Nobile e Patrizio di Messina

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Nobile e Patrizio di Messina

Messaggioda gutron72 » domenica 12 ottobre 2025, 7:02

Buongiorno,
chiedo aiuto a chi ne sa di cose messinesi: mi sono imbattuto più volte nel titolo in oggetto e vorrei saperne un po’ di più.
Si tratta di un solo titolo o di due (nobile di Messina e Patrizio di Messina). Nel caso fossero due, che differenza c’era tra la nobiltà e il patriziato a Messina?
Detto titolo (o detti titoli) erano trasmissibili ai solo maschi (m) o anche alle femmine (mf)?
Grazie,
Luigi
gutron72
 
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Re: Nobile e Patrizio di Messina

Messaggioda contegufo » domenica 12 ottobre 2025, 17:43

I senso generico per Patrizio si intende un nobile. Ma le cose sono più complicate e mi spiego.

Inizialmente, Romolo riservò ai patrizi tutte le magistrature romane, come l'ingresso al Senato e l'investitura alle cariche religiose e giudiziarie. Romolo avrebbe anche creato il rapporto di patronato tra i clientes e i patroni, ponendo i plebei in posizione giuridicamente dipendente dai patrizi.

Nell'antica Roma a seconda dei momenti venivano comunque considerati une elite ed a loro erano riservate cariche particolari come la possibilità di rivestire le magistrature e di governare lo stato. "In epoca imperiale il patriziato cessò progressivamente di avere importanza pratica (lo stesso Senato con il passare del tempo vide i suoi poteri esautorati dal potere imperiale), ma conservava ugualmente grande prestigio. Sotto l'imperatore Costantino I il termine divenne un titolo onorifico, attribuito ai collaboratori più fedeli e riservato a pochissimi personaggi."

" Nel V secolo indicava prevalentemente il comandante dell'esercito (magister militum), spesso di origine barbarica, che reggeva in sostanza il governo dello Stato e a volte giunse a creare e deporre gli imperatori a suo piacimento. Uno dei primi fu il generale Stilicone, a cui Teodosio I aveva affidato alla sua morte il figlio Onorio, a cui era stato lasciato l'Impero d'Occidente. Altri patrizi furono Ezio, Ricimero e Odoacre, il quale nel 476 depose quello che viene tradizionalmente considerato l'ultimo imperatore romano d'occidente, Romolo Augusto.

A partire dall'VIII secolo il titolo di patrizio venne utilizzato in Italia per indicare quella classe nobiliare che governava su di un comune, quindi un municipio, o su una repubblica aristocratica, mentre nell'impero bizantino il titolo di "Patrikios" indicava una dignità di corte."

A Lucca con l'avvento del ducato, l'antica repubblica cessò di esistere nel 1799 con l'arrivo dei francesi, si resero necessari dei provvedimenti per distinguere la vecchia e storica nobiltà cittadina da nuovi insigniti per lo più facenti parte della corte
di Carlo Ludovico di Borbone Parma.

Queste disposizioni oltre a compilare un lungo elenco stabilivano che la nobiltà potesse esser di due tipi:
ereditaria e quindi trasmissibile alla discendenza oppure personale che invece cessava alla morte dell'insignito.

Si riconfermò che erano nobili ereditari gli appartenenti a quelle famiglie che detenevano quel titolo al termine del 1798, salvo che nel frattempo non fossero stati disonorati, mentre la nobiltà personale fu concessa, oltre ai casi già previsti, alla nobile che era andata sposa ad uno di non pari grado, ma soprattutto ai consiglieri di stato, al Gonfaloniere, ai segrertari del duca o uomini di corte anche se non appartenenti a nobili famiglie.

Si ripetè che la nobiltà si poteva perdere per disonore, per delitti passati in giudicato oppure quando si occupavano impieghi umili e non compatibili al rango del casato o quando si tenga bottega personalmente.
Successivamente fu creata una speciale deputazione incaricata di compilare il LIBRO D'ORO del 1826.
Questo fu l'atto conclusivo col quale venne creata la classe dei PATRIZI stabilendosi che tutte le famiglie che avevano goduto per almeno quattro generazioni continue, sino alla caduta della Repubblica (1799), del distinto onore della medesima, cioè dell'Anzianato e potevano provare altresì la continuazione della loro nobiltà per duecento anni, potevano esser iscritti fra i PATRIZI DI LUCCA.

Il titolo di Patrizio di Lucca indicava non solo una nobiltà provata dai 200 anni ma fondamentale era l'aver servito la Repubblica come Anziano. Gli Anziani facevano parte del consiglio di reggenza mentre il Gonfaloniere stava in carica per 2 mesi. Nel Museo cittadino di Palazzo Mansi tempo fa era mostrato un cappello da Gonfaloniere detto anche delle 60 minestre cioè di 2 mesi.

In tutti gli altri casi si individuava nei Patrizi une elite che per qualità dei medesimi era chiamata al governo della città ,a Venezia come in altre realtà e presumo pure a Messina.

Spero di aver chiarito per sommi capi cosa era essere un Patrizio.
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Re: Nobile e Patrizio di Messina

Messaggioda gutron72 » domenica 12 ottobre 2025, 19:56

La ringrazio molto Contegufo, la sua spiegazione è stata molto chiara e mi ha tolto ogni dubbio.
Anche Messina aveva un suo patriziato dedito alla cosa pubblica.
Mi interessava proprio avere chiarimenti sul titolo in oggetto.
Luigi
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Re: Nobile e Patrizio di Messina

Messaggioda egometta » lunedì 13 ottobre 2025, 23:02

questo vale per Lucca, ma a Venezia, ad. es., patrizio equivale a nobile, cioè membro del MC e quindi del ceto di governo, cambia solo l'epoca in cui si usa un termine o l'altro, quindi ogni caso fa storia a sè, e per Messina chissà chi lo sa...
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