Franz Joseph von Trotta ha scritto:pierfe ha scritto:Oggi più che mai... concordo in pieno la nobiltà senza censo oggi fa ridere.
Pier Felice degli Uberti
Caro Degli Uberti
La Sua conclusione così "tranchant" ad osservazioni molto più articolate e, per buona parte, da me condivise mi ha un po' lasciato perplesso.
Io ho la sensazione che, al contrario, proprio oggi, la "nobiltà senza censo" non solo non faccia ridere - che il tentare di onorare con decoro le tradizioni degli avi in condizioni avverse sarebbe semmai motivo di ammirazione - ma sia e sarà sempre di più la condizione normale in un mondo ove le passate agevolazioni di cui godeva il ceto nobiliare non esistono più (e da molto tempo!). Questo ha portato da molti decenni - ma già nell'Ottocento - a svolgere professioni ordinarie e a "declinare" verso condizioni socio-economiche da più o meno dotato "ceto medio" se non peggio.
Se quindi la "nobiltà" è un evidente retaggio storico definito da un punto di vista giuridico (ormai storico anch'esso, ovviamente), nulla nuoce da questo punto di vista ad esponenti di illustri stirpi nobiliari che oggi magari si ritrovino ad abitare un quadrilocale in una periferia di Milano o Roma, a svolgere un lavoro o professione comune, o ad avere un conto in banca non così florido.
Un saluto cordiale.
FJVT
Una persona che porta un cognome storico e vuole richiamarsi a quella famiglia che ha fatto la grandezza del nostro Paese, ha il dovere morale di darsi da fare per risalire la china che un avo (passato o presente) ha fatto declinare.
Nobiltà è sinonimo di aristocrazia... ed i migliori lo dimostrano sempre di essere tali.
Non ho certo detto che si deve essere ricchissimi ma però solo decenti con il parametro della nobiltà.
Ricorda la parabola dei talenti... si devono far fruttare.
Penso che una persona che porta un cognome importante e conduce una vita normale dovrebbe almeno avere il buongusto di NON ricordare il passato glorioso della famiglia, anche se fosse solo per il fatto di non essere all'altezza degli avi; proprio quegli avi che se lo avessero conosciuto non l'avrebbero certo considerato membro della famiglia.
Per fare un esempio: ricorda quei matrimoni morganatici all'interno di famiglie sovrane? Come erano considerati i discendenti? Direi allo stesso piano di quelli che hanno perso le fortune... la nobiltà insegna a fare opere egregie... e a questo proprosito ricordo proprio lo stimolo dell'antica Asociacion de Hidalgos a fuero de España che per i primi 50 anni ha realizzato quelle opere sociali e culturali che erano caratteristica della nobiltà, quella vita e che esiste tutt'ora.
Mi spiace che siamo lontani nel pensiero, ma ci sono ancora famiglie nobili che vivono nobilmente.
Cordialità
Pier Felice degli Uberti

