappresenta un’innovazione nell’ambito delle normative ecclesiastiche, poichè introduce un percorso di vita caratterizzato da un livello di più alto impegno.
Come i membri del Primo Ceto, anche quelli del Secondo sono sottoposti solo ai loro rispettivi Superiori nell’Ordine


Il fatto che i membri del secondo ceto siano sottoposti alla esclusiva giurisdizione dei rispettivi Superiori nell'Ordine e quindi esentati dalla giurisdizione degli Ordinari alla stregua di quanto avviene per i membri professi di qualunque istituto religioso di diritto pontificio ne fa un unicum (come ho già detto) nel panorama religioso, assolutamente non paragonabile a nessun'altra forma di vita religiosa.
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